Crisis? What Crisis?
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Supertramp
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: year
Durata: 47:24
Voto: 4/5
I leggendari campioni dell’art rock Supertramp si ritrovavano nel 1975 in una situazione piuttosto strana. Il capolavoro in studio »Crime Of the Century« (1974) aveva portato loro un successo commerciale inatteso, che non si sarebbero aspettati nemmeno nei sogni più folli: da un giorno all’altro erano passati da oscuri eccentrici, che per un soffio avevano mancato l’occasione di entrare tra i pionieri più importanti del progressive rock, a star mondiali da cui ci si aspettava di colpo una produzione in serie di hit. Va detto che i Supertramp vivevano la loro svolta commerciale in un periodo in cui l’art rock, anche grazie a band come Electric Light Orchestra, Roxy Music e Queen, stava conquistando le vette delle classifiche. La pressione della casa discografica, che voleva il nuovo album il prima possibile, era enorme già durante il tour di »Crime Of the Century«, così i due principali compositori e capi della band, il chitarrista/tastierista/cantante Roger Hodgson e il tastierista/cantante Rick Davies, si chiusero in studio prima ancora che i Supertramp avessero potuto riprendere fiato dopo i concerti. Il tour, del resto, finì in anticipo a causa della mano infortunata di Hodgson.
Il guaio principale durante la lavorazione del nuovo album era che le idee proprio non volevano saperne di scorrere, così Hodgson e Davies, mentre mettevano insieme il quarto lavoro in studio dei Supertramp, intitolato in modo quanto mai eloquente »Crisis? What Crisis?«, hanno dovuto ripescare anche del materiale scritto durante o addirittura prima di »Crime Of the Century«, ma che per vari motivi non era finito su quel disco. Il titolo e l’idea per la copertina, con un riccone sprofondato in una comoda poltrona che si gode il sole in mezzo alla devastazione totale, erano il tipico sarcasmo beffardo dei Supertramp, ma anche una parodia della crisi economica che a metà anni Settanta aveva investito gran parte del mondo occidentale e del blocco creativo di cui sopra, che per fortuna non ebbe conseguenze più gravi. Le differenze di stile compositivo e di carattere tra i due capi del gruppo, comunque, crescevano di anno in anno.
»Crisis? What Crisis?«, anche se stavolta Hodgson e Davies non sono riusciti in alcun modo a ripetere la brillantezza dell’irripetibile »Crime Of the Century«, contiene alcune composizioni eccellenti e, pur senza grandi hit, si piazza senza fatica tra i migliori risultati della loro carriera. I Supertramp hanno approfondito ancora di più gli elementi sonori in cui erano già più forti: la fusione riuscita di tempi ritmici complessi e arrangiamenti sinfonici e melodici con ritornelli da inno, testi satirici e di critica sociale, il contrasto vocale tra il caratteristico ‘cinguettio’ di Hodgson e il ‘brontolio’ di Davies, la maestosità sinfonica del piano elettrico di Davies, le variazioni melodiche di chitarra di Hodgson e gli spiritosi passaggi di sax firmati John Anthony Helliwell.
»Easy Does It« si apre con il paesaggio sonoro dello yuppie fischiettante della copertina, mentre sullo sfondo lo accompagnano i rumori del traffico impazzito. L’intro di chitarra acustica contiene una bella melodia dal sapore vagamente orientale, in mezzo alla quale la voce beffarda e inconfondibile di Hodgson ci sta a pennello per aprire l’album. »Sister Moonshine« mette in fila una serie di divertenti accordi di chitarra acustica che, con l’aiuto dell’armonica a bocca e degli sfoghi vocali di Hodgson sostenuti dall’armonia di Davies, creano un’atmosfera melodrammatica. Succosi strati d’organo e furbe variazioni di chitarra trovano compagnia nel flautino di Helliwell e danno vita a un meraviglioso ballo di varietà strumentale e ambientale.
»Ain’t Nobody But Me« è addirittura uno dei risultati migliori di tutta la saga dei Supertramp, con le armonie vocali curate insieme dai due capi della band che a metà ritornello raggiungono il loro apice sarcastico. Helliwell si sfoga alla grande negli intermezzi strumentali con i suoi passaggi di sax glamour, mentre gli strati d’organo beffardi di Davies mantengono in modo giocoso un’invidiabile varietà ritmica. In »A Soapbox Opera«, dove l’umorismo nero e il cinismo difensivo sono inconfondibili, per la prima volta nell’album si vede davvero che i Supertramp, in questa fase della carriera, nonostante la sensibilità pop sempre più marcata nel loro suono, avevano ancora un bel po’ di margine di manovra per varie deviazioni strumentali di stampo progressive rock. La voce di Hodgson fin dall’inizio regala un vero dramma, mentre i maestosi arrangiamenti sinfonici sul piano elettrico Wurlitzer spingono ancora più in alto l’atmosfera malinconica, che fa un gran contrasto con il testo canzonatorio.
In »Another Man’s Woman«, un’altra satira sociale graffiante, l’iniziativa vocale passa di nuovo a Davies, mentre Hodgson aggiunge qualche frase di chitarra ben affilata che forma un bel contrasto con gli arrangiamenti sinfonici al piano elettrico. Le improvvisazioni giocose nella sezione strumentale sono una vera libidine per le orecchie, soprattutto l’assolo da leccarsi i baffi al Wurlitzer. »Lady« ovviamente non ha niente a che vedere con l’omonimo classico degli Styx, ma è un classico dei Supertramp in tutto e per tutto, in cui la band conquista con sensibilità melodica, costruzione di melodramma sinfonico e un’altra brillante prova vocale di Hodgson, che prende in giro certi cliché amorosi.
»Poor Boy« contiene arrangiamenti pastorali di armonica e beffardi ornamenti al piano, mentre la voce di Davies, con l’assistenza ogni tanto del collega chitarrista e un uso jazzistico del piano, guida con energia una melodia birichina. »Just A Normal Day«, in cui Davies e Hodgson si alternano armoniosamente alla voce principale, è una ballata incentrata sul piano con solenni arrangiamenti sinfonici, e merita un’attenzione speciale il brillante assolo di sax di Helliwell. »The Meaning« è un pezzo un po’ più cupo, in cui la voce di Hodgson, stavolta ancora più malinconica del solito, fa salire gradualmente la tensione mentre suona la chitarra acustica, con un bel contributo anche dei passaggi di sax appassionati e delle texture sinfoniche stratificate. »Two Of Us«, imbottita di arrangiamenti sinfonici dal taglio sacrale e accordi di chitarra malinconici, è una ballata d’amore pastorale con Hodgson dal ‘cinguettio’ acuto nel ruolo di protagonista, e si può dire che chiuda l’album in modo davvero commovente.
Va bene, »Crisis? What Crisis?« per qualità non arriva nemmeno lontanamente al predecessore »Crime Of the Century«, ma è ben lontano dall’essere il passo falso che ancora oggi sostengono alcuni membri (anche ex) della band. A dirla tutta è probabilmente l’album più trascurato della loro carriera, che ha avuto semplicemente la sfortuna di uscire dopo un lavoro artisticamente superiore che aveva portato la grande svolta commerciale. I singoli di »Crisis? What Crisis?« hanno avuto sì una risposta piuttosto tiepida, ma in compenso l’album stesso ha avuto un bel successo commerciale anche negli Stati Uniti, del resto per i Supertramp è stato tipico per gran parte della carriera che i loro album fossero più amati dei singoli. Il massimo successo e allo stesso tempo lo zenit artistico della loro carriera, comunque, Hodgson, Davies, Helliwell, Thomson e Siebenberg, cioè i Supertramp classici, li avrebbero vissuti comunque quattro anni dopo.
Formazione
Roger Hodgson – voce, chitarra e tastiere
Richard Davies – voce e tastiere
John Anthony Helliwell – fiati e cori
Dougie Thomson – basso
Bob Sienberg – batteria e percussioni
Produzione
Ken Scott e Supertramp
Tracklist
1. Easy Does It (2:17)
2. Sister Moonshine (5:15)
3. Ain’t Nobody But me (5:12)
4. A Soapbox Opera (4:50)
5. Another Man’s Woman (6:20)
6. Lady (5:24)
7. Poor Boy (5:08)
8. Just a Normal Day (3:59)
9. The Meaning (5:21)
10. Two of Us (3:29)