Man on the Rocks

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Oldfield, Mike
Etichetta: Virgin EMI Records
Uscita: 2014
Durata: 59:42
Voto: 2.5/5

Mike Oldfield ha steccato di nuovo. Ormai ci siamo quasi abituati: da trent’anni pubblica album in studio dalla qualità decisamente altalenante, il che non intacca il suo status leggendario, ma sotto sotto la speranza che anche nel XXI secolo si ‘risvegli’ e torni all’altissimo livello artistico dei suoi giorni migliori non si spegne mai del tutto. Toccherà ancora aspettare. Dopo l’orchestrale »Music of the Spheres« (2007), un lavoro solido ma poco emozionante, il signor Oldfield ha deciso di registrare, per la prima volta dai tempi di »Earth Moving« (1989), un album senza nemmeno uno strumentale e dai colori prevalentemente pop/folk rock. Il suo celebre passato prog rock e new age stavolta non lo ha smosso più di tanto, così ha fatto un disco per le ‘masse’, sacrificando parecchia integrità compositiva, la stessa che un tempo lo aveva sparato tra i grandissimi della musica. »Man on the Rocks« è il ventesimo album in studio di Mike, un traguardo che è uno dei motivi principali per cui, dopo tanto tempo, ha scelto una svolta inaspettata verso un pop rock compatto, incentrato sulla voce e con un’impronta spiccatamente positiva, con cui vuole continuare a scacciare i suoi ‘demoni interiori’.

Oltre a chitarra acustica, basso e tastiere, il signor Oldfield su »Man on the Rocks« è tornato, dopo un altro lungo periodo, anche alla chitarra elettrica, e questo è senza dubbio un grosso punto a favore: da alcuni brani si capisce che non ha affatto dimenticato come si suona, e ha mantenuto anche il suo suono inconfondibile e l’approccio con cui questo multistrumentista di culto si è guadagnato la fama di uno dei chitarristi più stimati della nostra epoca. A fargli compagnia stavolta ci sono l’indimenticabile ‘nonnetto’ del basso Leland Sklar (Phil Collins, Crosby, Stills & Nash, James Taylor) al basso, John Robinson (Michael Jackson, Eric Clapton, Daft Punk) alla batteria, Michael Thompson alla chitarra, il tastierista Matt Rollings e il cantante Luke Spiller (The Struts). Dopo che la Universal è diventata proprietaria della EMI e dopo la fusione tra Mercury e Virgin, Mike è tornato sotto l’ombrello della corporation Virgin EMI Records, il che significa che »Man on the Rocks« punta a un mercato più ampio ed è, di conseguenza, un lavoro smaccatamente commerciale.

Già il singolo d’apertura, l’allegrotto »Sailing«, faceva capire che si trattava di una svolta verso un pop rock leggero ma parecchio monotono, che stuferà in fretta gli ascoltatori più esigenti e piacerà soprattutto a chi di solito non rientra tra i fedelissimi di Mike. Gli arrangiamenti stavolta sono più o meno semplicissimi e allegrotti, e soprattutto spesso si assomigliano un sacco tra loro. Il problema principale sta nella voce piuttosto monotona di Spiller, che spesso suona vuota e senza energia, proprio come la maggior parte degli arrangiamenti di »Man on the Rocks«, che la maggioranza dei fan di lunga data dimenticherà almeno quanto in fretta ha dimenticato l’altrettanto poco riuscito »Earth Moving«, con cui condivide i punti di contatto più evidenti. Nei suoi momenti migliori e più pacati, la voce di Spiller ricorda un po’ Bryan Ferry (ex-Roxy Music), ma quando comincia a ringhiare in modalità hard rocker diventa fastidiosa e suona forzata (un bell’esempio è il brano »Castaway«).

La maggior parte dei testi dell’album si occupa della salute mentale di Mike, con cui combatte una ‘battaglia eterna’, ma anche di altri temi, come le Olimpiadi di Londra del 2012, che di certo non dimenticherà tanto presto, visto che alla cerimonia di apertura ha eseguito due classici della sua variegata carriera. Il brano »Irene« parla delle conseguenze dell’uragano Irene, che nel 2011 ha devastato le Bahamas. »Moonshine« ha un riff di chitarra incoraggiante e un ritmo da cavalcata, simile a quello del classico dei Pink Floy »Take It Back«, anche se è l’unica cosa che i due pezzi hanno in comune. Più avanti il brano si trasforma in folk rock con deliziosi arrangiamenti celtici e un’atmosfera scanzonata che attraversa tutto il disco. La title track è uno dei pochi momenti un po’ più ispirati e vari di »Man on the Rocks«, che ricorda persino, almeno un po’, i tempi migliori di Mike, e il merito è, oltre che delle splendide linee vocali di accompagnamento, sicuramente anche del suo fenomenale assolo di chitarra, che ci ricorda perché il tipo si è guadagnato da tempo uno status di culto anche come chitarrista.

»Dreaming in the Wind«, un solido soft rocker dall’atmosfera piacevole, grazie alla chitarra d’apertura piacerà a tutti gli amanti di Mark Knopfler (Dire Straits). Il momento migliore di »Man On the Rocks« è comunque »Nuclear«, ironicamente l’unico brano cupo del disco, che a molti farà venire in mente »No Dream« da »Heavens Open« (1991). »Chariots« è un hard rock nella media, ‘di serie B’, che finisce subito nel dimenticatoio, mentre »Irene« è un blues rocker ancora più dimenticabile, che indica seriamente una cronica mancanza di ispirazione. »Following the Angels« è una ballata piacevole, con arrangiamenti fluttuanti e deliziose linee vocali, perfetta per una ninna nanna, ma stavolta in senso positivo. »I Give Myself Away« è un’altra ballata lenta con la chitarra acustica di Mike e un pizzico di mellotron, che al successivo ascolto è già sparita dalla memoria.

A tutti i fedeli seguaci dell’eredità di Oldfield si consiglia caldamente di comprare la versione ‘Deluxe’ tripla dell’album, perché include anche la versione strumentale. Quest’ultima, ironia della sorte, è a ogni passo parecchio migliore di quella vocale e, se l’ordine dei due dischi fosse invertito (con la versione strumentale come album ufficiale in studio), »Man on the Rocks« si meriterebbe di sicuro un voto più alto.

Il geniale multistrumentista ha servito con »Man on the Rocks« un lavoro piuttosto noioso che, con la sua natura allegra, è sì piacevole all’orecchio, ma che farà addormentare in fretta tutti gli appassionati di musica più esigenti. Sul piano tecnico a »Man on the Rocks« non si può certo rimproverare nulla, ma il tutto è solo una pallida ombra di ciò di cui Mike era capace da giovane o anche solo vent’anni fa (il suo ultimo lavoro brillante è »The Songs of Distant Earth«, 1994), quando non aveva ancora perso la vera ispirazione compositiva e l’ardore sperimentale. Su questo disco, a parte il suo lavoro con la chitarra elettrica, non si avverte nemmeno un briciolo dell’antico genio. Beh, per fortuna almeno »Man on the Rocks« non è l’ennesima variazione su »Tubular Bells«, con cui negli ultimi anni Mike si è fatto parecchi nemici tra i fan, se non addirittura li ha traditi.

Formazione

Mike Oldfield – chitarra elettrica, chitarra acustica, basso, tastiere, cori
Leland Sklar (Phil Collins, Crosby, Stills & Nash, James Taylor) – basso
John Robinson (Michael Jackson, Eric Clapton, Daft Punk) – batteria
Luke Spiller (The Struts) – voce
Matt Rollings – pianoforte e Hammond B-3Michael Thompson – chitarra elettrica e acustica
Stephen Lipson chitarra elettrica e acustica
Davy Spillane – tin whistle in “Moonshine”
Paul Dooley – violino in “Moonshine”
Bill Champlain, Alfie Silas Durio, Carmel Echols, Rochelle Gilliard, Judith Hill, Kirsten Joy, Jason Morales, Louis Price, Tiffany Smith – cori

Produzione

Mike Oldfield e Stephen Lipson

Tracklist

1. Sailing (4:46)
2. Moonshine (5:50)
3. Man On The Rocks (6:11)
4. Castaway (6:35)
5. Minutes (4:52)
6. Dreaming In The Wind (5:29)
7. Nuclear (5:04)
8. Chariots (4:39)
9. Following The Angels (7:05)
10. Irene (4:00)
11. I Give Myself Away (5:11)

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