Revolver

0 7

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Beatles, The
Etichetta: Parlophone Records
Uscita: 1966
Durata: 35:32
Voto: 5/5

Pochi album hanno lasciato un segno così profondo nella storia della musica e si sono guadagnati un rispetto così grande tra gli appassionati come »Revolver«, il settimo disco in studio del quartetto più famoso di Liverpool, gli indimenticabili The Beatles. Questo album leggendario ha segnato una svolta cruciale nella loro carriera: da qui in poi hanno cominciato a mettere insieme composizioni più complesse, tra sperimentazioni con arrangiamenti orchestrali, rock psichedelico e musica tradizionale indiana. Già il predecessore »Rubber Soul« (1965), speziato di folk rock, annunciava grossi cambiamenti, ma è stato »Revolver«, dove la chitarra elettrica si prende un ruolo da protagonista, a portare la vera rivoluzione nel sound classico dei The Beatles.

Nel 1966, prima di infilarsi in studio per registrare questo disco di culto (nato da un’idea originale del manager Brian Epstein, subito accantonata, che lo voleva come terzo progetto musical-cinematografico), i Beatles erano già belli stufi dei concerti e della ‘Beatlemania’ che si portavano dietro. In particolare John Lennon, che proprio in quel periodo aveva cominciato a servirsi a cucchiaiate dal ‘piatto’ delle sostanze psichedeliche e del misticismo orientale, ne aveva fin sopra i capelli delle urla e degli svenimenti di adolescenti ormonalmente impazzite, e ha quindi afferrato al volo con entrambe le mani l’improvvisa libertà creativa. Proprio mentre la band entrava nella sua ‘era matura’, in lui hanno iniziato a farsi vedere i primi segni di apatia e di stanchezza verso i Beatles, anche se nei suoi contributi vocali, strumentali e di scrittura, dove continuava a formare con Paul McCartney una ‘coppia’ d’oro di grandissimo successo, non si sentiva proprio per niente.

In passato John era stato la guida creativa e la voce principale, mentre su »Revolver« anche Paul comincia a prendere l’iniziativa al microfono alla pari, diventando una forza trainante importante quanto lui per i leggendari ‘Fab Four’. Il geniale produttore George Martin, che su »Revolver« è intervenuto di nuovo anche come musicista ospite, ha fatto ancora una volta centro con una produzione straordinariamente avanzata, in anticipo sui tempi, che ha contribuito non poco all’eternità dell’eredità musicale dei The Beatles. In alcuni brani di »Revolver« i Beatles si sono lanciati a tutta forza in sperimentazioni con effetti sonori innovativi per l’epoca e arrangiamenti orchestrali, sfruttando al massimo le tecniche di registrazione e la tecnologia strumentale di allora, e hanno così aperto piano piano la strada a una delle basi del rock progressivo/art rock.

Per la prima volta, anche il più giovane dei The Beatles, cioè George Harrison, si è fatto avanti come autore in modo più deciso: su »Revolver« ha scritto e cantato tre brani, anche se in certi testi ha avuto bisogno di una mano da John. Piano piano, la brillante coppia di autori Lennon-McCartney ha cominciato ad avere un partner alla pari. Tra i risultati di George come autore e cantante su »Revolver« c’è già l’opener, evergreen di critica sociale, »Taxman«. Un pezzo energico e saltellante con un assolo di chitarra di Paul, in cui i Beatles sfogano nel testo la loro rabbia contro il fisco, che si portava via la maggior parte dei loro guadagni, e per questo attaccano a cannonate l’allora governo britannico del premier laburista Harold Wilson. È uno dei primi esempi di critica sociale esplicita nei testi dei The Beatles, che nei dischi successivi sarebbe diventata sempre più frequente.

Segue una delle opere più profonde e influenti dell’intera carriera dei The Beatles, la ballata struggente e un po’ cupa »Eleanor Rigby«, che vanta un bellissimo arrangiamento d’archi di matrice pop barocco e la commovente interpretazione vocale di Paul. Il testo racconta di Eleanor Rigby, una donna anziana (di fantasia) che resta completamente sola negli ultimi anni della sua vita. Anche dopo la sua morte nessuno si presenta al funerale, e solo il parroco MacKenzie, altrettanto solo, rimane a vegliare sulla sua bara durante la sepoltura. Questa incarnazione della perfezione d’atmosfera e di arrangiamento, quando è uscita, ha mostrato per la prima volta al grande pubblico, di certo sorpreso dall’atmosfera inaspettatamente cupa, quanta evoluzione sonora e compositiva i Beatles avessero compiuto in meno di un anno.

»I’m Only Sleeping«, con John alla voce principale, è un pezzo sognante con una melodia di chitarra eterea e un uso di tanti effetti innovativi, su piacevoli armonie vocali di quelle che sapevano fare solo i leggendari ‘Fab Four’. È uno dei primi esempi dell’escapismo lirico di John dal mondo esterno: nel testo il protagonista vuole scappare nel suo mondo di sogni e dormire in pace, senza la pressione di un ambiente che gli fa la predica.

Il breve viaggio etereo di George in un ashram indiano, intitolato »For No One«, è un esempio innovativo di sperimentazione con gli strumenti tradizionali indiani, sitar, tabla e tambura, con cui i Beatles hanno gettato un ponte tra musica occidentale e orientale. George, grande promotore della musica classica indiana, è stato il primo musicista occidentale a imparare a suonare il sitar ‘come si deve’, e gli è stato di enorme aiuto il mentore, il leggendario musicista indiano Shankar. Per anni si è speculato se fosse davvero George a suonare il sitar su »For No One«, strumento che aveva presentato per la prima volta nel classico di »Rubber Soul« »Norwegian Wood (This Bird Has Flown)«: c’era chi pensava l’avesse suonato un misterioso musicista indiano ospite, mai citato, ma tanti musicologi e musicisti compagni di strada hanno confermato che qui a suonare il sitar è stato davvero Harrison, quindi ormai non ci sono più dubbi.

»Here, There And Everywhere« è la classica ballata d’amore di Paul, con armonie vocali romantiche e una melodia di chitarra piacevolissima, che con il suo ritornello ipnotico si è piantata in un attimo nel cuore di generazioni e generazioni di appassionati di musica. Il classico di »Revolver« più amato, più conosciuto e diventato quasi popolare, nato come una scherzosa canzoncina per bambini, è però di sicuro lo spiritoso e adorabile superhit »Yellow Submarine«, in cui John e Paul hanno cucito l’arrangiamento principale apposta sull’estensione vocale limitata di Ringo, e alla fine il risultato è venuto fuori incredibilmente bene. Uno dei migliori ritornelli di tutta la storia dei The Beatles è accompagnato da una valanga di effetti, splendide armonie vocali di supporto e abbellimenti orchestrali, che insieme creano un’atmosfera nostalgica e cameratesca in cui non è difficile immaginarsi il sottomarino giallo nel suo viaggio fantastico sotto le profondità del mare. »Yellow Submarine« ha avuto un tale successo che nel 1968 i Beatles ci hanno tirato fuori anche un film d’animazione e un album con la musica dell’omonimo film.

»She Said She Said«, che a quanto pare è stato l’ultimo brano a trovare posto nel disco, è un rocker psichedelico con la voce sognante di John, dove il testo racconta lo shock dopo un intenso trip di LSD (a cui hanno partecipato tutti i membri della band tranne Paul). A quella ‘festa’ psichedelica c’erano anche i membri dei The Byrds e il famoso attore americano Peter Fonda, che con il suo racconto di una ferita da arma da fuoco quasi fatale, subita da bambino, avrebbe provocato John Lennon al punto da fargli volere cacciarlo dalla festa. Curioso che sia una delle rare creazioni dei The Beatles senza il contributo musicale di Paul. »Good Day Sunshine«, un pezzo d’amore tipicissimo, in cui il motivo centrale è retto dalla voce di Paul in gran forma, è un brano scherzosamente piccante e positivo, con una melodia di chitarra frizzante e un arrangiamento di pianoforte sottile.

»And Your Bird Can Sing«, con un John carico di energia al microfono, è uno dei pezzi più amati di »Revolver«, con un divertente riff bluesy e un ritornello ipnotico, dove ancora una volta emergono in pieno la raffinatezza melodica e la brillantezza, mai più ripetuta, dell’indimenticabile coppia di autori Lennon-McCartney. Il testo sarebbe la risposta sarcastica di Lennon al cantante dei The Rolling Stones Mick Jagger, che all’epoca si vantava a destra e a manca con la sua compagna di allora, la nota cantante pop Marianne Faithfull. »For No One« è un lamento d’amore che, dopo il vivace evergreen precedente, regala un improvviso contrasto malinconico. Qui i Beatles hanno usato con furbizia, sullo sfondo, arrangiamenti di fiati dal sapore barocco che, accanto alla melodia centrale affidata alla voce di Paul e al pianoforte, creano un’atmosfera quasi funebre, in linea con il testo di McCartney sulla fine dell”immortale’ amore per la sua fidanzata di allora, l’attrice Jane Asher.

»Doctor Robert«, dal taglio scherzoso e con John alla voce principale, contiene accordi semplici e un ritornello psichedelico. Il testo è dedicato all’enigmatico dottor Robert, noto trafficante di ‘pillole colorate’, che sarebbe stato proprio colui che ha introdotto i Beatles al mondo delle droghe psichedeliche. La sua identità è ancora oggi fonte di continue speculazioni. Altrettanto psichedelico, »I Want To Tell You«, dove regnano armonie vocali un po’ stonate e un arrangiamento di pianoforte da salotto, è un brano emotivamente intensissimo che, con la voce sarcastica di George, ha però un battito un po’ cupo e frustrante, soprattutto rispetto alla tradizione dei The Beatles di brani romantici affini.

»Got To Get You Into My Life«, ancora oggi fenomenale, è un rocker dal sapore r’n’b con un arrangiamento orchestrale pomposo e una splendida prova vocale di Paul, mentre il testo, uno dei successi più trascurati di »Revolver«, sarebbe dedicato alla marijuana. Il pezzo più sperimentale, innovativo e quindi lungimirante di »Revolver« arriva però proprio alla fine, nella forma di uno stacco psichedelico intitolato »Tomorrow Never Knows«, per il quale John, che qui voleva suonare come un Dalai Lama che canta in cima a una montagna dell’Himalaya, ha trovato l’ispirazione durante un trip di LSD particolarmente intenso. Una marea di manipolazioni sonore avanguardistico-psichedeliche e dissonanti sullo sfondo crea un’atmosfera eterea e mistica. È un’altra opera di svolta, perché si tratta di uno dei primi brani completamente rock psichedelico della storia. L’eccentrico e sensibile John e l’idealista George, anche mentre creavano stacchi psichedelici come »Tomorrow Never Knows«, si entusiasmavano sempre di più per il misticismo orientale, e si vedeva sia nella loro musica sia nella vita privata, mentre Paul e Ringo erano un po’ meno entusiasti all’idea di frequentare guru e ashram indiani.

»Revolver«, uno dei dischi più belli e importanti della storia del rock, ha segnato per i Beatles l’inizio di una nuova era, di un valore artistico senza dubbio inestimabile e con un impatto gigantesco sulle generazioni di musicisti a venire. La controversa dichiarazione di John secondo cui ‘i Beatles sono più grandi di Gesù’, che ha scatenato la reazione indignata dei fanatici religiosi americani, i quali in pieno stile Inquisizione hanno iniziato a bruciare sui roghi i dischi dei The Beatles, è stata probabilmente una delle cause principali per cui, all’uscita, dall’altra parte dell’Atlantico »Revolver« non ha avuto il clamore mediatico e l’entusiasmo che di solito accompagnavano i loro dischi, anche se pure negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, questo capolavoro senza tempo è diventato un grande successo. Va poi considerato che i Beatles, contrariamente alla prassi, non hanno scelto di fare nessuna promozione speciale per l’uscita di »Revolver«, come invece facevano di solito a ogni nuovo album.

Il tour in Asia, durante il quale non hanno suonato nemmeno un brano di »Revolver«, ma solo vecchi successi dei tempi della ‘Beatlemania’, è stato il loro ultimo: da lì in avanti, fino alla fine della carriera, sono diventati una band da studio. È difficile credere che una band che, per i disaccordi sempre più grossi tra i suoi membri, ha cominciato a sgretolarsi davanti agli occhi del mondo intero, nel frattempo producesse composizioni sempre migliori e più avanzate: in appena qualche anno hanno percorso un’evoluzione che va dall’attrazione pop per teenager, senza precedenti nella storia della musica, al fenomeno art rock visionario che ha influenzato in modo decisivo la nascita di tantissimi generi rock.

Formazione

John Lennon – voce, cori, chitarra, pianoforte, organo Hammond, armonium, effetti sonori
Paul McCartney – voce, cori, basso, chitarra, pianoforte, effetti sonori
George Harrison – voce, cori, chitarra solista, basso, sitar, tambura, effetti sonori
Ringo Starr – batteria, percussioni, voce principale su “Yellow Submarine”

MUSICISTI OSPITI:
Anil Bhagwat – tabla su “Love You To”
Alan Civil – corno francese su “For No One”
Brian Jones – cori su “Yellow Submarine” (non accreditato)
Donovan – cori su “Yellow Submarine” (non accreditato)
Geoff Emerick – registrazione, ingegnere del suono, effetto sonoro della banda in marcia su “Yellow Submarine”
George Martin – produttore, ingegnere del suono, pianoforte, organo Hammond, effetto sonoro della banda in marcia su “Yellow Submarine”
Mal Evans – grancassa e cori su “Yellow Submarine”
Marianne Faithfull – cori su “Yellow Submarine” (non accreditata)
Neil Aspinall – cori su “Yellow Submarine” (non accreditato)
Pattie Boyd – cori su “Yellow Submarine” (non accreditata)
Tony Gilbert – violino
Sidney Sax – violino 
John Sharpe – violino
Jurgen Hess – violino
Stephen Shingles – viola
John Underwood – viola
Derek Simpson – violoncello
Norman Jones – violoncello
Eddie Thornton – tromba
Ian Hamer – tromba
Les Condon – tromba
Peter Coe – sax tenore
Alan Branscombe – sax tenore

Produzione

George Martin

Tracklist

1. Taxman (2:39)
2. Eleanor Rigby (2:07)
3. I’m Only Sleeping (3:01)
4. Love You To (3:01)
5. Here, There and Everywhere (2:25)
6. Yellow Submarine (2:40)
7. She Said She Said (2:37)
8. Good Day Sunshine (2:09)
9. And Your Bird Can Sing (2:01)
10. For No One (2:01)
11. Doctor Robert (2:15)
12. I Want to Tell You (2:29)
13. Got to Get You into My Life (2:30)
14. Tomorrow Never Knows (2:57)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie