Trout
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Nikki Louder
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: 2015
Voto: 3/5
Il quarto album dei terroristi sonori di Kamnik Nikki Louder porta abbastanza freschezza da segnare una deviazione rispetto a ciò che, a grandi linee, ci si poteva aspettare dalla band. Il gruppo ha piazzato otto pezzi nel nuovo disco. Invece della prevedibile selvaggità, quella combinazione di casino chitarristico sfuggente e ritmi che rotolano a tutta velocità, la band ha impostato la prima parte dell’album in un clima diverso: intontito, stantio e “tripposo”. Nella prima metà del disco il gruppo si regge in gran parte su schemi che avanzano lenti e pesanti, dove ancora una volta sfrutta con abilità un sacco di oscillazioni, cioè di microfonia, o in parole povere il rumore “laterale” che tira fuori dalle frasi di chitarra. Il suono, valanghivo e isterico, è fissato in modo monodimensionale e richiama elementi di post punk, che nella parte iniziale del disco spingono in primo piano. La voce, urlata e frenetica, nel mix è “soffocata”, spinta sullo sfondo, e funziona come una spezia in più che rompe l’uniformità dei riff, ovvero dei motivi portanti.
L’album sembra una specie di jam pomeridiana, se non proprio una prova aperta al pubblico. Niente di strano: è stato registrato in una sola take, nel bel mezzo di una calda giornata di luglio, in pieno centro culturale di Kamnik. Suonato, insomma, come un concerto. Questa sensazione regna senza mezzi termini dall’inizio alla fine del disco. La band disintegra alla grande la forma, peraltro bizzarramente semplice, del motivo portante, con una pletora di contorni fatti di casino chitarristico stridulo che addensa e colora lo spazio sonoro disponibile, naviga verso forme nuove e mai provate e apre a sé stessa nuove dimensioni di ampie distese noise. Ed è anche il primo punto del rock: libertà, non farsi ingabbiare negli schemi, dissolvere schemi e modelli. Con il quarto album la band non fa altro che confermare di essere maturata proprio in questo elemento, che sfrutta alla grande, o meglio, che offre nella sua visione musicale. I Nikki Louder, ragazzi dalle conoscenze tecniche e scolastiche limitate, slalomano con abilità fuori da qualsiasi prevedibilità di genere, perché non vogliono piacere proprio a nessuno. È proprio questa leggerezza rispetto alle cornici “matematiche” ormai assodate della musica il loro primo visto d’ingresso, con cui, nella loro autentica bizzarria fatta di minimalismo totale ma di straordinaria succosità e cuore del suono, scioccano e incantano qualsiasi ascoltatore.
Sul piano visionario, l’album del trio è un’unica massa compatta di sperimentazione spontanea: il gruppo si abbandona di nuovo liberamente al momento d’ispirazione, con cui guida sé stesso attraverso acuti e bassi inattesi di onde sonore rombanti. Per questo il disco può improvvisamente, e del tutto a sorpresa, cambiare atmosfera, mentre la band non rinuncia nemmeno per un attimo al suo fragoroso, sgangherato e cigolante rumoreggiare, che alle anime delicate può far sanguinare i timpani.
Con »Trout« la band mantiene il suo carattere musicale assolutamente sfuggente e particolare, già mostrato nei tre album precedenti, e così continua a conservare la propria originalità. Con il nuovo disco la band scosta con efficacia nuovi veli di distese musicali, scritte in forme estreme di casino sonoro, e porta sulla scena un album tutto sommato non inatteso, ma comunque di nuovo con abbastanza freschezza, impronta di un graduale sviluppo artistico ed espressivo del gruppo. Lungo una strada tracciata in modo naturale.
Formazione
Blaž Sever – chitarra, voce
Peter Cerar – basso, chitarra
Luka Cerar – batteria
Produzione
Blaž Flerin
Tracklist
1. Don’t Believe Your Own Bullshit
2. Courage
3. Feline Blues
4. CV
5. Para Cargo
6. Shareholder
7. Trout
8. Salsa Ass