Void

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Autore: Primož Novak

Artista: Within Destruction
Etichetta: Rising Nemesis Records
Uscita: year_month
Durata: 34:48
Voto: 4.5/5

I death metaller sloveni Within Destruction ci hanno fatto aspettare parecchio con il nuovo album Void. Ma prima ancora di Void vero e proprio, la band aveva già mostrato nuove direzioni con il singolo Carnage, che contiene anche il brano Bloodbath. Era un passo avanti più che evidente rispetto al debutto: più peso sulla brutalità, la melodia c’era ancora, ma si sentiva che la band voleva qualcosa in più, non solo fare la versione slovena di As I Lay Dying, The Black Dahlia Murder e di varie band deathcore in stile Whitechapel, come si sente sul debutto From the Depths. Il debutto era un inizio solido, anche se a tratti suonava un po’ forzato, come capita a certe band adolescenziali che vogliono imitare i loro idoli americani. Però va dato merito ai WD di non essere l’ennesima band che cerca di rimasticare le solite cose old school anni Novanta.

Con Void il sound dei Within Destruction cambia parecchio. Lo anticipava già la copertina apocalittica, disegnata dal celebre Pär Olofsson, che ha firmato le cover di una marea di band, tra le più note quelle di Exodus, Malevolent Creation, Aborted e altre.

Ma è la musica a dire molto di più. Dopo l’intro Dark Impairment, con la title track si capisce che il singolo Carnage era solo una versione soft di quello che si sente su Void. Void picchia forte e veloce come una di quelle formazioni brutal moderne a cui non frega niente di abbellire le cose per attirare più pubblico. In primo piano ci sono doppia cassa e blast beat, chitarre veloci che giurano fedeltà all’accordatura bassa, un growl profondissimo e potente e breakdown spietati che, a differenza di tanti gruppi deathcore, non vengono tirati per le lunghe. I Within Destruction avevano avvisato che si stavano spostando verso lo slam death metal, probabilmente la forma più brutale di death metal oggi. Una mossa forse un po’ rischiosa, visto che qui spariscono le parti melodiche più rifinite e i breakdown kitsch da sing along. Anche i pezzi in sé non sono prevedibili. A una parte lenta può seguirne una velocissima, o viceversa. Un buon esempio è A Spiral Towards Damnation, che chiude la sua mattanza con un outro atmosferico di tastiere. Fino a un certo punto si riesce a intuire cosa può succedere in un brano, ma non del tutto. Spicca per esempio The Wrath of Kezziah, con una melodia di chitarra contagiosa nel ritornello, piuttosto inaspettata dopo tutti quei riff veloci, melodie atonali e breakdown.

Di sicuro si sente un bel miglioramento in ogni membro. Il batterista Luka è diventato più veloce ed è senza dubbio uno degli elementi che spiccano di più nella band. La voce di Rok Rupnik si è fatta più profonda. Forse è diventata un po’ più incomprensibile, ci sono anche i cosiddetti pig squeal, che rendono il tutto ancora più brutale e intenso. Ma il suo progresso rispetto al debutto è evidentissimo, e speriamo che lo prenda a esempio ogni band slovena che voglia suonare qualcosa di più estremo. I riff di chitarra del nuovo chitarrista Damir Juretič sono potenti, ogni tanto salta fuori anche qualche aggiunta più tecnica che ravviva un po’ il tutto. In alcuni pezzi spiccano molto le melodie atonali, che danno varietà ai brani e anche atmosfera, rendendo il tutto ancora più morboso. Questo si può senz’altro considerare un punto a favore, perché l’album guadagna in dinamica e non dà l’impressione di reggersi solo sulla brutalità, che porta subito all’aridità, un problema di tante band che si definiscono brutali ma con pezzi tutti fatti con lo stampino. Infine, fa il suo con sicurezza anche il bassista Janez Skumavc, che non si fa notare con chissà quali follie, ma riempie bene le linee di chitarra, si sente in modo solido e dà forza ai breakdown.

Sull’album ci sono anche musicisti ospiti, oggi volti della scena estrema metal mondiale. Come ospiti vocali mettono i loro growl Adam Warren (Oceano) e Jamie Hanks (I Declare War), che però non sono troppo riconoscibili. Il chitarrista degli Archspire, Dean Lamb, porta invece un assolo che si riconosce senza dubbio, se ti è mai capitato di ascoltare qualcosa degli Archspire. Insomma, nei suoi 35 minuti l’album offre una bella varietà.

I Within Destruction confermano senza dubbio che c’è stata una trasformazione di stile. Non solo nell’aspetto, che si basa su capelli più lunghi, muscoli e tatuaggi. La musica è diventata più brutale, ed è evidente che la band ha preso ispirazione non solo da gruppi più noti ai media, ma anche dall’underground, dove c’è molta più estremità. Oggi una delle forme più estreme di death metal si chiama slam, e questo ha influenzato anche i WD. A sentire certe opinioni, lo slam death metal, rappresentato da Devourment e da qualche band russa, è parecchio diverso dal deathcore, che è meno brutale, più semplice, e dove l’elemento che spicca sono ovviamente i breakdown. Slam death metal e deathcore sarebbero quindi generi eterogenei, ma qualche anno fa, nel pieno boom del deathcore, sono comparse anche formazioni deathcore che si approcciano alla cosa in modo più brutale, con brani non basati sull’essenza del breakdown. Un buon esempio sono Ingested e Acrania, che hanno riconfezionato il deathcore facendo capire che può essere brutale eccome. Un andamento simile si nota ora anche nei Within Destruction, che usando elementi deathcore dimostrano che slam death metal e deathcore possono essere omogenei. Probabilmente lo conferma anche il suono, pulito e chiaro, che a tratti fa suonare qualche strumento persino un po’ sterile. Comunque sia, con Void i Within Destruction hanno fatto un grande passo avanti, che non è speciale solo per la scena metal slovena, ma anche per quella internazionale.

Void, che riflette la maturità della band, è un lavoro intenso, senza compromessi e brutale. La scena metal slovena può vantarsi senza dubbio di uno dei dischi più estremi mai usciti finora. Allo stesso tempo l’album è anche un buon indizio per il futuro: i WD hanno provato qualcosa di nuovo, hanno rischiato e hanno ottenuto un risultato più che buono.

Formazione

Rok Rupnik – voce

Luka Vezossi – batteria

Janez Skumavc – basso

Damir Juretič – chitarra

Produzione

Within Destruction, Albert-Mario Lampel allo studio Massacre (batteria, post-produzione)

Tracklist

1. Dark Impairment

2. Void

3. Plague Of Immortality

4. Desecration Of The Elapsed

5. Rebirth Of An Inverted World

6. A Spiral Rift Towards Damnation

7. An Unforeseeable Anomaly

8. The Wrath Of Kezziah

9. Martyrs (Of The Wendigo)

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