This House Is Not For Sale

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Bon Jovi
Etichetta: Island Records
Uscita: 2016
Durata: 49:08
Voto: 3/5

»This House Is Not For Sale« è il tredicesimo album in studio della celebre macchina hard/pop rock americana Bon Jovi, nonché il primo senza lo storico chitarrista Richie Sambora. Quest’ultimo ha lasciato la band già nel 2013 e al suo posto è arrivato il nuovo chitarrista Phil X, che nel 2016, insieme allo storico bassista di supporto Hugh McDonald, è diventato a sua volta membro ufficiale. A McDonald, quindi, per la prima volta dal 1994, quando era entrato nella band al posto di Alec John Such, è ‘toccato l’onore’ di diventare un membro ufficiale dei Bon Jovi. Della ‘vecchia guardia’ restano, oltre al capo Jon Bon Jovi, il tastierista David Bryan e il batterista Tico Torres. In tanti non riescono proprio a immaginarsi i Bon Jovi senza Sambora, e così in molti si sono chiesti che cosa sia passato per la testa al boss Jon per arrivare a una mossa così radicale, visto che il chitarrista, amatissimo, era uno degli artefici chiave dei più grandi successi nella storia di questo gruppo ancora oggi popolarissimo. Jon, dal canto suo, continua a negare con insistenza di aver licenziato Sambora di persona: sarebbe stato il maestro della sei corde a decidere di sua iniziativa di chiudere la collaborazione con la band.

Comunque sia, nel frattempo le acque, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, si sono calmate da entrambe le parti e la storia dei Bon Jovi prosegue con »This Is Not For Sale«. Prima dell’uscita Jon aveva annunciato ai fan che sul nuovo album sarebbe tornato un po’ di più alle proprie radici, dopo che il predecessore dal taglio soft rock, »What About Now« (2013), aveva raccolto reazioni piuttosto contrastanti. Un’altra novità è che dopo 32 anni il gruppo ha lasciato la Mercury Records e si è ‘trasferito’ alla Island. Il passo avanti rispetto a »What About Now«, che per i Bon Jovi non è certo un vanto, si sente già dal primo brano, ma siamo lontanissimi dal dire che »This House Is Not For Sale« segni il ritorno agli standard del periodo ‘d’oro’ tra il 1986 e il 1996. L’assenza di Sambora si fa sentire soprattutto nella mancanza di riff hard rock degni di nota, anche se Phil X è tutt’altro che un sostituto scarso rispetto al suo celebre predecessore.

Come singolo di punta dell’album è stata scelta la title track, nonché opener, che è l’ennesimo tentativo fallito di creare una nuova copia di »Livin’ On a Prayer« condita da una produzione moderna, ma senza quell’effetto giusto e desiderato, senza lo slancio e senza l’atmosfera possente, e in più c’è pure un testo patriottico da prendere in giro. Si potrebbe dire che è una ricetta pop-hard rock riciclata chissà quante volte, eppure come pezzo d’apertura è decente rispetto a quello a cui i Bon Jovi ci avevano abituato sugli album in studio degli ultimi anni. Anche »Living With the Ghost« e il più pomposo »Knockout« sono due tentativi non proprio riusciti di resuscitare la magia dei ‘mitici anni Ottanta’, che per via della produzione moderna e di un ritornello nella media lasciano sensazioni parecchio contrastanti. Quanto ai testi, sarebbe sicuramente meglio se Jon, nonostante i capelli grigi sulla testa siano sempre di più, tornasse a cantare di ragazze facili invece che di temi patriottici e dei tipici problemi della crisi di mezza età.

Uno dei momenti migliori dell’album è sicuramente la ballad retro »Labor of Love«, in cui Jon tira fuori un’imitazione vocale più che buona del compianto David Bowie. »Born Again Tomorrow« è un altro hard/pop rocker d’impatto, costruito sulla stessa ricetta ‘vincente’ della title track, solo che nel complesso viene molto meglio. Con una produzione retro anni Ottanta si potrebbe addirittura paragonare ai vecchi evergreen dei Bon Jovi, così invece risulta ‘solo’ solido. »New Year’s Day« ha armonie vocali decenti e uno dei ritornelli migliori. Poi arrivano alcuni pezzi piuttosto nella media e relativamente dimenticabili, in cui certe idee cominciano a ripetersi in modo eccessivo sulla scia di ritmi riciclati cento volte e di arrangiamenti ‘trasparenti’, come ad esempio la sdolcinata ballad »Scars On This Guitar«. Tra i brani rimanenti una menzione speciale se la meritano la nostalgica »Reunion«, che richiama perfino un po’ della magia ambient degli anni Ottanta, e la conclusiva »Come On Up to Our House«, che a tratti suona come una specie di inno revivalista a tinte celtiche.

Probabilmente il pregio più grande di »This House Is Not For Sale« è che a ogni nuovo ascolto l’album lascia un’impressione migliore, e non il contrario, come è successo con la maggior parte dei dischi dei Bon Jovi negli ultimi vent’anni. Questo basterà probabilmente a rendere i loro fan più accaniti soddisfatti del contenuto, ma in realtà è stato fatto solo un piccolo passo nella direzione giusta, e sull’album ci sono ancora alcuni pezzi del tutto dimenticabili, tra cui anche la title track. Jon e soci la prossima volta dovranno impegnarsi ancora di più per un rinnovamento sonoro più sostanzioso, se vogliono che anche gli appassionati di musica che non fanno parte dei fan fanatici che frequentano regolarmente i loro concerti negli stadi tornino a prenderli sul serio. In tanti, dopo l’addio di Sambora, avevano previsto un disastro in studio, ma per fortuna non è successo, anche se all’album non avrebbe fatto male un’impronta hard rock un po’ più decisa, e la band è per ora di nuovo sulla strada giusta dell’hard/pop rock, ma ci sarà ancora molto da fare se vogliono tornare al livello dei tempi migliori.

Formazione

Jon Bon Jovi – voce
Phil X – chitarra, cori
Hugh McDonald – basso
David Bryan – tastiere, cori
Tico Torres – batteria

MUSICISTA OSPITE:
John Shanks – chitarra, cori

Produzione

Jon Bon Jovi e John Shanks

Tracklist

1. This House Is Not For Sale
2. Living With The Ghost
3. Knockout
4. Labor of Love
5. Born Again Tomorrow
6. Roller Coaster
7. New Year’s Day
8. The Devil’s In The Temple
9. Scars On This Guitar
10. God Bless This Mess
11. Reunion
12. Come On Up To Our House 

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