Road Rage

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Quiet Riot
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2017
Durata: 49:55
Voto: 4/5

I Quiet Riot erano considerati uno dei grandi nomi del rock’n’roll anni Ottanta.  Il loro album »Metal Health« resta una delle perle più luminose che gli Eighties abbiano regalato all’intero universo rock!  Nel 2007 il loro primo e più rappresentativo cantante, Kevin Dubrow, ci ha lasciati per una dose di troppo. Il batterista Frankie Banali, con la benedizione anche della madre di Dubrow, ha fatto rinascere la band nel 2010, ma al gruppo è servito parecchio tempo per ricompattarsi abbastanza da tornare a calcare i palchi. Otto anni dopo »Rehab«, l’ultimo con DuBrow, è uscito »10«, e ha fatto capire dove fossero finiti davvero i nuovi Quiet Riot. Un disco desolante, e detto papale papale uno dei peggiori in assoluto di tutta la storia della band. Un bel segnale, e soprattutto un campanello d’allarme grosso come una casa per Banali e soci: i Quiet Riot dovevano darsi una svegliata e iniziare a chiedersi seriamente se avesse ancora senso fare nuova musica.

Eppure la squadra, in cui accanto a Banali suonano l’ottimo chitarrista Alex Grossi e il bassista Chuck Wright, da una vita compagno di avventure di Banali, entrato nei Quiet Riot negli anni Ottanta dopo aver militato nei Giuffria, non ha mollato e ha annunciato per questa primavera un nuovo album intitolato »Road Rage«. Era tutto pronto per l’uscita, ma all’ultimo momento la band si è separata dal cantante Seann Nicols, che aveva già cantato tutti i pezzi nuovi, annunciando che avrebbe sostituito completamente le sue parti vocali con quelle di un nuovo frontman. La data di uscita del disco è slittata quindi, com’era logico, più avanti nel corso dell’anno. In formazione è arrivato così il giovanissimo James Durbin, che si era messo in mostra al talent nel famigerato baraccone di »American Idol«. Se questi show servono a qualcosa, evidentemente è almeno a pescare i candidati che ti mancano in line-up.

Durbin ha svolto alla grande tutto quello che Banali e compagni gli hanno chiesto. Evidentemente i nastri con Nicols dovevano suonare davvero da far piangere. Durbin, invece, porta nella band una voce giovane, fresca, indomita, piena di potenza e di esplosività. Butta benzina ad altissimo numero di ottani dentro ogni pezzo. È una vera sirena, se glielo chiedi. Ha quel taglio »da monello sbruffone«, a cui aggiunge una sporca grana gutturale. Questa voce sarebbe stata perfetta negli anni Ottanta, quando i Quiet Riot salirono in sella alla gigantesca onda del glam rock. Di quel momento, però, nel nuovo album c’è poco, giusto qualche traccia. Ma il disco porta comunque qualcosa di molto buono.

È infatti molto bello. Finalmente. Era questo il traguardo principale dei nuovi Quiet Riot: tirare fuori un lavoro di alto livello che restituisca alla band tutta la credibilità che si erano in parte bruciati con il precedente, drammaticamente sotto la sufficienza, »10«. Il materiale di »Road Rage« ha un suono sporco, graffiato, da garage, che però conserva una vitalità pazzesca! Dentro c’è un pizzico di sana sporcizia punk, ma soprattutto spicca la sensazione che la band sia tornata all’essenza del rock’n’roll.  In certi punti sembra ispirarsi ai pionieri del rock anni Settanta, in particolare ai Led Zeppelin. In Make A Way il gruppo non si vergogna nemmeno di fare l’occhiolino al southern rock. L’energia di questo disco può ricordare quella che conosci se mastichi anche i The Dead Daisies.

Con »Road Rage« i Quiet Riot hanno quindi riallacciato il filo con quello che aveva lasciato »Rehab«. »Road Rage« nel suo insieme sta in piedi e non conosce tempi morti né minuti di troppo. Sia nelle idee che nell’esecuzione. Musicalità e contagio ritmico viaggiano a braccetto e sono ottimizzati. Grossi impressiona con diaboliche acrobazie alla chitarra, il quartetto ha ritrovato il nervosismo giusto e l’audacia rock e spara con tutte le palle. Finalmente, quindi. I pezzi offrono la varietà di spunti che ci vuole, una scelta eterogenea di tempi e ritmi e, di conseguenza, un’onda continua di atmosfere. La prova vocale di Durbin si adatta con abilità alle caratteristiche dei brani, e il ragazzo se la cava alla grande in ogni situazione. Non ha nemmeno senso indicare dei picchi. Il disco, nel suo insieme, è maledettamente coerente e compatto. Offre materiale che si legherà alla perfezione ai classici dei Quiet Riot anni Ottanta, per cui è giusto che la band salga al più presto sui palchi e inizi a suonarlo dal vivo. Questi sono i Quiet Riot che ci aspettiamo anche in Europa! 

Quiet Riot – Freak Flag (audio ufficiale):

Formazione

Frankie Banali – batteria
Alex Grossi – chitarra
Chuck Wright – basso
James Durbin – voce

Produzione

Quiet Riot

Tracklist

1. Nothing But Trouble
2. Let It Go
3. Snake Charmer
4. Hey Lil’ Sister
5. I Don’t Need You Anymore
6. Sledge Hammer
7. Never You Mind8. Empty Rooms
9. Dirty Money
10. The Seeker
11. Road Rage

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