Wacky Blues Professors
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Prismojeni profesorji bluesa
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2018
Durata: 55:07
Voto: 5/5
Il terzo atto di questo fenomeno unico nel suo genere, se contiamo anche il live album »Live – Križanke«, potrebbe chiamarsi, invece di Wacky Blues Professors, anche »forbicine blues sgangherate« (Wacky Blues Scissors). Avanzano inarrestabili e tagliano dritto in sfere dove meno te lo aspetti! Ti avvolgono, ti possiedono l’anima e la guidano come veri pastori d’anime. In effetti, in appena qualche anno, del tutto senza volerlo e senza accorgersene, i Prismojeni profesorji bluesa si stanno scolpendo il monumento di pastori d’anime della retorica blues slovena di oggi. E questo in soli tre anni di attività della band: già il suo terzo documento ufficiale!
Dopo la brillantezza dell’esordio »Family« e la natura un po’ sbilenca del live, che ha servito un mucchio di pezzi in stile jam lasciati a metà, a chi scrive era venuto un leggero scetticismo: non è che i ragazzi hanno sparato subito tutte le cartucce espressive della loro visione musicale? La risposta è chiara e (a tutto volume) forte: »Neanche per sogno!« Il nuovo album »Wacky Blues Professors« è un seguito brillante del cammino della band. Rispetto al raggio d’azione cementato ermeticamente del rock’n’roll sloveno, i Prismojeni profesorji bluesa per molti sono una storia al confine con la fantascienza.
L’intro ti afferra e l’album non ti molla per ben 55 minuti. Di pezzo in pezzo i Prismojeni profesorji bluesa ti tengono incollato a loro, in uno stato di tensione intensa. Che sia con un’esecuzione da restare a bocca aperta, con soluzioni di arrangiamento audaci e incredibilmente furbe, o con una retorica vocale vissuta fino in fondo, sfruttando praticamente tutte e quattro le voci a disposizione (stavolta nell’inserto vocale della title track d’apertura entra anche Miha Ribarič). L’opener svela subito il lato lucido della band, dove non mancano né sfottò brillanti né autoironia! La funkeggiante e invasiva Framed Love nella seconda metà dell’album (con Zlatko alla voce), dato il tipo di arrangiamenti, potrebbe tranquillamente prendere il posto di Wacky Blues Professors in apertura; qui fa un gran bene soprattutto la linea di basso attivissima e dinamica di Miha Ribarič, che regala al pezzo un groove pazzesco, costruito su un intreccio di note basse.
Poorboy è il »pezzo di Julijan« dalla testa ai piedi. Lo suggerisce l’intro alla Hendrix, sostenuto dal wah-wah, che però si porta dietro un po’ della cinetica ritmica funky del momento d’apertura dell’album. Julijan ha quel timbro geniale per pezzi così, che funziona in modo naturalissimo, per niente pretenzioso, e risponde anche a livello sensoriale. Un pezzo pieno di piccoli trucchetti d’abbellimento. Suonato tutto senza plettro. Julijan non ripete mai due volte gli stessi ornamenti, che posa con arte sopra il motivo del brano, e poi arriva quella parte centrale in cui esplode alla chitarra in modo assolutamente vertiginoso. Hendrix gli scorre nel sangue. I cori lontani aggiungono al pezzo una leggera patina di psichedelia. Già solo dalla performance di questo brano è chiaro che i PPB non suonano mai due pezzi allo stesso modo. Ogni esecuzione di un dato brano è per loro una storia nuova. Una band da sentire assolutamente dal vivo.
Creepy è senza dubbio il pezzo più eccentrico dell’album. I ragazzi ci hanno portato dentro il cabaret: sulla scena entra »The Boogeyman« Miha Erič, con una voce incredibilmente spassosa, al confine con quella di un narratore, che fa smorfie senza ritegno e porta nell’essenza del brano un vero incubo da film horror. È il pezzo in cui il tizio si presenta sul palco con una motosega e un grembiule da macellaio, sicuramente uno dei brani più divertenti che i Prismojeni profesorji bluesa abbiano messo insieme fino a oggi e senza dubbio destinato a diventare uno dei favoriti dal vivo. Fa un gran bene la modulazione nel mid eight, in cui si insinua perfino un momento surf, che porta una deviazione follemente divertente, poi i PPB si rilanciano su un horror polka blues sgangherato e nero, con la regia di una teatrale buffoneria e della geniale prova vocale di Miha Erič! Il »fratello nero« di Ragin’ Mad dall’esordio »Family«, che però conserva un sacco della natura matta della band!
Il contagioso strumentale Vigilante offre in apertura un po’ di sentimento southern rock, ma soprattutto è un jam di prima classe, dove brillano in piena luce tutte le virtù di una percezione strumentale in carne e ossa e della simbiosi del quartetto. Fusioni di armonica e chitarra e una cinetica ritmica tagliente, penetrante e piena di groove. Sensualità e percezione a ogni passo! Voluminoso e senza confini nel suo impatto. Una foga blues rock d’urto che evoca anche l’approccio vecchio stampo dei pionieri dell’hard rock nascente della seconda metà degli anni Sessanta. Il pezzo è suonato »in one take« e nel finale viene all’improvviso »tagliato«, il che significa che è l’autentica impronta sonora di un jam infernale della band.
Easy For You si apre nel bagliore di un lamento da ballata blues, anche se poi si sviluppa altrove. Zlatko Đogič resta incredibile con il suo vissuto emotivo penetrante. Un po’ di quel carisma vocale black scorre nelle vene del batterista. Anche se è lontano un miglio, comunque. Il parallelo con uno come Don Brewer dei Grand Funk Railroad non è nemmeno più così fuori luogo. A Zlatko spettano sull’album le parti iniziali, centrali e finali. Così a chiudere l’album arriva il pesantone black blues hardrock Deathproof, di nuovo squassato da tutte le emozioni sfrenate della straordinaria prova vocale di Zlatko Đogič, mentre per il gran finale Julijan Erič consegna un altro capolavoro solistico alla chitarra. Un crescendo finale straordinario, che ti fa venire voglia di rimettere il CD nel lettore.
I due Erič si aprono con abilità spazio a vicenda. Mentre uno regge un motivo, l’altro si lancia in un assolo, poi le carte si rimescolano e i ruoli si scambiano. Bitchin’ N’ Cryin’ ed Edd Geene (quest’ultima di nuovo con un po’ di estetica southern rock e surf) sono i momenti che mostrano in modo molto vivido, ognuno a suo modo, questa straordinaria intesa reciproca tra i due fratelli. Se la prima è impregnata di continue escursioni soliste di armonica e chitarra, in Edd Geene i due strumenti convivono in modo decisamente più conciso, ma nel dialogo si »neutralizzano« ancora in maniera felicissima, il che significa che mantengono anche una grande parità espressiva. I brani successivi dell’album, Take it Easy e Deep Cuts, portano nel nuovo lavoro della band anche un po’ di boogie, che anima il disco in modo quanto mai gradito.
»Family« era una specie di piccolo lessico del blues della band, un’importante opera di affermazione. »Wacky Blues Professors« suona un filo più groovy e funky e, nella visione musicale, stilisticamente più focalizzato e rifinito. Eppure l’album non dà la sensazione che i Prismojeni profesorji bluesa si preoccupino granché di aver stabilito o meno uno stile riconoscibile. Un ragionamento del genere potrebbe perfino ammazzare del tutto la band, dato che il suo carattere è costruito su quattro essenze rifinite e libertarie di individui incredibilmente carismatici e penetranti nell’espressione. Cuore e autenticità totale sono la chiave. Questo è il punto. Avere cuore significa essere senza paura e coraggiosi. E questo cuore spinge la band sempre avanti. Dove c’è il cuore, lì c’è l’essenza, e dove c’è il cuore c’è sempre una meta, anche se la strada per arrivarci è spinosa e incerta. E i Prismojeni profesorji bluesa maneggiano nel loro mestiere un elemento che, nel mondo sempre più ponderato del rock and roll sloveno, sta diventando una rarità enorme. Sono quello che sono: ciò che vedi e senti è ciò che ottieni. Niente »cosmetica« e niente »fronzoli«. Proprio questo coraggio, con cui vivono senza freni le loro passioni ed emozioni e affrontano tutto ciò che fanno con grande ardore e uno slancio potente e in carne e ossa, li rende così speciali, forti e, alla fine, anche se i ragazzi non lo ammetteranno mai, in un certo senso dominanti e autorevoli, al momento, sulla mappa attuale della scena rock slovena. Spuntano all’improvviso come un fulmine a ciel sereno, e poco dopo riempiono già Križanke, Kino Šiška e il Cankarjev dom. Eppure, nonostante tutto, preferiscono ancora tornare ai locali da club come il Prulček. Si può chiedere qualcosa di più della sincerità di questi ragazzi? Restano dunque una grande famiglia di matti che ci entusiasmerà con la sua musica ancora a lungo, a lungo. Tra generazioni e senza limiti di genere. Solo con il suo cuore e il suo ardore ribollente! E sì. Con tutto ciò danno la sensazione assoluta di essere una band blues rock internazionale che ha superato da tempo i confini della scena rock slovena di oggi.
Formazione
Miha Erič – armonica a bocca, lap steel guitar, voce nei brani n. 3, 7 e 10
Julijan Erič – chitarra, voce nei brani n. 2, 6, 9 e 11
Miha Ribarič – basso e voce nel brano n. 1
Zlatko Đogić – batteria, voce nei brani 1, 5, 8 e 12
FORMAZIONE FAMILY:
Jasna Kmetec – sassofoni
Andrej Tomazin – percussioni
Domen Gracej – tromba
Gal Gjurin – organo Hammond
Produzione
Prismojeni profesorji bluesa
Tracklist
1. Wacky Blues Professors
2. Poorboy
3. Creepy
4. Vigilante
5. Easy For You
6. Bitchin’ and Cryin’
7. Deep Cuts
8. Framed Love
9. Take It Easy
10. Edd Geene
11. I Need Love
12. Deathproof