Six Feet Under e Embryonic Autopsy – assalto di vecchia scuola death metal americano, ma col freno a mano tirato!

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Six Feeet Under, Embryonic Autopsy
domenica, 14. 6. 2026, dalle 20.00 alle 22.00
Lubiana // Orto bar // Slovenia


L’anno di concerti 2026 corre verso il picco estivo e gli eventi si susseguono uno dopo l’altro. La nostra regione ne è piena ed è difficile stare dietro a tutta l’offerta, variopinta come poche a livello di generi. Il giorno in cui i Six Feet Under sono tornati a far visita alla Slovenia, c’è chi se n’è andato in Italia, a Ferrara, al festival dove suonavano insieme Megadeth e Anthrax; dall’altra parte ci sono gli amanti del buon punk rock, che lo stesso giorno hanno preferito sfrecciare a vedere gli Offspring a Zagabria. Be’, qualcuno di quei ‘lunatici’ dimenticati da Dio, a cui tutto quello che ho appena descritto suona un po’ troppo morbido, è saltato su fino all’Orto bar di Lubiana per i Six Feet Under.

Parliamo quindi della leggendaria formazione death metal della Florida, fondata nel 1993 dal cantante Chris Barnes dopo l’uscita dai Cannibal Corpse. Da progetto pensato all’inizio come tale, nel 1995 la band è diventata una costante creativa, dopo che Barnes aveva ricevuto dai Cannibal Corpse l’espulsione definitiva. Il che si è rivelato una gran bella cosa. Negli ultimi anni, però, il gruppo ha preso nuovo slancio, con un vento fresco nelle vele, da quando nel 2017 si è unito il coetaneo di Barnes, il chitarrista Jack Owen, vecchio e fidato compagno di Barnes ai tempi dei Cannibal Corpse. Negli ultimi sei anni il gruppo ha così sfornato in fretta tre album: “Nightmares Of The Decomposed” (2020), “Killing For Revenge” (2024) e l’ultimo, il quindicesimo in totale, “Next To Die” (2026).

I Six Feet Under si sono portati in tour in Europa una formazione death metal di Chicago davvero azzeccata, gli Embryonic Autopsy. Direi quasi il vero picco di questa serata all’Orto bar, ma andiamo con calma. La band è guidata dal cantante Tim King (SOiL, Oppressor) e dal chitarrista Scott Roberts (ex-Otep). Parliamo di un gruppo che unisce le influenze della vecchia scuola del death metal americano con una precisione tecnica moderna e una bella dose di complessità. Sono arrivati a Lubiana circa un mese prima dell’uscita del nuovo album “Rise Of The Mutated”, ma questo non gli ha impedito di suonare quattro pezzi dall’ultimo disco. La band ha aperto la serata alle otto in punto. All’inizio è filato tutto liscio come l’olio. Più o meno fino a metà set, quando l’impianto ha cominciato a fare i capricci e la band ha dovuto fermarsi per la prima volta per ricominciare da capo un pezzo che aveva già suonato per un terzo. Per fortuna Tim King ha rimediato con un sarcasmo spassoso a spese dei suoi compagni, tenendo alto l’umore nel locale anche in questi momenti spinosi. Si è sentito comunque che anche Tim riceveva una mano dal mixer (negli attacchi dei pezzi), cosa non proprio lodevole. Ma okay.

Il gruppo, comunque, è molto ben rodato. A prendersi l’attenzione è stato soprattutto l’ottimo batterista Marco Fimbres (Opressor), che ha fatto un figurone con una batteria accordata alla grande (il rullante suonava alla perfezione) e una tecnica rifinita, dove brillavano la rapidità dei doppi pedali della cassa e la scelta ingegnosa dei passaggi. La batteria era piazzata davanti a quella dei Six Feet Under, il che significava che era spinta fino al bordo del palco. Per questo Tim non aveva spazio per mettersi al centro. Teneva quindi il piede sinistro sulla grancassa e non sui monitor, come di solito fanno i cantanti. Come dicevo. Esecuzione ottima, growl fenomenale, cupo, brutale e tecnicamente di alto livello. Ma le interruzioni hanno cominciato a ripetersi, fino al finale, quando i ragazzi, attaccando Cauterized Womb Impalement, hanno perso la pazienza e chiuso l’esibizione in anticipo. La logistica ci ha messo lo zampino due volte durante questo pezzo e quando per la seconda volta è ‘crepato’ l’ampli di Scott, hanno deciso di salutare e lasciare il palco. Comunque, con la loro presenza e con quanto suonato, per quanto la logistica glielo ha permesso, hanno convinto. Parliamo di una band che di sicuro continuerà a brutalizzare per bene la galassia.

I più erano lì per i Six Feet Under. C’era un sacco di gente. Be’, per una domenica di metà giugno l’Orto era bello pieno, con un 200 teste circa che si sono abbandonate senza pensieri al tuono, al rombo e al sinistro scempio ‘gore’ che arrivava dal palco. I Six Feet Under sono un nome che anche nella fase matura della carriera si regge sulle pietre miliari degli anni Novanta. E i fedelissimi sono stati serviti. Ben cinque pezzi dall’esordio “Haunted” (Beneath a Black Sky, Human Target, Lycanthropy, Silent Violence, Torn to the Bone), con l’apertura del concerto affidata a un classico di “Warpath”, War is Coming, e il tutto condito con altri due pezzi di “Maximum Violence” (Feasting on the Blood of the Insane, Victim of the Paranoid). Le cose sono filate via rapide. Senza interruzioni. Barnes e compagni sanno cosa vuole il pubblico. E il pubblico si è acceso di brutto. Barnes è noto per parlare poco durante i concerti e per piantarsi di solito da solo sul palco, muovendosi pochissimo. Anche stavolta è rimasto sempre un po’ riservato, ma nella seconda metà del concerto gli è comparso più volte un sorriso sul volto, a conferma che l’energia nel locale era quella giusta. Dopo due classici dell’esordio (Human Target, Beneath a Black Sky), Barnes ha annunciato che alla fine dello show mancavano solo due pezzi. Ma non erano le due granate dei Cannibal Corpse dei tempi in cui il cantante lavorava con i connazionali della Florida: Stripped, Raped and Strangled e Hammer Smashed Face, per cui a questo concerto erano venuti parecchi fan più âgé dei Cannibal Corpse, bensì i classici dei Six Feet Under Human Target e Benneath the Black Sky! Poi sono scesi dal palco. Anche se entrambi i pezzi dei Cannibal Corpse erano in scaletta, non li hanno suonati. Male. Perché? Non ne ho idea. I capricci di Barnes, probabilmente

Tutto qui. Un’ora e 15 minuti. Niente chiacchiere, solo rullare. Pezzo dopo pezzo. Una cosa però c’è. Negli anni Barnes ha perso un bel po’ di dinamite nel growl. L’aiuto dal mixer lo riceveva, ma si sentiva lo stacco tra il modo in cui poco prima dal palco tuonava il più giovane Tim King degli Embryonic Autopsy e la forma di Barnes, dove il suo growl suonava parecchio logoro, sfinito e stanco. A rimettere in sesto la faccenda ci ha pensato un quartetto di ottimi musicisti, soprattutto i tre più giovani pesi massimi, guidati dai selvaggi assoli di Ray Suhy, dalla plettrata destra esplosiva del bassista Jeff Hughell e dal drumming preciso e al tempo stesso devastante a colpi di detonazioni del nuovo arrivato Ruston Grosse. Accanto a Owen, che per la maggior parte del concerto si è goduto con disinvoltura il ruolo di chitarrista ritmico, sono stati proprio i tre membri più giovani a portare lo show a quel livello soddisfacente che la sfera estrema del metal richiede dal vivo. Hanno dato il loro optimum esecutivo e il loro contributo, da questo punto di vista, non è certo passato inascoltato. Per dirla in modo più bello e schietto: “Stanno salvando Barnes!”

Ma a caval donato non si guarda in bocca. O forse sì. Quella storia dei Cannibal Corpse ‘ignorati’ non va proprio messa tra i punti a favore. La serata nel complesso ha saziato l’appetito dei fedelissimi venuti a godersi l’esecuzione dei classici dei vecchi tempi della band, ma ha lasciato anche qualche macchia. La band ha comunque consegnato un bel calcio in faccia di brutalità, e anche quello scempio ‘gore metal’ che è d’obbligo in questo genere di sfere brutali della vecchia scuola del metal della Florida, ma senza la grinta della guardia dei suoi tre compagni molto più giovani in formazione, Barnes sarebbe colato a picco su tutta la linea. Amen.

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Six Feet Under – setlist:
1. War Is Coming
2. Silent Violence
3. Revenge of the Zombie
4. Lycanthropy
5. Torn to the Bone
6. Feasting on the Blood of the Insane
7. Victim of the Paranoid
8. Seed of Filth
9. Death or Glory (orig. Holocaust)
10. Know-Nothing Ingrate
11. Mister Blood and Guts
12. Ghosts of the Undead
13. Human Target
14. Beneath a Black Sky
15. Stripped, Raped and Strangled (orig. Cannibal Corpse)
16. Hammer Smashed Face (orig. Cannibal Corpse)


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