Stranci e No Rules: un assalto di desperados all’Orto bar!

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2011
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Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data: sabato, 19.11.2011


Due band alter rock con le palle quadrate sul palco dell’Orto bar! I punk rock n’ roller bosniaci No Rules da Tuzla e i nostrani nitritori punk rock  Stranci da Celje. Combinazione perfetta per scacciare il grigiore deprimente di Lubiana, che con l’inversione termica ci schiaccia senza pietà ormai da giorni, per tutto questo novembre.

Anche se in cartellone c’erano due band, si è dovuto aspettare le 22:15 prima che gli Stranci salissero sul palco. Quando la band ha attaccato con il brano Oluja, nel locale c’erano, giuro, 8 persone. Difficile dare la colpa solo alla proverbiale, sconfinata rilassatezza del popolo del sabato sera, che ha mandato il cervello al meritato pascolo del weekend: c’entra anche il personale dell’Orto bar, che tiene chiusi i cancelletti per salire al piano di sopra un filo troppo a lungo, così chi arriva si trincera ben bene ai tavoli del piano terra e, con le sue bevande preferite in mano, si dimentica piano piano perché è venuto all’Orto. A metà del concerto degli Stranci in sala si erano radunate 70 teste, che però tenevano rigorosamente qualche metro di distanza dal bordo del palco. Su Stranci sulle nostre pagine è già stato speso un bel po’ di parole, ma purtroppo il loro concerto dal vivo non avevamo ancora avuto modo di assaporarlo. Si tratta di una band giovane per anzianità, ma dentro ci bazzica una squadra di musicisti esperti e furbi, che nella sua predica alter rock di certo non vende fumo.

Nel quartetto l’attenzione va ovviamente soprattutto al cantante Peter Schmidt. Una presenza fortemente carismatica, con un approccio vocale particolare, di quelli che nell’alter rock non si incontrano proprio spesso, anche se un parallelo per questa traccia vocale si può cercare nelle band post punk rock esplose soprattutto nella seconda metà degli anni Ottanta. Schmidt incarna senza timori la dose richiesta di rabbia punk, ostinazione ribelle e provocazione. I versi li butta fuori con un sacco di sicurezza e autorità. In linee che nella sfera alter rock di solito non richiederebbero molte melodie nel canto, ma piuttosto un mucchio di fastidioso solletico, il ragazzo riesce, oltre a questo solletico, a sviluppare con la sua voce inconfondibile anche una melodia, che arricchisce il carattere espressivo della formazione. Al canto sparato aggiunge il celebre pizzico di “singhiozzo”, una rarità nel panorama delle band punk rock slovene. Il quartetto è perfettamente rodato. Un profano non noterebbe un errore. Dai riff di chitarra alla sezione ritmica compatta e solida, in cui a metà concerto si è scatenato senza freni anche il batterista Dare Gozdnikar. Se il mio occhio ha colto bene l’evoluzione fulminea degli eventi sul palco, durante il concerto metà di una bacchetta spezzata è volata in mezzo al pubblico: si era rotta a uno dei colpi sui tamburi ed è partita libera per la sua strada.

Gli Stranci hanno presentato al concerto un mucchio di pezzi nuovi, perché il loro nuovo album in studio è in pratica finito, ma i ragazzi aspettano a pubblicarlo finché la band non compirà 10 anni di attività, che festeggerà con l’uscita del nuovo disco a maggio 2012. Esibizione ottima. Una band che sputa fuori un’enormità di energia e vera autenticità e immediatezza rock. I brani degli Stranci non sono semplici cloni “copia-incolla”, anzi, è una formazione che porta più varietà nel proprio linguaggio. Come sempre ha bruciato tutto Rdeča raketa, dove emerge in particolare l’approccio vocale di Schmidt, sconnesso e vissuto fino in fondo, che lascia una sensazione di spontaneità genuina; poi c’è la nuova – riuscitissima – Veliki črni bik, un chiodo in fronte ai politici sloveni nel brano Kirjetukinor, la fenomenale Diži ovde, che si aggiunge alla grande al repertorio della band e deve diventare parte del suo repertorio fisso anche in futuro. Insomma, se gli Stranci capitano dalle vostre parti, non rimandate: andate a vedere questa band eccellente, dall’intelletto rock ribelle e ben costruito. Divertimento a pieno carico.

I No Rules sono una band di lungo corso, che ne ha passate e viste tante. Anche se hanno fuori solo tre album in studio, sono in attività dalla fine del 1999. Una band molto apprezzata. Sia in patria che nell’area più ampia che un tempo faceva parte del territorio della defunta Jugoslavia. L’anno scorso il gruppo ha dato alla luce il suo terzo album in studio “Homesick Blues”, uscito per l’etichetta slovena Front Rock, il che a quanto pare ha avuto un effetto positivo anche sul fatto che i No Rules si siano guadagnati qualche concerto di spicco in più anche in Slovenia, come testimonia anche la recensione Rockline del loro concerto a Murska Sobota firmata da Urban Bolta.

Il capo e figura principale del gruppo, il carismatico frontman e chitarrista Goran Čampara, si è preso subito tutta l’attenzione con un modo mordace di porgere i versi, che possiedono quell’istinto musicale balcanico innato per il tocco autentico di condimento cinico, incarnato in un’interpretazione vocale nasale e gutturale che a tratti ricorda Zoran Benčič, il “colpito” dei Res Nullius. La maturazione dei No Rules spinge nel corso degli anni la loro direzione espressiva sempre più vicino alle dizioni della retorica blues.

Nella loro impostazione di base i No Rules “guidano” un mix unico di drive rock n’ roll primordiale, intriso di una dose decisa di furia punk, spesso ben piantato nella tradizione ancestrale del rhythm n’ blues, e si sente anche che i ragazzi sono cresciuti ascoltando i suoni incrollabili dei Rolling Stones. Il tutto però definito nella luce di un io rigorosamente riconoscibile, quello della loro acutezza autoriale. Più autentico di così non si può. Quando lo scolpito chitarrista della band Dražen Mulaosmanović infila il bottleneck e/o impugna la steel pedal, alcuni pezzi, soprattutto dell’ultimo album in studio “Homesick Blues”, assumono un vero tocco di retorica “desperado” sudista, e non mancano nemmeno birichini ammiccamenti ai suoni della musica country. Quindi, per essere un gruppo alter rock, una band dalla stratificazione espressiva maggiore.

Ovviamente il grosso del carisma poggia sulle spalle di Čampara, che con grande mestiere si è tirato dietro la folla, tanto che questa lo ha seguito fedele mentre i No Rules rotolavano fuori, praticamente senza rivolgersi al pubblico, i loro pezzi tirati uno dopo l’altro.  Momento speciale è stato il brano Preko neba, dedicato alla figura e all’opera della leggenda irlandese del white blues rock Rory Gallagher. Se c’è qualcuno che nel blues definisce il volto del vero ribelle, quello è proprio Rory Gallagher. Forse anche da qui la fascinazione di Čampara per il carattere musicale di questo maestro della retorica blues, che nel 1995 ha lasciato la scena rock decisamente troppo presto. I saggi che hanno assistito alla sua esibizione alla Ljubljanska hala Tivoli nel 1985 raccontano che Rory, dopo la fine regolare del concerto, ha continuato a suonare e suonare nella sala. Ancora per molto, moltissimo tempo dopo che nella sala si erano accese le luci.

I No Rules hanno messo su un concerto fantastico, che ha entusiasmato il pugno di presenti. Spogliati, nudi e scalzi! Senza orpelli, senza finzioni, senza un briciolo di sviolinate. Solo il crudo atterraggio dell’uomo comune nelle catene del rispetto delle regole di tutti i “normali”, unito al vero struggimento di un amore non cantato sul fronte della guerra tra i sessi. Trionfale. Una band che dovete assolutamente andare a sentire. Se non altro, procuratevi almeno uno dei loro tre album in studio. Con un carattere da predicatore e una potenza scenica incredibile!

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik


STRANCI
1. Oluja
2. Ali nam je bolje?
3. Zgrab & zbejž
4. Rucktritt
5. Kao da je
6. Veliki črni bik
7. Diži ovde
8. To je ta dan
9. Rdeča raketa
10. Lost in Translation
11. Kirjetukinor
12. 42.
13. Ako me traže

NO RULES
1. Pasje vrijeme
2. Ja živim tu
3. Uzalud
4. Pobuna
5. Sruši sve
6. Savršen krug
7. Daj mi šansu
8. Drugi život
9. Homesick Blues
10. Hladan dan
11. Pjevajuči Blues
12. Ne okreči leđa sreći
13. Na izvoru
14. Bleeding Blues
15. Preko neba
16. Uzmi moje srce
17. Ne reci da me voliš
18. Umrli su u čizmama
19. Loša sreća
20. Probaj me
21. Ponovo rođen
22. Uzmi ili ostavi
23. Divlji i poseban
24. Popuni me
—dodatek—
25. Go Hali Gali Go
26. Bullfrog Blues
27. Jednom za sve


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