Martin Lancelot Barre e il suo approccio originale ai classici dei Jethro Tull nei Goriška Brda (2019)
Location: Hum (Goriška Brda) / dvorana Hum / Slovenia
Data: venerdì, 18.10.2019
Martin Lancelot Barre, leggendario musicista britannico che già alla fine degli anni Sessanta, insieme al flauto di Ian Anderson, ha contribuito a definire il biglietto da visita dei giganti del rock progressivo Jethro Tull, a metà di questo ottobre si è fermato per la terza volta in Slovenia nella sua lunga carriera, salendo sul palco con la sua band nel paesino di Hum, in mezzo ai Goriška Brda. Nel 1975 Barre aveva suonato per la prima volta con i Jethro Tull alla Hala Tivoli di Lubiana. Era il 16.4.1975 e la band era arrivata a Lubiana dal sud della defunta Jugoslavia, dove due giorni prima aveva suonato a Belgrado e il giorno dopo a Zagabria. Poi, 25 anni dopo, per la precisione l’11.05.2000, una seconda volta nello stesso posto della capitale slovena. Mentre il suo ben più famoso ex compagno nei Tull, ormai da due anni di fila senza Barre, festeggia i 50 anni di attività con i Jethro Tull (sotto il nome Jethro Tull, ovviamente), Martin con molto meno clamore ha creato, registrato e pubblicato il nuovo album solista in studio “Roads Less Travelled” (2018), e quest’anno anche una compilation (2CD) con una sfilza di classici dei Jetho Tull intitolata “MLB – 50 Years Of Jethro Tull” (Barre si unì ai Jethro Tull all’epoca dell’album “Stand Up”, 1969). Li ha riarrangiati e ha mostrato in modo davvero riuscito e vivido come possano carburare alla grande anche senza flauto.
Barre, che a novembre compirà la rispettabilissima età di 72 anni, è arrivato nei Brda con la formazione con cui ha registrato la compilation di classici dei Tull di cui sopra: al suo fianco ci sono il cantante e chitarrista Dan Crisp, il bassista Alan Thomson e il batterista Darby Todd. Parecchio prima del concerto, la squadra si è rifocillata alla Briška hiša, il ristorante a due passi dalla sala, con pizze giganti (quello che non sono riusciti a far fuori se lo sono portato via nella carta stagnola).
Alle otto e mezza di sera l’apprezzato signore dai capelli d’argento è salito sul palco della deliziosa dvorana Hum, dove si erano radunate circa 200 persone, per la maggior parte della zona di Gorizia ma anche qualcuno da Lubiana, da Idrija, perfino uno dalla zona di Breginj e, ormai per tradizione, anche un po’ di gente dalla vicina Italia.
All’inizio del concerto sono affiorate alcune domande di fondo su come Martin e compagni avrebbero “battuto a tappeto” l’eredità dei classici dei Tull. Sull’eclettismo che caratterizza lo stile di questo musicista, che alla retorica blues di partenza ha sempre aggiunto quel marchio così riconoscibile, personale e confessionale del suo modo di suonare la chitarra, come nessun altro al mondo, e che è stato fondamentale perché i Jethro Tull potessero, al momento giusto e nel posto giusto, entrare nella lega dei più grandi gruppi rock and roll del pionierismo progressive, non c’era da dubitare. Si sapeva che Martin avrebbe dato il meglio di quello che sa e può fare, e di ciò che definisce davvero lui stesso, cioè il suo stile e il suo suono, riconoscibile a un miglio di distanza, e il suo modo di suonare inconfondibile. La prima domanda era: come se la caverà Dan Crisp nei panni vocali, così particolari, di Ian Anderson? La seconda: come farà il gruppo a sopperire all’assenza di flauto e tastiere? Barre quella sera ha sorpreso inserendo alcune perle che i Jethro Tull non suonavano dal vivo da decenni (o magari non avevano mai suonato), e allo stesso tempo ha portato tre brani di sua composizione, due (Back To Steel, Peace And Quiet) dall’album “Back To Steel” (2015) e Lone Wolf dall’attuale “Road Less Travelled” (2018).
Le due chitarre PRS hanno cantato con grande mordente e si è capito subito che questa enfasi sulle frasi chitarristiche era una specie di compensazione per l’assenza di flauto e tastiere. Nei suoi carismatici riff dei classici dei JT, Barre si è tenuto diligentemente al suono riconoscibile, spesso con un solido supporto di Dan Crisp. Quest’uomo ha sorpreso, perché in alcuni momenti si è avvicinato incredibilmente al carisma vocale di Ian Anderson, cosa che ha fatto particolarmente piacere nei classici più vecchi, dal debutto fino ad “Aqualung”. Con la sinistra, quando era libera, ogni tanto ha perfino imitato apposta la gestualità di Ian Anderson. Proprio i brani della prima parte della carriera dei Tull, negli arrangiamenti di Barre, hanno acquisito un formato più blues, e come detto le frasi di chitarra tuonavano più concretamente di quanto Anderson avrebbe mai permesso a Barre. Tra le sorprese assolute vanno annoverati soprattutto tre brani pescati dal vasto repertorio dei classici dei Tull: Back to the Family, che i Tull in carriera non hanno mai suonato dal vivo, poi Teacher, lato B del singolo Witch’s Promise, nella versione europea del pezzo senza flauto, che insieme all’esecuzione di To Cry You A Song ha portato una boccata d’aria dal trascurato ma eccellente album “Benefit” (1970). La terza sorpresa, in coda alla scaletta, è stata Jump Start da “Crest Of A Knave”, l’unico brano della serata che arriva dal periodo JT degli anni Ottanta.
Nei classici dei JT è venuta fuori in primo piano la chitarra, che nei JT originali, con gli arrangiamenti di flauto e tastiere, restava spesso coperta e nascosta. Barre, inoltre, per alcuni classici come Nothing Is Easy, New Day Yeserday e For A Thousand Mothers ha sviluppato i pezzi con una chiave ritmica un po’ diversa. Crisp si è rivelato anche un ottimo chitarrista, come ha confermato l’esecuzione dei brani d’autore di Barre, dove in Peace And Quiet i due hanno unito le forze con armonie a tre voci, svegliando perfino qualche simpatia per i Wishbone Ash.
I brani più ostici che il gruppo aveva davanti quella sera erano ovviamente Heavy Horses e Songs From The Wood, pieni di dettagli e di divertenti cambi di ritmo, dove sono saltati fuori alcuni buchi, perché un semplice quartetto di due chitarre, batteria e basso fa fatica a ricreare gli originali dei due pezzi JT, ricchi di arrangiamenti. In compenso Barre ha sviluppato in modo ancora più riuscito, quasi metal, il classico Hunting Girl, che contiene una delle frasi di chitarra più marcanti di tutta la carriera dei Jethro Tull. È stato bello che Martin quella sera non si sia dimenticato della potente War Child, dall’omonimo album dei Jethro Tull uscito nel 1974.
Possiamo dire che quella sera il leggendario musicista ha portato a casa lo show più che con sicurezza, grazie a una furba riadattazione degli arrangiamenti per un classico quartetto rock e a chitarre più fragorose a compensare l’assenza di flauto e tastiere. Ha entusiasmato anche la sensazione di essersi avvicinati all’aura chitarristica di Barre, unico mago della chitarra di tutto l’universo rock’n’roll. Il suo eclettismo blues, pieno di modulazioni sorprendenti, di integrazioni e interazioni di accordi e melodie che la retorica blues convenzionale non conosce, ha offerto in pratica una serie di scorci sui classici dei Tull “spogliati”. Insomma, ti sei fatto un’idea di come suonerebbero i Jethro Tull senza flauto, o addirittura di come suonavano senza flauto alcuni pezzi originali nati già nella seconda metà dei Sessanta e all’inizio dei Settanta. È proprio quel valore di unicum assoluto che mette questo musicista in un posto speciale nel rock’n’roll, e non solo. Nel suo pionierismo. L’ottimo affiatamento della squadra e, soprattutto, la piacevolissima somiglianza della voce di Crisp con quella di Anderson hanno messo il puntino sulla “i” di una splendida serata di nostalgia Tull, con la regia e secondo la ricetta dell’unico Martin Barre e della sua band.
testo: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Song For A Jeffrey
2. My Sunday Feeling
3. Back To The Family
4. For A Thousand Mothers
5. Nothing Is Easy
6. Lone Wolf
7. Hymn 43
8. To Cry You A Song
9. Back To Steel
10.Teacher
11. Aqualung
12. War Child
13. Peace And Quiet
14. Heavy Horses
15. Songs From The Wood
16. Hunting Girl
17. New Day Yesterday
18. Jump Start
—bis—
19. Locomotive Breath














