Misery Index e Grave – Ricordi da terremoto dopo la misurazione del fattore sofferenza (2010)

foto: ROK KLEMŠE 2010
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Luogo: Lubiana / Gala hala (AKC Metelkova mesto) / Slovenia
Data: 10.11.2010


La qualità del sottosuolo metal, con gli anni, non fa che guadagnare in varietà di colori, suono ancora più duro e temi lirici espliciti. I nomi dei portabandiera dei suoni estremi sono tanti e ultimamente possiamo dire per davvero che noi sloveni siamo diventati meno svantaggiati di una volta. Anche perché sempre più stelle della sovversione metal vengono attirate con successo nei nostri covi da una squadra piena di energia e di idee come i Dirty Skunks. Il raccolto di novembre è stato eccezionale e, tra quello che si è visto, a scuotere cuore e testa è stata soprattutto la promessa di un calcio ipercalorico nelle gonadi, sotto forma di un’estrema alleanza di grind, death metal e variazioni a profusione di tecnica – il tutto in un unico pacchetto. I nomi che hanno inchiodato gli occhi ai poster erano Misery Index, Grave, Arsis, i meno noti canadesi The Last Felony e i patriarchi della montagna del grind – gli ex Gorerotted, che anni fa sono diventati (soltanto) Rotted.

La Gala hala forse non sarà davvero il posto più prestigioso per suonare dal vivo, ma nei suoi vent’anni di storia ha già ospitato un bel numero di nomi e soprattutto un’ampia gamma di sonorità. Il concerto di stavolta era come una torta metal estrema a più strati, e il primo di una serie di scossoni in piena regola è stato all’insegna dei death grinder inglesi The Rotted, risorti nel 2008 dalle ceneri dei goregrinder Gorerotted. Un miscuglio piuttosto primordiale di temi grind che sa più di punk alla death metal e di death’n’roll che di death metal esplicito. Stavolta il pacchetto di rumore non si reggeva solo sui materiali più recenti, sul disco Get Dead Or Die Trying e sull’EP di cover che lo accompagna, Anarchogram, ma sul palco i The Rotted hanno pescato anche nella parte più vecchia del loro catalogo. Il trio dalle teste rasate, composto dal cantante Ben McCrow, dal batterista Nate Gould e dal bassista Reverend Trudgill, è completato (o esteticamente contrastato) dal chitarrista capellone e decorato di treccine Tim Carley. Proprio lui era il meno udibile di tutti sul palco, ma alla Gala Hala non c’è da aspettarsi un’acustica di prima categoria. E ammettiamolo: l’ambiente della nostra Gala Hala era perfetto per uno spegnimento mentale di prima classe, accompagnato da storie di zombie, sarcasmo da burloni e nero umorismo nichilista. Le vignette di zombie, necrofili, ascessi purulenti e adrenalina pura si sono susseguite, e quello che succedeva sul palco come sotto era tutto fuorché indolente. Strictly no bullshit è di fatto l’imperativo che i The Rotted, mescolando le influenze di Entombed, Napalm Death, SOIA, Motörhead e di qualche Vader, seguono fedelmente. La voce di Babyslice (McCrow lo possiamo chiamare affettuosamente anche Goreskin) ha staccato la testa con growl energici anche ai più esigenti, mentre gli occhi di molti erano puntati su Fluffy Offalstench, o meglio Tim “Rotted” Carley, che su una base grind ha cavato dalla sua copia di Les Paul parecchi riff di prima qualità, ma dal suono sporco. Lo sweat’n’roll ha avuto più di un picco, e tra questi c’è stato di sicuro il pezzo Stab Me Till I Cum, che con sincerità punk da grind’n’roll porta alla fine con grande successo un’esibizione di mezz’ora.

Dopo l’avvio giocoso era il momento di macinare ossa in categoria pesante. Il quintetto canadese di Montréal, con la sua brutale alleanza metalcore-deathcore, suona infatti come se qualcuno cercasse di accarezzarvi con un bulldozer. Il dinamico cantante tatuato Joss Fredette, con un piede sul monitor, scarica growl che farebbero felice persino Svarun. Un po’ più benigno è il monotono duo di chitarre formato da Dom Grimard e Felix Roberge. Lo sfogo di rabbia alla batteria lo borbotta Vince Menard, mentre il bassista Sébastien “Seba” Painchaud si è fatto notare in modo davvero spaventosamente invadente per il suo impegno costante. Quest’ultimo finora ha scritto nel suo CV collaborazioni con Withdraw, Trails Of Anguish, Vatican (Can) e, ops, Ion Dissonance. Se la gente non conosce tutti i pezzi dei dischi Aeon Of Suffering o della novità Too Many Humans, è difficile aspettarsi dei singalong. The Last Felony sono in effetti un’esplosione di rumore piuttosto monotona, che cerca di far crollare con i decibel l’intera sala, e a cui si possono rimproverare pause generiche e parecchio prevedibili. La nuova generazione del rumore di Montréal domina con gli estremi e punta su una ricetta piuttosto semplice: versate nella ciotola la rapidità di dita del death metal moderno, un pizzico di “groove” e di primordialità del buon vecchio death, sperate in una certa ricettività all’atmosfericità black metal e condite il tutto abbondantemente con core e pause. Il quintetto del Québec serve follia sonica e, senza compromessi, tira fuori qualcosa che ricorda dannatamente, non so, i Black Dahlia Murder … Too Many Humans è di fatto un materiale che potrebbe facilmente guadagnarsi l’etichetta di “colonna sonora del cataclisma universale”. Nonostante tutto, il secondo round di piacere un po’ più duro e ben cotto è stato servito bene.

Più morbido, più tecnico e soprattutto più rifinito è suonato il seguito, uscito dalle dita degli Arsis. Un mix di thrash, death tecnico alla maniera di Chuck Shuldiner e voci black metal (se “alla Petrozza dei Kreator” sembrasse poco definito), più un pedigree che arriva fino al power metal, è una garanzia di godimento. Il quartetto della Virginia soddisfa tutte le aspettative, e al legame piuttosto organico tra il batterista tornato Mike Van Dyne e il bassista riconfermato Noah Martin mette il punto sulla i un eccellente duo di chitarre: il Legolas azzimato Nick Cordle e il roco, ma ottimo padre della formazione, James Malone. I pezzi sono bilanciati e senza chiacchiere superflue. Gli Arsis sono originali e, con assoli precisi dosati con raffinatezza, centrano sempre il bersaglio e smentiscono con qualità l’idea che ci si possa stufare troppo presto e troppo del death metal melodico. La prova sono quattro dischi eccezionali: alla serie degli album precedenti, A Celebration Of Guilt del 2004, United In Regret del 2006 e We Are The Nightmare del 2008, quest’anno segue in modo ordinato e pedante Starve For The Devil. Tecnicismo, un’abbondanza di riff incredibili e cambi di tempo ingegnosi, assoli gustosi, brevi e dolci e testi di peso danno loro un marchio che finora poteva portare solo il fenomeno svedese At The Gates e pochissimi altri eletti ispirati da dio o dall’inferno.

Dopo un’ora di eccesso musicale e un’estetica quasi rococò, almeno per quanto riguarda la musica, è arrivato il momento di tornare a infittire le sensazioni e ad ammassare nuvole di oscurità. I Grave sono senza dubbio una delle più vecchie death metal band svedesi ancora in attività, e la loro linea del tempo risale al 1986, quando operavano sotto il nome Corpse. Dediti a registrare una marea di demo, hanno partorito il loro primo full-length nel lontano 1991, e Into the Grave resta una delle pietre miliari più solide nel definire una nuova era di brutalità death metal. Il brulicare un po’ più lento ma comunque devastante di ritmo e chitarre grasse si avvicina alla definizione di sludge metal o doom, e l’esitante zoppicare con il rallentamento dell’energia vitale ha prodotto reazioni meno energiche sotto il palco. Microfoni agghindati di catene e un teschio sull’amplificatore per chitarra come scenografia d’altri tempi, palco in penombra, e dopo l’intro il pezzo d’apertura You’ll Never See, dell’ormai lontano 1992, fissa lo standard di un suono vintage di altissima qualità. Il primo uomo e patriarca dell’ormai infernale trio, il cantante e chitarrista Ola Lindgren, ha fatto il suo lavoro con distinzione e, sostenuto dal basso grasso di Tobias Cristiansson e dal distruttore di pelli di qualità Ronnie Bergerståhl, ha servito una morbosità sepolcrale di prima scelta. La maggior parte dei pezzi è stata servita dalla parte vecchia del catalogo, mentre tra quelli ascoltati hanno escluso del tutto i brani dei dischi Fiendish Regression, As Rapture Comes e Dominion VIII. Il suono del nuovo millennio l’hanno difeso i pezzi Rise (dall’album Back From The Grave) e i materiali più recenti dell’ultimo lavoro – il freschissimo disco Burial Ground, comunque piuttosto riportato al vecchio suono. L’aria andava via via mancando e, come fatto apposta per precipitare in un coma totale, è arrivato il pezzo Obscure Infinity. “Slowly the air fades out / and I know that I soon will die / In pain I choke, in fear I will die / A part of my body remains after death / opens the porthole for my eternal rest / Take me away, pull me over the edge / I don’t want want this pain, I just want my death / A slow death by suffocation / turns my dreams to reality / End of my fucking existence / dead for all eternity!” Poetico e in perfetta sintonia con lo stato della Hala senz’aria. Proprio il primo album Into The Grave rappresenta l’asse portante di questo sfogo di rabbia criptica, e dopo il pezzo conclusivo Soulless è arrivato uno stato di catarsi totale e di ripulita di pensieri ed emozioni – con la promessa di qualcosa di completamente diverso.

“Something completely different!” E lo era davvero, miei cari. Dopo la chiusura del ciclo di lenta putrefazione e collasso del sistema, era il momento di una scarica ad alto numero di ottani e di passare a giri più veloci. Stavolta nelle vesti degli indiscussi pezzi grossi del deathgrind di Baltimora – Misery index. Se il Maryland è noto soprattutto per il re del rock Elvis, il nuovo millennio è più all’insegna di un’opposizione musicale critica all’istupidimento mentale e noncurante alla maniera di Bush junior. Parte della critica al crollo totale dei valori e all’affondamento senza prospettive dell’economia mondiale è anche questo momento così atteso di misurazione dell’indice di sofferenza. Dopo gli accordi d’apertura del primo breve soundcheck le luci si sono abbassate e dalle casse è esploso il suono pieno della formazione ora al completo. I compiti del secondo chitarrista, dopo l’addio di Sparky Voyles, li ha riempiti con brutalità Darin Morris, per il resto impegnatissimo nei Criminal Element, che ha parato con sicurezza e grinta il resto del trio dei membri della formazione originale. Il duo vocale del chitarrista Mark Kloeppel e di Jason Netherton, e le salve di batteria di Adam Jarvis, hanno trovato un ottimo riempitivo sul lato sinistro del palco. Un set di pezzi affilati con qualità ci ha portati attraverso l’intera discografia della formazione di Baltimora. Nella scaletta non mancavano pezzi né dal primo disco Retaliate, né dal mio preferito Discordia, ma hanno riempito le orecchie anche con l’album Traitors e hanno presentato bene, a scopo promozionale, l’ultimo, ancora profumato di studio Heirs To Thievery. Parte il film del grind totale e della selvaggia sinergia da concerto tra pubblico e musicisti. I Misery servono The Spectator, Heirs To Thievery, Traitors, We Never Come In Peace, la brutale Theocracy, Conquistadores e, almeno così mi pare, Ruling Class Canceled. La voglia di opporsi e di restare stoicamente in disparte passa a parecchi. Le linee di battaglia sono serrate e siamo tutti vincitori! Il genoma ibrido di death metal e punk HC e di autentico grind primordiale ricorda i Dying Fetus, di cui sia Netherton sia Voyles sono ex membri. E qualche anima ardita aggiungerebbe alla lista anche i Suffocation, come conferma dell’energia distruttiva di una dedizione totale. L’anarchismo radicale e la tematica di sinistra, che, coperta dall’immaginario dei cadaveri, si maschera un po’, intreccia tutta la pletora di difetti dei tempi moderni, e le salve di critica perfettamente rifinita sono completate – anche grazie all’ultimo disco, che ha fatto un enorme passo avanti. Sia nella produzione sia nei contenuti, pezzi come As The Carrion Call, il già citato The Spectator e Plague Of Objects si inseriscono bene nel filo conduttore delle opere precedenti. La bellezza stavolta è stata grindata fino alla fine e nella sfilza di critiche non mancano ottimi motivi per demolire del tutto le fondamenta traballanti di una società marcia. I Misery Index sono un motivo di soddisfazione, quando dai patiboli dell’attuale società invalida cominceranno a cadere a frotte le teste dei colpevoli del crollo totale del sistema.

La Gala Hala tremava e rimbombava. L’intonaco si sgretolava e il sangue scorreva nelle vene dannatamente veloce! Con forti fischi nelle orecchie doloranti e con sorrisi di appagamento, frotte di fortunati eletti lasciavano il luogo del massacro lubianese. Molti, desiderosi di stare insieme ai loro eroi del rumore, hanno potuto esaudire il desiderio durante il concerto e dopo, perché erano tutti pieni di endorfine e di quell’atmosfera positiva che in Slovenia sappiamo creare. Con la consapevolezza che il concerto ha piazzato un paletto di qualità piuttosto alto, almeno per quanto riguarda la musica estrema, posso affermare con certezza che quest’anno sarà difficile, o dannatamente raro, fare meglio. La torta del concerto era perfetta e incoronata da una glassa di shrapnel, granate e rivolta rifinita. Lubiana ha ceduto alle orde di cadaveri e ha preso un meraviglioso odore di morte, e nell’aria si avvertiva il rombo di Anticristi ed eretici intellettualmente sopraffini. Ma stavolta lasciamo Dio da parte. Beneficiari del superlativo dei superlativi, abbiamo potuto spuntare soddisfatti un altro concerto fenomenale, di cui, se lo avete saltato, potete a ragione dispiacervi. Alleanze d’acciaio così buone, infatti, non arrivano nei nostri covi molto spesso …

autore: Rok Klemše
foto: Rok Klemše

THE ROTTED: 1. Drink myself to Death 2. The Howling 3. A Return to Insolence 4. Dawn of the New Error 5. Angel of Meth 6. Only Tools And Corpses (Gorerotted) 7. Stab Me Till I Cum (Gorerotted) 8. Nothin But a Nosebleed
THE LAST FELONY: 1. Do Not Defend Me 2. No one Would Notice If You Died 3. Overrated Existence 4. Televisionary 5. Too Many Human 6. …We are Future Housing Developpements For Maggots 7. Quandary
GRAVE: 1. You’ll Never See 2. Turning Black 3. Christi(ns)anity 4. Liberation 5. Semblance in Black 6. Still Hating Life 7. Obscure Infinity 8. Rise 9. Dismembered Mind 10. And Here I Die Satisfied 11. Into the Grave 12. Soulless
MISERY INDEX: 1. Embracing Extinction 2. Defector 3. The Carrion Call 4. Traitors 5. The Spectator 6. Ruling Class Canceled 7. The Great Depression 8. Retaliate 9. Ghosts of Catalonia 10. You Lose 11. Conquistadores 12 Heirs to Thievery 13. Manufacturing Greed 14. We Never Come in Peace 15. Theocracy


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