All Included: la tempesta free jazz scandinava ha spazzato Cerkno (2016)
Luogo: Cerkno / Gabrijel / Slovenia
Data: sabato, 16.04.2016
Il quintetto free jazz norvegese-svedese All Included è arrivato a Cerkno, nel ruolo di ouverture di riscaldamento più che azzeccata, un buon mese prima della 21a edizione del famigerato Jazz Cerkno festival. A «tenere in piedi» gli All Included ci pensa una potente sezione di fiati con sax contralto, tromba e trombone, sostenuta da una sezione ritmica grintosa fatta di batteria e contrabbasso.
Gli All Included sono il leader e sassofonista Martin Küchen, il trombettista Thomas Johansson, il trombonista Mats Alekint, il contrabbassista Jon Rune Strøm e il batterista Tollef Østvang. Martin e Mats sono svedesi, gli altri tre norvegesi. Mats e Martin sono vecchie conoscenze e prima degli All Included hanno suonato insieme negli Angels e negli Angels 8. I tre norvegesi, invece, si conoscono benissimo tra loro, visto che hanno già collaborato nella formazione Friends & Neighbors. Strøm e Østvang suonano insieme anche nel trio Universal Indians, mentre Johansson, oltre che negli All Included, suona pure nei Cortex. Insomma, nel gruppo non ci sono «nascondigli» e il quintetto, dal punto di vista esecutivo, è “superiormente oliato”. A Cerkno è venuto a presentare il suo secondo album in studio, l’attuale »Satan in Plain Clothes«. Il primo, intitolato »Reincarnation of a Free Bird«, la band l’ha pubblicato tre anni fa, e in quell’occasione l’aveva presentato anche alla Menza pri Koritu di Metelkova, a Lubiana, la stessa Menza dove si è esibita ancora una volta a settembre 2014. Come c’era da aspettarsi, al concerto di Cerkno il gruppo ha suonato per la maggior parte i pezzi dell’album »Satan in Plain Clothes«.
Siccome l’approccio scandinavo al jazz è sempre stato considerato «eccentrico» e proprio per questa sua stranezza e particolarità ha sempre esercitato un fascino in più, anche gli All Included non si sono staccati di un centimetro da questa realtà. In un’ora e mezza (bis obbligatorio compreso) hanno servito un programma «da sballo», in cui soprattutto nei primi due pezzi hanno lasciato di stucco con un caos ripetuto, portando la loro storia fino al limite del caos sperimentale, per poi ritrovarsi magistralmente «sulla punta della lama affilata», come i più abili funamboli da circo, e riportare ancora una volta il racconto musicale nelle acque calme del fraseggio tranquillo. Solo il terzo brano ha offerto davvero uno sguardo dettagliato sulla struttura estremamente stratificata del quintetto, nel senso di un efficace passaggio da un’atmosfera all’altra. I’ve Been Lied To è stato aperto in modo eloquente dalla sezione fiati, con una morbidezza così distesa che a malapena faceva arrivare il suono di tutti e tre gli strumenti. Il soffio nei tubi degli strumenti, in pratica, copriva i suoni che ne uscivano, e insieme all’archetto sul contrabbasso, che rafforzava il peso delle tonalità più basse scelte, accentuava la sensazione che qualcuno stesse ammettendo con rimorso di aver mentito. Man mano che il pezzo si sviluppava e gli strumenti creavano spontaneamente onde intrecciate di sciabordio improvvisativo, ora disteso ora esaltato, l’atmosfera che si era creata poteva indurre stati ipnotici di distacco della coscienza. Il tutto grazie a un intreccio magnifico di tutti gli ingredienti, a un ottimo temperamento operoso, tenuto insieme dai forti legami chimici che fanno funzionare il quintetto.
Spazio aperto in modo paritario a tutti i solisti, spesso in dialoghi a due strumenti che nelle melodie scelte creavano la sensazione di un «litigio» reciproco, salvo ritrovare ben presto uno straordinario accordo musicale attraverso frasi perfettamente incastrate. Attraverso il principio della percezione, quello dello sviluppo imprevisto degli eventi e di una giocosità spontanea. Allo stesso tempo, il vero collante dello spettacolo è stato il sassofonista Martin Küchen, carismatico e simpaticissimo, che ha «comprato» il pubblico con il suo lucido umorismo nero mentre presentava i singoli pezzi. Gli All Included hanno trovato subito la strada per il cuore del pubblico, che ancora una volta ha riempito benissimo il locale Bar Gabrijel.
La band passava con leggerezza piumata e saggezza sensuale dai passaggi più veloci a quelli sofisticatamente calmi, ritrovandosi ogni volta magistralmente in questi ultimi. Quando la sezione fiati, all’unisono, in tre, prendeva aria a pieni polmoni e spremeva dagli strumenti il suo massimo armonizzato di frasi, nei motivi evocava non di rado l’associazione con le parti che Frank Zappa componeva ai tempi degli album Waka Jawaka, Hot Rats o The Grand Wazoo. Estremamente raffinato, furbescamente originale e, insomma, nel bagliore della stravaganza jazz sperimentale scandinava.
L’ora e mezza è volata via in un attimo. Di colpo. Il pubblico non ha lasciato andare il gruppo finché non è tornato sul palco a far felici i golosi di musica con il bis obbligatorio. La musica è così ampia e ricca nell’esecuzione, così libera e senza stampi nel suo focus di fusione, che di spunti provocatoriamente avanguardisti non ne manca nemmeno per un istante. Ecco perché un’ora e mezza è bastata e avanzata: alla fine, dopo tutta quell’abbuffata di improvvisazione jazz sperimentale, le cortecce associative del cervello cedevano già parecchio. Come detto. All Included. Ti danno tutto. In un posto solo. Tutto in un pezzo. In più di una stravaganza musicale furbissima, anche una dose abbondante di umorismo contagioso, quella di questo quintetto simpaticissimo che speriamo torni presto da queste parti a servirci un’altra razione di delizie musicali, la sua storia di vibrazioni jazz scandinave »direttamente dall’inferno«.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
- Three Courses
- Despair is in the Air
- I’ve Been Lied To
- Tune For Martin
- The Gap
- War in a Child
- Satan in Plain Clothes
—bis— - The Indespensable Warlords














