Giles, Giles & Fripp: The Cheerful Insanity Of Giles, Giles & Fripp

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Etichetta: Eclectic Records
Data di uscita: 1968
Produzione: Wayne Bickerton
Durata: 59:28
Genere: Proto-Progressive Rock/Psychadelic Rock/Avant-Garde
Voto: 7.5/10


Se i Topalovići erano l’impresa di pompe funebri più bizzarra della ex Jugo e il lontano cugino di Laki, Paul Bearer, con la sua urna spiccava comunque nello “sport” professionistico, nel mondo della musica, anzi nella scena rock psichedelica britannica di fine anni ’60, i veri burloni erano di sicuro quei tre di Giles, Giles & Fripp. Un trio con un nome che sarebbe stato più adatto all’insegna di un’agenzia funebre o, al massimo, di uno studio legale, e che invece, che ci crediate o no, metteva insieme alcuni dei migliori musicisti della scena psichedelica/pop rock britannica di allora: gente che, fino alla nascita della band, rock nel senso vero del termine non lo era affatto, visto che si sentiva molto più a casa con la musica classica e il jazz.

Le radici di questo progetto effimero e commercialmente un disastro totale (e secondo me non c’è proprio da stupirsene) stanno nell’incontro tra i due fratelli Giles, Peter alla voce e al basso e Michael alla batteria, e il chitarrista Robert Fripp, che fino ad allora aveva suonato da musicista occasionale con vari gruppi jazz locali e con la band The League of Gentlemen. Che ci crediate o no, da questa compagnia di strani gentiluomini sono nate le leggende del progressive rock King Crimson. Ed è proprio questo che rende l’album, tra l’altro piuttosto difficile da trovare, così interessante per tutti gli amanti della band in questione e per chi va a caccia delle radici del prog. Anche se questo lavoro psichedelico (o proto-prog, se preferite) lascia a malapena intuire che da lì sarebbero mai usciti i King Crimson, e c’è ben poco che si possa già spacciare per progressive rock, è un documento interessantissimo della sua epoca, segnato da un autentico humour nero britannico e da due pezzi che almeno fanno intravedere il futuro. Dubito però che, a parte qualche fanatico del classico dei Pink Floyd “The Piper At the Gates of Dawn”, dei Monty Python e di tutto ciò che sa di età dell’oro della psichedelia, ci troverete una rivelazione particolare. Curioso che la maggior parte dei brani di “The Cheerful Insanity…” sia stata scritta tra il 1965 e il 1968, e si sente, vista la notevole varietà di suoni di certi pezzi. Se per lo più domina il pop psichedelico con qualche arrangiamento orchestrale e una netta influenza dei Beatles, qua e là si colgono anche elementi folk, jazz e perfino avanguardia, con un’influenza più che evidente di Frank Zappa.

Una caratteristica dell’album è che è diviso in due parti, con i singoli brani legati tra loro dalle narrazioni sballate di Fripp. La prima parte è tenuta insieme dalla burlesca quasi-concettuale “Saga Of Rodney Toady”, che racconta di un tizio brutto e grasso, sfigato e preso in giro da tutti. Il patetico Rodney (non posso fare a meno di pensare a quel Rodney di “Only Fools and Horses”, anche se non c’entrano niente l’uno con l’altro) alla fine, invece di scegliersi una racchia obesa come gli consiglia la madre, altrettanto grassa e brutta, decide di sfogliare di nascosto una rivista di foto “sporche”. La seconda parte è legata invece da “Just George” (con un accento cockney usato di proposito), un altro personaggio disfunzionale che irradia un’intelligenza paragonabile a quella del presidente “cespuglietto”. Entrambe le storie riflettono il tipico humour nero britannico, di cui poi, con qualche onorevole eccezione, la maggior parte delle band progressive è rimasta parecchio a corto. Fripp è riuscito a conservarne un po’ anche nei King Crimson (Cat Food, Happy Family), mentre tra i nomi più noti hanno avuto i loro momenti anche i Genesis (Harrold the Barrel, Willow Farm) e gli ELP con le loro burlesche “honky tonk”.

Le influenze dei Beatles, l’unica rock band che Fripp ammette di aver influenzato la sua musica, sono più che evidenti dall’inizio alla fine, mentre con i motivi circensi d’avanguardia, che starebbero benissimo in un episodio di Benny Hill, ricordano piuttosto una versione raffinata dei Mothers Of Invention di Zappa. Si sente anche un retrogusto dei Pink Floyd di Barrett, anche se secondo me è puramente casuale. Che da questo miscuglio di pop, psichedelia e folk sarebbero un giorno nati i King Crimson non lo si poteva immaginare nemmeno nei sogni più folli, quindi non perdete tempo a cercare i pezzi in cui si sente che da lì a poco sarebbe nato qualcosa di “grande”: resterete delusi. “North Meadows” e “Newly-weeds”, dove Fripp mostra già qualcuna delle sue inconfondibili linee di chitarra jazz e si sente perfino un po’ di mellotron, sono due tipici esempi di folk psichedelico, molto nello stile di quello che facevano i Pink Floyd sul loro esordio, solo a un livello artistico visibilmente più basso. “One In a Million”, tipico pop psichedelico britannico, tradisce di essere il brano più vecchio dell’album. Curioso: il timbro di Peter, ogni tanto nel ritornello, ricorda quello del suo successore Greg Lake. “Call Tomorrow” è un altro sogno psichedelico con organo e pianoforte, che qualcosa del suo suono deve di sicuro anche ai Moody Blues. Seguono alcuni pezzi piuttosto mediocri. “Digging My Lawn” è quasi un cliché psichedelico, roba che i Beatles facevano già da un po’. “Little Children”, con arrangiamenti sinfonici e cori femminili del trio The Breakaways, è un’altra perfetta nostalgia psico/pop anni ’60.

Le cose si complicano un po’ per la prima volta con “The Cruckster”, puro esempio di avanguardia dove Fripp mostra per la prima volta la sua voglia di improvvisare, mentre Peter ci recita sopra qualcosa di parecchio bizzarro. Alcuni pezzi, nonostante la scarsa originalità, avevano un buon potenziale commerciale: il problema, secondo me, è solo che sono arrivati forse con un anno di ritardo. Il folk rocker “Thursday Morning”, con una bella melodia sulla chitarra acustica di Fripp, arrangiamenti sinfonici sottili e armonie vocali romantiche, con più pubblicità e un’altra immagine e un altro nome per la band avrebbe potuto essere un hit, a quei tempi. “How Do They Know” è pop psichedelico in tutta la sua magnificenza, che tira in modo incredibile verso i Beatles dell’era Sgt. Pepper. Anche la voce di Peter nel ritornello ricorda parecchio quella di Lennon.

“Elephants” (Fripp ha sempre adorato gli elefanti, che troveranno posto anche in uno dei lavori successivi dei King Crimson) è una divertente burlesca d’avanguardia con elementi di assurdo e folk, che, grazie a uno strambo motivo costruito da chitarra e trombone, offre una risposta parziale a come avrebbe potuto essere, negli anni ’60, un incontro tra Zappa (voce, testo assurdo, grotteschi arrangiamenti di fiati) e Fripp. “The Sun Is Shining” è un altro pezzo pop stereotipato e mediocrissimo, con pianoforte, arrangiamenti di fiati e cori femminili, che più che altro è una parodia. In chiusura d’album ci sono però anche i due momenti migliori, che offrono almeno un minuscolo assaggio di quello che sarebbe arrivato. L’ottimo strumentale classico “Suite No. 1” regala uno sguardo sul genio chitarristico di Fripp e uno spiraglio sul suo futuro. Nella prima parte ci si gode il gioco a dita veloci di Bob con accompagnamento di pianoforte (sullo sfondo si sente anche un po’ di mellotron), poi lo porta del tutto verso acque flamenco/jazz. Qui si vede la base e da dove il maestro avrebbe poi esteso la sua influenza sui progetti futuri e sui suoi allievi, come The League Of Crafty Guitarists e, da loro derivati, i California Guitar Trio. La conclusiva “Erudite Eyes”, con elementi folk e jazz, è un altro dei pezzi che spiccano, il più vicino di tutti a un embrione di King Crimson. Nella prima parte la melodia ricorda perfino un po’ quello che facevano agli inizi i Caravan, fino a quando la chitarra di Fripp non prende l’iniziativa e porta il pezzo in un’improvvisazione jazz atmosferica, dove brillano insieme a Peter al basso. Quest’ultimo mostra qui perché sarebbe poi stato abbastanza bravo anche per i King Crimson. Quest’ultimo brano Michael lo riutilizzerà in versione modificata anche per il suo progetto “McDonald And Giles” (1970), uscito dopo l’addio ai King Crimson.

Nell’edizione CD del 1992 ci sono anche due cose degne di nota. “She Is Loaded” non ha nulla di sconvolgente, un psico/pop molto alla Beatles, mentre “Under The Sky”, che in versione modificata ha trovato la sua strada anche su “Still”, il primo e finora unico album solista di Peter Sinfield, paroliere originale dei King Crimson, che ne ha scritto anche il testo, è un pezzo decisamente più notevole. Questo folk rocker psichedelico vanta bei arrangiamenti sinfonici, una buona melodia vocale, l’uso di mellotron e flauto, mentre Fripp tesse delicati passaggi sulla chitarra acustica. Se fosse uscito nella parte regolare dell’album, sarebbe stato di sicuro il brano migliore.

“The Cheerful Insanity” è prima di tutto un documento storico, che farà gola soprattutto a chi ama i King Crimson e le origini del progressive rock, mentre dubito che raccoglierà peana da parte dei più accaniti fan del rock psichedelico britannico. Se non altro i Giles, Giles & Fripp, nonostante una notevole mancanza di originalità (e quindi di riconoscibilità), hanno lasciato il segno con un simpatico humour nero, e qua e là hanno già mostrato che in loro c’era comunque qualcosa di speciale e imprevedibile, che l’anno successivo, con l’uscita del celebre album dal volto scarlatto, avrebbe portato a una nuova rivoluzione musicale dentro il rock. L’inevitabile scioglimento del gruppo, che nessuno prendeva sul serio (cosa che ovviamente era anche nelle loro intenzioni), anche se la causa principale fu la scarsa promozione, fu annunciato dall’addio di Peter. Fripp e Michael riuscirono poi a trovare nuova linfa nella cantante Judy Dyble (ex-Fairport Convention) e nel polistrumentista Ian McDonald. Quando all’orizzonte si profilava ormai una nuova superpotenza del folk rock britannico, la Dyble se ne andò dopo qualche demo (tra cui “I Talk To the Wind”, che poi, in versione rifinita, finì sull’esordio dei King Crimson). Nel gruppo entrarono ancora il cantante/bassista/chitarrista Greg Lake e il paroliere/tecnico di palco/roadie Peter Sinfield, e i King Crimson erano nati.

E che fine ha fatto, dopo quell’episodio, l’immortale trio di allegri becchini? Peter Giles è rimasto per un po’ in contatto con i suoi due ex compagni e ha perfino accettato il ruolo di bassista sul secondo album dei King Crimson, “In the Wake Of Poseidon” (1970). Poi per anni di lui non si è saputo nulla, finché con ex membri dei King Crimson non ha fondato i 21st Century Schizoid Band, un gruppo che suona i primi pezzi dei King Crimson. Michael, grazie alla sua scarsa visibilità, è rimasto per sempre uno dei batteristi più trascurati della storia del rock, uno che Stewart Coppeland (The Police) ha una volta citato tra i suoi modelli. Dopo aver lasciato i King Crimson nel 1969 ha collaborato ancora da musicista occasionale a “In The Wake Of Poseidon”, dopodiché con McDonald ha pubblicato l’effimero progetto McDonald and Giles (1970). Lo stesso anno ha registrato anche il suo primo album solista “Progress”, uscito soltanto negli anni ’90. Poi ha collaborato da musicista occasionale con vari nomi, tra cui il chitarrista Anthony Phillips (ex-Genesis). Nel nuovo secolo si è unito per un breve periodo a Peter nei 21st Century Schizoid Band e poi ha ceduto lo sgabello allo scomparso Ian Wallace. Fripp, come sa ormai chiunque non abbia passato gli ultimi decenni sotto una lastra di ghiaccio, è diventato l’indiscusso capo dei King Crimson e, da burlone Bob, comico centrale del gruppo, si è trasformato in uno dei dittatori più temibili, ma straordinariamente efficaci, del mondo della musica.

Autore: Peter Podbrežnik

Tracklist:
The Saga of Rodney Toady
1. North Meadow (2:29)
2. Newly-Weds (2:07)
3. One in a Million (2:25)
4. Call Tomorrow (2:31)
5. Digging My Lawn (1:50)
6. Little Children (2:48)
7. The Crukster (1:35)
8. Thursday Morning (2:50)
Just George
9. How Do They Know (2:14)
10. Elephant Song (3:15)
11. The Sun Is Shining (3:06)
12. Suite No. 1 (5:33)
13. Erudite Eyes (5:05)
Bonus track dell’edizione CD del 1992:
14. She Is Loaded (3:11)
15. Under the Sky (4:01)
16. One in a Million (mono single) (2:25)
17. Newly-Weds (mono single) (2:44)
18. Thursday Morning (mono single) (2:57)
19. Thursday Morning (stereo single) (2:57)

Formazione:
Robert Fripp – chitarra
Peter Giles – voce, basso
Michael Giles – batteria

MUSICISTI OSPITI:
R. Cohen, W. Reid, K. Isaacs, G. Salisbury, B. Pecker & G. Fields – violino
J. Coulling & R. Patten – viola
Nicky Hopkins & Mike Hill – tastiere
C. Tunnell & A. Ford – violoncello
C. Hardie & T. Barker – trombone
The Breakaways – cori


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