Tony Mitchell: Church of Restless Soul

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Etichetta: AOR Heaven Records
Data di uscita: 28/8/2020
Produzione: Tony Mitchell & Chris Clansey
Durata dell’album: 63.41 min
Genere: Hard Rock
Voto: 8,5/10


Tony Mitchell è un chitarrista e, prima di tutto, un cantante che il nucleo duro degli appassionati di hard rock mondiale conosce benissimo. Però forse non guasta una breve introduzione. Il tipo è noto soprattutto per la collaborazione con i Kiss of the Gypsy, band che militava sotto l’ala della Atlantic Records USA/Warner Chappell. I brani “Whatever It Takes” e “Take This Old Heart” sono ancora oggi considerati classici del rock melodico. Li trovi sul debutto in studio “Kiss of the Gypsy”, uscito nel 1991. Il gruppo si sciolse poco dopo, perché le etichette rincorrevano nuove tendenze e avevano spalancato le porte alla scena grunge. La band aveva già scritto per intero il secondo album, ma non riuscì a pubblicarlo, per il disinteresse delle etichette. Così nel 1993 tutto finì. Eppure bastò e avanzò perché Mitchell diventasse agli occhi della critica un vocalist stimatissimo. Così, negli anni, molti artisti lo hanno invitato in studio per collaborare ai loro dischi.  Ha prestato la voce all’album di Rick Wakeman “Return To The Centre Of The Earth” (dove tra gli altri suonano anche Bonnie Tyler e Ozzy Osbourne) e ha cantato e suonato la chitarra sul palco insieme ad Alice Cooper, Alan Parsons Project, Jon Anderson (Yes), Tony Hadley (Spandau Ballet) e ai mitici art rocker britannici It Bites, nell’ambito di uno speciale tour sudamericano intitolato “British Rock Symphony” nel 2000. È stato anche membro dei Dirty White Boyz, che nel 2016 hanno pubblicato l’album “Down & Dirty”.

Nel 2018 ha pubblicato il suo album solista in studio “Beggars Gold”, raccogliendo elogi a pioggia dalla critica. Mitchell ha mantenuto una forma creativa di altissimo livello anche nel prosieguo della carriera. Solo quest’anno ha messo insieme ben 28 pezzi nuovi, e ne ha scelti 13 per il nuovo album, a cui ha dato il titolo “Church Of A Restless Soul”.

Anche stavolta Mitchell voleva semplicemente esplodere a tutta forza. È un vero album hard rock da cantautore. Personale, a cuore aperto. Senza nascondigli di sorta. Il tipo si presenta frontale e senza peli sulla lingua. Di sicuro c’è una tematica totalmente apolitica  e sì. Non c’è molto da indovinare. Dentro c’è esattamente ciò che l’hard rock cerca. Vero hard rock. Si parla anche dei dolori dei cuori spezzati, ma allo stesso tempo quello stesso cuore viene spalancato per un risveglio personale, e così l’album (nel suo insieme) suona molto ottimista. Una specie di sveglia. È molto lungo. Per un album hard rock, quasi 64 minuti sono semplicemente troppi. Ma nessun problema. Mitchell ha di nuovo messo insieme 13 pezzi molto buoni, che offrono anche una piacevole dose di varietà negli arrangiamenti e nella composizione, portando la dinamica che ci vuole. Con idee guida forti, frasi di chitarra marchiate a fuoco e naturalmente una pomposa voracità, che afferra con particolare intensità nei ritornelli sensuali. È un album da predica. Come dice il titolo. E non solo. Già la title track che apre il disco regala un dettaglio interessante: nel ritornello, la voce di Mitchell è sostenuta da armonie di accompagnamento con cori gospel. Anche nel resto dell’album queste armonie che avvolgono la voce principale rafforzano la sensazione di una celebrazione personale del musicista. Tony Mitchell ha un timbro vocale estremamente piacevole. Una voce potente, rifinita, autorevole, sostenuta in modo palpabile da una dose più o meno alta di raucedine, e di un carisma altissimo.

Per il nuovo album Mitchell si è legato a una guarnigione di nomi affermati del mondo dell’hard rock (quello buono) e ha dato loro carta bianca per tirare fuori il meglio di sé. Nel disco suonano Danny Vaughn (Tyketto) in duetto nel brano “The Mighty Fall”, Tim Manford (Dante Fox), Neil Ogden, Paul Hume (Demon & Lawless, Dirty White Boyz), Nigel Bailey (Bailey, 3 Lions, Dirty White Boyz), The Rogues Gallery Rock Choir, Shawn Charvette e Josh Tabbie Williams (Midnite City).

Con questo album c’è poco da scherzare. Ha una produzione eccellente. Viva, per niente patinata, ma incredibilmente organica. Il paesaggio sonoro è rigoglioso e vivace. Gli arrangiamenti sono sostenuti in modo concreto anche dalla parte acustica. Il difetto un po’ più grosso del disco è ormai una constatazione quasi classica quando si parla di album hard rock. È troppo lungo. Ci sono troppi pezzi. E anche troppe ripetizioni in certi brani, per cui pezzi come The Mighty Fall, la ballad I Believe In Angels e Sacrifice risultano un filo stucchevoli. Non solo troppo lunghi, ma anche faticosi da ascoltare, perché potrebbero durare almeno un minuto e mezzo in meno. Curioso però che la cosa non dia fastidio nel pezzo più lungo del disco, la cupa e tragica Killing Me To Love You. Probabilmente proprio perché il cuore del brano si sviluppa su accordi minori. In ogni caso questo difetto, cioè l’album a tratti «troppo ricco», nasce dal grande impegno e dalla verve creativa di Mitchell e dalla voglia di dare il meglio. Eppure in certi punti ottiene l’effetto opposto. In un genere in cui è già stato detto tutto da un pezzo, vale la pena essere razionali nel riciclare. Punteggio che sale o che scende. La sostanza musicale è questione di gusti personali, quindi il giudizio sta a voi. Dal punto di vista stilistico, questo album potrebbe interessare agli amanti dei Bon Jovi classici, e anche dei Gotthard europei. Per tutta la musicalità catturata, di cui l’album letteralmente trabocca, e per le armonie vocali nei ritornelli, può suscitare l’interesse dei fan di gruppi come i Danger Danger. Da lì non si è lontani dai lavori solisti di Ted Poley, e dai Tokyo Motor Fist. E? Poi i Def Leppard sono a un tiro di schioppo. Ma, come detto, lo si percepisce al secondo e al terzo ascolto, perché l’album ha un quadro produttivo completamente diverso. Un posto speciale nel disco spetta alla conclusiva Heaven Is Falling, che deve un po’ di ispirazione ai Led Zeppelin dell’«era Kashmir».

L’album è sotto ogni aspetto molto buono, se non addirittura eccellente. Come detto, qualche pezzo a medio ritmo o da ballad è di troppo, così come alcune ripetizioni dei ritornelli. Con dieci punti, questo lavoro si piazzerebbe ancora più in alto. Mantiene comunque, senza peli sulla lingua, l’alto livello qualitativo del suo predecessore, uscito due anni fa. Per questo farà di nuovo impazzire tutti gli amanti della fretta adrenalinica, sincera, sfrenata e ortodossa dell’hard rock, quella che ti prende al primo ascolto e in cui regnano melodie che ti agguantano all’istante. Un album che oggi è una sorta di seguito lontano ma logico della storia dei Kiss of the Gypsy, e un disco che entusiasmerà i fedeli dell’hard rock e la cerchia delle band elencate sopra. Servitelo caldo.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Church Of A Restless Soul,
2. Living On The Run
3. In & Out Of Love
4. The Mighty Fall (feat. Danny Vaughn)
5. Electric
6. I Believe In Angels
7. Killing Me To Love You
8. Never Wanted Love
9. One Good Reason
10. Sacrifice
11. Shattered Dreams
12. Evil Woman
13. Heaven Is Falling

Formazione:
Tony Mitchell – voce, chitarra, tastiere
Paul Hume – chitarra solista
Tim Manford – chitarra solista (Living on the Run, Electric, I Believe in Angels, Never Wanted Love & Sacrifice)
Shawn Charvette – tastiere
Neil Ogden – batteria
Nigel Bailey – basso
Josh Tabbie Williams – basso
Rogue Gallery Rock Choir – cori
Danny Vaughn – voce (The Mighty Fall)

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