Devin Townsend Project: Ghost
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 20/06/2011
Produzione: Devin Townsend
Durata dell’album: 72.45 min
Genere: Ambient Music/Progressive Metal
Voto: 9.5/10
«Ghost» è il secondo dei due album in studio che Devin Townsend, nell’ambito del suo progetto solista e in perfetta linea con la sua natura musicale bipolare, ha sfornato lo stesso giorno. «Ghost» era l’opposto esatto, musicalmente e atmosfericamente, dell’album nervoso, rumoroso, avanguardistico, caotico e sperimentale «Deconstruction» (recensione di RockLine), perché qui Devin si è lanciato del tutto a sorpresa nel territorio della musica ambient e del rock progressivo, con qualche elemento post-rock e folk rock. Con questa mossa si è guadagnato un bel po’ di nuovi seguaci, che non avevano mai avuto a che fare con i suoi soliti progetti prog metal e prog rock.
«Ghost» è un disco spiccatamente meditativo, di una bellezza ambient serena e quieta, che riflette il lato più delicato e ‘illuminato’ di Devin, quello che non mostra poi così spesso. Nella costruzione delle armonie vocali a Devin è stata di grande aiuto la cantante Katrina Natale, che su «Ghost» in più di un’occasione prende in mano da sola il testimone del canto. Tra i vecchi compagni di Devin, un ruolo importante l’ha giocato il tastierista Dave Young, che ha messo sul piatto un numero invidiabile di imponenti arrangiamenti ambient, mentre il ruolo chiave nella costruzione del ‘muro sonoro’, con le sue doti di produttore, chitarrista e cantante, è toccato a Devin in persona.
Tutti i brani si fondono l’uno nell’altro in modo armonioso e regalano un meraviglioso viaggio ambient. L’opener «Fly» costruisce un’atmosfera serena su veli di tastiere sognanti ed eteree armonie vocali. «Heart Baby» porta l’ascoltatore su distese ambient un po’ più malinconiche, con qualche arrangiamento di chitarra acustica e splendide armonie vocali maschili e femminili. «Feather», con la sua natura ambient epica, le armonie vocali e i veli di tastiere ondeggianti, è uno dei vertici di «Ghost» e il momento in cui il canto etereo di Devin trova la sua migliore espressione possibile.
«Kawaii», parola giapponese che indica la tenerezza, è un brano ambient estremamente fragile e leggero, con ampi veli di sintetizzatori ed effetti, in cui l’iniziativa passa subito a deliziose armonie vocali. La title track, con al centro massicci muri sonori ed eteree armonie vocali, è carica di un’atmosfera positiva. Questa creatura suona come un incrocio quasi ideale tra post-rock, folk e musica ambient. «Blackberry» contiene elementi country ed è una specie di prototipo di quello che Devin avrebbe mostrato qualche anno dopo con il side project Casaulties of Cool.
Nello strumentale new age «Monsoon», che suona come un viaggio ambient nel sud-est asiatico, l’ascoltatore può godersi veli di tastiere ondeggianti e i delicati suoni del flauto di Kat Apple. «Dark Matters», che crea una fusione armoniosa tra muro sonoro, arrangiamenti di fiati e imprese vocali eteree, è intrisa di atmosfera nostalgica. «Texada», che prende il nome da una grande isola della Columbia Britannica (Canada), è un’altra creatura ambient estremamente intensa, con regali armonie vocali maschili e femminili, eterei veli sonori e deliziosi arrangiamenti acustici.
«Seams» è un delicato requiem ambient che oscilla tra atmosfera misteriosa e malinconica. «Infinite Ocean», estremamente rilassante in chiave ambient e con anche elementi di art rock e psichedelia, si può annoverare tra i momenti più intensi di questo album. «As You Were», vera incarnazione della musica per rilassarsi, è una chiusura riuscitissima del viaggio ambient epico attraverso paesi e stati di coscienza diversi.
«Ghost» doveva uscire in origine come doppio album, ma Devin ha poi cambiato idea. Presto ha scartato anche l’idea di pubblicare i brani inediti come «Ghost 2», perché si è reso conto che, con la loro natura più incalzante, cupa e malinconica, non sarebbero stati un seguito adeguato al predecessore. Alcuni di questi pezzi sono comunque usciti più tardi sul disco extra dell’esordio del side project di Devin, Casaulties of Cool.
Con l’avventura ambient di «Ghost» Devin ha dimostrato ancora una volta la sua straordinaria ampiezza compositiva e la sua apertura ai generi più diversi, provando di saper creare musica ambient di rara profondità. Un album più diverso da «Deconstruction» non avrebbe potuto farlo. Ha spiazzato per bene i suoi fan metal della prima ora, che non se l’aspettavano ma che alla fine hanno accolto «Ghost» per lo più bene, e con loro anche tutti quelli che lo immaginano solo come una specie di professore di rock e metal sperimentale incontrollabilmente ‘fuori di testa’, eccentrico e scatenato.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Pubblichiamo la recensione dell’album nel giorno del 49° compleanno di Devin Townsend, a cui auguriamo ancora tantissime idee musicali meravigliosamente folli e un’ispirazione creativa senza fine.
Tracklist:
1. Fly (4:15)
2. Heart Baby (5:55)
3. Feather (11:30)
4. Kawaii (2:52)
5. Ghost (6:24)
6. Blackberry (4:53)
7. Monsoon (4:37)
8. Dark Matters (1:57)
9. Texada (9:30)
10. Seams (4:04)
11. Infinite Ocean (8:01)
12. As You Were (8:47)
Formazione:
Katrina Natale – voce
Devin Townsend – chitarra, basso, voce, sintetizzatori, banjo
Dave Young – tastiere, sintetizzatore Nord, armonium, mandolino, ‘software’ per computer (Ableton Live)
Kat Epple – flauto, fiati
Mike St. Jean – batteria, percussioni
