Con il nuovo album i Metalsteel tornano a un heavy metal più autentico (2021)
Ti serve un consiglio su come crescere dei figli che sognano di suonare in una band metal? Lascia che la strada ti porti a Medvode, dove i genitori di un quartetto di ragazzi ormai adulti (e di una ragazza) ti toglieranno ogni dubbio in un attimo: vent’anni fa hanno fondato i Metalsteel, quando le candeline sulla loro torta di compleanno avevano superato di un soffio la decina. Il resto è storia.
Di solito alle domande dei media risponde Rok, ma questa volta abbiamo dato la parola a quella che i ragazzi hanno convinto a unirsi a loro dopo appena due settimane di ravvicinato incontro con la batteria. Da allora hanno messo insieme un numero invidiabile di album e di concerti in patria e all’estero, ma soprattutto hanno raccolto con gratitudine esperienze segnate dalla musica metal. Quest’anno festeggiano 20 anni di attività e sperano di celebrarli come si deve: tornando sul palco, a suonare di nuovo davanti al pubblico di casa e a presentare il nuovo album in studio, il settimo.
Per scacciare almeno un po’ la noia e ricordare i vecchi, bei festoni, hanno preparato una serata, il Metalsteel livestream show – tribute to legends, in programma venerdì 14 maggio 2021 con inizio alle 20.00, dove oltre a loro si esibiranno gli ospiti Aleks Škofljanec (Negligence, ex Metalsteel), Mario Murgič, Jan Leščanec (SkyEye), Aleksandra Josić (King Foo), Frenk Stritar (Hangar 55) e Igor Zonta (Cowboys from hell). Oltre al livestream sulla pagina FB del Klub Jedro Medvode e di Radio Bob, il concerto sarà trasmesso in diretta anche via etere su Radio Bob – 100 % rock: FM 87,6 MHz (Lubiana e dintorni), DAB+ 215,072 MHz, blocco 10D (in tutta la Slovenia), stream online e app mobile (TuneIN Radio ecc.).
Per saperne di più, leggi le righe qui sotto con Daša Trampuš, che nei Metalsteel ogni tanto batte anche i pugni sul tavolo, ma soprattutto sulla batteria.
RockLine: Si dice che sia buona cosa partire dall’inizio, quindi… Come ricordi il tuo ingresso nella band? Come ti hanno accolta i ragazzi?
Daša: È andato tutto molto in fretta. Per il mio quattordicesimo compleanno mi hanno regalato una batteria e poco dopo, quando praticamente non sapevo ancora fare niente, il 17 marzo 2002 sono venuti da me Alex, Rock, Matej e Beni. Ormai ci frequentavamo parecchio, perché a Medvode ci eravamo «annusati» tutti quelli che ascoltavano metal. Seguivo i Metalsteel già da prima, con grande fedeltà, e ogni tanto andavo anche alle loro prove. A una di queste, in prima media, a tredici anni, mi sono seduta per la prima volta dietro a una batteria.
Quel giorno i ragazzi mi hanno sconvolta del tutto chiedendomi se volevo unirmi alla band. La batteria ce l’avevo da due settimane appena, il che significa che non sapevo suonare nulla, a parte il ritmo base che avevo imparato l’anno prima alle loro prove. (risate)
Ero piuttosto timida, perciò ho dubitato della loro scelta. Loro suonavano insieme già da due anni e io ero ancora proprio agli inizi. E anche se non amavo mettermi in mostra, la voglia di provarci era semplicemente troppo forte.
Quell’estate la band aveva in calendario parecchi concerti e io ho suonato con loro per la prima volta a giugno. Questo vuol dire che in tre mesi ho dovuto imparare la loro setlist, che all’epoca contava circa 35 pezzi (inediti e cover). Hanno proposto che a insegnarmi e prepararmi per l’esordio fosse Franci, il padre di Beni, anche lui un ottimo batterista, e così ci trovavamo a provare ogni venerdì nel nostro garage.
Per il compleanno di mio padre abbiamo organizzato un concerto «pre-première» nel vecchio moto club di Medvode, per capire com’è suonare davanti al pubblico e stare sul palco, e per superare in qualche modo quella prima ondata di panico da palcoscenico. Poi, ovviamente, si è fatto sul serio e a quanto pare me la sono cavata piuttosto bene. (risate)
RockLine: All’epoca eravate tutti quasi dei ragazzini: gli adulti vi hanno dato una mano a farvi strada sulla scena? E a casa come vedevano il vostro percorso musicale, i genitori vi hanno sostenuti?
Daša: Certo, senza il sostegno dei nostri genitori non ce l’avremmo mai fatta! Ne parliamo spesso e siamo consapevoli di quanto siamo fortunati, perché sono stati proprio loro a regalarci un’infanzia e un’adolescenza bellissime, che senza il loro appoggio al cento per cento non avremmo potuto vivere. Anche se loro stessi dovevano fare i conti con le critiche di vari tipi sul modo in cui ci crescevano, ci sono sempre stati accanto! Soprattutto, abbiamo imparato tantissimo gli uni dagli altri e ogni singolo viaggio verso un concerto era una storia e un’avventura a sé. (risate)

RockLine: Non è esattamente normale che una band resista così a lungo, per di più con una formazione praticamente identica. Voi funzionate benissimo da ben due decenni. Qual è il segreto?
Daša: Prima di tutto siamo sempre stati buoni amici, uniti fin dall’inizio dall’amore per la musica metal. Il segreto sta probabilmente proprio nel fatto che stiamo insieme da piccoli: praticamente siamo cresciuti insieme.
RockLine: In tutto questo tempo ne avete passate tante, sia come band sia come singoli. Come vedi la strada che avete percorso? Come si è evoluto il gruppo?
Daša: Il gruppo è cresciuto in modo adeguato all’età. Dagli undici anni che i ragazzi avevano quando sono nati i Metalsteel fino a oggi, si sente anche nella musica e nei testi, che sono una specie di diario «musicale» del cammino fatto e delle varie fasi. Come ho già detto, la musica ci ha regalato e ci regala ancora le emozioni e le esperienze più belle.
RockLine: Vi capita di ridere di cuore ripensando a certe disavventure, o di storcere il naso davanti a un ricordo del tipo «questa potevamo proprio risparmiarcela»? Ce ne racconti qualcuno?
Daša: Uffa, i ricordi e le discussioni su di essi sono sempre in scaletta, e ovviamente ne nascono anche di nuovi! In vent’anni se ne sono accumulati tanti e in certi casi fanno parte della nostra quotidianità, del nostro modo di esprimerci e delle «battute interne». Chiunque sia stato o sia ancora parte dei Metalsteel ha avuto e ha il suo ruolo, il suo carattere, ed è davvero difficile sceglierne uno solo.
Ma dai, diciamo… La notte in un convento in mezzo al Belgio, dove alle quattro del mattino una suora ha accolto dieci metallari e ci ha accompagnati nelle stanze dove avremmo dormito, arredate come si conviene a un convento, ovviamente, non la dimenticherò mai. La storia che c’è dietro è molto più ricca, ma lo spazio, purtroppo, è poco. (risate)
Anche i ricordi meno piacevoli ci sono, è naturale, ma non sono molti. Comunque non ci pentiamo di niente, tanto non avrebbe senso.
RockLine: In generale le donne si sono affermate da tempo nel rock/metal, ma da noi siete ancora più o meno una rarità. Soprattutto le batteriste. Che cosa ti ha portata sullo sgabello della batteria?
Daša: La batteria mi ha sempre attirata e da bambina sognavo spesso di suonare su un palco con una band. Sullo sgabello mi ha portata quel giorno in prima media, alle prove dei Metalsteel. Subito dopo, a casa, ho espresso il desiderio di suonare la batteria e con il cuore in gola ho chiesto ai miei se era possibile che me la comprassero. Sono rimasta scioccata dalla risposta affermativa. L’ho avuta in meno di un anno.
RockLine: Avevi per caso un modello a cui ti ispiravi?
Daša: No, non ho nessuno come grande modello! I musicisti che stimo moltissimo sono tantissimi e poi non sono il tipo che riesce a sceglierne uno solo.
RockLine: Non vorrei suonare sessista, perché non è questa l’intenzione, però… Come donna, unica nella band, batterista, ti sei mai trovata davanti a un trattamento diverso da quello riservato ai tuoi colleghi, in positivo o in negativo? Oppure nel metal regna la parità tra i sessi?
Daša: Mai, davvero! E non solo nel metal, ma in generale! Proprio per questo non ci ho mai fatto caso.
RockLine: Vi fate notare anche per l’attività in studio. Avete alle spalle ben sei album in studio e uno live. Come nascono? È una specie di esplosione spontanea di creatività, li pianificate con cura, avete ruoli distribuiti su chi fa cosa e così via?
Daša: Direi decisamente che si tratta di un’esplosione spontanea di creatività… All’inizio, con i primi quattro album, avevamo comunque una data di uscita approssimativa e forse per questo eravamo più costanti, visto che avevamo anche più tempo. Più avanti, con più impegni, abbiamo dovuto affidarci al motto «uscirà quando uscirà» (risate). Per il resto, la maggior parte dei pezzi la scrivono Rock e Beni, poi tutti insieme costruiamo l’insieme, cioè gli arrangiamenti, e rifiniamo tutto in studio. Lo studio è sempre una bellissima esperienza!
RockLine: Avete diviso il palco con band come Saxon, Helloween, Steve Lukather, W.A.S.P., Iced Earth… e vi siete fatti largo anche sui palchi internazionali. In che cosa questi concerti erano diversi da quelli di casa? Avete avuto tensione, come li avete vissuti?
Daša: Dividere il palco con nomi così grandi dell’heavy metal non ha prezzo e queste sensazioni sono la cosa più bella che un musicista possa vivere, anche se con la maggior parte di loro abbiamo in realtà suonato in Slovenia (Helloween, WASP, Iced Earth, Saxon…).
Mi ricordo quando nel 2003 abbiamo suonato al Rock otočec con Primal Fear e Apocalyptica… Di solito prima di un concerto non dormivo per giorni per l’entusiasmo, ma quel giorno, al mattino e lungo la strada verso il Rock Otočec, per l’agitazione vomitavo bile e non sapevo se sarei riuscita a portare a termine il concerto, che allora era, ovviamente, il live più importante della mia vita. Per fortuna poi è andato tutto bene!
La cosa curiosa è che ero sempre meno nervosa quando suonavamo all’estero. In ogni caso per noi il pubblico di casa è sempre stato il più importante, senza di lui la band farebbe fatica a esistere!
RockLine: Nel 2009 avete unito le forze con il leggendario cantante americano James Rivera (Helstar, Malice, Seven Witches). Come vi siete «trovati», di che collaborazione si tratta e va ancora avanti?
Daša: La collaborazione con James è un capitolo davvero speciale nella storia dei Metalsteel e mi sembra che sia stato proprio lui ad allargarci ancora di più gli orizzonti musicali!
Nel 2009, quando gli Helstar suonarono nella nostra piscina di Kranj, James cercava una band per il suo progetto Sabbath Judas Sabbath, che voleva portare in giro per l’Europa. Una nostra amica allora gli suggerì di rivolgersi a noi, e così fece. Quando Rok mi ha detto che James voleva avviare con noi un progetto europeo, mi è quasi venuto un colpo. Io, infatti, avevo passato tutte le superiori ad ascoltare gli Helstar e non riuscivo a credere che a qualcuno del Texas potesse venire in mente di collaborare con una band slovena.
Con James siamo diventati subito ottimi amici e i tour con lui sono sempre stati vere avventure! In realtà la nostra collaborazione non è mai finita e speriamo di poter salire ancora insieme sul palco!
RockLine: Il materiale per il nuovo album è registrato. Quando sono avvenute le registrazioni, dove, e chi ha partecipato?
Daša: Le registrazioni si sono svolte nell’estate del 2020, nello studio RSL con Bojan Pahljina, che ci è stato davvero di grande aiuto ed è anche il co-produttore dell’album. Mix e mastering li ha curati Beni, che ancora una volta si è superato.
La copertina dell’album l’ha realizzata Mark Jordan, con cui collaboriamo fin dall’album This is your revelation. Il design del booklet è opera di Mihaela Žitko (tra l’altro anche batterista nella band Mist), mentre le foto sono di Max Petač (Max Visuals). Con tutti loro, ovviamente, collaboriamo alla grande ormai da qualche anno!

RockLine: L’album porta qualcosa di nuovo rispetto ai precedenti? Qual è il concept, quali temi vi hanno ispirato?
Daša: Sarà il nostro settimo album in studio e credo che con questo siamo tornati un po’ indietro, a un heavy metal più autentico. Il concept, ovvero il punto in comune tra musica e testi, sono i temi della vita che incontriamo e su cui prima o poi ci interroghiamo tutti. Forse un’altra particolarità è che stavolta in certi pezzi abbiamo sperimentato un po’ di più anche con altri strumenti.
RockLine: In un’intervista Rok ha raccontato con entusiasmo che hai scritto il testo di due brani, dato che negli ultimi 15 anni scrive tutto lui. Com’è che ti sei messa a scrivere e di che brani si tratta? Ti cimenterai come autrice anche in futuro?
Daša: È vero, Rok è sempre stato l’autore dei testi nei Metalsteel. Gli altri non hanno mai mostrato granché interesse e così è finito tutto sulle sue spalle. (risate) Io scribacchiavo qualcosa fin da piccola, ma non mi sembrava mai abbastanza buono per il pubblico e, allo stesso tempo, non riuscivo a scrivere un testo per intero.
I due testi che ho scritto sono nati del tutto spontaneamente: non mi sono messa a scrivere di proposito. Le parole del primo continuavano a ripresentarsi nella mia testa, soprattutto dopo la morte di un nostro amico, a cui abbiamo dedicato anche il brano Fallen Brother, scritto interamente da Rok, e una mattina alla fine ho messo tutto su carta.
Certo che scriverò anche in futuro, se l’ispirazione verrà a galla: con me, a forza, non funziona.
RockLine: Di recente avete presentato il terzo singolo dell’album in arrivo: com’è andata come accoglienza?
Daša: Il brano Death = life l’ha scritto Rok e per poco non finiva sull’album, perché mentre lo realizzavamo ce n’eravamo completamente dimenticati. (risate) La decisione di pubblicarlo come terzo singolo è stata presa con l’aiuto di amici musicisti, che abbiamo coinvolto nel processo chiedendo il loro aiuto. Abbiamo ricevuto reazioni ottime sia dalla Slovenia sia dall’estero, dove abbiamo la maggior parte dei nostri sostenitori, soprattutto in Sudamerica.
RockLine: Quando uscirà ufficialmente il nuovo lavoro e potete già pianificarne la promozione?
Daša: Se non fosse stato per la situazione legata al Covid, l’album sarebbe probabilmente già fuori, invece possiamo solo aspettare e sperare che le condizioni migliorino il prima possibile, così da poter tornare presto a vivere, almeno in parte, e fare ovviamente la promozione dell’album. Per ora ci adattiamo alla situazione, ma speriamo di pubblicarlo a settembre.
RockLine: Se quest’anno ci restituirà i concerti dal vivo non lo sappiamo ancora, ma comunque… Festeggerete il 20° anniversario di attività della band?
Daša: Se le condizioni lo permetteranno, daremo ovviamente il massimo per festeggiare il 20° anniversario dal vivo! Penso che ormai lo desideriamo tutti tantissimo!
RockLine: Chiudiamo con una nota più scherzosa… I ragazzi che ascoltano? Ti tocca mai battere anche i pugni sul tavolo? Magari anche questo è il segreto della longevità della band?
Daša: Eh eh, il «battere i pugni sul tavolo» da noi funziona a turno, a volte io, a volte gli altri!
Autrice: Nataša Fajon
Foto promozionali: Max Petač (Max Visuals)
Galleria del concerto: Aleš Podbrežnik (concerto Helstar & Metalsteel del 21 febbraio 2017, Orto bar Ljubljana – recensione del concerto!)