Jure Lesar: Je kaj novega

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Etichetta: Dallas Records
Data di uscita: 25. 2. 2021
Produzione: Denis Horvat & Jure Lesar
Durata dell’album: 36.55 min
Genere: cantautorato / Rock / Pop
Voto: 8.0/10


A fine febbraio di quest’anno è venuto al mondo anche il secondo album solista del musicista sloveno della costa Jure Lesar, intitolato “Je kaj novega”. Non è passato molto da quando in radio giravano i brani dell’album »Zemljin sin« (2018, RockLine recensione), e già girano i singoli del nuovo disco. Eh già. In relativamente poco tempo, l’ambizioso ragazzo ha messo in fila due album solisti. In una terra di rockettari frustrati, dove da decenni e decenni regna il falso velo morale secondo cui conta solo ciò che suona la fisarmonica, due album rock usciti in così poco tempo non sono mica poca cosa. Otto brani nuovi e poco meno di 37 minuti di musica. Per questo genere, con quel minutaggio, otto pezzi sono in effetti pochi. Che nel frattempo il nostro Jure sia diventato un rocker progressive? Niente paura, niente shock. Anche nel nuovo album il rock e il pop a misura di radio cercano diverse strategie per arrivare alle rotazioni sulle frequenze mainstream.

Stavolta l’album, nel complesso e rispetto all’aura del debutto, suona più ‘bluesy’. Be’, almeno è questa la sensazione generale mentre lo ascolti. Non cercare particolari avventure musicali, perché non ci sono, ma anche nel minimalismo è difficile arrivare a una certa acutezza. Anzi, ancora di più. Jure ha già dimostrato in passato, senza mezzi termini, di avere un senso interiorizzato e raffinato per la costruzione di una composizione che accende subito, se non all’istante. Lo abbiamo assaggiato anche sui due album della sua band passata (alternative rock), gli Eskobars. Il tipo sta decisamente maturando, e ciò che piace in particolare di questo album è il nocciolo della ricerca di un modo grande e organico di porgere la sostanza musicale.

A Jure bisogna prepararsi un po’. Al suo approccio vocale. È particolare, ed è molto importante per definire il tratto riconoscibile di un artista, soprattutto ora che è entrato nei panni del cantautore. Timbro e approccio hanno sempre un pizzico di carattere nero, ma l’occasionale ‘nasalità’ mentre snocciola i versi può diventare un fattore che allontana più di una persona dall’ascolto della sua musica. È un fatto, e definisce anche il suo pubblico, i suoi fedelissimi. Il tipo non risparmia umorismo e sarcasmo nero quando nei versi, più che mai, si occupa del grande fenomeno dell’universo chiamato donna. Be’, tra una ventina d’anni, o magari prima, anche Jure capirà che forse ci ha perso del tempo. Eppure. Gran parte della buona musica rock non sarebbe mai stata scritta se, oltre alle muse musicali, non ci fossero state quelle in carne e ossa. Per questo anche su »Je kaj novega« tutto è esattamente dove deve stare. L’album è un riflesso sincero della natura intima e confessionale di Jure e del tempo in cui è nato.

Jure ha creato un album molto ‘feelingoso’. Estremamente sensuale, organico, sincero. Il suono di chitarra è spesso in risalto, ‘spinto’ in primo piano, nel paesaggio sonoro respira sul collo della voce, mentre il fraseggio convive in un dialogo conciliante e seducente con le tastiere, che creano un arsenale variegato di pastelli sonori con cui le chitarre fanno presa, senza nemmeno evitare il suono degli organi Hammond. La vibrazione di fascino bluesy e pop che attraversa i brani, anche se Jure la fa a modo suo, punta al tipo di pubblico conquistato poco prima di lui da Hamo con i suoi Tribute 2 Love. Questa consapevolezza viene attenuata dal fatto che ci sono collaborazioni con alcuni nomi tra gli strumentisti dell’album.

I pezzi sono seducenti, incisivi, portano un contagioso suono ‘jangle’ di chitarre (anche ‘all’assalto’), che impregna lo sfondo pop dell’album. Sul piano artistico la squadra con Jure è cresciuta di un altro gradino, perché nell’esecuzione del nuovo materiale mostra una coerenza e un’alchimia reciproca eccezionali. Dall’iniziale Parfum, di sicuro il punto più magnetico dell’album, dove l’erotismo è sottolineato nel finale dalla ‘slide’ vorace e strisciante di Zoran Čalić (Big Foot Mama), fino al brano artisticamente più impegnativo, movimentato e interessante, Žeja, e alla ballata conclusiva, particolarmente intima e personale, Malo po malo, »Je kaj novega« regala un’esperienza bella e divertente. Dal punto di vista compositivo e di produzione.  L’album è diverso dal suo predecessore »Zemljin sin«, più risvegliante, più luminoso, se vuoi anche ingenuo, ma di certo eccellente. Su »Je kaj novega« Jure a tratti suona più terreno che nell’album dal titolo terreno. Più maturo, più esperto, meno vulnerabile, ma di nuovo sincero, concreto nei tratti e penetrante nel segno che lascia.

E un’ultima cosa. Anche i brani di »Je kaj novega« sono nati di nuovo per il palco. Hanno la giusta dose di dinamite rock, vorace, di immediata presa, e che dal vivo potrà essere caricata a piacimento, il che significa che anche la presa sarà a piacimento. Questo è certo. Per questo deve salire sul palco il prima possibile, così che »Je kaj novega« possa mostrare la portata definitiva della sua versione di rock and roll. Che succeda. Presto.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Parfum
2. Med in čajna
3. Si kaj utrujena
4. Prihajam domov
5. Moja moja
6. Je kaj novega
7. Žeja
8. Malo po malo

Formazione:
Jure Lesar – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso
Denis Horvat – sintetizzatori, Hammond, pianoforte, basso, cori
Jan Fanedl – chitarra elettrica
Luka Mrdakovič – basso e contrabbasso nel brano n. 6
David Morgan – batteria

Musicisti ospiti:
Zoran Čalić – chitarra elettrica e solista nel brano n. 1
Matej Kože – sassofono nel brano n. 2
Martin Janežič ‘Buco’ – percussioni nei brani n. 2, 3, 4 e 6
coro nel brano n. 7:
Aleksandra Belle, Brina Klemenčič, Danijel Grbec, Darko Mavrič, David Morgan, Denis Horvat, Iva Ivančič, Janko Novak, Jure Lesar, Katja Dekorti, Lauro Skomina, Marko Jezernik, Mirko Potočnik, Pablo Baez, Robert Letica, Sonja Kočevar, Teja Pribac, Teo Collori, Tonja Senčar, Špela Bobič


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