Klemen Markelj: Joe Porcaro aveva l’abitudine di dire ’You are gonna be a bitch’ (2021)

Klemen Markelj (osebni fotoarhiv 2021)
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Con le sue magistrali prese di bacchetta, quest’anno Klemen Markelj ha lasciato il segno su ben tre album esteri. Il primo è il secondo disco del progetto progressive metal irlandese The Vicious Head Society, intitolato Extinction Level Event, il secondo è il nuovo album del progetto gothic e doom metal americano Drift Into Black, intitolato Patterns of Light. Per entrambi ha registrato le batterie di tutti i brani. Sul terzo album del progetto progressive rock britannico Crashed Astro, dietro cui c’è il virtuoso della chitarra, compositore, polistrumentista e produttore Oliver O’Shea, ha invece suonato la batteria in tre degli otto brani totali.

“È incredibile quanta flessibilità di idee, quanta arguzia e quanto acume metta Klemen Markelj in questo album, sia nel piazzare i passaggi di raccordo sia nei fascinosi cambi di ritmica e di tempo,” ha scritto Aleš Podbrežnik nella recensione di Extinction Level Event sul portale RockLine (la recensione completa la trovi QUI).

Per i musicisti sloveni non è facile sfondare sulla scena internazionale, per cui chi ci riesce davvero a forza di duro lavoro e costanza merita ammirazione. Graham Keane, genio musicale irlandese e soprattutto virtuoso della chitarra, sapeva bene perché tenersi Klemen in squadra, dopo che questi aveva suonato su due brani del primo album.

“Markelj è sempre al posto giusto nel momento giusto. Non gli sfugge niente. Sia quando bisogna essere delicati, sia quando c’è da esplodere a pieni polmoni e scatenarsi. Parliamo di un album molto impegnativo, che chiede ai musicisti una spiccata flessibilità e un’ampia apertura mentale verso la visione che sta dietro a Graham Keane,” ha provato a leggere nel pensiero di quest’ultimo Podbrežnik.

Klemen ha affinato il suo sapere al College of Music di Los Angeles, con professori di fama mondiale come Joe Porcaro, Tony Inzalaco, Ralph Humphrey, Gary Ferguson, Dave Beyer, Mike Packer e Richie Gajate Garcia.

Com’è essere ‘il batterista di se stesso’, lo scopri nelle righe qui sotto.

Pare che per il tuo approdo dietro i tamburi sia ‘colpevole’ il tuo omonimo dei Bad Law, la band in cui suonavi la chitarra. Che fine ha fatto quella, o meglio, come mai hai insistito a menare sui tamburi?

Esatto, Klemen Krmelj nel ’94 decise di non suonare più in una band e mi vendette la sua batteria per uno spritz. Già allora, anche se suonavo la chitarra, arrivavo alle prove un’ora prima per poter esercitarmi sui tamburi. Così decisi di prendere io il posto dietro la batteria, e al posto del chitarrista nella band chiamammo mio cugino, il tastierista Gregor Lipušček. Poco dopo vendetti la chitarra e mi dedicai completamente alla batteria. Be’, la mia prima batteria me l’ero già fatta alle elementari, con dei secchi di vernice Jupol.

Dopo i Bad Law hai suonato in parecchi gruppi. Quali, e cosa sottolineeresti di quelle collaborazioni?

Con i Bad Law abbiamo suonato dal 1989 al 1999, e nel frattempo ho suonato anche in una banda di fiati e nel gruppo Oko, con cui abbiamo registrato l’album Live Oko 2000. Per me è stata un’esperienza pazzesca suonare con un virtuoso della chitarra come Pavel Kavec e con un bassista come Ernie Mendillo. Con quest’ultimo, oltre alle prove di gruppo, ci esercitavamo da soli tre volte a settimana. Dal vivo avevamo un’energia incredibile, era fantastico.

Nel trio Oko ho suonato per 3 anni, poi con la mia compagna Katarina Globočnik abbiamo fondato la band progressive metal Obidil. Nel gruppo abbiamo chiamato anche il chitarrista e il bassista dei Bad Law (Tomaž Jelenc e Andrej Čufer) e il tastierista Gašper Kačar. Con gli Obidil abbiamo pubblicato due album, The Magic Word (2003) e Stardust (2008), e abbiamo suonato regolarmente fino al 2011. Nel frattempo la formazione è cambiata un po’: al basso è arrivato Matej Sušnik e alla chitarra Rok Tomšič. Con gli Obidil ho finalmente realizzato il mio desiderio di lunga data, quello di creare musica mia, e per me è stato un vero piacere. Al momento siamo in standby, ma la storia non è ancora finita.

Poi dal 2007 al 2014 ho suonato con The Drinkers, abbiamo registrato l’album Recidiv (2014) e il dvd Od Pira do Školjke (2009). Nel 2010 sono entrato nel trio etno Antorino, con cui abbiamo registrato l’album Antorino – Medieval Crossover – 2011. La grande sfida era come far convivere violino, liuto e batteria. Ho adattato la batteria mettendo, al posto del rullante, un djembe e, al posto del charleston, un tamburello; ho tenuto due casse e 5 tom, e aggiunto tre rototom, dei bongo e un jam block. Un album unico e splendido.

Nel 2016 sono entrato nella band rock and roll Sam’s Fever, con cui abbiamo registrato l’album Fever (2018). Lo stesso anno abbiamo fatto da backing band a Darlene Love in Germania, che ha pubblicato un album dal vivo in due versioni: Darlene Love – Welcome to Germany e Darlene Sings Elvis and other Favorites.

Forse non tutti sanno che hai ‘vinto’ l’audizione per il batterista dei Demolition group, ma poi non sei diventato il loro batterista. Cos’è successo?

Nel 1999 o 2000, non ricordo con precisione, ho fatto l’audizione per i Demolition Group a Brežice. Eravamo 21 batteristi, io sono arrivato per ultimo e sono stato preso, ma quando mi hanno chiesto da dove venivo hanno cambiato idea, perché Železniki è troppo lontana. Lì, mentre tornavamo a casa in macchina, io e Katarina abbiamo deciso di mettere su una band in cui suonare la nostra musica, quella che piace a noi.

Klemen Markelj (archivio fotografico personale 2021)

Come ti sei buttato nella missione ’batterista di te stesso’? All’estero è una cosa abbastanza normale, da noi invece… Allora c’era già qualcuno che lavorava così? Com’è fatta, in concreto, la tua attività da batterista? Per i più il batterista sta dentro una band, tu invece fai tutto da solo nel tuo studio.

All’inizio registravo allo studio Ork a Jevnica, per vari artisti – Avven, Metalsteel, Out of Plumb, Big Nina, Salome, Interceptor, Nessy, Maja Prašnikar, Boris Brvar, Jaka Vižintin, Liam, The Fallen Idea -, poi ho cominciato a sistemarmi uno studio mio. Ho collaborato molto con il produttore Damjan Pančur, che mi è stato di grande aiuto in questo processo.

Quando sono arrivato al punto di poter registrare tutto nel mio studio, ho fatto un sito web e qualche video promozionale. Col tempo i clienti hanno cominciato a farsi vivi da tutte le parti: Europa, America, Africa…

Prima mi mandano una mail con le info sulla musica, poi un demo e le istruzioni. Alcuni mandano solo l’instrumental e io ho carta bianca nel creare, altri invece hanno già deciso come vogliono la batteria in certe parti del brano. Mi ascolto il demo e mi immagino come suonerò certe parti.  A volte mi segno degli appunti, altre volte me le ricordo e basta.

Le idee mi vengono quasi sempre quando non sono dietro la batteria: in bici, a fare una passeggiata o in macchina.  Prima di cominciare a registrare controllo sempre i microfoni, l’accordatura, e a volte cambio il rullante o lo sostituisco, così come qualche volta ritocco qualcosa anche sulla cassa. Ci sono tanti elementi a cui bisogna stare attenti.

Registro la batteria, mando un mix di prova e, una volta approvata la registrazione, mando tutte le tracce via wetransfer. Negli anni mi sono costruito il mio suono, quindi è sempre più facile. In linea di massima registro tutti i generi, ma quelli che mi stanno più a cuore sono il prog metal e il jazz/rock.

E la cosiddetta energia che nasce tra i membri di una band? Come la compensi, o ti coordini in qualche modo, e come lo fai con gli altri che partecipano a un progetto?

Comunichiamo, certo, per mail, Messenger o Skype, e a volte propongo qualcosa, chiedo… Con alcuni parliamo di più, con altri meno. Una volta ho registrato per un cliente della Danimarca che era così contento che, per ringraziarmi della pazienza, visto che avevo registrato tre revisioni di un brano, mi ha mandato sei bottiglie di vino pregiato.

Hai studiato anche a Los Angeles, al LACM – Los Angeles College of Music. Come sei riuscito ad arrivarci, chi ti ha insegnato e com’è stato il percorso di studi?

La prima volta sono andato al LACM di Los Angeles nel 2016, quando ho partecipato al programma estivo. Nel 2009 avevo fatto le prove di ammissione, ottenuto una parte di borsa di studio e completato il primo semestre, poi ho ripreso nel 2012. Allora sono venuti con me Katarina e nostro figlio Vasja. 

Ho scelto il LACM soprattutto per i professori, ma anche per il sole. (risata) Già dopo il programma estivo sono tornato a casa entusiasta e pieno di idee nuove. Solo frequentare ogni giorno gente da tutto il mondo appassionata di musica è ispirante. Durante gli studi stavo all’università dalle 8.00 del mattino alle 22.00, in mezzo mangiavo mandorle e uvetta e bevevo caffè, la sera per rilassarmi mi cucinavo la cena e mi concedevo qualche birra. Il sabato mi prendevo libero, la domenica già mi preparavo per la nuova settimana. È stato davvero fantastico, certo stressante e faticoso, ma fantastico.

Sono stato fortunato ad avere i migliori professori. Joe Porcaro, che chiamavamo Jopo e che purtroppo non c’è più, era incredibile, ispirante, gentile, amichevole e curioso di tutto. Aveva sempre una scintilla negli occhi quando suonava la batteria o raccontava qualche storia. Indimenticabile e inestimabile. Quando qualcuno suonava così bene da far sorridere Joe, lui aveva l’abitudine di dire: ’You are gonna be a bitch.’ Joe Porcaro ha collaborato con nomi come Lao Schifrin, Toto, Paul Anka, Nancy Sinatra, Madona, Barbra Streisand, Pink Floyd, Diana Krall.

Ralph Humphrey era anche lui un musicista molto ispirante, appassionato e perfezionista. È uno dei pochi batteristi ad aver avuto l’occasione e la competenza per suonare con Frank Zappa e con la Don Ellis Big band. Oggi, oltre a insegnare e registrare, lavora con la band prog jazz The Odd Dogs.

Poi ci sono Gary Ferguson, che ha collaborato con nomi come Ray Charles, Gary Moore, Glenn Hughes, Lana Del Ray, Dave Beyer, che ha collaborato con Mellissa Etheridge, Christopher Cross, Richie Gajate Garcia, che ha collaborato con Phil Collins, Tito Puente e Sting, e Tony Inzalaco, che ha lavorato con nomi come Oscar Peterson, Maynard Ferguson, Ben Webster, Dizzy Gillespie, Dexter Gordon. Tony mi ha fatto innamorare del jazz e gli sono grato di cuore per tutto. Ci siamo fatti un sacco di risate e di chiacchierate, e siamo ancora ottimi amici. Con tutti i professori andavo molto d’accordo e con alcuni sono ancora in contatto.

Klemen Markelj (archivio fotografico personale 2021)

Potresti dire che senza questa ‘esperienza americana’ saresti un batterista/musicista peggiore? Cosa sottolineeresti, se ti chiedessero in che modo questi studi ti hanno segnato di più?

Assolutamente sì: oltre al sapere musicale in sé, ci sono le storie dei maestri che hanno fatto la storia musicale del blues, del jazz, del rock, del funk. È un’esperienza indimenticabile, che ti apre gli orizzonti nella vita.

Quest’anno sono usciti due album su cui hai lasciato il tuo segno. Il primo è Extinction level event del progetto progressive metal The vicious head society, ideato dal visionario musicista e virtuoso della chitarra irlandese Graham Keane. Nel primo album avevi suonato la batteria in due pezzi, nel nuovo addirittura in tutti. Com’è nata questa collaborazione e come si è svolto il progetto?

Esatto, The Vicious Head Society (Irlanda) coincide più o meno con gli inizi delle registrazioni nel mio studio. Graham Keane aveva visto il mio video promozionale (2016) e mi ha scritto. Quando ho sentito il demo, sono saltato al soffitto. (risata) Gli ho risposto subito che era assolutamente il mio territorio, e gliene sono molto grato. Nel primo album “Abject Tomorrow” ho suonato la batteria in due pezzi e, nella ristampa, anche in uno strumentale – Xylematic Disembovelent. Quest’anno invece è uscito il nuovo album “Extinction Level Event”, in cui ho suonato in tutti i brani. Abbiamo cominciato a registrare nel 2018 e nel 2020 l’album era finito, ed è uscito il 28. 5. 2021 su cd e come time capsule, dove ci sono entrambi i cd. Con Graham abbiamo un’ottima comunicazione e il processo in sé fila liscio.

Il secondo è il progetto Drift into black, che dal punto di vista del genere è molto diverso dai VHS. Conta qualcosa? In questo momento stai già registrando le batterie per un nuovo album di questo progetto, giusto?

Craig Rossi mi ha scritto la prima volta nel 2018 e da allora abbiamo registrato 4 album. L’ultimo l’ho finito da poco.  Il primo “Dead Suns Under The Forever Moon” è uscito nel 2018 su cd, il secondo “Anthems From The Darkest Winter” nel 2019 su cd e il terzo Patterns Of Light nel 2021 su vinile, di cui sono molto fiero. Ho sempre sognato di sentire la mia batteria su un disco in vinile. L’album che ho registrato da poco, invece, uscirà l’anno prossimo. Craig Rossi ha perfino annunciato che io e il bassista Paul La’Placa siamo da ora membri della band.

Quest’anno è uscito anche l’album dei Crashed Astro (U.K.) Fossil Megacosm. Come genere i tre album sono diversi, vanno dal prog metal e dal doom/death metal fino al prog rock/metal sperimentale, ma non è un fattore decisivo, perché a me piace un sacco suonare stili diversi.

Stiamo assistendo al graduale ritorno degli eventi musicali. Tu stai suonando dal vivo? Ti manca il palco?

L’ultimo concerto l’ho fatto con i Sam’s Fever a gennaio 2020, e in quell’occasione ho anche deciso di lasciare la band, quindi con loro non suono più. I concerti mi mancano assolutamente, sia sul palco che sotto, ma finché resteranno in vigore queste misure insensate, non mi vedrete né sul palco né sotto. Sono convinto però che l’anno prossimo suoneremo e andremo ai concerti di sicuro.

Per chiudere, saltiamo tra i futuri batteristi a cui insegni l’arte delle percussioni. Come si presenta il ‘raccolto’ di batteristi sloveni del futuro?

È vero, ho una scuola di batteria e posso dire che non mi preoccupo per il futuro dei batteristi e delle batteriste in Slovenia. Sono molto fiero dei miei allievi e delle mie allieve. Ogni anno organizzo un concerto in cui ognuno suona un pezzo con la band. A tutti manca tantissimo, l’ultimo l’abbiamo fatto a maggio 2019. Spero che potremo rifarlo il prima possibile, da persone normali e libere.

Di: Nataša Fajon

Puoi leggere l’intervista anche sul portale web Opazovalec.si:

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