Sickbreed: vogliamo ascoltatori che pensino (2021)

SicKBreed (official FaceBook promo archives) 2021
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Chiacchierare con i giovani è sempre qualcosa di speciale. Spesso ti spiazzano con la leggerezza con cui snocciolano opinioni e convinzioni sulle questioni più intricate del mondo, che in un attimo diventano molto più semplici, se non addirittura irrilevanti. Ancora più speciali sono le chiacchierate con i giovani che, con tutta la serietà e la dedizione del mondo, decidono di dedicare il proprio tempo libero a un’attività che in questi tempi turbolenti la società spinge ai margini ancora più accanitamente di un tempo. Ma è proprio questo il senso della musica, del rock. O almeno così dicono tre ragazzi che, a modo loro, formano una band quasi-grunge a metà tra la costa e Lubiana, i Sickbreed, che finora hanno pubblicato l’album di debutto e qualche singolo.

Maks Drobež, Andraž Leben e Damian Sterchi venerdì 29 ottobre 2021, a due giorni da Halloween, la festa ormai quasi di casa che abbiamo importato dal continente d’oltreoceano, ‘si lasceranno alle spalle le strade nebbiose e paludose e inizieranno a infettare in modo invasivo la popolazione costiera locale’. Già un po’ di fifa? Non ancora? Allora aggiungiamo che ‘i loro testi si addentrano in temi come i fenomeni politico-culturali globali, una popolazione sempre più miope, l’estraniazione dal mondo di oggi e come e dove possiamo trovarci un posto in esso’.

Se durante il live dei Sickbreed al CMK di Capodistria, al posto della paura ti assale un desiderio irrefrenabile di riflettere a fondo e di cercare il tuo posto sotto il libero sole, te ne saranno immensamente grati.

“Il nostro obiettivo principale è fare musica sempre migliore, ma saremo contenti anche se per colpa nostra qualche pecorella scappa dal recinto,” hanno infatti riassunto così, con parecchia originalità, il senso di ciò che fanno.

Di più su questo e quello nelle righe qui sotto.

foto: SICKBREED (archivio personale della band)

Il primo album pare sia nato molto gradualmente, aggiungendo brani alla forma pensata in origine – singolo, EP e alla fine album. È una specie di formula per creare? L’avete usata anche per il secondo album?

Andraž: Il primo album l’abbiamo fatto strada facendo. Quando avevamo creato un pezzo, lo registravamo, poi ne facevamo un altro, e quando avevamo messo da parte abbastanza soldi, andavamo a registrare.

Maks: Non avevamo intenzione di fare un album. Prima volevamo fare due singoli per un EP, abbiamo registrato due pezzi, poi ne abbiamo fatti altri due e ci siamo ritrovati con quattro singoli, così è venuta fuori la domanda: perché non fare direttamente un album? E allora abbiamo registrato altri quattro pezzi. Ci abbiamo messo parecchio impegno, perché volevamo che suonasse davvero come un album. E a pensarci … i pezzi stanno insieme piuttosto bene.

Andraž: Abbiamo ragionato su cosa avesse più senso per farlo suonare davvero come un album, e così per esempio abbiamo messo in fondo un pezzo più ’heavy’. Però non volevamo che l’album avesse una storia, eh.

Maks: Non abbiamo pianificato un album come Dark side of the moon dei Pink Floyd. (risate)

Andraž: Già, mica siamo dei maestri così.

Nataša: Non ancora.

Maks: Eh già. Il terzo album sarà così. (ridono tutti)

Anche se uno cerca di evitare le etichette superficiali, è difficile non notare che il primo album è marchiato dal grunge. Vi dà fastidio, era voluto?

Maks: Dipende da chi dei membri chiedi.

Andraž: All’inizio il paragone con i Nirvana mi dava un po’ fastidio, ora mi sta benissimo che siamo grunge, che non siamo ’solo un’altra rock’n’roll band’. Il primo album è decisamente grunge, il secondo è un po’ diverso, ma tende ancora in quella direzione. Comunque non mi interessa cosa dicono gli altri, anche se qualcuno mi dicesse che siamo turbofolk, per me sarebbe lo stesso.

Maks: Devo però sottolineare che dal primo album è cambiato parecchio. Potrei dire che adesso siamo praticamente un’altra band. Soprattutto da quando è arrivato Damian siamo tutta un’altra cosa. Grunge è un’etichetta troppo semplice per appiccicarcela addosso. A meno che non inventiamo il genere progressive grunge.

Sickbreed – The Joy In Deception

Sul secondo album avete preso un’altra strada, fatto qualche deviazione o avete proseguito nella stessa direzione? In cosa il secondo album è diverso dal primo?

Maks: Parecchi pezzi del secondo album li abbiamo già suonati dal vivo, ma guardando l’insieme la strada diversa è evidente. All’inizio, per esempio, c’è un pezzo di nove minuti solo con basso e chitarra, un pezzo è acustico … Abbiamo cercato di mettere dentro più dinamica possibile.

Andraž: In pratica sono pezzi che abbiamo fatto in contemporanea a quelli del primo album, solo che stavolta li abbiamo rifiniti così tanto che ne è venuto fuori qualcos’altro.

Poco dopo l’uscita del debutto Joy in deception (recensione di RockLine) la formazione della band è cambiata. Cosa ha portato il nuovo membro nel gruppo?

Andraž: Damian era un mio compagno di classe, abbiamo provato con lui e con un altro amico in comune, ma Damian se l’è cavata meglio. Una volta ci siamo trovati a parlare per caso e mi ha chiesto se avevo una band, poi per scherzo ha aggiunto se per caso ci serviva un bassista … E in effetti ci serviva.

Maks: Personalmente mi ha sorpreso molto quanto in fretta ci siamo trovati musicalmente. Soprattutto la prima volta che ci siamo visti a casa sua e abbiamo suonato insieme. Incredibile. Questo album l’abbiamo registrato da soli, il che significa che c’eravamo solo noi due: Damian suonava e io lo registravo. E il risultato è ottimo, una dinamica fantastica. Mi sono venuti i brividi, davvero, è stato un momento fatidico.

E tu come ti sei sentito, Damian, quando sei entrato nella band?

Damian: È stato divertente. Cercavo da tempo un gruppo con cui continuare a suonare il basso, che suono da circa otto anni. Fino a quel momento ero stato in gruppi dove suonavamo per lo più cover, niente di proprio. Questo album era quasi interamente già registrato, quindi è stato molto interessante lavorarci e vedere cosa potevo fare col materiale esistente. Alcune linee di basso le aveva già scritte Maks, così le ho prese come base e le ho sviluppate.

Maks: È molto difficile trovare un bassista che dia anche un grande contributo creativo. Damian lo è. Quelle linee di basso le ha cambiate completamente.

Per l’album non si possono ignorare nemmeno i testi, spiccatamente di critica sociale: un ascoltatore superficiale potrebbe dire che siete incazzati, molto incazzati, ma mi sembra che non sia questo il cuore del vostro messaggio. Dove puntate (se puntate) con temi spesso anche controversi?

Maks: (risate) Un messaggio davvero negativo non c’è, forse viene fuori così perché la musica è comunque un po’ triste, depressa, arrabbiata, però … Una bella ispirazione per me sono i Black flag, Henry Rollins, in generale gli hardcorers di quell’epoca hanno fissato il senso nel portare un messaggio positivo dentro il rock e la musica depressa. Non intendo migliorare se stessi in stile instagram, ma far sì che la gente si metta un po’ a pensare.

Andraž: Per dire che la possibilità esiste ancora. Anche se va male, puoi comunque trovare cose belle. Dipende da te se sei capace di vederle.

Maks: Sto pensando a cosa dire … Molto raramente ti capita di pensare a come descrivere i tuoi testi in due frasi. Beh, ero parecchio più giovane quando li ho scritti. Se dovessi riassumere cosa cerchiamo di fare in generale con la band, direi che per ogni pezzo ci schieriamo per un’idea/direzione in modo molto ambiguo. Spesso infatti abbiamo opinioni diverse anche tra di noi, direi che sono soprattutto relativisti. Qualcosa lo dicono, ma è più una descrizione, in cui vuoi lasciare all’ascoltatore la libertà di trarre da solo le conclusioni. Soprattutto nel primo album i ritornelli sono molto semplici, si possono cantare senza pensarci, mentre le altre parti (per es. le strofe) sono un po’ più complicate poeticamente, o viceversa. Deve comunque essere accessibile all’ascoltatore medio, ma allo stesso tempo non deve essere completamente stupido.

Molti artisti hanno incorporato nella loro creatività questo ‘tempo speciale’ che viviamo ormai da due anni, anche in modo molto diretto (le canzoni sul covid piovono). Come hanno influito sulla vostra musica le circostanze cambiate, se l’hanno fatto, ovviamente.

Maks: Depressivo. Risposta molto clichè, lo so. (risate)

Andraž: Personalmente per me è importante fare musica che non sia attuale solo adesso, ma che si possa ascoltare anche fra quarant’anni. Come noi ancora oggi ascoltiamo i Beatles, per dire.

Maks: Mi fa ridere quanti pezzi abbiano acquisito significato durante la quarantena, pur essendo stati scritti prima. Per esempio il pezzo che parla di noia è stato interessantissimo da registrare durante la quarantena, perché è stata lei a dargli un senso, almeno io ho avuto questa sensazione mentre lo cantavo. Beh, un pezzo si riferisce un po’ al covid, ma non direttamente. Sono d’accordo con Andraž, vogliamo schierarci, ma non in modo da essere marchiati da una cosa sola.

Maks, da qualche parte hai detto che il tuo obiettivo è rendere di nuovo pericoloso il rock. Dove vedi questa ‘pericolosità’, in che modo di proporre la musica, e che funzione dovrebbe avere?

Maks: Il rock è avanguardia. Il problema nasce quando l’avanguardia diventa mainstream. Il rock ha vissuto la sua popolarità mainstream, per questo oggi è una parodia di sé stesso. Le band che erano popolari negli anni Novanta e ora vivono la fase da leggende sono oggi ipocrite rispetto al loro scopo originario. Sostengono infatti le opinioni di enormi corporation, le cose contro cui dovrebbero combattere. Loro hanno raggiunto i loro obiettivi, ma si comportano ancora come se non li avessero raggiunti.

È facile dire che, per esempio, il KKK sia orribile, sono cose su cui siamo tutti d’accordo. La musica rock deve essere lo specchio della cultura, o meglio il suo opposto, e il suo scopo è far incazzare la gente. È allora che si è costretti a mettersi a pensare. Quelli che si arrabbieranno ma continueranno solo ad arrabbiarsi e a restare sulle proprie posizioni non li puoi cambiare, io vorrei ascoltatori che pensano, che siano uomini di 40 anni o ragazzine di 12.

Il percorso di un musicista di solito va così … Ti piace la musica, impari a suonare uno strumento (o più d’uno, o a cantare), metti su una band, suoni i pezzi che ti piacciono, fai concerti … Oggi in tanti si fermano qui. Cosa vi ha spinto a creare musica originale? Era l’obiettivo fin dall’inizio, la voglia è venuta dopo, c’è stato magari uno ‘scatto’ particolare?

Andraž: Abbiamo suonato cover solo ai primi concerti, e anche allora poche. Non riuscirai mai a suonarle così bene da farle suonare come l’originale. Se proprio suoni, di’ quello che pensi tu, non qualcosa che ha scritto qualcun altro.

Maks: È difficile fare una buona cover. Ci metti esattamente lo stesso tempo che per un pezzo tuo, per inserirlo nel sound della tua band. Spesso ci chiediamo se includere qualche cover, ma quando pensiamo che per noi sarebbe un pezzo nuovo da imparare … Boh, la spinta è maggiore quando fai il tuo.

I testi sono in inglese. Nel rock/metal in generale prevale, quindi non cantare nella lingua madre non è certo una deviazione. Eppure … Perché hai scelto l’inglese? Ti esprimi meglio in inglese, puntate al pubblico straniero o altro?

Maks: Quando ascolto musica, tutto quello che mi piaceva era in inglese. Le band con buoni testi sloveni sono rare, ma mi hanno comunque influenzato parecchio. L’inglese per me è stata una scelta logica. È vero anche che puntiamo a un pubblico più ampio. Tante band in Slovenia sono popolari solo perché hanno i testi in sloveno. E non intendo niente di male. È più facile diventare una grande band da noi che nel mondo, quindi ci siamo dati un obiettivo più grande.

Cosa distingue, secondo i vostri gusti, un buon musicista da uno scarso? Cosa vi convince di più ad ascoltare qualcuno più volte, a seguirlo?

Andraž: La sicurezza. Che ti prendi la responsabilità di quello che suoni, di quello che dici. Anche se per esempio ogni tanto sbagli, l’ascoltatore penserà che l’hai fatto apposta.

Il secondo album è finito, ma dovremo aspettare ancora per la sua uscita. Il colpevole è il guastafeste degli ultimi due anni. Qual è dunque il piano?

Andraž: Adesso stiamo cercando di girare i videoclip, per far uscire i pezzi gradualmente. Pubblicare singoli che faranno anche da promozione per l’album. Una data ancora non ce l’abbiamo, prima gireremo i video, prima uscirà anche l’album. All’uscita ufficiale cercheremo ovviamente di fare un concerto di presentazione.

Maks: L’album sarà in formato digitale, come il primo, ma sarà disponibile anche su CD, che venderemo ai nostri concerti.

Cosa direste a tutti quelli che sono agli inizi del loro percorso musicale? A cosa devono prepararsi?

Maks: Che ascoltino il pezzo degli AC/DC ’It’s a long way to the top if you wanna rock’n’roll’. (risate) Mi sembra che una band raggiunga un successo serio quando si scioglie, o dopo che esiste da tanto tempo. Perché dietro c’è una certa mistica. La gente dà molto più significato alle cose quando le ha già vissute. Vale soprattutto per il rock.

Autore: Nataša Fajon

Puoi leggere l’intervista anche sul portale web Opazovalec.si:

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