Paradox: Heresy II – End of a Legend
Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 24. 9. 2021
Produzione: Hannes Grossmann
Durata dell’album: 75.50 min
Genere: Thrash Metal
Voto: 9.0/10
I Paradox sono una band cult del thrash metal teutonico tedesco: in una lunga carriera di resistenza testarda sulla scena hanno sviluppato e fondato uno stile e un sound tutti loro, che danno alla band una forza espressiva e un carattere unici. Se proprio vogliamo infilarli in una casella, possiamo metterli tra le formazioni thrash metal più ‘cervellotiche’ (così, sparando a caso dalla testa un paio di nomi: Testament, Forbidden, Heathen, Coroner). Purtroppo i Paradox sono rimasti condannati per sempre all’ombra dei ‘big three’ (Destruction, Sodom, Kreator), un po’ come i connazionali Vendetta o Accuser, eppure. I dischi che hanno pubblicato sono particolarmente apprezzati da fan e intenditori del thrash metal e quotano alto. La qualità, del resto, parla da sola.
La band, nata a Würzburg, in Germania, nel 1986, va avanti a testa alta sotto la guida dell’indistruttibile Charly Steinhauser. Stavolta Steinhauser ha deciso di pubblicare un concept album, e non ha dovuto cercare a lungo. Per il tema si è appoggiato al secondo disco della band, «Heresy» (1989), legato alla crociata albigese, ovvero la crociata contro i catari, in cui i crociati, agli ordini di un papa dal nome non proprio azzeccato, Innocenzo III, hanno compiuto un genocidio dei catari nel sud della Francia. Sì, un’altra di quelle storie tristi che nessuna cosa al mondo può lavare via dalle mani insanguinate di questa istituzione bimillenaria. Evidentemente la band ha sentito che la situazione in cui si trova oggi il pianeta somiglia per molti versi a quei tempi. Non ha sbagliato di molto, solo che oggi per raggiungere gli stessi obiettivi si usano altri metodi. «Heresy II – End of a Legend» è quindi la seconda e conclusiva parte della saga sull’eroismo degli albigesi accusati di eresia (il titolo del disco), che dopo vent’anni di guerra alla fine hanno dovuto piegare il ginocchio.
La band ha messo insieme quasi 76 minuti di musica, mica pochi. Il nuovo Paradox, per suono e stile, si appoggia ai dischi recenti, che è l’unica scelta sensata e giusta. Il più vicino è «Pangea» (2016, recensione su RockLine), in cui al basso c’era il nostro Tilen Hudrap, che con gli U.D.O. ha appena pubblicato un nuovo album in studio, «Game Over» (recensione in arrivo). Ma, come detto, questa band non ha bisogno di modelli a cui ispirarsi, perché ha un carattere tutto suo. La voce di Charly resta brillante. Conservata in modo stupefacente. Tagliente e incredibilmente penetrante. Accusatoria, schiumante e sinistra. Sul disco ha dato una mano alla band un suo vecchio conoscente, il virtuoso della chitarra Christian Münzner (Obscura, Defeated Sanity, Spawn of Possession, Necrophagist), e senza dubbio si è rivelata una scelta ottima. Steinhauser resta il ‘sicuro di sé’, e Münzner per Charly è un uomo di cui fidarsi ciecamente. Questa fiducia Münzner se l’è guadagnata con il suo contributo all’album dei Paradox «Tales of The Weird» (2012, recensione su RockLine). Oltre al fedele compagno e bassista Olly Keller, per portare avanti la saga che troviamo sul secondo, leggendario album della band, Charly ha fatto in modo che nella formazione attuale tornasse ancora più DNA di quei tempi, cioè di ben 32 anni fa. Così dietro la batteria è tornato il batterista originale della band, Axel Blaha, che ha fatto il suo lavoro in modo magistrale. Come se non fosse mai uscito dai ranghi dei Paradox.
Visto il tema non sorprende che il disco, un thrash metal teutonico purosangue, sia pieno di parti calme di ogni tipo, interludi e preludi costruiti con maniera acustica, e tanti sono anche i temi drammatici che evocano quella mistica medievale, e le figure che chiamano in causa un gusto decisamente neoclassico. In una parola. Perfezione. Steinhauser e soci hanno lavorato con scrupolo e un grande impegno. Anche in fatto di freschezza e idee nuove, il disco è un ottimo equilibrio tra sfogo di sacra rabbia e malinconia. Queste lunghe parti strumentali, (ogni tanto) anche calme, rafforzano la varietà e la dinamica degli eventi, e allo stesso tempo rafforzano l’atmosfera cupa e funesta di quei tempi non meno cupi su cui è costruito il concept, mentre la furia thrash metal del fraseggio, affilata come un rasoio, dentellata, appuntita e ben nota, e il carattere teutonico appuntito della band, per dirla semplice, restano immacolati. I Paradox hanno sempre affascinato con un grande senso musicale, che il thrash metal né cerca né è obbligato ad avere in questa sfera del metal, eppure. È il DNA della band, e questo non le toglie nemmeno un briciolo della sua abrasività. Anche dopo 35 anni di attività e con il nuovo disco, l’ottavo in totale. Non sorprende molto sentire in una musica così (composta da zero) anche nel 2021 sfumature nostalgiche dei primissimi Blind Guardian, tra le altre cose. Anche se parecchi brani sono lunghissimi, tra gli altri The Great Denial e/o A Meeting of Minds, deve essere così, semplicemente. Per seguire il concept. Ma nemmeno un solo secondo di tutto ciò che porta il nuovo album suona di troppo. Certo, i Paradox nel 2021 non offrono una catarsi musicale rivoluzionaria. Si tengono alla loro ricetta collaudata. E se la tengono molto abilmente e molto bene.
Un nuovo lavoro eccellente e uno dei vertici delle uscite thrash metal di quest’anno. Soprattutto se parliamo di thrash metal della vecchia scuola. Gli album di questa band si fanno sempre aspettare parecchio. Stavolta abbiamo aspettato cinque anni. Ma l’attesa, anche se a volte un po’ troppo lunga, viene sempre premiata alla grande. Lavoro brillante del leggendario Charly Steinhauser e della sua squadra! Davanti a noi c’è un nuovo manifesto sublime di frustate thrash metal rudimentali e senza fronzoli. Anche se mistico e soprattutto epico. Addirittura il più epico nella storia di questa band.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Escape From The Burning
2. Mountains And Caves
3. The Visitors
4. Children Of A Virgin
5. Journey Into Fear
6. Burying A Treasure
7. A Meeting Of Minds
8. Priestly Vows
9. Unholy Conspiracy
10. A Man Of Sorrow (Prologue)
11. A Man Of Sorrow
12. The Great Denial
13. End Of A Legend
Formazione:
Charly Steinhauser – voce, chitarra
Christian Münzner – chitarra
Olly Keller – basso
Axel Blaha – batteria
