Peter Hammill: In Translation
Autoprodotto
Data di uscita: 7 maggio 2021
Produzione: Peter Hammill
Durata dell’album: 40.08 min
Genere: Progressive Rock / Eclectic Prog / Art Rock
Voto: 9.0/10
Peter Hammill, il tuonante re del progressive rock, poeta dalle visioni post-apocalittiche e voce dei leggendari Van der Graaf Generator, se n’è uscito con un sorrisetto enigmatico stampato in faccia e addosso la tuta della nazionale italiana di calcio, per presentare il nuovo album solista, intitolato «In Translation». È il primo disco di cover di Peter nella sua carriera solista incredibilmente ricca, prolifica, sperimentale e smaccatamente non commerciale. Si tratta di riletture eclettiche di autori, interpreti e cantautori di generi musicali diversissimi tra loro, in gran parte argentini e italiani, come l’argentino Astor Piazzola, l’argentino-uruguaiano Horacio Ferrer e gli italiani Luigi Tenco, Angela Tarenzi, Gianni Marchetti, Massimo Bubola e Fabrizio Di Andre. Quest’ultimo lo conoscono bene anche tutti gli appassionati dei leggendari progster italiani Premiate Forneria Marconi (PFM), con cui Hammill aveva già collaborato in passato.
La tuta sportiva nei colori degli ‘azzurri’ quindi non è un caso, né un’strizzata d’occhio ai fan italiani della sua musica, dove il mitico musicista inglese è sempre stato accolto a braccia aperte. Mister Hammill ha tradotto tutti i testi in inglese e li ha riarrangiati a fondo, tanto che da brani di generi diversi, che spaziano dalla musica classica al pop italiano fino al tango, ha tirato fuori creazioni quasi del tutto nuove. Tutti gli strumenti e gli arrangiamenti orchestrali dell’album li ha suonati lui, ma la sua voce unica resta comunque lo strumento più potente. Il suo timbro si riconosce ancora da lontano, anche se a 73 anni certe note non riesce più a raggiungerle e solo in rarissimi momenti si trasforma nel tuono furibondo che in passato, con il suo canto, creava con facilità le visioni post-apocalittiche più cupe. Chi conosce le versioni originali dei brani farà una gran fatica a riconoscerle nelle riletture di Hammill.
Gran parte delle cover ha un bel carattere ambient, quindi chi conosce solo superficialmente i lavori solisti di Hammill e giura soprattutto sui classici dei Van der Graaf Generator resterà sorpreso dalla pacatezza della maggior parte degli arrangiamenti orchestrali, dei passaggi di pianoforte, delle fragili linee di chitarra occasionali e anche della prova vocale del maestro, che si concede solo una volta o due (spicca la cover di «Il Vino») quel tipo di sperimentazione vocale che ha segnato la parte del leone della sua produzione passata.
Al vero ‘tuonare’ si avvicina di più nella cover marcatamente cupa di «Ciao Amore», che nella regia vocale di Hammill suona minacciosa e sarcastica, altro che tubare d’amore. In chiusura trovi la cover di «Lost To the World», che in origine appartiene al compositore e direttore d’orchestra austriaco Gustav Mahler, legato direttamente alle nostre zone (ha passato due anni della sua vita a Lubiana), e di cui Hammill ha fatto un vero e proprio requiem post-apocalittico. Ascoltandola ti viene da pensare che, mentre canta, Peter sia ben consapevole di essere uno degli ultimi ‘solitari’ della musica, arrivato da tutt’altra epoca, quando quasi tutta la musica si faceva con il cuore e con l’anima e le sue cupe visioni del futuro non si erano ancora quasi del tutto avverate.
Su «In Translation» non ci sono grandi esplosioni di rabbia incontrollata, così tipiche del percorso creativo di Peter fin qui. D’altra parte, con l’età non si è nemmeno ammorbidito più di tanto, quindi chi non conosce la sua musica può anche cercare con la ‘lente d’ingrandimento’ su «In Translation»: non troverà un solo momento troppo sdolcinato o commerciale. Allo stesso tempo, con «In Translation» il fan di lunga data farà probabilmente molta meno fatica a far innamorare di Hammill un amico o un’amica, rispetto a quanto accadrebbe con certi lavori più sperimentali della variegata eredità in studio del ‘tuonante’.
«In Translation» è stato registrato nel 2021, ma potrebbe benissimo essere uscito negli anni Settanta, Ottanta, Novanta o all’inizio del nuovo millennio, perché la voce di Hammill, a parte la ‘caccia’ alle note estremamente alte o basse, è ancora praticamente intatta. È un magnifico album di cover, ascoltando il quale ti dimentichi che si tratta di cover, visto che anche la maggior parte dei testi, che parlano di invecchiamento, perdita, isolamento e futuro cupo, suona come se li avesse scritti Hammill in persona. Allo stesso tempo, nonostante sia un disco di cover, «In Translation» si piazza tra i migliori risultati solisti del maestro degli ultimi vent’anni.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. The Folks Who Live On The Hill (Kern/Hammerstein)
2. Hotel Supramonte (de André/Bubola)
3. Oblivion (Piazzolla/Tarenzi)
4. Ciao Amore (Tenco)
5. This Nearly Was Mine (Rodgers/Hammerstein)
6. After A Dream (Fauré/Bussine)
7. Ballad For My Death (Piazzolla/Ferrer)
8. I Who Have Nothing (Magati/Mogol/Leiber/Stoller)
9. Il Vino (Ciampi/Marchetti)
10. Lost To The World (Mahler/Rückert)
Formazione:
Peter Hammill – voce, pianoforte, chitarra, basso, sintetizzatori, arrangiamenti d’archi
