Seventh Wonder, show acustico unico a Prosecco, vicino a Trieste (2022)!

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2022
0 261

Band: The Shameless, Estriver, Seventh Wonder
Data: venerdì 4/11/2022
Luogo: Prosecco (Trieste) / Kulturni dom Prosek Kontovel (Cassa Delle Culture Prosecco) / Italia


Oggi i Seventh Wonder sono una band super rispettata tra gli appassionati di metal progressivo. La loro discografia, sei ottimi album in studio, parla da sola: una band nata nel 2000 a Stoccolma che fa storia a sé. E sul piano dell’evoluzione non lascia a piedi i suoi fan nemmeno con gli ultimi due lavori, l’ambizioso concept “Tiara” (2018) e l’attuale “The Testament”, uscito lo scorso giugno (recensione di RockLine). Negli ultimi anni li ha aiutati parecchio il passaggio all’italiana Frontiers Music Srl., perché così la loro ottima musica ha avuto la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio e, con lui, anche una maggiore visibilità internazionale. Del resto, un po’ di merito va anche all’ingresso, nel 2012, del cantante Tommy Karevik nei power metaller della Florida Kamelot. Nell’ambito dei concerti di questo autunno, la band ha messo in fila anche tre tappe italiane. A più di dieci anni dalla prima volta a Trieste (11/4/2012, al club Etnoblog), è tornata dunque da queste parti. In quel concerto (ancora a Trieste) presentava il concept album “The Great Escape” (2010), ispirato all’opera di fantascienza dello scrittore svedese Harry Martinson intitolata “Aniara”.

Le esibizioni di band come i Seventh Wonder sono, nella nostra regione, una vera e propria esclusiva assoluta. Grazie all’inesauribile entusiasmo dell’associazione Rock Out X Project, all’indistruttibile Maxx e alla sua fedele squadra, abbiamo la dannata fortuna di poterci godere da quasi quindici anni, praticamente senza interruzioni, esclusive come questa a un tiro di schioppo dal confine occidentale sloveno. Un inchino alla testardaggine dei nostri amici italiani.

Ma perché l’idillio non fosse troppo perfetto, è successo che la band è arrivata a Prosecco senza attrezzatura. Anzi, nuda e cruda. Colpa di un casino con Lufthansa. La band era atterrata regolarmente all’aeroporto di Venezia, mentre il suo carico aveva mancato il bersaglio, o meglio, continuava a vagare verso la destinazione. E con un ritardo tale che aspettarlo non era più possibile. Non solo tutti gli strumenti: sparito perfino tutto il bagaglio personale. La band è quindi arrivata a Prosecco, ma per non deludere tutti quelli venuti a sostenerla quella sera, ha tirato fuori una mossa che si ricorderà fino alla fine dei suoi giorni, proprio come l’atterraggio a Venezia. E con lei anche il pubblico che quella sera era a Prosecco. Con il supporto logistico dell’organizzatore del concerto, i Seventh Wonder hanno deciso di preparare un breve set acustico di 20 minuti con quattro brani. Il tempo per fare le prove non c’era. Così come erano arrivati a Prosecco, nudi e crudi, sono saliti sul palco in versione acustica.

Ma torniamo indietro, alle otto e mezza di sera. A scaldare il locale ci hanno pensato due band locali: The Shameless di Monfalcone e gli Estriver di Trieste. I primi a salire sul palco, i The Shameless appunto, sono a modo loro un fenomeno. Tutti e quattro ancora adolescenti, che potrebbero presentarsi al locale pure accompagnati dai genitori. Due ragazze (voce, chitarra) e due ragazzi (sezione ritmica). Vista l’emergenza che aveva quasi messo in dubbio l’esibizione dei Seventh Wonder, la band ha così guadagnato un po’ di minuti in più per il suo set. I The Shameless hanno iniziato a farsi strada come band che suona cover di altri artisti, ma a Prosecco hanno presentato anche del materiale originale fresco di giornata. Dopo una prima parte un po’ trattenuta e dopo che al batterista è esplosa la pelle del rullante, c’è stata una pausa non proprio breve. L’inesperienza della band, emersa in una situazione del genere, è stata coronata dalla sua uscita temporanea dal palco (di solito in questi casi i musicisti riempiono il vuoto con qualche jam strumentale). Eppure. Chi aveva dubitato degli insospettabili talenti di due ragazzi e due ragazze, stavolta ha sbagliato di grosso. Appena tornata sul palco, la band ha infatti piazzato la mossa giusta, con cui ha conquistato il pubblico in un attimo. Ha attaccato YYZ, brano strumentale degli originali giganti del metal progressivo Rush, eseguendolo in modo molto riuscito. La sorpresa più grande è arrivata quando la cantante è tornata sul palco e la band ha usato l’ultima nota come introduzione a un altro omaggio ai Rush, Tom Sawyer. Anche questa, nonostante la mancanza di tastiere, è suonata comunque piuttosto bene.

The Shameless, alla lettera! Senza freni, senza vergogna. E con tanto di pregi. Un affiatamento davvero coraggioso e compatto. Lo spazio sonoro sfruttato con abilità. Visto che in formazione c’è una sola chitarra, il bassista spesso la supporta tenendo accordi pieni, e la band ha già studiato benissimo l’uso di accessori tecnici extra con cui effettare il suono sul palco. Anche nel materiale originale si sente che il gruppo si è ascoltato un sacco di Rush, mentre dall’altra parte non è sfuggito nemmeno al fascino dei Black Sabbath o dei Metallica. Le lunghe parti strumentali sono molto frequenti nel loro linguaggio, e la band trasmette grande dedizione e passione. Soprattutto nella seconda parte si è sciolta del tutto, convincendo in pieno il manipolo di presenti, che nel frattempo erano già un centinaio abbondante. Per il gran finale, l’ultima cover l’hanno dedicata a Maxx, attaccando il classico dei Dream Theater Pull Me Under, che ha acceso il pubblico per bene, perché è chiaro che chi ascolta i Seventh Wonder ascolta anche i Dream Theater. Certo, la band non ha evitato qualche scivolone esecutivo, ma bisogna tenere presente che è giovanissima e che, per costruirsi la sicurezza e la routine necessarie, ha bisogno di fare il maggior numero possibile di chilometri sul palco. I The Shameless hanno comunque più che convinto con la loro visione della musica ambiziosa e ad ampio raggio, quindi per il futuro del rock progressivo dai nostri vicini occidentali non c’è proprio nulla da temere.

A differenza dei The Shameless, i triestini Estriver sono saliti sul palco con uno show già più strutturato e con materiale interamente originale, con cui hanno intrattenuto i presenti per un’altra buona mezz’ora. La band, nata nel 2019 dalle ceneri del progetto Bluerose, lo scorso dicembre ha pubblicato il primo album in studio “Outcry”, che a Prosecco ha presentato in abbondanza. Gli Estriver si muovono come metaller melodici che amano flirtare con elementi del metal progressivo. Si tratta di un quintetto che ha già uno stile compositivo rifinito e propri, e i cui membri hanno già un po’ più di chilometri di palco sulle spalle. Il cantante Piero Pattay ha messo in campo una bella estensione vocale e, con la sua presenza scenica, ha tenuto il pubblico incollato a sé con abilità. Il tipo è noto per la collaborazione con il chitarrista Arthur Falcone e i suoi Stargazer, con cui ha partecipato all’album “The Genesis of Prophecy” del 2009. Il gruppo ha convinto per l’affiatamento, la precisione e la concentrazione di brani aggressivi, rappresentati per intero da pezzi dell’album “Outcry”: Primordial, March Of The Black Flags, Brighter Than The Sun, Human Destiny, The Dreamer e Visions of Eden. Gli Estriver sono stati così “diligenti” che nel minutaggio a disposizione sono riusciti a infilare anche il brano d’apertura dell’album, la rovente Nails (sulla scaletta era segnata solo come possibile opzione extra), chiudendo così la loro esibizione a Prosecco, più che convincente.

Era arrivato così anche il momento della serata che tutti aspettavano con ansia. L’arrivo dei Seventh Wonder. Sfortunati quanto basta, anche se senza colpa e del tutto contro la propria volontà, ma agli occhi del pubblico veri eroi! Quella sera, insomma, tutte e due le cose insieme! Il primo a comparire sul palco, accompagnato da due tecnici, è stato il gigante di turno dei Seventh Wonder, il batterista Stefan Norgren, che si è sistemato su un cajon. Poco dopo sono arrivati gli altri quattro: il tastierista Andreas Kyrt Söderin e il chitarrista Johan Liefvendahl al centro il cantante Tommy Karevik, mentre a sinistra di Norgren, cioè all’estrema destra (guardando il palco), si è accomodato sul suo sgabello da bar il bassista Andreas Blomqvist, che teneva in mano solo un tamburello. Mentre la maggior parte, cioè tre quinti della band, già “dondolava in modo sospetto” anche dopo aver preso posto, a emanare più lucidità sul palco sono stati stavolta il cantante Tommy Karevik e il tastierista Andreas Kyrt Söderin, che in pratica hanno salvato questo show acustico di 20 minuti (composto da appena quattro brani). Andreas Kyrt Söderin, in pratica, ha tenuto in piedi da solo con le tastiere quasi tutta l’impalcatura degli adattamenti acustici.

Tommy ha acceso il pubblico con consumata maestria già col discorso d’apertura, spiegando tutta la situazione e ringraziando di cuore i presenti per il sostegno dimostrato. Un 150 di teste si è fuso con la band subito con l’iniziale Tiara’s Song, a conferma che al locale erano venuti davvero ottimi conoscitori del gruppo e fan appassionati. Il picco è arrivato quando Tommy ha annunciato che la band avrebbe suonato una delle ballate che non eseguiva dal vivo da molto tempo. Si trattava del classico di “Mercy Falls” (2009) One Last Goodbye. Questo brano, nel tour di “The Testament”, è stato suonato solo a Prosecco. Tra la folla è scoppiato il boato, e la metà anteriore dei presenti è davvero impazzita, tanto che con la sua partecipazione (soprattutto nel ritornello) ha praticamente coperto Tommy. Atmosfera da pazzi! Chimica eccellente. Eravamo già quasi a metà concerto. Poi la band ha attaccato l’altro brano di “Mercy Falls” (2009), Tears For A Father, e l’intensità del coinvolgimento col pubblico, in quella chimica ormai costruita, non è calata per niente. Anzi, è andata approfondendosi. Anche per il gran finale, il quarto e complessivamente ultimo brano della serata, la band ha scelto in modo molto sorprendente. In tutti i concerti legati al tour di “The Testament”, infatti, i Seventh Wonder non l’avevano ancora suonata, benché sia completamente nuova. Si tratta dell’ultimo brano dell’album “The Testament”, cioè The Elegy, con cui Tommy ha fatto capire che per lui significa moltissimo, perché segna una parte della sua vita e il suo messaggio è quindi parte della confessione personale del cantante. Il ritornello brillante ha garantito che l’atmosfera elettrizzata, anche se in versione acustica, non calasse nemmeno in questa parte dello show, e le emozioni profonde che permeavano tutto non le ha trattenute nemmeno Tommy in persona, che durante l’esecuzione di questo brano ha pure versato qualche lacrima. Stefan, alla sua sinistra, per consolarlo gli dava pacche sulle spalle.

Insomma, si fa fatica a credere di essere venuti a Prosecco per quei “modesti” 20 minuti, che però ti hanno fatto vibrare come se ne fossero durati due ore. E così carichi di passione ed emozioni, cosa che nei club non capita proprio tutti i giorni. Grazie a un pubblico eccezionale, che quella sera ha portato il quintetto in alto sulle ali, abbiamo vissuto un giorno che la band ricorderà fino alla fine dei suoi giorni. Se qualcuno ha avuto la brillante idea di registrare lo show, un giorno potrebbe essere usato per pubblicare un EP acustico speciale. Si tratta insomma di un caso unico nella carriera della band. Anche se brevissimo. Ma dietro c’è una storia entusiasmante su come i Seventh Wonder si siano in pratica salvati la pelle con uno show improvvisato, costretti ad adattamenti inaspettati su cui prima non avevano provato nemmeno un singolo secondo.

La frustrazione non è mancata. I membri della band si sono “scollegati” ancora prima dello show “scollegato”. Soprattutto Stefan e Andreas non lo nascondevano (Andreas durante l’esibizione si è pure divertito a filmare con lo smartphone), e durante lo show hanno riempito diligentemente i loro bicchieri di birra. Anche il chitarrista Johan sembrava più rosso in viso e più su di giri. Tutto logico e al posto giusto. Anzi, ha rafforzato proprio il clima di festa!

Dopo il concerto la band si è fermata a chiacchierare con i fan, scambiando le loro storie e le proprie fino a tardi, verso le prime ore del mattino. Il giorno dopo i Seventh Wonder hanno già suonato un normale concerto elettrico a Bologna, e le cose sono tornate al loro posto.

Sono convinto che, ricordando questo giorno unico della loro carriera, quello di Prosecco, i Seventh Wonder torneranno a suonare ancora prima e con ancora più voglia dalle parti di Trieste, nella terra dei nostri vicini occidentali. Fino ad allora possiamo goderci il loro nuovo lavoro più che ottimo, l’album “The Testament”.

Autore: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen
Foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie