Wilderun: Epigone
Etichetta: Century Media
Data di uscita: 7 gennaio 2022
Produzione: Wilderun, Jens Bogren, Tony Lindgren
Durata dell’album: 01:06:35
I Wilderun, band americana di progressive metal di Boston, esistono più o meno dal 2008. Il primo album è uscito nel 2012, ma a conti fatti la band non ha ricevuto grande attenzione fino al 2019, quando è arrivato il terzo disco in studio, quello della svolta, Veil of Imagination. La critica lo ha accolto piuttosto bene, ma a incoronarlo a suon di stelle sono stati soprattutto gli amanti del prog metal. Dei Wilderun, che all’inizio suonavano un folk metal in chiave più progressiva, si è cominciato a dire che rappresentano ciò che gli Opeth non sono più. Come principale fonte d’ispirazione, i Wilderun hanno preso il periodo d’oro degli Opeth, ma ci hanno messo del loro con un approccio leggermente diverso. L’innovazione e il potenziale della band hanno fiutato anche quelli di Century Media, che ovviamente li hanno messi sotto contratto. Con il quarto album i Wilderun non sono più indipendenti, ma la libertà creativa (per fortuna) non gliel’ha tolta nessuno.
Circa tre anni dopo Veil of Imagination, i Wilderun sono tornati con il quarto full-length, che a modo suo è anche un banco di prova: la band riesce a portare avanti la sua agenda? La domanda che salta fuori è soprattutto se il predecessore fosse solo quel capolavoro irripetibile di una carriera, o se i Wilderun siano davvero in grado di continuare e di portare l’ascoltatore in un’altra epopea.
Epigone si apre in modo promettente con il brano acustico e delicato Exhaler, in cui si capisce già che l’album sarà con ogni probabilità un viaggio interessante per chi ama la musica progressiva e non convenzionale. La band ci intreccia altri strumenti, ma mantiene la delicatezza e, soprattutto, prepara il terreno a un’eventuale furia distruttiva più avanti. Con i 14 minuti di Woolgatherer la band mette subito le carte in tavola. La struttura del pezzo è piuttosto complessa e dentro ci sono infilati un sacco di elementi diversi. Si sentono sia parti folk più calme sia momenti pomposi, perché di orchestrazioni qui non ce ne mancano. In primo piano c’è soprattutto una voce più melodica, ma ogni tanto fa capolino anche qualche growl. Woolgatherer, che è anche il brano più lungo dell’album, butta sul piatto un bel po’ di roba e si sente che la band è estremamente creativa. I Wilderun confermano comunque molto in fretta la loro unicità, perché non sai dove ti porteranno non solo con il pezzo, ma già con il passaggio successivo.
Con Passenger, un po’ più corta, i Wilderun dimostrano ancora una volta la loro brillantezza, con un ottimo intreccio di parti più delicate e più dure e passaggi furbissimi. La parte orchestrale con i blast beat richiama addirittura Devin Townsend, e c’è pure un assolo che sembra uscito direttamente dagli Opeth. Soprattutto va lodato il finale sinfonico, senza dubbio epico. I Wilderun proseguono sulla stessa linea con Identifier, che per più di metà brano sembra destinato a essere solo un pezzo più melodico con la voce pulita in primo piano, ma poi, come elemento a sorpresa, ci infilano il death metal, con tanto di growl profondo.
Il brano in quattro parti Distraction (I,II,III & Nulla) è di nuovo un capitolo a parte. I Wilderun non si discostano dallo stile iniziale. La prima parte è più pacata, prima di sfociare in un potente finale orchestrale. La seconda è probabilmente il pezzo più incisivo di tutto l’album. Ci sono anche delle parti vocali melodiche, ma qui a spiccare è soprattutto un riff di chitarra potentissimo con una sezione ritmica che fa tremare la terra. Come logico, la terza parte di Distraction fa da calmante. Forse sarebbe stata la chiusura ideale per l’album, con i suoi archi delicati e la chitarra melodica. Eppure sarebbe stato troppo bello. Distraction Nulla è caotica e dissonante. In realtà non si capisce bene cosa la band voglia dire con questo pezzo, ma suona non convenzionale e, soprattutto, con questa mossa i Wilderun mostrano il dito medio al lieto fine prevedibile alla Disney. Si può comunque considerare una chiusura anche la bonus track Everything In Its Right Place, che è una cover dei Radiohead, ma ovviamente riadattata in originale stile Wilderun.
Con Epigone, in poco più di un’ora, i Wilderun convincono senza dubbio. L’album è pieno zeppo di roba, servono più ascolti, perché c’è anche tantissima imprevedibilità. Qualcosa da rimproverargli si potrebbe anche trovare, per esempio che è troppo lungo e tirato per le lunghe, ma alla fine il tutto ha una sua logica e suona ragionato. Epigone conquista senza dubbio con la sua bellezza, la melodia, l’oscurità, la brutalità e l’inventiva. L’album si distingue inoltre per una produzione di altissimo livello e un suono eccellente. I Wilderun possono di sicuro accontentare più di un ascoltatore di prog che giura su Opeth, Porcupine Tree, Devin Townsend e compagnia. Come il predecessore Veil of Imagination, anche per Epigone si può già prevedere che finirà in parecchie classifiche dei migliori album del 2022.
9/10
Tracklist:
- Exhaler
- Woolgatherer
- Passenger
- Identifier
- Ambition
- Distraction I
- Distraction II
- Distraction III
- Distraction Nulla
- Everything In Its Right Place
Formazione:
Evan Anderson Berry – voce, chitarra acustica ed elettrica
Dan Müller – basso, tastiere, dulcimer
Jon Teachey – batteria
Joe Gettler – chitarra solista
Wayne Ingram – chitarra, mandolino, lap steel guitar