Envy Of None: Envy Of None
Etichetta: Kscope Records
Data di uscita: 8/4/2022
Produzione: Envy Of None
Durata dell’album: 41.51 min
Genere: Art Rock
Voto: 9,0/10
Envy of None è una nuova band a cui partecipano Alex Lifeson (Rush), Andy Curran (Coney Hatch), Alfio Annibalini e la cantante Maiah Wynne. Sì. Alex Lifeson. Ed è incredibile quante volte il risultato sia tutt’altro rispetto a quello che ti aspettavi. Gli Envy Of None sono una nicchia musicale che attirerà prima i fan di Depeche Mode o Nine Inch Nails che quelli di Rush o Coney Hatch. È un lavoro art rock che poggia con forza sui giochi dell’elettronica, la quale disegna spesso la parte più grossa del paesaggio sonoro, tra campionamenti sapientemente intrecciati, programmazioni e, insomma, un gran trafficare con loop sonori. Sopra tutto il nucleo strumentale si staglia la voce angelica di Maiah Wynne, che prende questa specie di ‘rincorsa’ anche grazie alla produzione stessa dell’album, perché spesso suona come una voce che arriva da un altro mondo, dall’aldilà.
Alex Lifeson, di gran lunga il nome più interessante di questo nuovo quartetto, non è nuovo a questo tipo di concetti di evoluzione musicale. Anche se in questo disco, a livello stilistico, di parallelismi con la sua band madre non se ne trovano, grazie alla sua mente aperta alla sperimentazione la storica formazione canadese di progressive rock ha attraversato, in tutti questi anni di attività, un’evoluzione sonora e stilistica incredibile, di cui può vantarsi solo qualche altra band emersa sulla scena a inizio anni Settanta, forse soltanto Genesis e Yes (nelle incarnazioni con Jon Anderson). Nel corso della carriera della band Alex Lifeson ha affinato e sviluppato il proprio linguaggio musicale come pochi altri chitarristi, e il rock, grazie alle sue idee spesso anche parecchio provocatorie e innovative, si è trasformato in dimensioni progressive sempre nuove. La chitarra inserita nella filosofia musicale del quartetto Envy Of None dice chiaramente che questa raffinatezza sonora e questa curiosità chitarristica non hanno affatto abbandonato Alex.
Il debutto «Envy Of None» contiene undici brani che si muovono tra variazioni di rock alternativo, sperimentale e synth rock, offrono sorprese a ogni passo e cercano un elastico trampolino tra melodie cupe e finezze del pop moderno. Associazioni dirette con i Rush quindi non se ne colgono, ma quando analizzi da vicino lo straordinario senso di Lifeson per l’essere nel momento giusto al posto giusto, per come incastra le note sia nel fraseggio sia in certi ornamenti atmosferici, diventa chiaro chi c’è dietro la chitarra di «Envy Of None». Per esempio l’intro di Spy House per un attimo richiama i trucchi dell’ultimo album dei Rush, Clockwork Angels, ma dopo pochi secondi la veste dell’arrangiamento porta il brano in una dimensione espressiva completamente diversa.
La voce di Maiah è decisamente uno dei più grandi poli magnetici di questo album. Anche nei momenti particolarmente cupi, per esempio nella tessitura di un massiccio sipario di elettronica e fraseggio in Dog’s Life (il flirt con l’industrial qui può suonare familiare a chi conosce NIN o Massive Attack), la voce si alza sopra tutto con una sorta di tocco esoterico. Mariah ti risucchia davvero con la sua magica fragilità vocale. Insomma. Anche nelle parti più buie dell’album filtra un raggio di luce. Proprio questo momento di intimità, che penetra in modo così sottile, quasi impercettibile, nel cuore dei brani, ne eleva il livello artistico, aggiunge una nota di inafferrabilità espressiva e unicità e in qualche modo dice che più sincero di così non si può. È particolarmente intenso in pezzi come Enemy o Kabul Blues. Anche quando a tratti la cosa sembra caotica, la cantante Mariah crea sempre ordine.
Il brano conclusivo dell’album, Western Sunset, scritto da Lifeson, è dedicato all’addio al suo collega dei Rush scomparso, l’icona della batteria Neil Peart. «Sono andato a trovare Neil quando era malato», ricorda Lifeson: «Ero sul balcone a guardare il sole che tramontava e lì ho trovato l’ispirazione. La sensazione di ‘definitività’ che mi ha preso guardando il tramonto è rimasta con me, presente durante tutto il processo di registrazione dell’album. Aveva un significato. Nel brano è catturato l’umore perfetto, che scarica l’immagine dell’album dopo che questo è passato attraverso molte texture… in un certo senso il modo giusto per chiudere un libro.» Si tratta di uno strumentale breve che chiude il disco. Acustico. Sì. In coda all’album. Potrebbe stare benissimo su un disco solista di Lifeson come su un disco dei Rush.
Se «Envy Of None» avrà un successore oppure no non è nemmeno importante. L’idea si è affermata e ha compiuto la sua missione: creare qualcosa di diverso, provare qualcosa che era rimasto ancora inesplorato e dar vita a un prodotto che porta con sé la premessa di una spiccata particolarità artistica, anche di uno sviluppo imprevedibile degli eventi e perciò di un fascino costante. Devono provarlo soprattutto i palati fini della musica, in cerca della raffinatezza sonora e di arrangiamento nel comporre i singoli frammenti musicali in un insieme artistico stimolante. Un album a tratti cupo, che richiede un po’ di tempo per entrarti sotto la pelle – quindi attenzione e tempo – e che ripaga riccamente chi ascolta. In tutto questo, il brano d’apertura Never Said I Love You è fatto apposta per passare sulle frequenze radiofoniche.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Never Said I Love You [04:06]
2. Shadow [03:21]
3. Look Inside [04:44]
4. Liar [03:13]
5. Spy House [02:23]
6. Dog’s Life [04:36]
7. Kabul Blues [03:12]
8. Old Strings [05:15]
9. Dumb [04:19]
10. Enemy [04:16]
11. Western Sunset [02:25]
Formazione:
Alfio Annibalini – chitarra, tastiere, programmazione
Andy Curran – basso, basso synth, programmazione, chitarra, cori, stylophone
Alex Lifeson – chitarra, mandola, banjo, programmazione
Maiah Wynne – voce, cori, tastiere
