Un viaggio metal nel tempo con gli Iron Maiden – report (Lubiana, Arena Stožice, 28.5.2023)

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Iron Maiden
Lubiana / Arena Stožice / Slovenia
domenica 28.5.2023, ore 20.00


Tantissimi fan dell’istituzione heavy metal inglese Iron Maiden se lo chiedevano da una vita: perché questa band leggendaria, che ha sfornato i suoi pezzi migliori negli anni Ottanta, dal vivo punta quasi sempre sui classici più sputtanati e sui brani nuovi, mentre certe canzoni splendide nate nel loro periodo creativo d’oro restano completamente ignorate e da un sacco di tempo, o addirittura da sempre, non entrano in scaletta?
Vale soprattutto per l’album dai toni fantascientifici »Somewhere In Time« del 1986, che già all’uscita aveva qualcosa di speciale grazie all’uso innovativo dei sintetizzatori per chitarra e che oggi è considerato uno dei vertici creativi della band. A parte i ormai quasi ‘popolari’ classici da concerto »Wasted Years« e soprattutto »Heaven Can Wait«, che i Maiden negli ultimi tour usavano soprattutto per far cantare il pubblico già bello carico, dalla fine del tour di »Somewhere In Time« di altri pezzi di quel disco non se ne sentiva più nemmeno l’ombra. Alcuni non li avevano mai suonati ‘dal vivo’ neppure durante il tour del 1986.
La maggior parte dei fan si era rassegnata con la spiegazione che »Somewhere In Time« non è mai stato fra gli album preferiti del carismatico cantante Bruce Dickinson, che lì dentro ha lasciato un contributo creativo un po’ più scarso del solito. In generale i Maiden, soprattutto negli ultimi vent’anni, sono diventati una band parecchio prevedibile, per non dire ‘ziheraška’ (da assicurati a vita), quanto a fantasia nella scelta dei brani da portare sul palco: a ripescare dopo tanto tempo qualche pezzo ‘dimenticato’ dei ‘bei vecchi tempi’ ci pensano sempre malvolentieri, mentre dell’ultimo album di solito suonano almeno sei canzoni, anche se alcune di qualità altalenante.
Prima del nuovo tour, dal titolo emblematico ’Somewhere Back In Time’, a supporto dell’ultimo album »Senjutsu«, uscito nel 2021, hanno però deciso di ascoltare i desideri dei fan e di infilare in scaletta sia materiale nuovo sia alcuni classici suonati da una vita o mai suonati del tutto, tratti dal già citato capolavoro »Somewhere In Time«.
Negli ultimi anni la nostalgia è diventata una potente calamita di marketing in tutti i media popolari, dalla musica al cinema, dalle serie TV ai videogiochi, e i Maiden, che di queste cose se ne intendono parecchio, se ne sono accorti eccome. Nonostante questo calcolo capitalistico, una delle differenze principali fra i Maiden e certe altre celebri band rock e metal, diventate negli anni vere e proprie istituzioni corporate, è che i campioni del metal inglese dal vivo deludono molto raramente e di solito danno il massimo, anche se qualcuno del loro ultimo concerto a Lubiana, nel 2007, ha ancora ricordi piuttosto contrastanti, per non dire brutti.
Non stupisce che, dopo una ‘siccità’ di quasi sedici anni, per tutti i fan sloveni dei Maiden sia stata una vera goduria la splendida notizia che la prima data del nuovo tour si sarebbe tenuta alla Arena Stožice di Lubiana, mentre la prospettiva di una scaletta ‘fuori dal comune’ ha buttato altra benzina sulle aspettative già altissime. Anche quando il sole spaccava ancora il cielo era tutto pronto per la più grande festa metal di casa nostra, quindi nessuna sorpresa se molto prima dell’inizio del concerto sold out davanti al palazzetto pullulava di gente arrivata da ogni dove, dall’estero e dalla Slovenia. Alcuni fan più devoti si erano scaldati per l’esibizione della più grande istituzione metal britannica già il giorno prima, quando a Lubiana si erano esibiti i British Lion, la band guidata dall’indistruttibile bassista, fondatore e capoccia degli Iron Maiden Steve Harris.
A fare da ‘riscaldamento’ in apertura di serata ci hanno pensato i Raven’s Age, fondati dal chitarrista George Harris, fra gli amanti del metal più noto come il figlio di Steve Harris. George e i suoi compagni hanno messo in scena un’esibizione del tutto dimenticabile, portando avanti una tradizione ormai notoriamente lunga per gli Iron Maiden, quella di opening act scarsi o del tutto fuori luogo per genere, soprattutto per i tour nell’Europa continentale. Questi giovani promettenti hanno infatti entusiasmato pochissima gente nel palazzetto con il loro minestrone anemico di metalcore melodico, alter ‘šalter’ metal e groove metal, guidato dalla voce faticosa e debole di Matt James. Purtroppo anche stavolta abbiamo avuto la prova che a volte ‘la mela cade lontano dall’albero’, cioè che l’influsso della genetica viene spesso sopravvalutato, cosa che non ha sorpreso nessuno di quelli che ricordano i passati (falliti) tentativi di Steve di spianare alla figlia Lauren e alla sua band, come opening act degli Iron Maiden, una magnifica carriera musicale.
Poi è toccato ai preparativi per l’evento principale della serata e al ‘remont’ completo di strumenti e scenografia, a cominciare dall’enorme batteria di Nicko McBrain. Come i Maiden sanno fare da sempre, la scenografia è stata adattata al tema storico, anzi samurai-futuristico, simboleggiato al meglio dalle due metà della testa di Eddie, samurai e cyborg. Nell’ultimo decennio i loro show hanno guadagnato ancora in spettacolarità e intrattenimento scenico, tanto che nell’ultimo periodo sul palco sfilano ben tre diversi Eddie animatronici (quattro, se si conta anche l’enorme testa gonfiabile di Eddie alla fine del set regolare) e non più uno solo come una volta.
Qualche fan attento, ancora prima dell’inizio, ha notato al mixer anche lo storico manager dei Maiden Rod Smallwood, che alla prima data del tour vegliava di persona perché filasse tutto come doveva. Nel momento in cui nel palazzetto è risuonato il classico degli UFO »Doctor Doctor« era chiaro che tutto era pronto per il viaggio metal con la macchina del tempo, indietro nel passato e poi di nuovo avanti nel presente, che nel frattempo era già diventato futuro. La parte finale della base musicale di Vangelis per l’indimenticabile film Blade Runner ci ha ‘teletrasportati’ definitivamente al 1986, quando Eddie e Skeletor erano all’apice dei loro poteri e uno imparava dall’altro chi sarebbe stato l’ibrido più riuscito fra morto vivente e cyborg.
Molto prima del concerto, fra i fan giravano mille speculazioni sulla scaletta e su quale pezzo avrebbero scelto i Maiden per aprire. Tutti noi che non avevamo fantasticato troppo, ma speravamo comunque devotamente che fosse »Caught Somewhere In Time«, magnifico classico d’apertura di »Somewhere In Time«, ci abbiamo preso. L’intro di questo classico futuristico, suonato quella sera per la prima volta dal tour del 1986, era registrato, visto che i Maiden non si sono portati dietro i sintetizzatori per chitarra usati a metà anni Ottanta, e hanno avuto qualche problema anche col tempismo dell’attacco della parte iniziale, quella d’impatto, di questa delizia, ma il retrogusto un po’ amaro è sparito subito, nel giro di pochi secondi, davanti a una prosecuzione riuscitissima, quando sul palco abbiamo visto per la prima volta tutti e sei i membri della band.
Tutti e tre i chitarristi, cioè Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers, si sono piazzati nelle loro posizioni di sempre e si sono scambiati con grinta e in perfetta sintonia gli assoli ‘assegnati’, mentre il ritmo lo dettavano l’eterno motivatore Steve e Nicko, sempre di buon umore per le sue scemenze sul palco, entrambi ancora in splendida forma. Bruce è salito sul palco in tenuta futuristica, con un lungo mantello e occhiali da ‘contrabbandiere’, il che ricordava un po’ il Doc Brown del secondo capitolo della celebre trilogia cinematografica ‘Ritorno al futuro’. Abbiamo subito avuto la prova che le capacità vocali del veterano metal di 65 anni, che da noi si è fatto vedere non molto tempo fa al Cankarjev dom, sono semplicemente da sbalordire e che è in grado di cantare praticamente qualsiasi vecchio pezzo impegnativo del ricchissimo catalogo dei Maiden. Dopo i primi secondi non proprio perfetti ci hanno subito fatto felici con un’apertura potentissima e una bella versione live di uno dei pezzi migliori della loro discografia.
Anche il seguito, azzeccatissimo, con la nostalgica »Stranger In a Strange Land«, tornata in scaletta per la prima volta dal 1999, ha fatto felici tutti quelli che ai concerti per anni avevano sentito la mancanza di più materiale da »Somewhere In Time« e avevano già archiviato l’idea che certi brani di quel periodo sarebbero mai stati suonati ‘dal vivo’. Sul palco, per la prima volta in serata, si è fatto un giro l’Eddie animatronico, in linea con la copertina del singolo »Stranger In a Strange Land«, in cui la mascotte della band diventa un ibrido fra un cyborg e una versione zombie del Clint Eastwood oggi già 92enne in uno dei suoi cult spaghetti western.
I Maiden non sarebbero i Maiden se il loro concerto non includesse almeno cinque brani dell’album in studio attuale, e così è stato anche quella sera. »Senjutsu«, nonostante il sigillo samurai della copertina e di alcuni pezzi, è un disco piuttosto ballerino, con qualche momento buono e qualche passaggio troppo tirato per le lunghe, se non apertamente noioso, come abbiamo potuto constatare anche dalle versioni live di alcuni pezzi nuovi. Fra i momenti migliori di »Senjutsu« c’è senz’altro »Writing On the Wall««, presentata per la prima volta già nel tour precedente e fra i singoli più ispirati degli Iron Maiden degli ultimi vent’anni. Anche ‘dal vivo’ ha funzionato più che decentemente, soprattutto grazie a un ritornello eccellente. Prima di questo pezzo Bruce ci ha fatti ridere con un breve aneddoto sulla sua visita al bagno del castello di Bled, che ricorda per una certa scritta sul muro.
Meno interessanti, nonostante i testi a tema futuristico, sono risultate »Days of Future Past« e una »Time Machine« un po’ troppo allungata, suonate entrambe per la prima volta in questo tour. Proprio mentre c’era il rischio che una parte del pubblico cadesse piano piano nello sconforto e cominciasse a pensare che l’ottima apertura fosse anche il picco del concerto e che poi non ci sarebbero state più sorprese, i Maiden ci hanno spiazzati con una splendida esecuzione del sempre divertente ed energico classico »The Prisoner« da »The Number of the Beast« (1982), che non suonavano dal 2014.
»Death of the Celts«, anch’essa suonata quella sera per la prima volta davanti al pubblico, nonostante alcuni momenti promettenti rientra purtroppo fra i pezzi troppo dilatati del nuovo album, e l’entusiasmo del pubblico durante la sua esecuzione si è un po’ sgonfiato. Quanto ai classici carichi di tematica patriottica scozzese, interpretati da una delle band più inglesi al mondo, »The Clansman« da »Virtual XI« (1998) resta ancora la scelta migliore, al confronto.
I Maiden hanno rimesso subito le cose a posto con due classici amatissimi, anche se un po’ scontati. Il sempreverde »Can I Play With Madness« da »Seventh Son of a Seventh Son « (1988), tornato in scaletta dopo nove anni, e il già citato »Heaven Can Wait«, che ai concerti non si sentiva dal 2008, hanno ‘svegliato’ per bene i fan prima che fra loro prendesse piede l’apatia. Durante »Heaven Can Wait« Bruce, con una specie di cannone ‘laser’, se l’è vista con Eddie nei panni di un cyborg futuristico con una pistola ‘laser’ che sparava contro l’avversario deboli razzi ‘festivi’: con intermezzi scenici così non c’era proprio il tempo di annoiarsi, che da sempre è uno dei grandi pregi dei concerti degli Iron Maiden.
L’epica delizia da »Somewhere In Time« »Alexander the Great« è il brano che fra la maggior parte dei fan dei Maiden gode da tantissimo tempo di un rispetto enorme. Fino a poco fa stava in cima alla lista dei pezzi che gli Iron Maiden non avevano mai suonato dal vivo, anche se avrebbero dovuto suonarli già più di venticinque anni fa. Per una ragione misteriosa non è mai stato suonato nemmeno durante il tour di »Somewhere In Time«.
Quella sera si sono finalmente avverati i sogni di tutti i fan che avevano ormai archiviato l’idea che i Maiden avrebbero mai suonato ‘dal vivo’ l’indimenticabile epopea dell’ascesa e della caduta del più grande condottiero dell’era antica, che concluse troppo presto la sua vita a Babilonia dopo aver conquistato la maggior parte del mondo allora conosciuto. Bruce, nonostante la notevole difficoltà vocale di questo sempreverde, l’ha cantato con sicurezza, mentre anche tutti gli strumentisti ‘hanno dato tutto’, pure negli assoli di chitarra. Vuol dire che questo magnifico dramma epico su uno dei personaggi più strani e ancora enigmatici della storia umana ha finalmente avuto la sua prima a Lubiana. Allo stesso tempo è stato senza dubbio il picco dell’intera serata, e per un bel po’ molti non riuscivano a credere che il loro più grande sogno da concerto, dopo tanti anni, si fosse finalmente realizzato. Chi fino a quel momento, in mezzo al pubblico, dubitava ancora che i Maiden fossero all’altezza di suonare certi capolavori ‘dimenticati’ da una vita, stavolta ha dovuto stare zitto.
La parte finale del concerto è stata molto più prevedibile, perché gli Iron Maiden devono semplicemente suonare almeno alcuni dei loro classici più sputtanati, anche se certi sono ormai belli ‘strausati’. Fra questi c’è soprattutto »Fear of the Dark« dall’omonimo album, che dopo il fenomenale »Alexander the Great« è sembrata addirittura un po’ anticlimatica, anche se Bruce, che per l’occasione si è calato in testa un cappuccio, e i suoi compagni si sono impegnati a creare l’atmosfera cupa e misteriosa tipica di quel classico. Durante l’inno »Iron Maiden«, cioè l’obbligatoria chiusura del set regolare, Bruce ha indossato una giacca di pelle, mentre nella parte iniziale sul palco si è unito a lui l’Eddie samurai armato di katana. Al culmine di questo sempreverde, sullo sfondo si è gonfiata anche l’enorme testa dell’Eddie samurai, e così il set regolare è finito.

Nel bis i Maiden, un po’ a sorpresa, hanno suonato l’epica »Hell On Earth«, che senza dubbio è fra i picchi di »Senjutsu«, tanto che non l’hanno rimpianta nemmeno quelli che il nuovo album non lo apprezzano granché. Questo pezzo eccellente, che dal vivo è risultato addirittura meglio della versione in studio, ha colto benissimo lo zeitgeist, lo ‘spirito del nostro tempo’, accompagnato da tantissime fiamme e da uno sfondo postapocalittico dove spiccava una Statua della Libertà crollata con la testa di Eddie. Il classico più sputtanato di »Peace of Mind« (1983), »The Trooper«, stavolta un po’ meno british, cioè senza il solito sventolare di Union Jack di Bruce, non è mancato neanche questa volta, anche se qualcuno non l’avrebbe rimpianto più di tanto, se al suo posto avessero suonato un altro gioiello ‘dimenticato’ degli anni Ottanta.
Il bis si è chiuso con il più o meno prevedibile singolo di »Somewhere In Time« »Wasted Years«, che ha portato a cinque i brani suonati da quell’album (record assoluto finora). Questo classico, in termini di concerti non così raro ma sempre ottimo e nostalgico, che l’ultima volta era stato suonato ‘dal vivo’ sei anni fa, è comunque stato una chiusura azzeccata di una serata fantastica sotto ogni aspetto. Sulle note del pezzo dei Monty Python »Always Look On the Bright Side of Life« la band ha salutato col sorriso sulle labbra il pubblico estatico, che anche dopo l’accensione delle luci in sala non se n’è andato a casa per un bel po’. Era bello vedere che durante la serata band e pubblico si sono ‘fusi in uno’ più volte. I membri della band hanno percepito presto l’energia positiva fra palco e platea, e anche Bruce, che sa essere parecchio velenoso quando il pubblico non mostra il giusto entusiasmo, era visibilmente contento. Il lato meno positivo della serata, a fine concerto, è stato una rissa selvaggia con un grave ferito fra i presenti, che cercava di afferrare la pelle della batteria di Nicko e c’è mancato poco che ci lasciasse la pelle. Episodi violenti del genere ai concerti semplicemente non dovrebbero accadere, ma un commento più lungo sul tema merita un discorso a parte.

Sensazioni meravigliose ci hanno accompagnati ancora per un bel pezzo dopo la fine di questo indimenticabile viaggio musicale nel tempo, perché Lubiana, dopo un’eternità, ha finalmente rivisto gli Iron Maiden in gran forma ed è entrata nella storia del metal con la prima esecuzione live dell’indimenticabile classico »Alexander the Great«, che è stato senza ombra di dubbio il culmine della serata. Adesso si potrebbe discutere all’infinito sul fatto che, ancora una volta, c’erano forse troppi pezzi nuovi, non tutti della stessa categoria qualitativa, e che al posto di »Fear Of the Dark« e »The Trooper« avrebbero potuto suonare, che so, »Sea of Madness« e »Loneliness of the Long Distance Runner«, o almeno allungare il set con qualche altra sorpresa, ma bisogna ammettere che quella sera i Maiden hanno superato anche alcune delle aspettative più sfrenate, e per quello che abbiamo sentito e visto alla prima data dell’attuale tour si meritano un voto eccellente.

Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Denis Paradiž

Scaletta:

  1. Caught Somewhere in Time
  2. Stranger in a Strange Land
  3. The Writing on the Wall
  4. Days of Future Past
  5. The Time Machine
  6. The Prisoner
  7. Death of the Celts
  8. Can I Play With Madness
  9. Heaven Can Wait
  10. Alexander the Great
  11. Fear of the Dark
  12. Iron Maiden
    ——BIS——-
  13. Hell On Earth
  14. The Trooper
  15. Wasted Years
6 commenti
  1. Marko dice

    Setlist je bil odlicen. Fear of the Dark, The Trooper in Death of the Celts bi lahko bili kandidati za zamenjavo, vendar je vsak od teh vseeno igral svojo vlogo, prva dva za zadovoljitev bolj casual obiskovalcev, drugi pa za promocijo novega albuma, kar je razumljivo.

    Velja pa omeniti katastrofalno akustiko Stozic in neprofesionalno, ce ne na momente celo malomarno delo tonske ekipe. Na mestih dvorane, kjer bi moral biti zvok najboljsi, vecinoma sploh ni bilo mogoce razlociti igranja posameznih clanov banda, temvec se je vse skupaj zgostilo v neko “muddy” fuzijo akusticne zalosti. Bruceov vokal je bil vecinoma potisnjen prevec v ozadje, porezani pa so bili tako nizki kot visoki rangi tonov.

    Kdor je skrbel za ozvocenje in nasplosno tonska ekipa, niso bili kos takemu kovu koncerta in niso znali ustrezno prilagoditi opreme za tonski spekter banda.

    Poleg navedenega je bil tudi band malce v formi, ki je pogosta za zacetek turneje. Bilo je precej napak, igranja izven ritma, kitare so pri dolocenih komadih vidno izgubile uglasitev. Sem pa preprican, da bodo Maidni to resili v nadaljnjih koncertih in prisli v vrhunsko formo tekom turneje.

    Turneja je must see, so pa verjetno lahko veseli tisti, ki so oklevali do zdaj, saj bodo po vsej verjetnosti videli Maidne na drugih lokacijah v precej boljsi formi in predvsem z boljsim ozvocenjem.

  2. Matija dice

    Uh, bilo je kar hudo. Čeprav Maidni ne spadajo med moje top bande, pa zame nikoli ni bilo dvoma, da gre za največji metal band. Energija, ki jo možakarji vlagajo v vse, kar počnejo, je preprosto nenadkriljiva.

    Žal sem si tokratni koncert ogledal od precej daleč, tam nekje pod streho, doslej namreč nisem bil vajen, da je treba navaliti na karte prvi dan prodaje. Zvok tam gori pri nas je bil še kar soliden, razen med Prisonerjem, ko se je zdelo, da jim je Sharon izklopila kabel za napajanje kitarskih ojačevalcev. Da se razumemo, zvok je bil bolj ali manj slab, daleč najslabši med vsemi Maiden koncerti, ki sem jih videl, ampak še vedno veliko boljši, kot na mojem doslej edinem obisku v Stožicah, na škorpijonih – takrat sem bil tik pod odrom in tam je bil zvok katastrofa.

    Band seveda odličen, le priznati moram, da se vedno znova vprašam, ali Janick tudi kaj igra, ali samo pleše. 🙂

    Setlista dobra, seveda bi si sam želel manj Senjutsuja in morda kakšen komad več iz prvenca, ali pa s Peace Of Mind. In ne vem, zakaj sem imel občutek, da je nekako zadnji hip odpadel še en dodatek.

    Definitivno Up The Irons.

    Palce dol pa za najnovejšo sramotno potezo pohlepnega upravitelja Stožic, namreč kavcijo v obliki nepovratnega zelenega žetona. Česa podobnega nisem videl še nikoli nikjer, pa sem marskaj obredel. Če smo že Slovenci navajeni, da se oblastniki lahko delajo norca iz nas, pa je treba upoštevati, da je več tisoč obiskovalcev prišlo iz sosednjih držav in so gotovo bili navdušeni nad novim davkom. Argumenti upravitelja, da ne gre za kavcijo, ampak za trajnostni prispevek, je seveda bullshit, ker je nekdo, ki je spil samo en pir, plačal enako kot oni, ki jih je spil 10.

    Sicer pa moram reči, da je seveda fajn, da sem po koncertu hitro doma, ampak po drugi strani pa mi je koncertno nomadstvo tako zlezlo pod kožo, da mi kar nekaj manjka, če se ne peljem vsaj 200km daleč. Naslednja postaja – Kiss v Munchnu čez dva tedna.

    1. Poba dice

      Hej Matija, dejansko. Tole z zelenimi knofi je tak ultra nateg in poniževanje. V Nemčiji, Avstriji, skratka vseh normalnih državotvornih institucijah, kar nategunsko podjetje Slovenija nikoli ne bo, dobro vedo kaj je to “Pfand”.

      Že na Bryanu Adamsu decembra lani, sem naletel na dve skupini obiskovalcev koncerta iz Avstrije, ki so zmotno mislili, da dobijo evro nazaj za vsak žeton, ko bodo nehali naročat pivo.

      To je možno samo v tem zavoženem slovenistanu, ki mu ni rešitve. Smo balkanci in to bomo ostali. Kralji nategunstva in prevar.

      Glede Maiden, bom jaz itak še dve praški reportaži pripravil, taki fenovski. Pač enkrat junija, po dopustu. Tud jaz sem spremljal ljubljanski koncert ‘pod stropom’, komaj sem dobil dve karti.

      Mi pa zvok ni deloval napačno, tud Brucea se je dobro slišalo. Fušev pa ogromno. A bodrilna novica. Že na naslednjem praškem koncertu jih je bilo manj, na tretjem špilu se pravi 31. 5. 2023 (znova Praga) pa še manj.

      Pogrešam pa McBrainove rollinge, ki so na Somewhere In Time komadih v živo postali precej poenostavljeni, medtem ko mi pajac Gears od nekdaj ne sede in mi tako ali drugače že a priori kvari Maiden koncerte.

      Hecno je opazovat Harrisa, kako v delih koncerta skupine teka od enega do drugega kitarista in jih dejansko ‘opominja’ kaj morajo storiti, da so pri stvari, …. turneja je na začetku in še vedno se kar precej ‘uvežbavajo’. Sem pa prepričan da bomo naslednje leto deležni še drugega dela evropske turneje 😀

      Kapo dol za Kiss. Midva imava dons Scorpions v Brnu, potem pa nazaj v Prago (najprej spotoma v tamkajšnji klub Futurum na Voivod) in pol finale 10. 6. 2023 na Kiss (02 Arena) 😀

      Se veselim tvojih komentarjev tudi v bodoče 😀

  3. Matija dice

    Evo, včeraj sem si v Munchnu ogledal Kiss. NIsem fan, ampak pred upokojitvijo sem si jih po več izpuščenih priložnostih vendarle odločil ogledati. Zakaj to omenjam pod reportažo Maiden? Ker gre za podobno velik koncert. Po mojem prepričanju namreč band spoštovanje do gledalcev in tudi samospoštovanje med drugim pokaže tudi z izbiro predskupine. In tu so Kiss zadeli v črno z Airbourne. Nisem Airbourbe fan, sicer vem, kakšno glasbo igrajo, vendar nimam nobenega albuma niti ne poznam naslova nobene pesmi. Ampak fantje so v večerni pripeki udarili na polno, direkt v žilo, publika je bila navdušena. Igrajo pa seveda take sorte umazan rock’n roll, da je tako njim kot publiki jasno, kaj hočejo in zakaj so tam. Za razliko od The Raven Age s trpečim in napornim metalom, pri katerem ne veš, kaj naj počneš, naj skačeš, ali pač potrpiš in čakaš, da mine. No , seveda pa tudi pri The Raven Age tako oni kot publika vedo, zakaj so tam.

    Daleč so časi, ko so nam Maiden za ogrevanje pripeljali Anthrax ali pa Waysted z mladim pevcem veličastnega glasu Dannyem Vaughnom.

    1. Poba dice

      Hej hej super,

      Na RL bo report s Kiss koncerta v sklopu turneje tih zadnjih 50 koncertov ever, pripravljen z njihovega praškega koncerta 11. 6. 2023, ko so nastopili v O2 Areni.

      Samo časa ni. Oziroma te ‘fan’ reporte (beri: kupljena vstopnice + fotke s smart phoneom) bom priložnostno štukal v dnevni update v prihajajočih dneh…

      Pred Kiss so v Pragi nastopili Dirty Honey – cool glam rock revival band.

      Airbourne sem gledal ene dvakrat. Nikol me niso posebno vzdražili, ker preočitno kopirajo AC/DC, imajo pa ‘bestialno’ odrsko energijo in to šteje, ko prideš na njihov koncert 😀

      Kako je v Münchnu? Vem da je vseskupaj precej drago postalo v solo režiji z avtom.. ampak vseeno. A še kej ‘sitnarijo’ okol tega krepa s Covid-19 plandemijo … po pravici povedano me je minilo potovati v Nemčijo na koncerte prav zaradi tega, kar se tam dogaja vse od marca 2020 dalje.

      Me pa matrajo mal Maiden 31. 7. 2023,… ampak je to bolj utopija. Bom počakal na kakšne dodatne termine za Evropo v letu 2024 😀

  4. Matija dice

    Točno tako sem doživel Airbourne, kot si jih opisal. So pravzaprav idealni za predskupino na velikih koncertih.

    Meni je Munchen vedno bil kul, tudi živel sem tam nekaj let. Je super kraj za živet. Mene sicer Covid ukrepi nikoli niso motili, ampak zdaj jih več tako ali tako ni. Maske nosijo samo še kitajski turisti, tako kot pred pandemijo.

    Drži pa, da postaja pot v Munchen draga, sploh v naših letih, ko raje prespim, kot da bi po koncertu takoj šel za volan in ves skrokan pičil domov.

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