Šank Rock festeggiano i ‘quaranta e passa’ con uno show spettacolare e confermano tutta la loro grandezza (2023)
Band: Šank Rock
Data: venerdì 16 giugno 2023
Location: Velenje / Velenjsko jezero (Vista park) / Slovenia
…al concerto dei concerti, di quelli che ci ricorderemo per sempre!
Šank Rock! Questa combinazione di due parole smuove emozioni fortissime. Fa fermare tutti. Almeno per un attimo. Ogni sloveno. E se quello sloveno ha pure un’anima rock, scatta in automatico un mini simposio musicale (un vero circolo di dibattito) sull’argomento. Le emozioni restano. Le passioni pure. C’è tutto. Nell’aria che ci circonda. Da sempre. La band è diventata «popolare» da un pezzo. Ogni volta che si riunisce per salire sul palco, insieme a loro si riuniscono i rockers sloveni e anche tutti gli altri amanti di riff di chitarra marchiati a fuoco abbinati a ritornelli che ti entrano sottopelle! Un fenomeno, insomma, che per quanto riguarda la storia dei Šank Rock è inciso fin nei minimi dettagli, in modo rigorosamente slovenissimo (e rock).
Negli anni Ottanta i Šank Rock, sulle ali di una travolgente foga giovanile e di uno slancio creativo, hanno portato sulla scena rock slovena l’eredità di quello che si muoveva sulla scena rock internazionale, che già comprendeva le ‘trovate’ allora fenomenali e commercialmente roventi di KISS, AC/DC, Scorpions, Van Halen e, poco più tardi, Def Leppard, Bon Jovi, Extreme, Mr. Big, Winger. Le frasi musicali dei grandi padrini del rock and roll, da cui i ragazzi traevano ispirazione, le hanno incrociate col loro stile creativo con testi in sloveno, e lo sloveno di allora si è identificato all’istante. Del tutto inconsapevolmente, con la loro sfrontatezza i Šank Rock negli anni Ottanta hanno scritto la grande saga dell’hard rock sloveno, che a ragione li colloca sul trono sloveno del genere.
In questi pittoreschi 40 anni la band ha vissuto praticamente di tutto. Ma una cosa è rimasta e resta indiscutibile. I Šank Rock sono rimasti fedeli alle loro radici. Fino a oggi. Attraverso una serie di album, con cui hanno espresso un’ispirazione autoriale mai esaurita, dal punto di vista creativo non hanno mollato di un millimetro. Nemmeno per un attimo. Su tutti, ma proprio tutti gli album in studio hanno lasciato qualche classico che conosce ogni sloveno. E continuano su questa strada. Non fanno eccezione né l’ultimo album in studio «Nekaj več» (2017), né l’ultimo singolo dal ritornello ipnoticamente memorabile, Se še spomniš. In tutti questi anni di attività la band non ha mai rinunciato a un’altra cosa importantissima. La vibrazione positiva che l’accompagna e che costruisce le sue opere, i suoi concerti, la sua essenza. L’eredità! L’aura, se vuoi. Dal giorno zero a oggi. Vibrazione positiva è un altro nome per Šank Rock. Ed è esattamente questa la magia del rock and roll. Festa, staccare la spina, divertimento, amore! Tutto questo si fonde in quell’unica vibrazione. In tutto questo carisma travolgente che ci accompagna da oltre 40 anni. Il carisma dei Šank Rock.
La band doveva festeggiare. Questi 40 anni (e qualcosa in più, visto che è nata nel 1982). Con un vero spettacolo come si deve. Come si addice a un nome così. E la scena rock slovena si è beccata una celebrazione come questa! Una festa come da noi non s’era mai vista. Con una produzione semplicemente eccezionale. Sotto ogni aspetto. A livello dei più grandi nomi internazionali. E non si sono dimenticati nemmeno dei fuochi d’artificio!
Sono le nove meno un quarto. Di sera, che non ci siano equivoci. Ancora il discorso introduttivo del sindaco di Velenje Peter Dermol e poi? Azione. La band sale sul palco nella formazione: Matjaž Jelen (voce), Cveto Polak (basso), Bor Zuljan (chitarra), Aleš Uranjek (batteria) e Samo Jezovšek (tastiere)! Il rondò dei momenti più grandi di una carriera musicale di oltre 40 anni è cominciato. Apertura con la nuovissima Se še spomniš e il suo ottimo ritornello, che chiama subito il pubblico a partecipare. Il pubblico, intanto, continuava ad affluire da tutte le parti. Nel primo terzo la band ha intrattenuto la folla con un mix variopinto di pezzi vecchi e più recenti. Pridite na žur, Ni sreče brez R’N’R, poi avanti con Le 17, TV, Lahka dama, Puščava sna, Hvala za vse, Restart. La band sembrava rinnovata. Ringiovanita. Carichissima, e allo stesso tempo emanava grande serenità e, ovviamente, un chilometraggio enorme, quello che si lascia dietro la polverosa strada tortuosa su cui la ruota del destino porta la band. La vista di un immenso oceano di mani alzate, che padroneggia i testi e partecipa, costruisce un ponte chimico tutto suo che dà ulteriore carburante ai membri della band.
Questo concerto-spettacolo dei Šank Rock ha incluso anche una valanga di ospiti musicali. Ospiti che fanno parte delle eminenze della scena musicale slovena. Il primo è stato Tokac. Si è messo al lavoro su Senca sebe dall’ottimo ma un po’ trascurato «Senca Sebe» (2007), e con le sue caratteristiche vocali si è inserito alla perfezione nel carattere del pezzo, oltre che nell’esecuzione. Senza Maček non si va da nessuna parte! Il brano rimette in circolo adrenalina a fiumi, e il pubblico di 6.000 spettatori di ottimo umore impazzisce di nuovo senza freni. Ed ecco già il prossimo ospite. Grega Skočir. Lui non ha imparato nessun pezzo dei Šank Rock, è successo il contrario. La band si è presa il classico dei Big Foot Mama Nisem več s tabo, che lui ha fatto a fette a modo suo, in puro stile hard rock. La band torna alle sue strade autoriali con la carica di Tih’ bod’ in igraj dall’album «Poglej v svet» (1996). Segue un’esperienza acustica in cui sul palco sono rimasti solo Matjaž e Bor. Bor con il suono scelto della sua chitarra acustica nera a dodici corde, che nell’accompagnamento risuonava alla perfezione, e naturalmente l’inconfondibile marchio vocale di Matjaž. Sono rimasti sull’album «Poglej v svet» ed eseguito Želim da si tu, seguita da Poišči me, tratta dal primo disco solista di Matjaž «100x Lažje» (2001).
La seconda parte del concerto ha portato lo show, pezzo dopo pezzo, a un livello di atmosfera sempre più alto. Segue la cannonata con l’hit Jaz nimam noč za spanje, mentre Hočeš nočeš ha portato sul palco, com’era d’obbligo, anche Natalija Verboten. E tutti questi classici del repertorio di ferro! Laški pir ha mandato il pubblico fuori di testa. Dopo è arrivata la bellissima ballata Ker te ljubim. Durante la sua esecuzione signore e ragazze si sono sciolte. Ed ecco una nuova detonazione con Rockerji, poi un momento dall’album «IV» (1991) con Manijak, per cui sul palco si è unito alla band Žak dei Mary Rose, e Matjaž dopo l’esecuzione ha aggiunto in modo teatrale: «ŠČ!» (Žak ha infatti collaborato con i Let 3 all’Eurovision di quest’anno). L’euforia non cala, ed ecco Delam, kar paše mi, che spara il pubblico nel grembo di un nuovo teatro a modo suo: l’esecuzione del sempreverde ultimativo Metulj. In questa occasione la band l’ha adattato per l’esibizione di un’ospite speciale. Non era Tinkara Kovač, ma la cantante lirica Dunya Tinauer Verbovšek, e si è rivelata una mossa particolarmente azzeccata soprattutto nei ritornelli, che hanno così ricevuto ulteriori contrasti armonici, davvero piacevolissimi. Dopo la più recente Nekaj več, segue un sentito discorso di Matjaž, con cui ha accompagnato l’esibizione verso il gran finale, quando la formazione si è lanciata su Zabava dal debutto «Pridite na žur» (1987).
La band torna sul palco per il bis d’obbligo. Avrai già indovinato da solo cosa mancava. Pravljica o mavričnih ljudeh. Ospite speciale Tomi M., accompagnato da un quartetto d’archi di Velenje e dallo Slovenski oktet (!). Uno dei momenti più attesi della serata, riuscito benissimo. A lasciare il segno più di tutti è stata l’integrazione dello Slovenski oktet. È stato il momento in cui i cuori si sono di nuovo sciolti in massa e la pelle d’oca è tornata a salire. Dej bolj na glas radio ha portato sul palco, per un finale spiritoso, un altro amico inseparabile della band, delle strade di Velenje: 6Pack Čukur! Quanto i testi sfrontati e il ritornello carico facevano muovere le vertebre del collo ai presenti, tanto più nettamente risuonavano, in contrasto, le linee di basso di Cveto. Superbo.
Per concludere, la band ha salutato il pubblico riproponendo il nuovo singolo Se še spomniš, facendo capire chiaramente che la storia dei Šank Rock continua. Che all’orizzonte ci sono nuova musica, un nuovo album, nuovi concerti, insomma una nuova era per la band. Il gruppo si è presentato in una luce a prova di bomba. Praticamente senza una sbavatura e con il riflesso di un grande ardore. Come se questi 40 e passa anni non ci fossero mai stati. Così è passato anche questo concerto megalomane. In un battito di ciglia. Intensamente carico di emozioni. Di nostalgia.
E la forma? I Šank Rock sono sempre stati contraddistinti da una grande qualità musicale. In tutte le ere della loro attività. Non solo per quanto riguarda la scrittura, ma anche l’esecuzione sul palco. Matjaž mantiene una forma vocale eccellente anche negli anni più maturi della band. Ha portato a casa il concerto alla grande con la voce e, tra le altre cose, con qualche acuto micidiale ha convinto tutti che nessuno può togliergli questa autorevolezza. Guardare Bor Zuljan è un capitolo a sé di ogni concerto dei Šank Rock. Il tipo è la combinazione perfetta di un senso straordinario per la musicalità negli assoli, che dosa sempre con cura, e di escursioni da ‘showman’ di una complessità tecnica da mozzare il fiato e di un’esecuzione bravurosa, quasi infallibile. Bor ha consegnato esattamente ciò per cui eravamo venuti! Neanche le linee di basso, di elasticità organica e di decisa incisività nel quadro sonoro, sono mancate. Ci ha pensato il granitico Cveto Polak, che stavolta, a causa di un infortunio, ha corso un po’ meno sul palco. Il grande ritorno Aleš Uranjek sembrava non aver mai lasciato la band. Sicuro. Il versatile Samo Jezovšek alle tastiere, tra le altre cose, ha disarmato i presenti anche con l’assolo poco prima di Jaz nimam noč za spanje. Un vero ‘piccolo’ Don Airey. Tutto in uno? Ottima esecuzione del quintetto.
L’enorme e ampio palco, che alla fine di luglio a Velenje accoglierà anche l’edizione di quest’anno del festival Metaldays, era dotato di un’illuminazione scenica spettacolare, di un mucchio di pirotecnica e di cortine di fumo, mentre l’esecuzione dei pezzi era accompagnata da una proiezione cinematografica curata nei dettagli sul gigantesco schermo di palco, che si legava in modo sensato ai messaggi dei brani scelti. Suono ottimo. Lo stesso vale per l’equilibrato intreccio nella disposizione sonora dei singoli strumenti, con la voce di Matjaž assolutamente in posizione centrale in questo quadro. Sempre. Come si conviene a una band a cui possiamo giustamente appiccicare l’aggettivo più grande! La più grande band hard rock slovena di tutti i tempi. Onestamente e più che meritatamente. Ai prossimi 40 anni, allora!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Se še spomniš
2. Pridite na žur
3. Ni sreče brez R’N’R
4. Puščava sna
5. Restart
6. Lahka dama
7. Le 17
8. TV
9. Hvala za vse
10. Senca sebe
11. Maček
12. Nisem več s tabo
13. Tih’ bod’ in igraj
14. Želim da si tu (versione acustica)
15. Poišči me (versione acustica)
16. Jaz nimam noč za spanje
17. Hočeš nočeš
18. Laški pir
19. Ker te ljubim
20. Rockerji
21. Manijak
22. Delam kar paše mi
23. Metulj
24. Nekaj več
25. Zabava
—bis—
26. Pravljica o mavričnih ljudeh
27. Dej bolj naglas radio
28. Se še spomniš
