PAIN tornano in trionfo con una raffica di hit di una carriera alla Cvetličarna di Lubiana (2023)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2023
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Band sul palco: Ryujin (ex-Gyze) / Eleine / Ensiferum / PAIN
Data: martedì 24/10/2023
Location: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia


PAIN in Slovenia! Sì! Quello che il leggendario produttore e capo degli svedesi death metaller Hypocrisy – possiamo dirlo senza giri di parole, il celebre Peter Tägtgren – aveva iniziato un bel po’ di tempo fa in tutta innocenza, come hobby, con la voglia di sperimentare con elementi di musica elettronica, techno e industrial anni Ottanta incrociandoli con l’heavy metal, si è rivelato del tutto inaspettatamente un successo commerciale. Dopo sei anni Tägtgren è partito per un nuovo tour europeo, che ha battezzato “I Am” (on tour). Si è portato dietro una compagnia niente male. Come ospiti speciali ci sono i finlandesi Ensiferum, epic folk metaller che fin dal via portano con sé un’invidiabile schiera di fan agguerriti, mentre a fare da spalla ci sono i giapponesi Ryujin (da poco ribattezzati, prima erano Gyze), samurai del power/melodic death metal, e gli svedesi Eleine, power metaller sinfonici. Insomma, una falange da concerto con i fiocchi.

Ed eccoci di nuovo, dopo tanto, tantissimo tempo, alla Cvetličarna di Lubiana. E di nuovo viene giù di tutto. Piove come se fosse il giorno del giudizio. Più o meno come alla fine di quest’agosto, quando in Kranjčeva 20, per l’esattezza nella sala VPK MediaPark, hanno suonato i leggendari rocker americani Blue Öyster Cult. Le porte aprono alle 19! In prima fila c’è già una folla niente male, che aspetta di vedere salire sul palco i giovani samurai del metal giapponesi Ryujin. La band esiste dal 2009. E già con il terzo nome. Per i primi due anni ha suonato come Suicide Heaven, poi è diventata Gyze, mettendo in fila quattro album in studio e 3 EP. Quest’anno i Gyze sono diventati Ryujin e hanno annunciato l’uscita di un nuovo album omonimo, “Ryujin”, che dovrebbe vedere la luce a metà gennaio 2024 per Napalm Records. La band funziona come quartetto. A Lubiana però si è presentata in una formazione un po’ riadattata. Alla voce e alla chitarra solista resta ovviamente Ryoji Shinamoto, così come al basso Aruta Watanabe, mentre alla batteria non c’era il fratello di Ryoji, Shujih Shinamoto, e non sono nemmeno riuscito a capire chi suoni la chitarra ritmica con i Ryujin in questo tour. Comunque sia. Ryoji è sembrato molto sicuro di sé. Ha sfoderato una bella dose di equilibrismi chitarristici e ha alternato in modo convincente voce pulita e growl. Si vede anche che non è il suo primo concerto: ha spronato il pubblico a partecipare senza freni. Ha dato il suo contributo anche l’agile bassista Aruta (in tenuta da battaglia e con i capelli tinti di rosso legati in una coda), che era ovunque sul palco. Insomma, un’esibizione di samurai metal ben rodata. I ragazzi indossano perfino abiti da samurai, e anche la melodia spesso si sviluppa pescando ispirazione dalla musica tradizionale giapponese, anche se alla base si tratta di puro power metal. A tratti suonato davvero a velocità folle. Ryoji, come detto, è un ottimo chitarrista, quindi durante il concerto ha regalato un paio di lezioni virtuosistiche di alto livello tecnico. Lo stile della band è condito anche da qualche neoclassicismo occasionale, come ha dimostrato soprattutto la marcia epica Raijin & Fujin, con cui il quartetto ha chiuso uno show davvero simpatico. L’unico problemino? Il suono delle chitarre. Non era ben distinto. Peccato. Ma non è colpa della band. In questo tour dietro le pelli aiuta i Ryujin Simon McKay, che in passato ha collaborato con The Agonist e suona anche come batterista live degli Inhuman Condition.

Gli Eleine rientrano nel power metal sinfonico, ma in quella corrente un po’ più oscura. Al centro del quintetto c’è ovviamente la cantante Madeleine Liljestam, da cui la band ha anche preso il nome. In nove anni di attività la band ha pubblicato quattro album in studio, l’ultimo, “We Shall Remain”, proprio a metà luglio di quest’anno. Gli Eleine si sono fatti le ossa in tour con band come W.A.S.P., Arch Enemy, Moonspell, Sonata Arctica e Myrath, tra le altre. Entrambi i chitarristi usano chitarre a sette corde per ottenere un sound più massiccio e cupo. Purtroppo anche durante l’esibizione degli Eleine il suono non era tarato al meglio, quindi il lavoro delle chitarre ancora una volta non si distingueva come si deve, e a farne le spese sono stati anche gli assoli. La band non se n’è fatta un problema. Madeleine, con il suo carisma, un’ottima prova vocale e un’abile capacità di scaldare il pubblico, si è presa la scena senza fatica, e il gruppo ha portato a casa il concerto con successo su tutta la linea. La scaletta di 40 minuti era tutta al servizio della promozione dell’album attuale “We Shall Remain”, da cui la band, motivatissima e ben carica, ha eseguito ben cinque pezzi su otto. Come detto. Madeleine è la chiave del gruppo!

Ensiferum! Se durante i concerti di Ryujin ed Eleine si riusciva ancora a girare in modo dignitoso nel parterre della Cvetličarna, poco prima dell’esibizione delle leggende del folk metal finlandese la sala si è riempita da scoppiare. Pigiati come sardine. Dappertutto. Davanti e dietro. La sala è diventata di colpo stracolma. È la prova che gli Ensiferum, in anni di battaglie, sono riusciti a conquistarsi una bella fetta di pubblico mirato, che li segue fedelmente soprattutto negli ultimi anni. Li segue anche in tour. L’arrivo degli Ensiferum ha portato di colpo l’atmosfera a un livello decisamente più alto. A contribuirvi sono stati un suono molto migliore, di cui gli Ensiferum hanno goduto durante il loro show, e poi il fatto innegabile di avere fan devoti che a tratti hanno praticamente portato la band in trionfo con la loro conoscenza fanatica dei versi. La band ha colto l’invito dei PAIN a unirsi al tour “I Am” per promuovere l’album ancora attuale “Thalassic”, anche se il cantante e chitarrista Petri Lindroos nella seconda metà del concerto ha buttato lì che subito dopo questo tour la band entrerà in studio per registrare un nuovo album. Anche questo ha ulteriormente alimentato la risposta infuocata del pubblico. Ovviamente gli Ensiferum, rodata fortezza del metal tenuta insieme dal carismatico bassista Sami Hinkaa e dal cantante/chitarrista Petri Londroos, hanno fatto salire il concerto di minuto in minuto. Così dinamica e atmosfera sono diventate sempre più intense, fino al culmine nel finale, quando la band è passata alla chiusura a suon di birra con il suo assalto polka vodka metal Lai Lai Hei, e ha coronato lo show con il divertente e attesissimo classico del repertorio di ferro Two Of Spades. Anche dal punto di vista sonoro la cosa funzionava. Si sentiva però che a Petri il growl calava un po’ durante il concerto, cosa che la band ha rimediato con altrettanta esperienza: nella parte finale sul proscenio si è fatto vedere sempre più Sami, mentre la band ha lasciato più volte le parti vocali direttamente al pubblico.

E i PAIN, ovviamente! I PAIN sono una faccenda particolare. O li ami o li odi. Vie di mezzo non ce ne sono. Era quindi logico che quella sera al concerto ci fosse un sacco di gente che ascolta anche gruppi tipo Ministry e Marilyn Manson (i Rammstein ovviamente compresi). Ma andiamo con calma. I PAIN sono una storia a sé, con la loro base di fan. E fin da subito era chiaro per cosa fosse venuto il pubblico quella sera alla Cvetličarna. Per la dose di PAIN, appunto. Prima di tutto va sottolineata una cosa. Tägtgren è un uomo impegnatissimo. Sempre. In fondo, basti pensare al progetto Lindemann, in cui ha unito le forze con l’iconico cantante dei Rammstein Till Lindemann. Proprio dal progetto Lidnemann Tägtgren ha pescato i musicisti per i PAIN e con loro ha messo insieme il quartetto per il tour “I Am”! Sono: il figlio Sebastian Tägtgren alla batteria, il bassista Jonathan Olsson al basso e il chitarrista Sebastian Svalland.

Con i PAIN Tägtgren ha sfruttato questo tour soprattutto per ritrovare una sorta di riaffermazione. Per questo l’ha chiamato proprio “I Am”: a quanto pare, nei prossimi anni intende dedicare di nuovo più energie creative ai PAIN. Così ha costruito la scaletta come una sorta di sezione trasversale dei traguardi più visibili del percorso dei PAIN, con i classici preferiti della band, ma insaporita da due nuovi singoli, Revolution e Party In My Head. Entrambi i singoli in questo periodo si sono già piazzati alla grande tra il pubblico, e al tempo stesso lasciano intuire che i PAIN si stiano preparando a registrare un nuovo album. L’ultimo – cioè “Coming Home” – è uscito nel 2016, a dimostrazione del fatto che negli ultimi anni Tägtgren si è concentrato su altre sfide musicali (oltre a Lindemann e Hypocrisy, lo tiene ovviamente impegnatissimo il lavoro di produttore).

Basta chiacchiere! Passiamo al concerto. Mosh pit e altri casini e capriole, come invece succedeva al concerto degli Ensiferum, stavolta non ce ne sono stati. Tanta nebbia, da poterla tagliare col coltello, che fa parte dell’allestimento di una scenografia industrial, cupa e dal ritmo ipnotico. Le pause tra i pezzi erano dosate con furbizia con animazioni divertenti a sostegno dei messaggi dei singoli brani. Diciamo pure gli hit di una carriera, con Call Me accompagnata dalla proiezione dell’intero video, in cui canta come ospite speciale Joakim Brodén (Sabaton). La band si è concessa un vero e proprio sketch. Ha cominciato a eseguire il pezzo, poi all’inizio del ritornello è andata in pezzi di proposito e ha suonato una stecca studiata a tavolino, interrompendo l’esecuzione. Proprio nel momento in cui i PAIN hanno fermato il pezzo, sullo schermo è comparso Joakim Brodén e la cosa è andata avanti. Una ‘presa in giro’ furba, che ha fatto scintille.

Tägtgren è un personaggio da palco estremamente carismatico. È un interprete eccellente, che sa ipnotizzare, tirare dalla propria parte. Ha un magnetismo tutto suo. Nonostante lo show della band poggi su tantissimi sample e quindi la qualità del suono sia ballata un po’ durante il concerto, la sua presenza è semplicemente più che soddisfacente. Il pubblico se l’è goduta. La Cvetličarna si è infiammata del tutto e ha respirato all’unisono con Peter. E sarebbe potuto andare avanti così per tutta la notte. L’incastro tra riff di chitarra e ritmiche ipnotiche sorrette dai sample trascina in uno stato di trance, di estasi. E su tutto questo, ovviamente, c’è la festa. La staccata dal mondo che i PAIN sono venuti a consegnare. Il pubblico è stato assolutamente appagato e soddisfatto.

Negli anni i PAIN hanno adottato e inserito nei loro concerti anche una buona dose di lucidità scaltra che diverte ancora di più, e a Tägtgren si nota che negli ultimi anni ha imparato un sacco di cerimoniale anche stando a braccetto con Till Lindemann. Che fosse conciato da zombie truccato a dovere e vestito di stracci penzolanti e sbrindellati non serve nemmeno sottolinearlo. Fa semplicemente parte dei concerti dei PAIN.

Questo evento alla Cvetličarna di Lubiana è stato organizzato alla grande. In tutto. L’affluenza è stata fantastica e questo ha influito positivamente anche sull’umore delle band, e a incoronare il tutto sono stati soprattutto gli show di Ensiferum e PAIN. Tranne il meteo, stavolta non poteva andare e non è andato proprio nulla storto!

Un’ultima cosa. Se ultimamente non sei ancora andato a un concerto in Kranjčeva 20 in macchina, aspettati problemi al momento di tornare a casa, se hai parcheggiato nel parcheggio a pagamento davanti alla sala. Non perché il parcheggio costi caro, ma perché il problema è che le persone in coda non riescono ad arrivare alla sbarra entro 15 minuti dal pagamento del parcheggio alla macchinetta. Questo significa che, non appena davanti alla sbarra si ferma la prima auto (anche se il parcheggio è pagato) che ci è arrivata 16 o più minuti dopo il pagamento, nel parcheggio si scatena un vero caos. La cosa si può risolvere facilmente, ma resta da vedere se si può anche fare, perché purtroppo siamo quello che siamo, e quindi, di nuovo, solo in Slovenia. Basterebbe alzare la sbarra e mettere nel parcheggio gente che incassi la tariffa subito all’arrivo dei visitatori. La gente pagherebbe anche più del dovuto, pur di avere pace e di tornare a casa tranquillamente dopo il concerto. Soprattutto se arriva dall’Italia, dall’Austria o dalla Croazia. Anche stavolta, quindi, rabbia e lamentele nel parcheggio non sono mancate fino a tarda notte dopo il concerto dei PAIN.

Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Ryujin:
1. Last Insanity
2. Eastern Spirits
3. Samurai Metal
4. Dragon Calling
5. Raijin & Fujin

Eleine:
1. Enemies
2. Never Forget
3. We Are Legion
4. War Das Alles
5. Blood in Their Eyes
6. Ava of Death
7. We Shall Remain
8. Death Incarnate

Ensiferum:
1. Andromeda
2. In My Sword I Trust
3. Run From the Crushing Tide
4. For Sirens
5. Twilight Tavern
6. Heathen Horde
7. One Man Army
8. Lai Lai Hei
9. Two of Spades

PAIN:
1. Let Me Out
2. End of the Line
3. Nailed to the Ground
4. The Great Pretender
5. Call Me
6. Walking on Glass
7. Revolution
8. Zombie Slam
9. Suicide Machine
10. Monkey Business
11. Coming Home
12. Have a Drink on Me
13. Same Old Song
14. It’s Only Them
15. Bye/Die
16. Gimme Shelter
—bis—
17. Party in My Head
18. I’m Going In
19. Shut Your Mouth


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