David Gilmour: Luck And Strange
Etichetta: Sony Music
Data di uscita: 6. 9. 2024
Produzione: David Gilmour & Charlie Andrew
Durata dell’album: 43.21 min
Genere: Art Rock
Voto: 8.5/10
«Luck And Strange» è il quinto album del cantautore britannico David Gilmour. Sì, proprio lui: l’uomo che ha definito in larga parte il suono di una delle più grandi rock band di tutti i tempi. Non serve nemmeno nominarla. Un quinto disco che possiamo tranquillamente dire sia candidato a fare da epitaffio a una carriera più che affascinante, quella di questo musicista incredibilmente talentuoso. Con questo indizio avrai già capito che anche il resto della recensione sarà molto favorevole al nuovo lavoro di Gilmour.
C’è tutto. Un’andatura sognante, il suono di chitarra inconfondibile di Gilmour, assoli eccezionali a condire alcuni momenti del disco, e quel suo tipico, ormai proverbiale ‘borbottio’ vocale che, nonostante l’invidiabile età dell’artista, si concede anche in maturità qualche bella impennata sulle note alte (per esempio il ritornello della title track).
David dice che il motivo di questo album è una ‘strana fortuna’, che non si aspettava: all’improvviso e senza preavviso è arrivata l’ispirazione per comporre nuovo materiale (e/o completare vecchie idee). Aggiunge anche che con la squadra che ha registrato con lui il nuovo album in studio pubblicherà presto un altro disco. Beh, se dovesse fermarsi a «Luck And Strange», come detto in apertura sarebbe il perfetto punto sulla ‘i’ di una pittoresca epopea musicale firmata da questo brillante musicista.
Nel nuovo album non ci sono manovre di flirt con il jazz francese (ricordiamoci di quel ‘valzer’ tanto ‘inutile’ di «Rattle That Locks»), né altre avventure in territori di genere che si associno al nome di David Gilmour o al maestoso nome della sua celebre band madre. Ed è un bene, anche se… Lo stile chitarristico di David e la sua voce, riconoscibile in un battito di ciglia, sono così dominanti che qualsiasi genere si piega e si curva davanti a loro. Diciamocelo: questi viaggi ‘verso l’ignoto’ i fan di Gilmour non li vogliono. A proposito di fan, saranno particolarmente soddisfatti da una delle due tracce aggiuntive, ovvero la versione ‘jam’ di quasi 15 minuti della title track, registrata già nel 2007, dove all’Hammond e al piano elettrico compare anche il compianto compagno di Gilmour nei Pink Floyd, il tastierista Richard Wright. In questo jam la nota blues, che è il fondamento della composizione, emerge ancora più intensa che nella versione dell’album.
L’album si apre nel modo prediletto da Gilmour. Con uno strumentale, che però non è Lucifer Sam, bensì Black Cat. Stavolta è decisamente più breve rispetto alle introduzioni simili dei due precedenti album solisti. «Luck And Strange» è, come ci si aspettava, un disco ‘sognante’. E dentro questa dimensione sognante mantiene una brillante nota di dinamismo, sia nelle idee che nell’esecuzione. Il suo valore aggiunto sta proprio nei dettagli dei contrasti tra i motivi. Vero, tutto è sottomesso alla figura di mister Gilmour, con la sua voce espressiva e la sua inconfondibile chitarra come primi violini del disco, ma anche la squadra di musicisti di altissimo livello che lo accompagna si fa sentire eccome.
Sul fronte della produzione, David si è concesso una novità. Ha invitato a collaborare il giovane produttore Charlie Andrew, e il suo sguardo meno marcato sugli anni Settanta, quando il rock si stava mettendo globalmente ‘in piedi’, unito alla scafata esperienza del vecchio gatto di strada e alla ricerca di denominatori comuni, si è rivelato persino utile. L’album ha un suono organico, i contrasti sono dosati con astuzia l’uno rispetto all’altro, e a ogni passo in primo piano c’è, ovviamente, il leggendario chitarrista. Il suono però è più fresco e, in questo senso, si sente chiaramente che prende le distanze dal predecessore.
Le cover non sono esattamente ciò che associ a David Gilmour. Eppure stavolta si è concesso anche questa gita. Si chiama Between Two Points. Un’accoppiata brillante con la figlia Romany Gilmour, con cui ha messo mano a un adattamento dell’originale dei The Montgolfier Brothers (del 1999). Il pezzo ha una tale compatibilità con il resto dell’album, se lo confronti, che dà la sensazione di essere un brano d’autore. Ma Romany non brilla con la voce solo in questo adattamento: la sua voce è inserita splendidamente anche nelle armonie dei cori di tutto l’album. La ragazza si mette alla prova anche con l’arpa nel breve strumentale Vita Brevis. In coda all’album troviamo un’altra traccia aggiuntiva, Yes, I Have Ghosts, che in coppia con Romany parla in modo simile alla cover appena citata. Ha un sapore folk ed è un serio candidato a scambiarsi il posto in scaletta con la cover Between Two Points.
Il pezzo più ‘tonante’ del disco è Dark And Velvet Nights: nel suo ‘rombo’ si stacca dal resto del materiale, ma ciò che accomuna le tracce portanti dell’album, come questa, la title track, poi The Piper’s Call e l’ottima Scattered in chiusura, è la costruzione graduale e il crescendo di atmosfera, che raggiunge il culmine nelle parti finali dei brani. Lo sviluppo di questi pezzi, minuto dopo minuto, va in direzione del rock progressivo, in sintonia con la ricetta art rock ben nota e collaudata di Gilmour, a cui resta fedele in tutto e per tutto. Perciò tutti i marchi di fabbrica del suo estro artistico sono presenti anche nel nuovo album. Il sognante è ovviamente sinonimo di un pizzico di psichedelia (un aggettivo che da sempre accompagna David). Questa brilla in pieno soprattutto nella bellissima e pacata Sings, che prepara la pista di decollo per il culmine finale del disco, Scattered. Quest’ultima porta l’album al suo apice con un finale di crescendo eccezionale (una pomposa costruzione di scenario atmosferico), in cui la chitarra di Gilmour, per associazione, flirta con l’indimenticabile classico dei Pink Floyd Comfortably Numb. In una parola: eccezionale.
Con una tale varietà di idee, e al tempo stesso senza sorprese in termini di incursioni in altri territori di genere, si può concludere senza fatica che «Luck And Strange» è un album nettamente più forte del predecessore «Rattle That Locks» e raggiunge il livello espressivo di «On An Island» (2006), superandolo in certi punti. Un album, insomma, che giustifica tutto ciò che sta dietro al nome di questa potente leggenda della musica! Un piacere ascoltarlo.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Black Cat
2. Luck And Strange
3. The Piper’s Call
4. A Single Spark
5. Vita Brevis
6. Between Two Points – with Romany Gilmour
7. Dark and Velvet Nights
8. Sings
9. Scattered
Formazione:
David Gilmour – tutte le chitarre, piano (1), voce solista (2–4, 7–9), ukulele (3), basso Höfner (3, 8), organo Farfisa (3), cori (2-4, 6–8), tastiere (6, 9), organo Hammond (7), basso (9), piano Leslie (9)
Richard Wright – piano elettrico, organo Hammond (2)
Romany Gilmour – voce principale (6), cori (2–4, 6–8), arpa (5-6)
Gabriel Gilmour – cori (3, 4)
Rob Gentry – sintetizzatore (1–4, 6, 9), tastiere (3, 6, 8-9), piano (4, 6, 8-9), organo (7)
Roger Eno – piano (1, 9)
Guy Pratt – basso (2, 3, 7–9)
Adam Betts – percussioni (2, 4, 6–9), djembe (3), batteria (4)
Steve DiStanislao – batteria (2)
Steve Gadd – batteria, percussioni (3, 6–9)
Tom Herbert – basso (4)
Edmund Aldhous – organista e direttore musicale del coro della Ely Cathedral
Coro della Ely Cathedral – voci
Coro degli Angel Studios – voci
Orchestra degli Angel Studios
