Whitesnake tornano a far bollire Zagabria (2015)
Luogo: Zagabria / KC Dražen Petrovič / Croazia
Data: 21.11.2015
Whitesnake, la grande formazione hard rock guidata dall’indistruttibile David Coverdale, è finalmente tornata a calcare anche i palchi del vecchio continente. Nel 2015 i ragazzi hanno pubblicato un album di cover di classici dei Deep Purple, nati nel periodo in cui Coverdale faceva parte dei venerabili padri biblici dell’hard rock, e pure dell’heavy metal. Anche se Coverdale giura e spergiura che si tratta del nuovo album della band, in realtà non si può considerare un vero disco regolare, visto che non contiene materiale inedito. Eppure la sua uscita è un motivo più che sufficiente per un nuovo tour. Il nome Whitesnake è così grosso che non ha nemmeno bisogno di registrare nuovi album in età matura, ma il grande David Coverdale dentro di sé resta ancora un gran teenager, che con la sua natura carismatica (che in un’unica persona unisce il grande seduttore e l’animale da festa scatenato, sempre di umore brillo) garantisce alla band, con una leggerezza piumata, un’attrattiva scenica eterna. Oltre allo status di leggende del rock, ovviamente.
Be’, coi Whitesnake si sa che le formazioni sono cambiate di continuo, quasi più in fretta delle storie di Coverdale con le donne. Anche se la coppia Doug Aldrich / Reb Beach è rimasta insieme per un decennio buono, il che è più che rispettabile data la capricciosa instabilità della band lungo tutta la carriera, è arrivato di nuovo il momento di cambiare. Nel 2015 è stato annunciato che Aldrich era stato sostituito dal chitarrista Joel Hoekstra, arrivato nei Whitesnake dalle fila degli splendidi rocker AOR americani da west coast Night Ranger. Per le esigenze dei tour, poi, Coverdale ha integrato nei suoi ranghi anche il virtuoso italiano delle tastiere Michele Luppi.
Prima dei Whitesnake, ad aprire le serate è stata un’altra formazione, che possiamo tranquillamente definire una vera attrazione live. Una band composta esclusivamente da superstar del rock. Tra loro, due nomi sono legati più da vicino a quello dei Whitesnake. Brian Tichy (batteria) e Marco Mendoza (basso) ne sono stati entrambi membri in passato, mentre il resto della formazione è completato dal tastierista Dizzy Reed (Guns N’ Roses), da Richard Fortus (Guns N’ Roses), dal cantante John Corabi (Motley Crue) e dal chitarrista danese Soren Andersen, che tra le altre cose ha collaborato con Glenn Hughes e con un altro danese, Mike Tramp (White Lion).
Se due anni fa le tribune della grande sala del Dom sportova, dove il 15.06.2013 si erano esibiti i Whitesnake, irradiavano vuoto, lo stesso non si poteva dire del KC Dražen Petrović, che era a un passo dal sold out. Il locale era stracolmo. Quando sono saliti sul palco The Dead Daisies, l’euforia totale che sarebbe esplosa più tardi con l’arrivo dei Whitesnake non si sentiva ancora, ma la prova di questi veterani-star ha portato ben più di una bella manciata di divertimento per scaldare l’atmosfera. La band, che quest’anno ha pubblicato il suo secondo album in studio «Revolucion» (2015), ha appesantito la propria scaletta con parecchie cover, con cui ha tenuto il pubblico ben stretto a sé. Una squadra di grandissima esperienza ha messo in scena, come c’era da aspettarsi, un vero spasso sul palco, e John Corabi, cosparso di tutte le acque, ha fatto fruttare alla grande il suo ruolo di frontman. Un mare di flirt di tutti i membri col pubblico, battute lucide e sfottò tra i compagni, una comunicazione eccellente di Corabi con la folla e una cannonata di potenza esplosiva per tutta la durata dello show. The Dead Daisies sono una raccolta di musicisti attraenti. Quando l’occhio si ferma su uno qualsiasi di loro, resta ipnotizzato in un attimo. Che tu goda delle acrobazie dell’eccezionale Brian Tichy, delle matterie di John Corabi o in particolare di Marco Mendoza (sempre affilatissimo). Scegliete voi.
La sala ha iniziato a scoppiare ai lati quando sul palco è salito David Coverdale con la sua combriccola. Il pubblico è esploso. Dopo tutti questi anni ai concerti vengono davvero tutte le generazioni. E, cosa ancora più importante, la quota di rappresentanti del gentgil sesso non cala affatto. Ogni volta che Coverdale allargava le braccia in aria e chiedeva al pubblico una risposta, quel gesto scatenava un’ondata di euforia tra la folla. Soprattutto quando si avvicinava al pubblico, proprio sul bordo estremo della «passerella». La vecchia volpe mantiene un’incredibile contagiosità con la sua presenza scenica e il suo approccio al pubblico. Anche se con gli anni la sua voce si è allontanata di un miglio dalla forma di un tempo, è il carisma a incantare e a portare dalla sua parte chi guarda. Coverdale irradia una sfrenatezza adolescenziale e la sensazione reale è che sul palco stia suonando una giovane band che sta ancora cercando la strada per sfondare sulla scena.
Sull’esibizione dal vivo possiamo concludere così. Nonostante i problemi che la sua voce affronta in età matura, Coverdale ha portato a casa i pezzi a un livello più alto di quello a cui ci aveva abituati negli ultimi anni. Nel costruire le armonie vocali di supporto, poi, ha l’appoggio di tutti i membri della band, e sui brani più impegnativi lo copre con una voce aggiuntiva anche il bassista Michael Devin. L’addio di Doug Aldrich ha finalmente aperto la strada a Reb Beach, che ha preso l’iniziativa. Così Reb Beach ha avuto un sacco di spazio per sfoggiare fin nei dettagli tutte le sue doti di straordinario acrobata e virtuoso della chitarra. Né si può ignorare Joel Hoekstra, che costruisce i suoi assolo con una dose molto maggiore di forma musicale rispetto a Beach (e anche ad Aldrich), garanzia di un’accessibilità eccezionale dei suoi assolo per chi ascolta. Ha stupito ancora una volta il membro più anziano dei Whitesnake, Tommy Aldridge, con una prestazione incredibile alla batteria, coronata come al solito da un assolo di batteria scatenato: in una parola, una vera belva dietro i tamburi.
Insomma, i Whitesnake respirano a pieni polmoni e offrono un’esperienza live eccellente. Olio sul fuoco l’ha versato anche l’ottima scaletta, che ha messo insieme i momenti più alti della carriera di Coverdale con i Deep Purple (a sorpresa è saltata Stormbringer) e gli inni celebri dei Whitesnake. Accanto ai classici dei Purple attesi, Mistreated, Burn e Soldier of Fortune, hanno fatto particolare impressione You Fool No One, l’acustica Gypsy e You Keep On Movin’. Dal primo all’ultimo istante di questo nuovo incontro con la band posso confermare che i concerti dei Whitesnake restano una garanzia di grande divertimento, dove trabocca tutta la vibrazione rock positiva, concentrata in un unico posto. Il flusso di energia tra la band e il pubblico impazzito ha creato l’esperienza di una serata live indimenticabile, volata via in un attimo. Quando si sono accese le luci bianche in sala, è stato quasi difficile riemergere dallo stato di rapimento dello spirito, la cosiddetta mini ipnosi, con cui per due ore buone abbiamo scoperto e rivissuto il mondo degli unici Whitesnake.
Vista l’energia che anche nel 2015 irradia la figura scenica unica e simpaticissima dell’inesauribile Coverdale, non c’è il rischio che la band si ricordi all’improvviso di essere vecchia, svaporata e logora, e che sia arrivato il momento delle cosiddette tournée d’addio. No, i Whitesnake irradiano l’energia di stalloni potenti che mordono i concerti senza mollare. Con tutta la forza. Incantevole! E così resterà almeno per altri quindici anni!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
WHITESNAKE:
1. My Generation (intro)
2. Burn
3. Bad Boys
4. Love Ain’t No Stranger
5. The Gypsy
6. Give Me All Your Love
7. You Keep on Moving
8. Ain’t No Love in the Heart of the City
9. Guitar Solo (Rob Beach /Joel Hoekstra)
10. Mistreated
11. You Fool No One
12. Drum Solo
13. Soldier of Fortune
14. Is This Love
15. Fool for Your Loving
16. Here I Go Again
—bis—
17. Still of the Night
18. We Wish You Well (outro registrato)
THE DEAD DAISIES:
1. War Pigs (intro)
2. Midnight Moses
3. Evil
4. Mexico
5. Hush
6. Lock ‘n’ Load
7. With You and I
8. Angel in Your Eyes
9. Devil Out of Time
10. Helter Skelter
































































