Terremoto devastante a Zagabria con Godsmack, P.O.D. e Drowning Pool (2025)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2025
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Godsmack / P. O. D. (Payable on Death) / Drowning Pool
Zagabria / Boćarski dom / Croazia
domenica 30 marzo 2025


Negli ultimi anni Zagabria è diventata praticamente il rifugio sloveno per i concerti medio-grandi e grandi della nostra regione. Una specie di porto sicuro. Ovviamente mi riferisco ai nomi altisonanti della scena rock ‘n’ roll internazionale. Proprio nel finale di questo marzo, al Boćarski dom di Zagabria (un palazzetto per le gare di bocce) sono saliti sul palco tre gruppi che hanno iniziato a scombussolare le vette delle classifiche Billboard a cavallo tra i due millenni e che la generazione MTV di ‘Beavis & Butthead’, oggi per lo più sui quarantacinque anni, fa fatica a dimenticare.

Godsmack, P.O.D. e Drowning Pool. Si può volere di più? Anche questo concerto ha fatto il pieno. A Zagabria abbiamo iniziato a girare in macchina a vuoto già poco dopo le cinque del pomeriggio, ma tutti i parcheggi vicino al locale erano pieni zeppi, così abbiamo lasciato l’auto a più di un chilometro verso est e, tra un atterraggio felice e due manovre di decompressione, ci siamo fatti fuori ancora qualche lattina di Paulaner di Monaco di Baviera.

La gente arrivava a fiumi da ogni direzione e si preannunciava una gran festa. Di regola i concerti di Zagabria sono sempre ben frequentati, di solito sold out, e hanno anche un fascino tutto loro. Carichi di passione e di un’energia indimenticabile. Anche stavolta tutto lasciava pensare che sarebbe andata così. E allora? Anche stavolta sold out! Completamente!

Alle sette di sera sono saliti sul palco i Drowning Pool. La band il cui esordio “Sinner” nel 2001, in sole sei settimane dall’uscita, è diventato sei volte platino ha mostrato in una buona mezz’ora di fuoco che gli anni non l’hanno scalfita. Un mix originale di influenze di genere, comandato da un groove velenoso – che ti spara in alto in un attimo – con un quartetto di tre membri storici, guidato dal “terzo” cantante, l’eccellente e contagioso Ryan McCombs, tornato nei Drowning Pool per la terza volta nel 2023, ha servito un fantastico riscaldamento d’apertura. Per molti uno show maledettamente troppo breve. Dopo uno spiritoso preludio con il classico dei Kiss I Was Made for Lovin’ You in versione registrata, la band è salita sul palco attaccando subito con la title track dell’esordio, “Sinner”, ed era chiaro da subito che il pubblico non si era dimenticato dei Drowning Pool. Si è unito subito a cantare i versi. Suono decente e totale padronanza del palco. L’unica cosa che augurerei alla band è più spazio sul palco per scatenarsi. Si sentiva per tutto il tempo che il quartetto voleva correre libero da una parte all’altra, ma McCombs e compagni dovevano continuamente stare attenti a non impigliarsi in qualche cavo o attrezzo che limitava il loro cinetismo scenico. Il cuore del set ha preso fuoco con la cover di Rebel Yell di Idol, seguita da un finale devastante con altri due classici di “Sinner”, Tear Away e la attesissima Bodies, dove il pubblico è letteralmente impazzito.

I P.O.D., o “affettuosamente” Payable On Death, sono vecchie conoscenze del CUK Kino Šiška, dove nel novembre 2019, insieme agli Alien Ant Farm, hanno scoperchiato il locale – RockLine recensione del concerto. Per molti dei presenti il loro arrivo è stato il culmine della serata. Anche stavolta la band si è presentata in gran forma. In tour li aiuta dal 2021 il batterista Zachary Christopher, mentre il nucleo è composto dai soliti membri: il frontman scatenato Sonny Sandoval, il chitarrista Marcos Curiel e il bassista Traa Daniels. Con quattro hit dell’album “Sattelite” in tre quarti d’ora abbondanti di show non può praticamente andare storto nulla. Ed è andata proprio così. Una sala gremita di fan della band che urlavano a squarciagola i versi dei tempi d’oro di venticinque anni fa! Il tutto con un Sonny scatenato che, anche stavolta, ha frustato con i cavi del microfono tutti quelli intorno a sé, mentre si dimenava in una danza sciamanica riempiendo da solo il palco. Pantaloni militari, calzini bianchi tirati fino alle ginocchia e scarpe ‘Chuck Taylor Converse’. Impagabile.

Quindi? Minuti di ritorno nostalgico al rap metal, al nu-metal o a come preferite chiamarlo, e a tutto ciò che orbita attorno a questa band dei tempi in cui andava di moda la fusione di tutto ciò che porta con sé la ‘stranezza’, diciamo un eccesso di diversità accettabile per MTV, ma dotato di una catapulta di ‘groove’ elementare! Il Boćarski dom ha iniziato a “ballare” a scosse sismiche. La band ha dedicato gran parte del repertorio al nuovo lavoro “Veritas”, uscito l’anno scorso, e ha riempito con cura i minuti a disposizione con quattro hit immortali dell’album “Satellite”, iniziando subito a “distruggere” i presenti con le celebri schegge Boom e Satellite. I P.O.D. sono affiatatissimi, il palco è la loro seconda casa. Oltre all’onnipotente Sandoval, anche Curiel e Daniels hanno cambiato più volte posizione sul palco durante il concerto, e anche il suono era davvero ottimo. Youth of the Nation, come previsto, ha fatto strage, seguita dal singolo Southtown – l’unico classico dei P.O.D. anni Novanta eseguito (dal terzo album “The Fundamental Elements of Southtown” – menomale che non hanno infilato in scaletta Bullet The Blue Sky degli U2, se mi è concesso essere un po’ malizioso). Comunque tutti aspettavano anche il quarto singolo di Satellite. Era chiaro che il concerto non poteva chiudersi con la nuova Afraid To Die. Eccola. Alive! E nel gran finale i P.O.D. hanno tirato fuori, nelle circostanze date, il massimo possibile dal vivo. Un’ondata pazzesca di reazioni dal pubblico, sulle ali di una band ancora vitalissima, che non mostra segni di cedimento o logoramento, e quindi posso tirare la conclusione che vogliamo rivedere i P.O.D. il prima possibile, magari in un concerto da headliner! Brillante.

Alle 21.00 sono arrivati finalmente anche i Godsmack! La band che uno dei due autori di questo articolo aveva visto sul palco in modo del tutto imprevisto il lontano 17 dicembre 1999, quando fecero da apertura nella Zenith Halle di Monaco di Baviera prima dell’esibizione degli unici e inimitabili Black Sabbath, e che, osservando per cinque minuti buoni il loro plettro per terra, si chiedeva se raccoglierlo o no (tanto per dire quanto fosse entusiasta all’epoca di quella band), nel 2023 ha pubblicato il suo ultimo album, ancora attuale, “Lightning Up The Sky”. E già al primo sguardo sul palco era chiaro che i Godsmack si trovano alla soglia di cambiamenti concreti. Nei concerti di questo tour europeo li aiutano infatti due membri non effettivi, che però salvano il tour. Al posto di Shannon Larkin c’è lo “spaziale” Will Hunt della formazione degli Evanescence, mentre al posto del chitarrista Tony Rombola c’è il chitarrista dei Dorothy, Sam Bam Koltun. Nei giorni successivi al concerto di Zagabria, quindi ancora durante questo tour europeo, i Godsmack hanno diffuso una dichiarazione ufficiale in cui annunciavano che Tony Rombola e Shannon Larkin sono di fatto già ex membri della band. Così il frontman e chitarrista Sully Erna e il bassista Robbie Merrill sono al momento un duo Godsmack.

Anche nel 2025 con questi ragazzi non si scherza. Pur essendo il repertorio decisamente un po’ sbilanciato verso la presentazione degli ultimi due album “When Legends Rise” e “Lightning Up The “, i Godsmack hanno costruito la scaletta come un best of di carriera. Tutti gli album sono stati inclusi in un’ora e tre quarti di show, che ha consegnato esattamente quello per cui il pubblico era venuto. A tratti con addirittura più coesione e scioltezza di quanto ci si potesse aspettare, visto che la band si presentava con due legionari in formazione. Will Hunt è semplicemente un batterista pazzesco. E si sentiva anche nel “peso” del groove dei singoli pezzi, soprattutto in certi passaggi di transizione che eseguiva in modo un po’ diverso, ma incredibilmente solido e compatibile. I pezzi ci hanno persino guadagnato. Tutti quanti. Kulton e Erna hanno mantenuto un’intesa eccellente, Merill ha deliziato con la sua agilità e affidabilità. Anche a livello vocale Sully ha tenuto un livello altissimo e, insieme alla produzione e alle scenografie, nessuno poteva rubare lo show alla band. Il Boćarski dom scoppiava per l’energia fulminante e per le reazioni splendide di un pubblico dentro fino al collo, che collaborava con la band ai limiti del fanatismo. Una prima esibizione e una risposta incredibile!

All’inizio la band ha risparmiato un po’ sugli hit. Nella prima metà si sono susseguiti soprattutto pezzi del periodo più recente. I Godsmack hanno aperto sparando subito entrambi i nuovi brani, l’iniziale Surrender e subito dopo You and I, poi ancora When Legends Rise, la title track del penultimo album. Il pubblico ha dimostrato che i nuovi pezzi hanno attecchito alla grande, ma l’evento è davvero salito di livello con il classico 1000hp. Il concerto girava a un’intensità straordinaria e Speak è stata l’annuncio che la seconda metà della serata avrebbe spremuto dal pubblico fino all’ultimo atomo di energia. Sono seguiti i successi Straight Out Of Line, Awake, poi uno dopo l’altro il duo da “Godsmack” (1998), Keep Away e la tribale Voodoo. Dopo Voodoo, quale sarebbe il passaggio logico? Il grande finale atteso del duello di batterie tra Hunt e Sully, chiamato Batalla de los tambores (Erna aveva due set: uno di percussioni e uno di batteria), con palco girevole, o per dirla in altro modo: “Chi può, può!”. Dopo che i due si sono sfogati insieme, i Godsmack hanno continuato a stuzzicare il pubblico con inserti di celebri classici del rock: Back in Black (AC/DC), Walk This Way (Aerosmith), Enter Sandman (Metallica), Moby Dick (Led Zeppelin), Tom Sawyer (Rush), fino a una chiusura incandescente, a cui è seguita come finale l’indistruttibile scheggia di groove dell’esordio, quella che aspettavano proprio tutti – Whatever!

Il bis è stato aperto dalla emozionante Under Your Scars con Sully al piano. Lungo discorso introduttivo di ringraziamento al pubblico. Si portano un pianoforte in giro per l’Europa con la band per un solo pezzo? Davvero? Se lo concedono solo i Kiss (ne parliamo ancora al presente, perché hanno confermato da poco i concerti a Las Vegas). Con una pubblicità iniziale per una raccolta fondi benefica a favore di persone in difficoltà psicologica eccetera… e durante l’esecuzione, sul telo di proiezione, un omaggio ad alcuni giganti scomparsi del rock and roll (mancavano Bowie, Lemmy e Zappa – quindi stavolta niente perdono). Una ballata bellissima, seguita da un altro pezzo di “When Legends Rise”, Bulletproof. Un brano incazzato che ha risvegliato la gente e l’ha rimessa in movimento, fino a regalarle finalmente l’attesa classica da “Faceless” (2000), I Stand Alone (groove-stoner-esca, che resta senza tempo). Su invito di Sully il pubblico ha preso con sicurezza in mano la voce principale, il che, soprattutto nei ritornelli, ha confermato ancora una volta quanto sia diventata grande la macchina commerciale dei Godsmack nel corso degli anni. Sulle ali di un pubblico impazzito, in un Boćarski dom stipato fino all’ultimo angolo. La gente era stipata e impilata come fiammiferi! Il groove infernale li portava in volo! L’energia era semplicemente magnifica. Unica e indimenticabile! I Godsmack invecchiano come il vino, il che vuol dire che gli anni non fanno che giovare. Restano un gigantesco mostro da palco!

L’intera serata va archiviata nella rubrica della memoria dei concerti chiamata “indimenticabile”! Dall’inizio alla fine. Da una band all’altra. I sold out di questo tour europeo non fanno che confermare quanto al pubblico europeo manchino spettacoli rock’n’roll di questo tipo, diciamo nostalgici, dei tempi del boom commerciale, quando su MTV sbocciavano post-grunge, nu-metal e la sperimentazione spensierata di fusione dei generi, comandata da una solida scenografia di groove!

testo: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen

Drowning Pool – scaletta:
I Was Made for Lovin’ You (orig. KISS) – taped intro
1. Sinner
2. Feel Like I Do
3. Step Up
4. Rebel Yell (orig. Billy Idol)
5. Tear Away
6. Bodies

P.O.D. (Payable On Death) – scaletta:
1. Boom
2. Satellite
3. Murdered Love
4. Drop
5. I Got That
6. I Won’t Bow Down
7. Youth of the Nation
8. Southtown
9. Afraid to Die
10. Alive

Godsmack – scaletta:
For Those About To Rock We Salute You (orig AC/DC) – taped intro
1. Surrender
2. You and I
3. When Legends Rise
4. 1000hp
5. Cryin’ Like a Bitch!!
6. Speak
7. Straight Out of Line
8. Awake
9. Keep Away
10. Voodoo
11. Batalla de los tambores
12. Whatever
—bis—
13. Under Your Scars
14. Bulletproof
15. I Stand Alone


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