In Flames, Jinjer, Paleface Swiss e Sylosis a Lubiana (2025)
Band in scaletta: Sylosis, Paleface Swiss, Jinjer, In Flames
Lubiana / Media Center / Slovenia
Data: martedì 10. 6. 2025, dalle 17.00 (apertura porte) alle 23.00
Non capita tutti i giorni di ritrovarsi servito su un piatto d’argento un cocktail così speciale di band di stili diversi, tutte votate alle sfere più estreme del metal. Un concerto che fa da ponte tra le generazioni: i vecchi zii della scuola old school da una parte, le nuove ondate dall’altra, a caccia del limite estremo di follie brutali ma anche tecnicamente complesse.
Anzi, di più. All’inizio le band in programma erano cinque. Ma due giorni prima del concerto è piombata la notizia: gli Heaven Shall Burn avrebbero dovuto cancellare la data di Lubiana per i problemi di salute del cantante Marcus, che al festival Rock Im Park avevano portato all’improvviso a una fine anticipata dell’esibizione. Di conseguenza sono saltate anche alcune date successive, e purtroppo la botta è arrivata pure allo spettacolo di Lubiana. Che però? È rimasto comunque uno spettacolo. In un modo o nell’altro. Anche senza gli Heaven Shall Burn. Con gli In Flames e altre tre formazioni niente male (tutto in un unico pacchetto): Jinjer, Paleface Swiss e Sylosis.
Il concerto, in pratica, era sold out. Il giorno del live di biglietti non ne erano rimasti granché. Il pubblico è arrivato da ogni angolo della Slovenia, con una bella fetta di buontemponi austriaci e fan dalla Croazia, ma anche dall’Italia, nonostante gli In Flames siano annunciati da loro in Veneto il 15. 6. 2025. Ma come dicevo: questo pacchetto di Lubiana era una vera prelibatezza. E ne è valsa la pena.
Alle 18.00 sono saliti sul palco i Sylosis. Il quartetto britannico, composto dal batterista Ali Richardson, da Ben Thomas, dal chitarrista ritmico Conor Marshall e dal cantante/chitarrista solista Josh Middleton, in 35 minuti di set ha dimostrato tutta la sua esperienza, la sua sicurezza, la sua potenza sul palco e la sua esplosività. Una versione cruda di thrash metal, attraversata da elementi di melodic death metal e da momenti di metalcore, ha regalato un ottimo riscaldamento d’apertura. A parte un po’ di pasticcio sonoro, di cui la band non ha alcuna colpa, il gruppo ha tuonato in modo devastante e, con la sua particolarità musicale, ha fatto capire di essere molto più del semplice ruolo di aprire la serata. Dell’EP “Path”, uscito lo scorso ottobre, ha portato dal vivo il singolo Soured Ground, mentre il resto del repertorio è stato riempito per lo più con i brani dell’ultimo album “A Sign Of Things To Come” (2023).

































I Paleface Swiss sono una band di tutt’altro pianeta. Il quartetto è arrivato a Lubiana con il terzo album in studio “Cursed”, uscito subito dopo Capodanno! La band di Zurigo, attiva dal 2017, nonostante una carriera relativamente breve ha giustificato in tutto e per tutto la sua posizione nel line-up! Durante il concerto il gruppo è stato frenato solo dalla sfortunata combinazione di condizioni sonore non proprio ideali, ma per il resto è stato un tornado, in una parola. Ti fa dimenticare subito tutto il resto. La band si distingue per un’energia e un coinvolgimento fuori dal comune. Soprattutto grazie al cantante incredibile, Zelli, che con il suo arsenale di core scream, growl e parti rappate sparate alla velocità della luce, con un incitamento fenomenale al pubblico e qualche battuta qua e là, ha fatto sì che per la buona mezz’ora di set la gente si riversasse praticamente da sola verso le prime file. Zelli è riuscito a mettere in piedi più di metà sala, che ha impazzito compatta, e più si avvicinavano i minuti finali dell’esibizione, più il posto ribolliva. La band ha presentato in prevalenza il materiale del nuovissimo “Cursed” e anche un brano fuori album, I Am The Cursed One.



















































I Jinjer, vecchie conoscenze nostre, hanno portato la serata a un livello sonoro più alto! Durante il concerto il suono era ottimamente bilanciato e il ‘groove’ che questa band costruisce in contrasto sul palco, e che la rende così attraente, ha afferrato per bene. Ovviamente la maggior parte dell’attenzione se l’è presa la cantante Tatiana Shmayluk, con il suo carisma e le sue incredibili acrobazie vocali, che nello stesso respiro abbracciano l’aggressività degli assalti in growl e, dall’altra parte, la musicalità e la dolcezza di soul, R & B e anche momenti pop. I tre ragazzi della squadra restano una macchina incredibilmente coerente e ben oliata, che mantiene una magistrale cinetica di complessità tecnica, tra le trovate più in voga nella sfera del metal estremo (anche con finezze ‘djent’), mentre le rotaie di un ‘groove’ ispessito restano una specie di ipnosi, che ha giustificato in tutto le alte aspettative sul live per cui la band è famosa. L’ultimo album, nonché quinto in studio, “Duel”, ha occupato la maggior parte del repertorio; nella seconda metà la band ha portato anche due pezzi dell’album della svolta “King Of Everything”, I Speak Astronomy e, proprio in chiusura, il (prevedibile) singolo Pisces, con cui ha chiuso un’altra performance fenomenale, dal grande affiatamento e con un’esecuzione del materiale su un livello tecnicamente complesso! Un concerto dalle caratteristiche sonore eccellenti, sotto il comando di una nuova esibizione in tutto e per tutto travolgente di Tatiana Shmayluk.











































In Flames: leggende svedesi del metal estremo e oggetto di mille polemiche ogni volta che si parla del loro percorso musicale, eppure una band incredibilmente stimata, con una base di fan fenomenale, a cui Anders, già in uno dei suoi primi discorsi, ha detto grazie con queste parole: “Senza di voi, tutto questo che facciamo non esisterebbe di sicuro.”
I concerti degli In Flames possono essere un vero rebus. Puoi beccarli col piede sbagliato e ti rovinano la serata. Quel disastro del 2009, quando suonarono al gospodarsko razstavišče di Lubiana, non sprofonderà tanto facilmente nell’oblio. Questa nuova visita a Lubiana è stata comunque la quarta in tutto per gli In Flames, e l’abbiamo aspettata quasi 14 anni interi. Il cantante Anders Fridén e il chitarrista Björn Gelotte restano i principali artefici dell’immagine della band nei tempi nuovi. Di recente il gruppo ha accolto tra le sue file il chitarrista americano Chris Broderick, e da poco si è unito anche il bassista Liam Wilson, arrivato dai The Dillinger Escape Plan. Ma non è finita qui. Poco prima dell’inizio del nuovo tour il batterista Tanner Wayne è stato congedato dalla band, e per i concerti europei è subentrato (per ora come turnista) il batterista Jon Rice. Alla squadra, in tour, dà una mano anche il tastierista Niels Nielsen. Il sestetto così descritto si è presentato in questa formazione anche al concerto di Lubiana.
Il suono era molto buono. Per tutto lo show. Sul livello di affiatamento non c’era niente da discutere. Anche Anders era in giornata vocale e per tutto il concerto è stato di ottimo umore. Un po’ di sfortuna con le tastiere, ma alla fine, a un concerto degli In Flames non c’è nemmeno bisogno di preoccuparsene! Il posto, pieno fino all’ultimo angolo, ha fatto la sua parte. Il pubblico ha mostrato un attaccamento incredibile. Per buona parte del concerto ha cantato i versi. Sia dei classici sia dei pezzi dell’era nuova, quelli post-transizione, dopo l’album “Reroute To Remain”, da cui sono arrivati uno dietro l’altro Cloud Connected e Trigger. L’immagine dell’album “Foregone” completa con successo (diciamo pure sostituisce) l’assenza del materiale melodeath old school dell’epoca classica che tanti rimpiangono. Due classici da “Clayman”, l’apertura Pinball Map e poco dopo Only For The Weak, che restano una costante dal vivo, con la sorpresa assoluta della serata, il pezzo da “Colony” Coerced Coexistence.
Il concerto è filato via veloce, e questa è la prova che la band ha offerto uno show sopra le aspettative. Anders si è preso più tempo per chiacchierare tra un pezzo e l’altro, e un paio di volte ha punzecchiato anche la ‘sonnolenza’ occasionale del pubblico, che però si è subito riscattato con un casino e un fracasso da urlo. Energia e vibrazioni fenomenali! Dal primo all’ultimo secondo del concerto.
Gli In Flames, che hanno regalato un concerto bellissimo al Media Park, sono oggi il tipo di band che fa da ponte tra le generazioni. Sul posto si è radunato un pubblico davvero vario e vivace per età. Dai grandi veterani, che seguono la band fin dagli inizi (oggi sono sulla quarantina inoltrata), a fan molto più giovani, che comprano davvero tutto, non si fanno problemi su questo o quello stile della band, ma per cui conta solo il fatto che la roba abbia a che fare con lo sputare fuori energia metal estrema!
In chiusura va sottolineato il lavoro eccezionalmente scrupoloso e corretto di tutto il personale che ha contribuito alla riuscita di questo evento, in particolare l’atteggiamento e l’approccio corretti della sicurezza nelle situazioni più volte surriscaldate, in cui ha sempre reagito con calma e saggezza. A un certo punto del concerto Anders ha preso in mano lo smartphone di una spettatrice di sette anni, che seguiva il concerto in tutta sicurezza nella zona per i fotografi (tra la transenna e il palco), e con quello ha fatto un video di qualche secondo di sé e di Björn durante lo show, dicendo: “Un video per i secoli dei secoli.”
Insomma, gli In Flames mantengono la loro grandezza. E l’hanno confermato al concerto di Lubiana! Non so perché Broderick usi una chitarra a sette corde nei loro concerti, visto che la maggior parte degli assoli la suona Gelotte con la sua a sei, ma vabbè. È difficile insinuarlo, ma ho la sensazione che per Broderick gli In Flames siano solo un trampolino per il salto verso un’altra band.
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Denis Paradiž



















































