I re dei mille anni si riprendono il trono del power metal organico (2025)

foto: IGORAC 2025
0 177

Helloween con ospiti speciali Beast in Black
Mercoledì, 19/11/2025
Unipol Forum, Milano, Italia


“40 anni passati in un batter d’occhio”

Stavolta al concerto ci sono andato da lupo solitario. Tutti i soliti compagni di merende avevano di meglio da fare, ma io non potevo proprio perdermi lo show degli eroi power metal della mia giovinezza, che si è tenuto nella relativamente vicina Milano nell’ambito del tour 40 Years Anniversary. Quarant’anni. Wow! Date perlopiù sold out nei palazzetti più grandi della carriera degli Helloween e commenti entusiasti dei fan annunciavano un vero spettacolo.

Il viaggio è passato ascoltando le cose più oscure della discografia degli Helloween e ripassando la scaletta dei Beast in Black. Il check-in in camera è filato liscio, al contrario della prenotazione del taxi con la app più inutile sotto il sole, a cui non faccio pubblicità qui.

Sono arrivato davanti all’Unipol Forum una mezz’oretta prima del concerto ed è stato bellissimo vedere le lunghe file di creature metal che si infilavano nel palazzetto da vari ingressi. Dopo una rapida tappa al merch per la maglietta del tour e un rinfresco a base di IPA a prezzo salato, sono andato a vedere i disco metaller finlandesi-internazionali Beast in Black, che in questo tour fanno da ospiti specialissimi. La band è stata fondata nel 2015 dal chitarrista finlandese Anton Kabanen, dopo che lo avevano sbattuto fuori dai Battle Beast, e sulla falsariga della band precedente è ancora lui a occuparsi di tutto il materiale. La musica dei Beast in Black non mi è nuova: il loro primo singolo Blind and Frozen è un vero capolavoro di metal eurovisivo. Finora hanno pubblicato tre album e la setlist era un mix di pezzi di tutti e tre, più due singoli del disco in arrivo, intitolati Power of the Beast e Enter the Behelit. Durante la loro esibizione il palazzetto era pieno quasi a metà, il che dimostra che i ragazzi si sono già costruiti una bella base di fan.

A metà tour il chitarrista Kasperi Heikkinen ha lasciato la band, e al suo posto è subentrato Daniel Freyberg, che per un po’ è stato il partner alla chitarra del compianto Alexi Laiho nei Children of Bodom e poi nei Bodom After Midnight. Pare che Daniel si sia imparato l’intero set in appena quattro giorni, il che la dice lunga sulla complessità della musica dei Beast in Black . Quello che ha subito fatto storcere il naso sono state le tastiere e i cori preregistrati. Ste cose mi fanno veramente inca…..re. Yannis Papadopoulos è un cantante pazzesco, ma che ci vuoi fare, in ogni ritornello sentivo quindici Yannis. Tastiere, sample e beat coprivano il 75% del suono: un “concerto” così non ha davvero senso. Il pubblico se la godeva, la band pure, ma non è questo. E vabbè, fanculo.

Una breve pausa per una IPA, e poi Let Me Entertain You di Robbie ha annunciato le star della serata, le zucche metal veterane. Il palazzetto si è riempito quasi del tutto, a occhio eravamo circa in 12.000. Bel numero per gli Helloween, secondo me con questo tour hanno saltato una o due categorie di grandezza.

L’inizio è stato megagalattico, con la brano un po’ dimenticato di Hansen, March of Time, dal secondo Keeper. A sorpresa Kiske e Deris hanno unito le forze vocali, perché nei tour precedenti di solito si dividevano i pezzi, ognuno cantava i suoi del proprio periodo nella band, e insieme sparavano giusto qualche ballad e qualche epic più lunga. L’impatto è stato micidiale e il pubblico ha subito risposto e rilanciato con un sacco di energia e partecipazione. A fine pezzo è comparso per la prima volta il Keeper of the Seven Keys animato, che durante il concerto faceva da narratore e ripercorreva i momenti chiave della carriera della band. I duetti sono andati avanti anche nei tre pezzi successivi e più avanti nel corso del concerto. La setlist era ben bilanciata, l’entusiasmo è calato un pochino solo nelle quattro composizioni dell’ultimo album Giants and Monsters (recensione qui). Con 22 pezzi in scaletta, però, quei quattro sono in fondo serviti per tirare il fiato.

I miei picchi personali: i due pezzi con Hansen alla voce, soprattutto Heavy Metal (Is the Law), che ha scatenato un vero manicomio. Il trittico acustico (Pink Bubbles Go Ape, In the Middle of a Heartbeat, A Tale That Wasn’t Right) con Deris e Kiske, mentre gli altri se ne andavano a farsi una sigaretta. Hell Was Made In Heaven (perché Grosskopf non scoppi, un suo pezzo in scaletta doveva pur metterlo). Un’esecuzione folle di March of Time. La doppietta di Kiske, Twilight of the Gods e Eagle Fly Free.

Tutti e tre i cantanti sono in forma smagliante, e gli gioca a favore il fatto di non doversi spremere per tutto il concerto. Hanno studiato alla perfezione tutti gli scambi vocali e si vede quanto l’intera band si diverta sul palco. Niente playback, niente effetti sulle voci, solo la pura energia dal vivo di una band che ha già passato di tutto e di più. Sia Kiske che Deris nelle parti vocali più toste barano un pochino, ma qui non ci si nasconde: lo fanno con sicurezza e con un sorrisetto. Complimenti e applausi alla sezione ritmica, Grosskopf e Loeble sono un duo infernale che tiene in piedi questa bestia di band. Sulle acrobazie chitarristiche di Weikath e Hansen non c’è più niente da aggiungere, menzione d’onore a Sascha Gerstner, che dopo 23 anni nella band è ancora “il chitarrista nuovo”. Un maestro del mestiere, che accanto agli altri mostri sacri della band resta modestamente nell’ombra. Cosa che, con i suoi due metri d’altezza e le orrende chitarre fluorescenti che usa, è probabilmente difficile.

Dopo il concerto un po’ stanco e statico di tre anni fa a Vienna questo è stato un graditissimo colpo di ritorno e un’impennata di forma. Dal punto di vista emotivo non ha superato il concerto della reunion a Bratislava nel 2017, ma con la scelta dei pezzi ha dimostrato che gli Helloween hanno ancora nello zaino un sacco di composizioni dimenticate da infilare nelle scalette dei prossimi anni. Altre possibilità le offrono le combinazioni vocali che si intravedono in questo tour (Future World l’hanno cantata tutti e tre, Universe (Gravitiy for Hearts) invece Kiske e Hansen).

Bisognerà tornare a vederli ancora, perché l’unica cosa un po’ preoccupante era l’aspetto del capo della banda, Michael Weikath, che davvero non sembra stare un granché bene.

Ispirante, esaltante e ultraterreno: le Zucche regnano!

Testo e foto: Igorac


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie