I Lene kosti presentano Do Or Die anche a Postumia (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Rock Cafe / Postumia / Slovenia
Data del concerto: 15.04.2010
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 0,00€
I Lene kosti, dopo l’uscita dell’album il 05.03.2010, il primo vero album in studio dalla nascita della band nel lontano 1978, restano una realtà live ricercata e di grande richiamo. Dopo la festa all’Orto bar del 19.03.2010, organizzata per celebrare l’uscita di “Do Or Die”, quando l’Orto è scoppiato e decine di persone sono rimaste fuori perché si erano svegliate troppo tardi per accaparrarsi uno dei 200 biglietti disponibili, stavolta qualcosa di simile ha travolto anche il Rock Cafe di Postumia.
Stavolta però nessun rischio di “scalmanati” pigiati per un posto sotto il palco. Il Rock Cafe è un po’ più spazioso, ha un pavimento più solido sotto i piedi e pilastri portanti più robusti nell’edificio che lo ospita. Se qualcosa non ti va giù, ti butti su una partita a biliardo o salti al ristorante di sopra. Se c’è un posto che accontenta tutti i gusti, è sicuramente l’Epic Center, o meglio diciamo il Rock Cafe.
In compagnia di vecchie conoscenze, gli infuocati metal-matador di Nova Gorica Shutdown e le birichine rock n’ roll di Lubiana Hellcats, i Lene kosti sono arrivati finalmente a salutare anche Postumia. Il locale ha iniziato a riempirsi tardi. All’usanza postumese, che prende in prestito questo tratto caratteriale dal Litorale. Così gli Shutdown li abbiamo visti sul palco solo alle 22.00. Incredibile che salto abbia fatto questa band in un solo anno. Hanno suonato prima dei Lene kosti a maggio 2009 (Lubiana) e poi a ottobre 2009 (Kranj), diventando parte dell’arredamento fisso del Rock Cafe grazie al concorso Epic RockLine Contest – reportage di RockLine QUI, dove si sono assicurati il passaggio al secondo turno e quindi almeno due serate nel locale (se arrivano in finale, nel giro di due mesi scarsi suoneranno al Rock Cafe ben quattro volte). I ragazzi hanno coronato la loro intraprendenza con l’uscita del demo “Shutdown”, che il collega Rok Klemše ha “benedetto” alla grande (recensione di RockLine QUI), insomma per i ragazzi sembra che fili tutto liscio come l’olio. Sono richiesti, sono bravi, convincono sul palco e, soprattutto, hanno un carisma che lascia il segno su chi li ascolta e va ai loro concerti.
Ovviamente il perno di tutto è il cantante Egzi. Non si fa scrupoli a tirarsi lo spandex fino alla gola, pacco maschio in bella mostra, in linea con il carattere del suo guardaroba variopinto, con un tocco di colori “glam”. L’intesa tra i due chitarristi è cresciuta tantissimo in un anno. Suonano le terze all’unisono, galoppano compatti sui riff alla Maiden vecchia scuola e ti piazzano assoli di una bravura da brividi. Vecchia scuola anche la sezione ritmica, dove Pejo si aggrappa fedelmente al singolo pedale della cassa. Diciamocelo: il doppio pedale negli Shutdown non si sente proprio la mancanza. Il salto più grande però l’ha fatto Egzi. Il ragazzo ha migliorato anzitutto le sue capacità vocali. La performance l’ha coronata con una presenza scenica attivissima e sentitissima, che teneva il pubblico sotto il palco costantemente sulle spine. Soprattutto il modo di muoversi, di incitare gli altri membri, la gestualità: tutto è cresciuto in carisma, e così gli Shutdown, nel complesso, funzionano come un’unità estremamente convincente nel trasmettere alle masse la fede nell’heavy metal. La ciliegina sulla torta: ancora una volta un ottimo impianto del locale, che al Rock Cafe tradisce di rado. Così tutti i presenti hanno avuto un quadro obiettivo del gradino evolutivo che gli Shutdown hanno raggiunto finora nel loro percorso musicale. Senza peli sulla lingua: è una delle band heavy metal melodiche più calde in Slovenia, e una tale voglia di fare e di impegnarsi può portarla su palchi più grandi e a una notorietà maggiore.
Le Hellacts sono salite sul palco poco dopo le 23.00. Le ragazze possono vantarsi di essere l’unica band rock tutta al femminile, purosangue, in Slovenia. Nonostante fosse la prima volta in vita mia che le vedevo sotto il palco e avessi letto spesso pareri contrastanti dei critici sui loro concerti, non posso negare che l’esibizione delle Hellcats sia stata, sotto ogni aspetto, sicura. Le ragazze hanno confermato che il legame tra loro si è rafforzato. Lo ha dimostrato un set corretto e ben rodato di una formazione che forgia i suoi pezzi originali sulle basi dell’eredità di band come AC/DC o Judas Priest, aggiungendo da un lato un po’ di cosmesi glam e dall’altro un inequivocabile accento rock punk sporco. La strada per raggiungere il livello qualitativo del quartetto svedese di impostazione simile, Crucified Barbara, è ancora piuttosto lunga, ma porta nella direzione giusta.
Comunque la giri, è stata un’esibizione molto riuscita del quartetto. Affiatata e convincente. Le ragazze hanno incassato la loro provocazione scenica in mise attillate e aderenti, un mix di lattice, spandex e pelle, che gli sta a pennello. Anche la cantante Valentina continua a crescere con successo come vera figura da palco e frontwoman, perché si è presa l’attenzione senza grossi problemi con la sua presenza e la sua interpretazione. Katja ha giustificato il compito più gravoso che tocca a una chitarrista quando, unica chitarra della formazione, deve suonare con abbastanza coraggio e sicurezza da riempire il suono dei riff con una sola chitarra e restare “presente” sul palco anche quando arrivano gli assoli. Brave ragazze! Vale anche per l’insostituibile coppia di sorelle nella sezione ritmica, che non ha vacillato nel tenere il tempo giusto per tutto il set. Le Hellcats hanno presentato materiale originale, che comprendeva i pezzi Steelrider, Heavy Metal, Vladar noči e Hellcasts. In un’oretta scarsa, insieme agli Shutdown, hanno preparato un’ottima piattaforma su cui potessero salire i protagonisti della serata, i “raffinati” schiacciasassi metal Lene kosti.
Era passata da poco la mezzanotte. Palco pronto, ragazzi carichi. Parte l’intro, il locale si oscura, per quanto si può oscurare, perché non sono riusciti a spegnere tutte le luci e l’intro non ha potuto brillare in tutta la sua intensità. Durante l’intro sale sul palco il dottore malvagio, accompagnato dal suo junior, il piccolo Rok, conciato da “mini Dr. Zlo”. Sì, è una novità che il nostro cattivissimo primario Dr. Evil ha preparato apposta per il concerto dei Lene kosti a Postumia. La band attacca con un ritmo rotolante alla Motorhead, tipo Overkill, sotto la bacchetta dell’ultima apparizione di Miha Nedoh con i colori dei Lene kosti! Strano, non doveva essere I Got the…? Nope. I ragazzi aprono con Play With Fire. All’inizio, grane con il suono. La chitarra di Marc è completamente inudibile durante Play With Fire, ma poi la cosa viene sistemata e il suono raggiunge il livello di qualità richiesto.
Anche stavolta i Lene kosti non hanno lasciato nulla a nessuno. Dr. Evil col suo carisma ha messo in ginocchio il pubblico, che gli mangiava in mano. L’eccesso imprevedibile dello show ha portato sul palco anche un nuovo personaggio, un nuovo alter ego di Evil. Il Macellaio Pazzo, che dopo l’obbligatoria macellazione in The Uninvited Guest ha continuato a terrorizzare il Rock Cafe in tutte le sue sfumature di sangue.
Nonostante i due riflettori a luce bianca abbiano presentato il conto alla band, con fronti perlate e rivoli di sudore che bagnavano anche gli strumenti e gocciolavano senza pietà sul palco, la formazione ha sfoderato un altro ottimo concerto, cancellando alcuni errori banali e ben udibili che si erano infilati nel set all’Orto bar di Lubiana un mese fa. Dr. Evil ha cantato il suo repertorio a livelli alti, e la prova diretta è stata l’esecuzione della sempre tosta Warrior. In scaletta era piazzata a metà, mossa azzeccata, perché eseguire questo pezzo richiede una montagna di energia e a quel punto la voce è ancora meno logora, quindi meglio conservata. In questo senso non sarebbe stupido tenerla a metà scaletta, se la band già si rifiuta di metterla in apertura dei concerti.
Anche questo concerto è stato simbolico per i Lene kosti. Verso la fine, in una pausa, Miha Nedoh si alza da dietro la batteria. Stavolta Miha suonava come in trance. È stata la sua prova più coinvolta e, di conseguenza, di gran lunga la migliore da quando difende i colori dei Lene kosti. Di sicuro a spingerlo è stato il fatto del suo addio, e quella era l’occasione per mostrare rispetto alla band con il suo contributo. Naturalmente c’era un fondo di verità anche nella rivalità. Finché è costruttiva, va tutto bene. E chi diavolo era questo rivale? Un nome nuovo nella formazione dei Lene kosti. Il batterista Rok Večerin – “W.U.K.O.”, che qualcuno di voi forse ricorda nelle formazioni Dawn Patrol e Crossbreed. Il passaggio di bacchette tra due batteristi, per natura e carattere fatti di un’altra pasta, è accompagnato da un discorso carico di emozione di Dr. Evil, con cui i Lene kosti hanno salutato Miha “Bomber” Nedoh e dato il benvenuto a W.U.K.O., che Dr. Evil ha subito battezzato in versi “W.U.K.O. The Machine”!
Così Nightmare è esplosa con una dose di energia nuova, portata ovviamente dal nuovo batterista. Tempo uguale, effetto finale uguale, ma l’energia, il suono e di conseguenza le sensazioni che il pezzo evoca sono diversi. Soprattutto il lavoro sui piatti è una storia nuova per i Lene kosti, così come l’inserimento della doppia cassa. Le terzine in Nightmare restano immacolate, tranquilli. I marchi di fabbrica dei Lene kosti sono rimasti intatti e sicuramente presto verranno anche potenziati. Sarà quindi interessante vedere W.U.K.O. fondersi gradualmente nello spirito carismatico dei Lene kosti e seguire l’evoluzione della band nel prossimo periodo. Con Do Or Die la nuova line-up dei Lene kosti ha chiuso il set. Ma non era finita.
La band suona come bis ancora una volta Russian Girl. Stavolta Dr. Evil tira sul palco Egzi degli Shutdown. Dopo la prima strofa, Dr. Evil, già sofferente sotto il fascio dei riflettori e avvolto in un asciugamano, si sposta inaspettatamente sul lato del bassista e lascia il microfono interamente a Egzi. Il simpatico Egzi è andato in totale confusione, perché le strofe di Russian Girl purtroppo non le sa. Ma il ragazzo se l’è cavata alla grande: ha borbottato a orecchio e tirato fuori la melodia nei versi. Ovviamente Dr. Evil è corso presto di nuovo in suo aiuto, e insieme hanno portato il concerto alla fine.
Con una dose abbondante di divertimento e delle attese pazzie sceniche, oltre che di “horror show”, si è chiuso un altro concerto dei leggendari heavy metaller di Lubiana. Anche se il locale, pienissimo, non ha messo in scena il caos totale che l’Orto bar aveva preparato ai Lene kosti un mese fa, la band ha suonato a un livello superiore rispetto al concerto di Lubiana. Sia nell’esecuzione, sia perché le condizioni sonore erano ottimali. Anche se il caldo nella sala rendeva più dura l’esecuzione del materiale.
L’ottima combinazione del terzetto di band, venuto a sostenere da una folla niente male, è un ottimo presagio per le attività future di tutte e tre. La compatibilità di genere e di carattere tra i tre act, insieme al riscontro eccellente del pubblico, annuncia infatti già per quest’autunno una replica di una serata insieme così. Beh, almeno dopo il concerto giravano certi sussurri.”Un fulmine a ciel sereno sulla fronte, matto, un’altra volta per favore!”
foto: Tereza Vuk
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