Nifelvind

0 6

Artista: Finntroll
Etichetta: Century Media
Uscita: 2010
Durata: 45:44
Voto: 3.5/5

I troll sono quelle creature che i progettisti delle nuove strade in Islanda consultano sempre per sapere come, dove e quando tirare su una strada. Forse è proprio per questo che l’Islanda è una perla di natura incontaminata su questo pianeta ormai bello che svaporato. E i Fintroll sono la band che ha portato il “trollismo” nell’heavy metal. I troll sono creature burlone e pazzerelle, ma che si divertono a combinare anche qualche lezioncina “educativa” e “anticristiana” quando gli pesti la coda. Loro ti vedono, tu loro no. Quindi sarebbero pura finzione? Di sicuro per la maggior parte dei simpatizzanti della fede cristiana.  

Anche con il nuovo album i Fintroll scavano più a fondo nel solco tracciato dal predecessore “Ur Jordens Djup”. Come ha sottolineato con coraggio, nella sua recensione di “Ur Jordens Djup” (2007), il nostro valoroso collega di RockLine Rok Klemše QUI, i nuovi Fintroll si dedicano sempre più a integrare il trucco del metal estremo (black metal), oltre a un impianto che coltiva sempre più il ricorso ad arrangiamenti sinfonici movimentati (sulle ali delle tastiere). A questo scopo i Fintroll hanno inserito in formazione perfino un tastierista in più. Si tratta di Aleksi “Virta” Virta, che dal 2005 aiutava la band esclusivamente dal vivo. Il gruppo si appoggia sempre più anche a riff e ritmi classici, di quelli tipici di band come i loro connazionali Ensiferum. “Nifelvind” (il termine si potrebbe tradurre con “vento dell’inferno”, o “vento infernale”) approfondisce il solco aperto dal predecessore. Si perde sempre più l’elemento di giocosa follia, di schietta buffoneria, che era così rinfrescante su un vero disco “trollmetal” come “Jalktens Tid” (2001). I Fintroll hanno messo in piedi un vero e proprio miscuglio musicale, segnato da melodie folk tradizionali, da elementi metal di riff rigorosamente mazzate, con una forte connotazione di ritmi humppa tradizionali (“humppa” è la polka finlandese), e hanno avvolto tutto in una festa sincera, dove ogni tanto si sentivano pure i vapori d’alcol sputati dalle bocche degli attori barcollanti. Su questi ultimi due dischi ce n’è sempre meno.

Nonostante Solsagan sia un assalto di folk metal estremo, che in questa direzione a malapena si tiene su grazie soprattutto al tempo infernale del ritmo, lo scatto estremo nel pre-ritornello porta un soffio sinistro che conosce soprattutto il linguaggio del black metal. Il ritornello, invece, spoglierà il vero amante del folk metal. Porta un autentico, pazzerello canto da festa tribale nascosta nell’angolo più profondo delle foreste di abeti finlandesi, al passaggio dalla taiga alla tundra, che il piede puzzolente e malato della covata romano-cattolica non è mai riuscito a raggiungere. Un’apertura di disco più epica, piena di bombast e di aggressività metal estrema, non si poteva desiderare. Per quanto riguarda questo pezzo, funziona in modo così brillante, con la combinazione di atmosfera da “festa a base di birra” e di impatto da assalto, che da qui in avanti potrebbe aprire ogni concerto della band. E anche ogni concerto di ogni futuro tour (come dovrebbe fare per forza Aces High per i padri Iron Maiden). Un pezzo come I Tradens Sang è un terremoto, dove la band letteralmente fa bollire le sue vittime nel calderone infernale: nella tradizione aggressiva che propone si avvicina proprio al bordo dei generi metal estremi (black metal). La combinazione vincente di un tempo medio-veloce nel prosieguo, sostenuto dal doppio pedale della cassa, crea un vero schiacciasassi rovinoso e ricorda il volto più vecchio della musica dei Fintroll.

Molte volte, nei momenti in cui gli arrangiamenti sinfonici delle tastiere sbocciano, i riff si rannicchiano un po’ nella produzione (peraltro ottima), come succede per esempio in Tiden Utan Tid. Galgasang è un pezzo acustico con arrangiamenti di banjo e melodie folk, che però funzionano più da lamento funebre che da tradizionale buffoneria Fintroll. La sua funzione è soprattutto quella di dare una boccata d’aria alla “marcia a mazzate” dei nostri cari amici dei troll nella seconda metà dell’album. Il pezzo Mot Skuggornas Varld spiega di nuovo le celebri vele dei Fintroll. Contiene un ritmo humppa da ballare che vi farà scorrere il sangue nelle vene a una portata più alta al secondo. Classicismo Fintroll. Lo standard cercato e preteso dalla band. Un ottimo mix di divertimento beffardo e di cattiveria che striscia. Under Bergets Rot invece mostra gli spostamenti verso le caratteristiche metal dei fratelli pagani Ensiferum, solo che i Fintroll non spingono così forte sull’acceleratore: parallelismi lontani si trovano con i Children Of Bodom,. Questi ultimi sono tra i principali colpevoli che per primi hanno mostrato come il principio estremamente melodico nel metal regga benissimo il growl. Ancora più ispirato ed eccitante lo regge, naturalmente, anche l’approccio evoluto, ampliato e potenziato del folk metal, quello che incontriamo, appunto, nella musica dei Fintroll.

Comunque lo giri e lo sminuzzi con l’analisi sotto la lente, questo album resta l’unico, singolare scontro tra una cattiveria beffarda affilatissima e una rigorosa mazzata metal, ed è proprio questo il marchio unico della band, che mette. anche l’album “Nifelwind” in un posto speciale sulla scena delle vette di un folk metal sempre più forte, che a oggi ha già assunto contorni ben definiti in oltre un decennio di vita. Drap è probabilmente, da questo punto di vista, il pezzo che sul nuovo album aspettavamo tutti. Se non scoppiate a ridere prima, vi succederà di sicuro sul passaggio in cui la band riempie la parte scelta (il momento di calma del pezzo) con il gracidare delle rane, e poi con la burlona trovata dell’uscita dall’album, in cui il punto del pezzo è portato dal motivo principale suonato col corno.

Con il nuovo album i Fintroll diventano sempre più sinfonici, malvagi, atmosferici, e le tastiere hanno un peso sempre maggiore nel sound. Non hanno più tutta questa voglia di scherzare e di quella rozza inciampata da ubriachi tozzi e tarchiati di troll. Certo, la vena burlona c’è, ma sull’album non spicca. Il primato lo prende una misura di serietà, o, se posso usare il termine, di maturità degli arrangiamenti che, nel suo coraggio e nei suoi tentativi, attribuisce ai nuovi Fintroll qualche parallelo con altre band come Ensiferum o Moonsorrow (il pezzo Fornfamnad); eppure anche con “Nifelvind” la band resta un fattore unico sulla scena del folk metal. Insieme all’inserimento di un grado ancora più alto di ascoltabilità a scapito dell’aggiunta di ricchi arrangiamenti di tastiera, anche la voce estrema guadagna più accenti melodici. In soldoni. “Nifelvind” è un ottimo nuovo album folk metal dei Fintroll. Non così divertente ed eccitante, ma arrangiato alla grande e, nelle melodie guida e nell’atmosfera viva, limato con parecchia maestria. Con questo disco la band fa un nuovo passo evolutivo nella trasformazione dell’essenza espressiva e nella maturazione artistica, che però non è così sconvolgente. È piuttosto prevedibile e allo stesso tempo molto buono. 

Formazione

Vreth – voce
Skrymer – chitarra, voce di accompagnamento
Routa – chitarra
Trollhorn – tastiere, chitarra acustica, banjo, armonica a bocca, voce di accompagnamento
Virta – tastiere, voce di accompagnamento
Tundra – basso, voce di accompagnamento
Beast Dominator – batteria, percussioni, voce di accompagnamento

Produzione

Fintroll

Tracklist

1. Blodmarsch (Intro) (2:11)
2. Solsagan (4:31)
3. Den frusna munnen (4:04)
4. Ett norrskensdåd (3:34)
5. I trädens sång (3:43)
6. Tiden utan tid (4:55)
7. Galgasång (3:44)
8. Mot skuggornas värld (4:43)
9. Under bergets rot (3:28)
10. Fornfamnad (3:42)
11. Dråp (7:00)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie