Kdo bo komu

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Low Peak Charlie
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2012
Durata: 44:07
Voto: 4.5/5

Low Peak Charlie sono i »groove matti« del Litorale. Essere matti oggi è un pregio!  Questo quartetto nuovo, fresco, potente e musicalmente sfidante  mescola  metal, funk e reggae, ci butta dentro pure l’hip hop e, scherzi a parte, i paragoni con una specie di versione slovena alla lontana dei Rage Against The Machine diventano più che azzeccati (il finale di Ostale same kosti stuzzica con un groove ritmo/riff alla R.A.T.M., quello di Killing In The Name ). Vista l’efficace formula chimica della fusione, che scioglie in modo scenografico i confini di genere, con un groove solido, seducente, fluido e incredibilmente energico, che sembra far poggiare tutta la musica su un telo elastico, hanno senso anche i paragoni con Red Hot Chilli Peppers, Fath No More e Living Colour. I tratti di questa ibridità »trans-genere«, poi, nei momenti in cui la band flirta più da vicino col reggae e sfiora perfino vibrazioni SKA, si legano in modo naturale all’energia di un altro gruppo di ragazzi del Litorale: gli sloveni Elvis Jackson (nei brani »Hrosch« Kebr, Ajejmona). Questi due gruppi, tra l’altro, sarebbero i compagni ideali per un tour insieme. Europeo, sia chiaro.

Tutte le band citate nei paragoni hanno almeno una cosa in comune, ancora più importante delle straordinarie qualità interpretative: le ragazze ci vanno matte, in massa. Per questo i Low Peak Charlie hanno un enorme potenziale per diventare un gruppo grosso, capace di varcare presto e di colpo i confini sloveni! Soprattutto se un giorno decideranno di provare a scrivere i versi anche in inglese. Certo, conviene sfruttare l’occasione prima di diventare vecchi e brutti rompiscatole. Se guardiamo alla Croazia (per i croati la ritmica di tutti i generi, metal escluso, di solito è molto più chiara che per gli sloveni) si trovano parallelismi di energia nella melodia con altre  “schegge impazzite” di spirito art autoctono, il cui stile di partenza, a causa dell’attributo art »crossover«, è difficilissimo da definire. Parlo dei Father di Rijeka (brani JZA, Ostale samo kosti, ritornello S-lepota).

I Low Peak Charlie ci sanno fare. Sanno cosa combinano e capiscono il senso di quello che fanno. Vuol dire che si stanno costruendo una strada tutta loro, indipendente nel panorama sloveno, anzi si può dire del tutto unica. Di certo non evitano la critica sociale e l’impegno politico nei testi, e stilisticamente gli fa un gran bene, anzi i due elementi si legano in modo fatale, come un amore a prima vista. Il brano Dol vas dam ha un grande potenziale da hit: unisce l’energia del carattere autoctono a un mix di melodia contagiosa, eruzioni di riff e padronanza del »groove« da vendere, e così resta comunque adatto alla rotazione sulle frequenze radio commerciali di tutta la Slovenia. Ma non è l’unico pezzo dell’album con queste carte in regola. Prendi »Hrosch« kebr: con la sua felice fusione di elementi dei ritmi reggae (strofa), loop »funky groove« (strofa) e volume rockeggiante di riff (ritornello), è un titolo di contagiosità eccezionale, che ti si pianta sotto pelle già al primo ascolto. Carica di funk, dal suono organico, sorretta in modo vivido da percussioni aggiuntive, con il culmine in un ritornello sognante e malinconico, Ajejmona allenta l’alto voltaggio a ottani elevati e crea un contrasto in più tra i brani dell’album, e come tale alimenta ulteriormente l’alta dinamica degli eventi del disco.

I Low Peak Charlie non sono dei bambi indie che puoi imboccare con pastoni di mais direttamente dalla mano e che, con le loro apparizioni finte e a rapida scadenza, sporcano l’orizzonte musicale  grazie a corporation tipo MTV. E per quanto suoni del tutto contraddittorio, è al tempo stesso azzeccatissimo riconoscere che MTV la musica dei Low Peak Charlie la digerirebbe senza problemi, visto che all’inizio ha aiutato a crescere fino a diventare grandi artisti la maggior parte dei gruppi citati nel primo paragrafo di questa recensione.

La musica dei Low Peak Charlie porta una bella dose di rabbia! I Low Peak Charlie sono incazzati, monelli, sfacciati. I denti li mostrano soprattutto quando la voce dettatrice prende una bella rincorsa, senza risparmiare capacità polmonare né scorte di fiato. La voce è il fattore base che permette all’album »Kdo bo komu« di far arrivare il messaggio al massimo dell’efficacia, in modo autentico, organico, e con la sua sincera dentatura da predicatore, di un’asprezza per nulla nascosta, turba concretamente qualunque consumatore dall’inizio alla fine. La voce può essere morbida ed elastica (Kebr), oppure improvvisamente esplosiva, con il vero carisma, ben costruito, di chi arringa le folle in modo fastidiosamente brontolone! Solo così anche il »groove« della band può esprimersi a pieno! E infatti lo fa.

In uno stato di apatia generale è semplicemente affascinante che ci sia ancora qualcuno con abbastanza coraggio da puntare il dito contro le ingiustizie che nella gerarchia sociale subisce l’uomo comune (in realtà il pilastro fondamentale di quella stessa gerarchia). Caro premier sloveno! Datti una calmata e liberaci, noi sloveni, con una bella parola di incoraggiamento, così rialziamo la testa. Lascia che la bora del Litorale chiamata Low Peak Charlie ti scompigli bene quei pochi capelli che ti sono rimasti. I Low Peak Charlie sono una rivolta contagiosa, specchio dello stato odierno di una società demoralizzata, che nella sua insaziabile sete di denaro ha dimenticato la norma dei valori umani di base, dei sentimenti sani, della maturità spirituale, e non le importa di distruggere se stessa in modo irreversibile, come un virus. 

I Low Peak Charlie non portano una rivoluzione musicale sul pianeta, ma sono dei tipi fuori dal comune, personaggi unici del panorama musicale sloveno e dal grande potenziale! E il debutto “Kdo bo komu” è più che un prodotto vivido di 12 brani dal carattere chiaramente definito con cui la band posa la pietra angolare di uno sviluppo art sano, oltre che di solide premesse per il successo commerciale in futuro!

Formazione

Andrej Kresevič – voce
Luka Križman – chitarra
Lovro Velušček – basso
Blaž Kocina – batteria

MUSICISTA OSPITE
Žiga Kožar – percussioni, “skinner”

Produzione

Matej Pečaver – Pečo

Tracklist

1. Zidar Zidarju
2. Ostale samo kosti
3. Dol vas dam
4. Za en sam glas
5. S-lepota
6. “Hrosch” kebr
7. Ajejmona
8. Estrada
10. JZA
11. Disko Jebig
12. Where To Go

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