Španabije
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Bakalina
Etichetta: Macefizelj
Uscita: year
Durata: 46:40
Voto: 5/5
Muri di pietra, monumenti viventi di giorni lontani, che il tempo sferza e scalfisce senza pietà con le raffiche affilate e ululanti della bora; fili d’erba secchi di forasacco eretto, segnale di un’agricoltura estensiva, cioè tradizionale, di pascoli e prati magri; un cielo gonfio di nuvole pesanti; frutteti di varietà locali nodose e contorte, ma ostinatamente robuste. Tutto insieme: uno spazio che la gente del Litorale settentrionale ha plasmato nei secoli in un formato durissimo e impenetrabile di resistenza, su cui qualunque lungagnone del distretto fiscale di Lubiana si spezza i denti in un attimo.
Incredibile. Proprio a fine anno la scena musicale slovena ha ricevuto uno dei dischi più acuti e profondi che l’etno/folk di quest’anno ci abbia regalato. Parlo dei Bakalina, il duo formato da Renata »Lapatarca naz Panikve« Lapanja (fisarmonica) e Jani »Križarjew s Čadrga« Kutin (voce).
Bakalina, come un tempo si chiamava nel Tolminese e a Čadrg un grosso recipiente d’argilla, in Slovenia non è più una sconosciuta. In passato il duo ha pubblicato tre album in studio, nel 2009, nel 2011 e nel 2013. In tutti risuonava l’autentica melodia etno dei canti popolari, che da secoli echeggia e rigoglia tra le cime e le forre del Tolminese. In questo modo i Bakalina riprendevano in maniera estremamente autentica la tradizione dei canti dei nostri avi e la traducevano con brio in un marchio d’autore, che è al tempo stesso il riflesso attuale della vita dell’uomo »piccolo« del Tolminese.
Anche il nuovo album in studio del duo, intitolato »Španabije«, mantiene questa visione. Ma con una differenza importante: ai Bakalina sono spuntati i »raggi compositivi« dell’arrangiamento musicale a più strati. In questo senso il titolo dell’album, »španovije«, è più che eloquente. Per il nuovo disco Renata e Jani hanno infatti cercato tantissimi musicisti e li hanno invitati a collaborare.
Il frutto di questa collaborazione è una serie di nove nuove creazioni originali, che la band ha registrato in tempi più lunghi del solito per il duo: nell’arco degli ultimi tre anni e in diverse località del Litorale. Così i Bakalina hanno voluto esaltare nel modo più autentico possibile tutta la sensualità e l’emotività della poesia, scritta e cantata nell’autentica »Čadrgščina« (il dialetto di Čadrg), insieme alla melodia stessa. Tutti i brani sono stati suonati e registrati dal vivo, come in un concerto. Al primo tentativo. Qui non si scherza. Quello che senti è quello che ottieni. Quindi l’ambiente stesso in cui è stata eseguita la musica incisa su questo supporto, con la passione e la sensualità che porta non solo Kutin con la sua voce ma la somma di tutti i creatori delle scenografie sonore e degli arrangiamenti, dà vita a un prodotto che non potrebbe vantare maggiore genuinità e autenticità.
La melodia è spesso intrisa di quella celebre nota da marcia ribelle, mai marcita, di cuore e di postura nella lotta per un’antica giustizia, con cui Jani e Renata si rivolgevano al pubblico già in passato. Ma c’è qualcosa in più. Ogni brano ha un carattere costruito con cura. Ognuno è una storia chiara, compiuta e impacchettata. I tre album precedenti non lo dichiaravano in modo così intenso: ascoltandoli, venivano fuori prima di tutto come un insieme. Qui invece il carisma dei singoli nove pezzi è fortissimo e, attraverso lo sviluppo di nove storie compiute, tocca l’ascoltatore molto più a fondo.
I messaggi hanno un forte impegno di critica sociale, cosa che si coglie subito in brani come Kanc sveta (con l’ottimo duetto tra Janez Škof e Jani) e ancora più intensamente in Pagreb Europe (stavolta in compagnia della brigata italo-slovena di fisarmonicisti Accordion Group 4-8-8-16), suonata proprio sulla Dragonja (il confine): senza falsa modestia, la vera »Puntarska« da battaglia del 2016. Ci sono poi le dichiarazioni d’amore inesauribile di Jani per la sua »štajerka« (Pamlad, con la dolcezza della chitarra acustica di Dejan Lapanja), e nella seconda metà il disco, soprattutto dopo il brusco e realistico crollo delle illusioni (Pagreb Europe), si addolcisce, mettendo in luce la nota burlona e gioiosa dei quadretti di vita contadina tolminese nei brani sulla caseificazione, Krawji rep (la colorazione vocale di Mitja Roner è pazzesca: lì per lì ho pensato che fosse la tuba di Goran Krmac) e sull’abilità dei lavori manuali di falegnameria (Tišler n sitnca – con un »crollo del sistema« suonato apposta nel finale del pezzo). La carica prosegue con la struggente Jesien, poi proprio in chiusura l’album diventa particolarmente malinconico e commovente, con le emozioni ancora più intense. A concluderlo sono infatti i due brani più lunghi. Il primo è Pisma, suonato per l’occasione nella chiesa di Sv. Duha a Jaovorca, che annuncia l’ultima ora dei ragazzi sloveni prima della partenza all’alba per l’ultima battaglia sul fronte dell’Isonzo, da cui non si tornerà. A rafforzare per contrasto questa commozione c’è l’inserimento dell’ottetto di Simon Gregorčič da Caporetto, e l’aggiunta del flicorno, che attraverso un valzer rallentato »disegna dal vivo« la partenza verso la tomba prematura dei ragazzi dell’Isonzo perduti. Questo brano è l’esempio tipico di uno sviluppo compositivo graduale, di un’incredibile intensificazione sensoriale che, attraverso l’espressione, risulta davvero »agghiacciante« nella sua verità e vitalità. Più ti avvicini all’esecuzione con delicatezza e morbidezza, più le emozioni risuonano forte. La malinconia che si respira nell’ultima parte dell’album viene rafforzata proprio in coda dal brano Ka se je dielu sviet, dove i Bakalina sono entrati nella »španovija« con la squadra dei salamandri tolminesi Salamandra salamandra. Questi ultimi, dopo i primi quattro minuti buoni del pezzo, lo trascinano verso un nuovo stato d’animo, mentre l’album »Španabije si spegne verso la fine, attraverso un dialogo sensuale degli strumenti, quasi con una giocosità avventizia di rock progressivo ed etno.
Ogni altra parola è di troppo. La visione di questo lavoro, con la sua struttura musicale a più strati, è eccezionale e davvero particolare. È un disco che vi commuoverà, vi trafiggerà, vi scuoterà fino in fondo e vi risveglierà, nelle sensazioni e nei sentimenti. Sempre che non abbiate un cuore di pietra, ovviamente. È il frutto della traduzione della magia musicale e della poesia di artisti che, anche in questo folle millennio, in cui siamo tutti ubriacati dallo scintillio (e dalla miseria) del meraviglioso mondo nuovo, sono rimasti saldamente legati alla madre natura e alla Terra, mentre noi ce ne siamo andati a vagare tra le stelle (perdendo il contatto con il suolo reale). Allo stesso tempo non è fuori luogo notare che questo album ha un’incredibile nota di risveglio della coscienza nazionale. Non dimenticate che i tempi della schiavitù al capitale ci hanno derubati completamente di questa consapevolezza. Per questo non gli si potrebbe attribuire maggiore genuinità e sincerità. L’album »Španabije« è un lavoro in cui ogni singola mossa è andata al posto giusto. Meglio di così non potrebbe funzionare. È anche il momento in cui il duo Bakalina si muove con ambizione verso nuove sfide compositive e verso l’arricchimento del proprio linguaggio artistico. Su questa strada di visione musicale vale la pena insistere e continuare a coltivarla anche in futuro.
Bakalina – Pagreb Europe (video ufficiale):
Formazione
Jani Kutin – voce
Renata Lapanja – fisarmonica
ARTISTI OSPITI:
Brencl banda – brano n. 1
Janez Škof – fisarmonica, voce nel brano n. 2
Marjan Stanič – percussioni nel brano n. 2
Dejan Lapanja – chitarra acustica nel brano n. 3
Accordion Group 4-8-8-16 – brano n. 4
Zlam ‘n’ Bejž (a ka Mitja Roner) – voce nel brano n. 5
Mateja Gorjup – voce nel brano n. 6
Zvezdana Novaković – arpa, voce nel brano n. 7
Oktet Simona Gregorčiča – brano n. 8
Andrea Pandolfo – flicorno nel brano n. 8
Salamandra salamandra – brano n. 9
Produzione
Dejan Lapanja
Tracklist
1. Španabije
2. Kanc sveta
3. Pamlad
4. Pagreb Europe
5. Krawji rep
6. Tišler n sitnca
7. Jesien
8. Pisma
9. Ka se je dielu sviet