Cielo minaccioso su Mostovna: arrivano gli Obituary! (2012)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Mostovna, Nova Gorica
Data del concerto: 04.06.2012
Numero di presenti: 200

Gli Obituary non sono certo degli sconosciuti per i palchi sloveni: il loro death metal eterno fa tremare spesso le assi dei palchi di tutta la Slovenia. Ma gli Obituary sono semplicemente un unicum che, dopo 25 anni passati a sfornare il miglior death metal, non mostra il minimo segno di cedimento, quindi andare a un loro concerto è una necessità e un obbligo per ogni fan del death metal che si rispetti. Stavolta, nell’ambito del tour Europe Possession 2012, gli Obituary hanno posseduto il palco della Mostovna di Nova Gorica, o meglio di Solkan!

Un po’ a sorpresa, ad aprire la serata sono stati gli stoner/sludge metaller italiani Grime, non annunciati prima. In una buona mezz’ora di set hanno trasformato la Mostovna in una palude e, in stile Crowbar, si sono trascinati lenti e morbosi come nebbia per tutta l’esibizione. A differenza dei maestri dello sludge di New Orleans, però, i Grime sono risultati molto più monotoni e noiosi, e sono andati avanti per le lunghe come un lunedì. Il loro suono sporco e fortemente distorto, sorretto da un vocal urlato e sofferente, tra riff e pattern ritmici noiosi e ripetitivi, semplicemente non ha acceso nessuno, e non si faceva altro che aspettare il momento in cui i Grime avrebbero liberato il palco.

Con i gruppi successivi la serata ha virato decisamente verso acque più brutali: dall’inferno sono strisciati sul palco i padroni di casa Hellcrawler, che per tre quarti d’ora hanno scaraventato la sala in un deserto post-apocalittico. Nonostante un suono un po’ peggiore, impastato, i ragazzi, che l’anno scorso hanno pubblicato il loro debutto Wastelands, hanno alzato senza troppa fatica la temperatura della Mostovna di qualche grado e scaldato per bene il pubblico in vena in vista dell’arrivo delle leggende della Florida. Gli Hellcrawler hanno randellato il pubblico senza compromessi con un black/death metal brutale e aggressivo, che si distingue dal generico per una forte tinta di rock ‘n roll classico. Un po’ nello stile dei campioni svedesi Entombed, gli Hellcrawler suonano come un incrocio tra black/death metal e Motörhead, e questi ultimi suonerebbero così se andassero a steroidi Satana. Perché l’aggressività sfrenata, il vocal brutale e il drumming d-beat cupa cupa non diventassero monotoni, gli Hellcrawler hanno pensato ad aggiungere linee melodiche di chitarra che ricordano un po’ le linee »maiden worship« degli svedesi Dismember.  

Stavolta i protagonisti della serata non li abbiamo aspettati con pompa, luci spente e intro bombastici. No, per le leggende del death metal della Florida, gli Obituary, il palco l’ha preparato un solo roadie, e i giganti del death metal sono piombati sul palco con violenza e hanno calpestato la Mostovna con Frozen in Time e la bomba strumentale Redneck Stomp. Per primi hanno fatto tremare la sala con ritmi infernali Trevor Peres (chitarra) e il bassista Terry Butler, che da un bel po’ sostituisce Frank Watkins, scappato nei Gorgoroth; dopo di loro è arrivato un nuovo terremoto con il drumming di Donald Tardy, e a gettare definitivamente il pubblico nel caos è stato l’arrivo del cantante John Tardy. Per un po’ sembrava che stessimo aspettando che al quartetto si unisse anche un quinto membro, il chitarrista solista Ralph Santolla, ma si è capito presto che, dopo che Glen Benton (Deicide) aveva mostrato la porta a Santolla, anche gli Obituary lo hanno scaricato dalla band. Ma niente di grave: la leggendaria band si è trovata come un pesce nell’acqua anche senza assoli, perché l’essenza di questo gruppo sono sempre stati i riff grassi, groovy e ispirati ai Celtic Frost di Trevor Peres, il drumming devastante, semplice ma ragionato di Donald Tardy e il vocal bestiale di suo fratello John. Dal vivo gli Obituary riescono così a presentare ciò che li rende unici: un death metal appena uscito dalla melma primordiale, che suona al tempo stesso infernalmente lento e dannatamente veloce. Nel 1989 gli Obituary, con un movimento tettonico, un debutto registrato nel mitico Morrisound studio in Florida, hanno posato un tassello importante per il genere death metal in crescita, e con le uscite successive hanno solo consolidato il loro status, tanto che ancora oggi sono una delle band death metal più vendute. Ciò che allora il quartetto strumentale – Trevor Peres e Allen West con riff morbosi e assoli lovecraftiani, e la forza devastante e rotolante della sezione ritmica composta da Donald Tardy e Daniel Tucker – ha messo sul mitico debutto Slowly We Rot, il cantante John Tardy l’ha portato a un livello del tutto diverso, dando al genere un marchio inconfondibile.  E quando dopo 25 anni di ringhi dal palco Tardy ti pianta ancora la paura nelle ossa con quel growl profondo e mostruoso, capisci perfettamente perché gli Obituary siano un nome così rispettato! Soprattutto quando arriva il momento in cui i redneck della Florida, ehm, i buzzurri, ti tagliano a metà e ti rivoltano la pelle all’interno, come nella fantasia dell’adorabile Leatherface di Non aprite quella porta, con la motosega, grazie al medley Chopped in Half/Turned Inside Out dal mitico Cause of Death. E quando Tardy mena senza pietà sui tamburi, tanto che lo senti in fondo allo stomaco, non fai che aspettare il momento in cui ti pianterà la motosega nella schiena, perché alle tue spalle risuona già il grido brutale “Chopped in Half, Feel the Blood Spill From Your Mouth!” La Mostovna stavolta ha offerto un suono davvero ottimo: il fenomenale drumming di Tardy ha scosso per bene tutte le duecento e passa ossa presenti, un suono di rullante migliore non lo sentivo da un pezzo (l’ultima volta agli Obituary a Lubiana, haha!), e ha sfoggiato la sua maestria anche con un ottimo assolo di batteria. Gli Obituary, con una prestazione fenomenale, la presenza carismatica del 44enne cantante animalesco John e una sfilza di classici – Dying, Threatening Skies, Dethroned Emperor (cover dei Celtic Frost, peraltro presenza fissa nel repertorio degli Obituary), Find the Arise e il trittico finale di eterni inni del death metal The End Complete, Evil Ways e la mitica Slowly We Rot – hanno portato la Mostovna al punto di ebollizione. Cosa a cui ha contribuito anche un pubblico scatenato, che ha infilato stage dive su stage dive e mosh dopo mosh.

Gli Obituary hanno salutato dopo una buona ora e un quarto, che per qualsiasi altra band sarebbe stato un set maledettamente corto. Ma se agli Obituary manca qualcosa in quantità, lo compensano con un’intensità diabolica che ti tiene per la gola dalla prima riga di Redneck Stomp fino all’ultima putrefazione di Slowly We Rot. Dopo un quarto di secolo di carriera gli Obituary sono ancora crudi, aggressivi, devastanti e senza compromessi – e sono come la miglior specie di vero “moonshine” “redneck” fatto in casa, che fermenta lentamente, ti brucia la gola e ti scortica fino all’osso.

Scaletta

OBITUARY:

  1. Redneck Stomp
  2. On the Floor
  3. Internal Bleeding
  4. List of Dead
  5. Blood to Give
  6. Chopped in Half/Turned Inside Out
  7. Dying
  8. Threatening Skies
  9. By the Light
  10. Find the Arise
  11. Dethroned Emperor
  12. The End Complete
  13. Slow Death
  14. Drum Solo/`Til Death
  15. Evil Ways
  16. Slowly We Rot

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