Per la strada di sinistra verso il pianeta Voivod! (2016)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 02.11.2016

Nel 1982 Commodore presentava il mitico computer Commodore 64, scoppiava la guerra delle Falkland, Spielberg lanciava E.T., il pubblico metteva per la prima volta le mani sui CD, in Italia inventavano la ciabatta e il Canada approvava la costituzione con cui sanciva definitivamente l’indipendenza dal Regno Unito. E sempre quell’anno, a Quebec, in Canada, nasceva una delle formazioni metal più originali e uniche di tutti i tempi. I Voivod! Ci sono voluti ben 34 anni prima che la band si fermasse per la prima volta anche da noi, ma mercoledì scorso ce l’abbiamo finalmente fatta. In compagnia di Entombed A.D. e Lord Dying.

Alle tre band in programma, all’ultimo momento se ne è aggiunta una quarta: il duo finlandese-norvegese Barren Womb, formato dal chitarrista Tony Gonzahl e dal batterista Timo Silvola, che si dividono anche le parti vocali. I Barren Womb suonano un miscuglio in cui dominano nettamente gli elementi noise, con qualche incursione di hc punk e perfino di country. In una buona mezz’ora i due ragazzi hanno rovesciato addosso al pubblico un sacco di riff ripetitivi e di urla noise monotone: interessante per un pezzo o due, poi la cosa ha cominciato a ripetersi parecchio e ad annoiare. Alla fine nella memoria resterà solo il martellare davvero spietato di Timo sulle pelli, che ha probabilmente fatto sobbalzare i pensionati di Grablovičeva proprio durante le previsioni del tempo.   

Decisamente più ascoltabili sono stati i Lord Dying di Portland, negli Stati Uniti, che per lo più navigano nelle acque paludose dello sludge metal e, sia a livello vocale che stilistico, spesso tirano dalle parti dei padri fondatori di New Orleans, i Crowbar. Anche se i Lord Dying prendono in prestito dai veterani del genere la base musicale, il cantante Erik Olson suona spesso come Kirk Windstein e da poco al basso c’è Jeff Golden, fino a poco tempo fa proprio nei Crowbar, non sono comunque una copia perfetta. Dal vivo hanno dimostrato di essere spesso parecchio più veloci, e a distinguerli sono soprattutto gli eccellenti riff e assoli di Chris Evans, che non si appoggia solo a riff massicci, ma sa anche scivolare verso il thrash e l’heavy metal, come ha mostrato bene l’epico “bridge” melodico di Darkness Remains. I Lord Dying si sono rivelati un riscaldamento molto solido per quello che è venuto dopo.

E poi sono arrivati loro, quelli per cui questo è stato il concerto più atteso dell’anno. Per la prima volta in una lunghissima carriera è salita su un palco sloveno una delle band più venerate in assoluto, che negli anni Ottanta ha inventato un suono thrash metal tutto suo, che ha presto superato i confini del genere ed è volato nello spazio progressivo. I Voivod si sono ispirati a punk, Motörhead e rock progressivo, e il risultato è un sound riconoscibile all’istante e solo e soltanto Voivod. Nonostante la morte di Dennis “Piggy” D’Amour (morto di cancro all’intestino il 26 agosto 2005), principale responsabile di una musica piena di suoni dissonanti, ritmiche strane e accordi atonali, i Voivod vanno avanti. Col nuovo chitarrista Daniel “Chewy” Mongrain, che ha dato nuova vita alla band, hanno registrato l’ottimo album del ritorno Target Earth e, nel febbraio di quest’anno, anche l’EP Post Society. Com’è fatta la post società vista dai Voivod, finalmente l’abbiamo potuta vedere anche sui nostri palchi. I giganti canadesi hanno salutato Lubiana con la title track di uno dei momenti più magnifici della loro carriera, Killing Technology, e fino all’ultima nota dell’ultimo pezzo è stato come un viaggio meraviglioso tra galassie, nebulose e nubi stellari. I Voivod hanno di nuovo organizzato un incontro indimenticabile: infinite le smorfie divertenti e le mosse di danza sexy del frontman Snake, con uno degli approcci vocali più riconoscibili in circolazione; micidiali le bordate di Away sul suo set di batteria minimale; complessi e bizzarri i funambolismi chitarristici di Chewy (che durante il concerto ha sorseggiato con zelo l’Iggy di Tektonik, eheh) e rombante il boato del basso di Rocky, che si è inserito così bene nella band che di Blacky (nonostante l’enorme impronta lasciata) non si sente più la mancanza. I Voivod hanno presentato il nuovo EP con la malinconica Fall e la madmaxiana Post Society, e hanno reso felice una sala sorprendentemente stracolma anche con i classici The Prow, Chaosmöngers, Korgüll the Exterminator e con due chicche suonate più di rado, Inner Combustion e Order of the Blackguards. L’ora spaziale è passata decisamente troppo in fretta, con l’inno finale Voivod, ma resterà un’ora che nessuno dimenticherà mai.

Per finire abbiamo svoltato anche a sinistra, sulla strada dell’oscurità, della magia nera e della morte, con l’incarnazione svedese degli immortali Entombed, gli Entombed A.D. guidati dal cantante LG Petrov, che, con l’eccezione dell’album Clandestine (1991), ha prestato la sua splendida vocina a tutti i dischi di questo culto svedese. Gli Entombed A.D. sono tornati sui palchi sloveni per la terza volta (la prima ci hanno fatto visita nell’ottobre 2014 con i Grave, la seconda nel febbraio di quest’anno con Behemoth e Abbath) e anche stavolta non hanno deluso, offrendo il solito set di death metal svedese ben fatto, pieno di chitarre che bruciano come seghe circolari e dell’abbaiare sempre sicuro di Petrov, che col suo stile da bulldog rabbioso può diventare in fretta monotono, ma è sempre sicuro e divertente. Solo una minoranza del set è stata dedicata ai quattro pezzi tratti dagli album Back to the Front e Dead Dawn degli Entombed A.D.: da quest’ultimo hanno convinto i brani devastanti Midas In Reverse e Dead Dawn, che certo non sono al livello di dischi come Left Hand Path o Wolverine Blues, ma portano avanti con successo la storia devastante del death ‘n roll, come l’hanno dominato solo gli Entombed. L’energico e carismatico Petrov, come al solito, ha entusiasmato con il suo sloveno perfetto (per parte di madre è mezzo macedone, comunque), e la band, per il resto del set, ha passeggiato a braccetto col diavolo tra i classici d’acciaio come Stranger Aeons, Revel in Flesh, Wolverine Blues e Left Hand Path. Petrov e soci hanno placato la sete di buon death metal svedese, ma sarà interessante vedere cosa porterà la rivalità tra gli Entombed A.D. e gli Entombed di Nicke Andersson, Alex Hellid e Uffe Cederlund. Quest’ultimo trio, dopo l’accordo in tribunale, ha il diritto di suonare l’album Clandestine con il nome originale e, in una recente esibizione sulla crociera Close Up Baten, dove si sono uniti a loro gli ex membri dei Morbus Chron (la band purtroppo si è già sciolta, ma l’ascolto del geniale Sweven è obbligatorio!) Robert Endersson alla voce ed Edvin Aftonfalk al basso, ha dimostrato di suonare in modo eccezionale.

Scaletta

VOIVOD:
1. Killing Technology
2. Tribal Convictions
3. Inner Combustion
4. Order of the Blackguards
5. Fall
6. The Prow
7. Korgüll the Exterminator
8. Post Society
9. Chaosmöngers
10. Voivod

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