Rock Music festival (2012)

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Luogo: Lubiana / Gospodarsko razstavišče / Slovenia
Data del concerto: 15.06.2012
Spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 26,00€ (posto in piedi) / 38,00€ (posto in piedi – fan pit)

Anche la capitale slovena ha finalmente il suo evento che porta l’etichetta »rock festival«. E cioè il Rock Music festival. Non vi si sono ancora drizzate le orecchie? Un evento da cui vale la pena aspettarsi qualcosa anche in futuro, sempre che l’organizzatore non perda interesse, cosa che dipende dai ritorni economici dell’organizzazione e dalla voglia di restare sulla strada che si è tracciato.

Ma andiamo con ordine! Il primo Rock Music festival ha messo in campo un cast super mescolato e variopinto. L’idea era puntare sui cambi generazionali nei gusti musicali, concentrandosi soprattutto sulla generazione più giovane, diciamo pure (ancora) quella MTV, travolta dall’ossessione »hipster«.

L’evento ha cominciato a »tremare« poco dopo le sei del pomeriggio, quando sul palco è salita la prima artista, Yulia Schmidt. Lei, insieme a The Toronto Drugbust e Billysi, per forza di cose (impegni improrogabili) ce la siamo saltata, e ci siamo presentati sul posto proprio all’inizio del concerto dei Tide. Quindi poco dopo le otto e mezza di sera. I Tide! A dire il vero, dopo una breve pausa, oggi i Tide si possono definire dei »ritornati sulla scena«. Nella formazione rinnovata ci sono Kevin Koradin (voce, chitarra), Tine Čas (chitarra), Matej Batelič (basso) e il batterista fresco di forno Blaž Stotošek (ex-Puppetz).  La band annuncia per quest’autunno il suo quarto album in studio, per il quale i ragazzi promettono di nuovo un drive rock n’ roll beffardo e graffiante, cioè una svolta negli arrangiamenti verso l’album »Nothing To Lose«. Così, accanto agli standard dei primi due album, hanno infilato anche brani del tutto nuovi, Riot Act e Mud, facendo capire che la riattivazione è a pieno regime! Kevin Koradin è uno con un’enorme esperienza nel dare la mano al mondo della musica, anche a livello internazionale, e pure coi Tide! A questo aggiungi un lungo chilometraggio live, con cui i ragazzi possono vantare esibizioni in grandi festival europei, come ad esempio l’Exit di Novi Sad, e aperture per band (leggendarie) più grosse, come le due date a Lubiana, a giugno 2007 prima degli Iron Maiden e a dicembre 2008 prima degli Uriah Heep! Tutto questo si riflette in una prova eccellente sul palco, un’esecuzione a sangue pieno. La maggior parte degli occhi era puntata su Kevin, che sprigionava più energia sul palco, come principale bersaglio comunicativo verso il pubblico. Il carattere sicuro e rodato del musicista e del quartetto, unito a un autentico suono rock n’ roll con il pizzicore punk della nuova ondata, sostenuto dalla fedeltà ai classici amplificatori e al suono delle chitarre Gibson, lascia presagire che questo autunno e il prossimo anno saranno segnati da un bel po’ di maree rock audaci.

La band che noi palati fini aspettavamo con più frenesia nel cartellone erano senza dubbio gli hard rocker americani Warrior Soui. Una formazione leggendaria, attiva dal lontano 1987, con l’esordio in studio uscito nel 1990! Il capo, la prima anima ribelle, il motore senza cui la band non esiste, resta ovviamente l’indomabile cantante Kory Clarke , che nell’attuale incarnazione è accompagnato dai chitarristi Johnny H e Rille Lundell, dal batterista Freddie Cocker Kvarnebrink e dal bassista Danny Engström. Col dito medio della mano sinistra alzato in aria, con l’arroganza sfacciata di uno show teatrale eccezionale sul palco, Kory ha sfidato subito il pubblico, che per età oscillava più o meno tra i 17 e i 21 anni! Tra quel pubblico pochi conoscono qualcosa di più vecchio dei The Killers e/o dei Coldplay. Il pubblico si è ritrovato servito un confettino inatteso, e non ha affatto mostrato segni di indifferenza, anzi ha cominciato a leccarlo con entusiasmo. Lo show di una classica band hard rock, con una forte iniezione di punk rock, è stato arrogante per tutta la serata. Sparato »in faccia«, a pieno sangue e con le palle. La cosa principale di questo set cortissimo ma bollente di tensione dinamica è naturalmente la voce di Kory Clarke. Suona ancora come se tanto tempo fa a Kory si fosse incastrata una sega circolare in gola. Ruvidamente graffiante, come il grattare del tornio più grezzo, in piena estasi!  Con piglio e rincorsa pieni. Allo stesso modo ha reagito il resto della band, dove spiccava soprattutto il chitarrista leggermente stravagante di radici svedesi Rille Lundell, piazzato sul palco all’estrema destra di Kory. Brandiva la sua chitarra nelle pose più varie di acrobazia da palco.  La scaletta era ottima. Brani presi dai primi tre album dei Warrior Soul, con in mezzo Fuck the Pigs dall’ultimo album »Destroy The War Machine«, uscito nel 2009. L’esibizione dei Warrior Soul è stata un vero piacere sensuale per la povera scena musicale slovena, per quanto riguarda i concerti di vere band hard rock (degli anni Ottanta) »di scuola classica«. Inoltre è stata una delle rare date della band in Europa quest’anno. La band ha subito giustificato le alte aspettative prima del concerto, e a confermarlo è stata un’ondata di reazioni di forte approvazione dal pubblico, per il quale i Warrior Soul erano, prima dell’esibizione, un’assoluta incognita musicale. Pare che stiano preparando per l’autunno un tour europeo da soli. Speriamo che passino da qualche parte vicino alla Slovenia, se non proprio di nuovo in Slovenia. Insomma, complimenti all’organizzatore per aver dimostrato una bella dose di fantasia nel costruire il cartellone del festival e per averci sorpreso in pieno con i Warrior Soul. Di mosse così ne vogliamo ancora tante in futuro!

Gli Elvis Jackson di Nova Gorica sono al momento una delle band slovene più richieste dal vivo. Suonano di continuo su palchi di ogni tipo, e in Slovenia i loro concerti sono sempre pienissimi. Il quintetto è tornato da poco da un tour nei club del Regno Unito, e è andato alla grande.

Nonostante le urla delle ragazzine, che all’arrivo dei ragazzi sul palco sono di nuovo impazzite in massa fino a sfiorare l’isteria, non sono quelle il metro di qualità degli Elvis Jackson.  Quando si parla di qualità, sugli Elvis Jackson non vale la pena sprecare parole. Sono una band garanzia di un mix di divertimento straordinario e ottima esecuzione sul palco. La fusione di punk, ska, funk, reggae, un tocco di hardcore e persino l’infiammabilità del lessico dei riff metal, anche stavolta ha preso fuoco alla grande. In un’ora di repertorio in cui non sono mancate Street 45, Not Here To Pray, Dry Yourt Tears, This Time, Hawaiian Club…, con la dose obbligatoria di sana presa in giro e un pizzico di sarcasmo, come vuole la consueta verve degli Elvis Jackson, i salti mortali di Buda, il lancio di giocattoli gonfiabili, a dare una spinta in più ci hanno pensato anche l’ora più favorevole della serata, quella in cui i ragazzi sono saliti sul palco, e un impianto luci molto più curato rispetto alle altre band. Un’ora di teatro Elvis Jackson, che non sa nascondersi. I ragazzi hanno troppa gavetta alle spalle e sono unti con tutti gli unguenti, conoscono tutte le leggi del palco e tutte le regole del gioco scenico. Esibizione eccellente di una band eccellente, che per giunta in Slovenia è ora caldissima e richiestissima! Aspettiamo solo il nuovo album in studio!

I Sunrise Avenue fanno parte dei rappresentanti del rock alternativo, orientato ovviamente in stile MTV, cioè commerciale.  Il punto di partenza è la forma melodica semplice e carina degli arrangiamenti, che nella sua semplicità conquista subito i meno esigenti tra gli ascoltatori della nuova generazione di teenager.  Aiuta anche l’aspetto »da ragazzini« di una band comunque esperta, che sulla scena resiste dal 1992. Ma il periodo di successo commerciale è arrivato per i Sunrise Avenue solo dopo che nel 2001 hanno aggiunto Avenue al loro nome (originario) Sunrise, e nel 2006 hanno finalmente pubblicato il loro album d’esordio in studio. Sulla popolarità in crescita vertiginosa richiama l’attenzione soprattutto l’album appena uscito »Out Of Style«, che in Finlandia, il loro paese, è diventato subito d’oro e in Germania addirittura di platino. In cinque anni i Sunrise Avenue sono saliti fino a sale da molte migliaia di spettatori, anche a capienze oltre le 10.000 teste. Il culmine poi è stato l’invito a un’esibizione allo stadio quest’anno a maggio nel cuore di Monaco di Baviera, alla finale di Champions League. In un’ora e mezza di concerto da fan, con un repertorio in cui non sono mancati i due grandi hit, il commercialmente travolgente Fairytale Gone Bad e il notissimo Holywood Hills, i Sunrise Avenue hanno messo a segno un’altra delle loro esibizioni estremamente corrette e sicure, e lo sguardo sulla folla accaldata e partecipe sotto il palco diceva in pratica tutto. Dediti alla creazione di una specie di variante alternative rock, ma dai contorni melodici contagiosi con la finezza del suono jangle, basato su un uso genuinamente organico delle strutture sonore, cosa che non nascondono le chitarre Gibson vecchia scuola, la giusta dose di dinamica nei movimenti sul palco, energia positiva e buonumore, di cui si è occupato soprattutto il cantante e chitarrista Samu Aleksi Haber, i Sunrise Avenue hanno portato al trionfo il loro primo concerto  in Slovenia.

Dopo il concerto dei Sunrise Avenue, finito alle due di notte, è toccato ai britannici Maybe Winehouse, una band »tribute to« Amy Winehouse, e la parte pop del festival si è chiusa con l’accoppiata sloveno-croata Lollobrigida, con cui i festeggiamenti sono andati avanti fino alle cinque del mattino. Purtroppo la squadra di RockLine non ha retto il ritmo infernale del festival, dettato dalla marcia da maratona di questo venerdì, e dopo i Sunrise Avenue se n’è andata a un meritato riposo.

Il Rock Music Festival è un’iniziativa con il potenziale per crescere in futuro,  sia come proposta sia come estensione temporale. In tal caso vale la pena pensare anche a spostare la location. Il Gospodarsko razstavišče e il suo padiglione, come già tantissime volte prima, ha di nuovo mostrato i denti per quanto riguarda le caratteristiche acustiche, per cui il festival non ha potuto proprio vantarsi di una buona resa sonora delle singole band. Resta comunque da sperare che i conti dell’organizzazione siano tornati al promotore e che in futuro insista, mantenendo il festival nel cuore di Lubiana.  Speriamo che cresca fino a diventare un festival come quello che conoscono nella nostra vicina a sud e nella sua capitale Zagabria, dove lo chiamano InMusic festival. Diamo tempo al tempo e teniamo le dita incrociate per il Rock Music festival.

Scaletta

WARRIOR SOUL:
1. Intro
2. Interzone
3. Love Destruction
4. Drugs, God and The New Revolution
5. Punk And Belligerent
6. Blown Away
7. Shine Like It
8. Fuck The Pigs
9. Charlie’s Out Of Prison
10. Downtown

SUNRISE AVENUE:
01. Out of Tune
02. Damn Silence
03. I Gotta Go
04. Sex and Cigarettes
05. Forever Yours
06. Angels on a Rampage
07. I don’t dance
08. Destiny (Reggae/ Cover Medley)
09. Stormy End
10. Welcome to my Life
11. Fairytale gone Bad
12. On the Way to Wonderland
—bis I.—
13. Sweet Symphony
14. Hollywood Hills
—bis II.—
15. Dream like a Child

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