Con John Mayall in viaggio verso il paradiso! (2014)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Orpheum / Graz / Austria
Data del concerto: 20.02.2014
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 38€ – 50€
Anni fa l’Orpheum di Graz sfornava a ripetizione concerti golosissimi di ogni possibile sottogenere rock, ma negli ultimi anni, almeno dalle parti della mia sfera d’interesse per quella scena culturale, l’entusiasmo non è più granché. Dopo un silenzio di quasi quattro anni, tanti ne sono passati dal concerto dei Nazareth all’Orpheum, la squadra di Rockline si è rimessa in marcia verso la Stiria austriaca, incontro a una nuova serata live.
A chiamarci nel centro di Graz non era nientemeno che John Mayall. Chi l’avrebbe mai detto che il signore, alla veneranda età di ottant’anni, sarebbe approdato ancora una volta così vicino a noi, in primavera. Anche se alla fine dello scorso decennio, con grande stupore di tutti, aveva sciolto la sua storica band di accompagnamento The Bluesbreakers e aveva portato avanti la carriera più alleggerito, solo a nome proprio, il padrino del blues britannico continua a macinare concerti senza sosta. Soprattutto in Nord America, dove vive dalla fine degli anni Sessanta nonostante il passaporto britannico, ma dopo parecchi anni il vecchio saggio della musica si è rimesso in viaggio anche verso il cuore dell’Europa continentale.
John Mayall ha messo insieme una nuova band, formata fin dallo scioglimento dei Bluesbreakers dal chitarrista Rocky Athas (Rocky Athas Band, Black Oak Arkansas…) e da una sezione ritmica di Chicago, con il bassista Greg Rzab (Otis Rush, Buddy Guy, Gov’t Mule, The Black Crowes…) e il batterista Jay Davenport (Junior Wells, Pinetop Perkins, Melvin Taylor…). Parliamo ovviamente di eminenze da far tremare i polsi, che possono tranquillamente giocarsela con tutti i musicisti che hanno accompagnato Mayall in passato, con Eric Clapton e Peter Green in testa.
Già nelle ore prima dell’esibizione John Mayall dimostrava di essere, nonostante l’età, ancora vitale, quasi saltellante! Senza problemi si è arrampicato dietro il banchetto del merchandising nel foyer della sala, dove prima del clou della serata vendeva di persona gli album e si faceva fotografare con i fan con un sorriso birichino, e il buonumore se l’è portato anche sul palco, quando poco dopo le otto di sera ha aperto il ritrovo con All Your Love di Otis Rush, brano con cui a fine anni Ottanta aveva suonato per un periodo anche il bassista Rzab.
Se per molti andare ai concerti di questa o quella eminenza musicale serve a »depennare nomi dalla lista personale«, l’esibizione di John Mayall è stata molto più di questo, perché il tipo con la sua agilità e una forma fisica invidiabile supera parecchi colleghi più giovani di una o addirittura due decadi! L’apertura della serata ha subito servito una storia scatenata di blues dal suono texano, che con il suo piglio vivace da blues rock segnava una deviazione dallo stile classico e tradizionale di Mayall. Già con il precedente album »Tough« (2009) Mayall aveva infatti iniziato a flirtare con un linguaggio più ruvido, che a tratti ha usato anche nel concerto di Graz. Durante Congo Square Mayall ha perso per qualche istante la pazienza a causa dell’evidente pessima resa sonora dei monitor: senza tastiere e con il capo che brontolava, nemmeno il trio strumentale di accompagnatori è riuscito a salvare la situazione con un po’ di improvvisazione.
Anche se Mayall ha centellinato il senso di imprevedibilità, per tutto il concerto ha curato con attenzione l’equilibrio tra intensità e sensibilità. Il saltellante blues standard dei suoi esordi Parchman Farm, durante il quale parte del pubblico ha iniziato a battere inconsapevolmente i piedi sulle scarpe dei vicini, è stato subito placato dalla più leggera, ma non meno intensa nell’espressione, Early In The Morming. Anche se vocalmente non è più incisivo come un tempo, nel corso della serata è stato più volte premiato con applausi fragorosi, soprattutto grazie alla capacità di suonare contemporaneamente armonica e tastiere, il tutto senza fatali scivoloni ritmici! Proprio la disinvoltura quasi infantile con l’armonica, il cui suono ha evocato all’Orpheum lo spirito del padre fondatore dell’armonica a bocca blues Sonny Boy Williamson, ha inanellato i picchi del concerto uno dopo l’altro, prima che nella seconda parte arrivasse il momento, con Like A Fool e Heartache, di presentare il nuovissimo album »A Special Life«, la cui uscita è annunciata per marzo. Nella parte finale Mayall ha lasciato sempre più briciole ai compagni sul palco, che uno dopo l’altro arricchivano i passaggi strumentali con i propri guizzi artistici, e solo allora anche il pubblico sold out si è reso conto dello straordinario contributo del resto del trio, che insieme al vecchietto dai capelli grigi al centro ci ha portati dritti nel paradiso del blues!
La serata con uno degli ultimi fossili sopravvissuti della scuola blues tradizionale britannica ha soddisfatto ogni aspettativa. Il tipo è un maestro del suo mestiere e anche a ottant’anni suonati si gode ancora ciò a cui ha dedicato l’intera vita: suonare il blues!
Scaletta
1. All Your Love
2. Congo Square
3. Gimme One More Day
4. Somebody’s Acting Like A Child
5. Parchman Farm
6. Early In The Morning
7. Like A Fool
8. Heartache
9. So Many Roads
10. Talk To Your Daughter
11. Mail Order Mystics
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12. Room to Move
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