Rod Stewart – l’intramontabile seduttore conquista finalmente la capitale slovena (2024)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2024
0 42.545

Luogo: Lubiana / Arena Stožice / Slovenia
Data: 19/5/2024, dalle 20.15 alle 22.05


Dopo tanti, tantissimi anni, la scena musicale live slovena ha finalmente ricevuto la prima visita del grande Rod Stewart, leggenda del pop rock britannico e uno dei più grandi incassatori della storia del rock e del pop. In tasca ha un Grammy, oltre 250 milioni di album venduti, una serie di hit immortali, il titolo di cavaliere e, per ben due volte, un posto nella hall of fame del rock’n’roll. I suoi evergreen sono la colonna sonora quotidiana di tutte le generazioni.

A 79 anni non conosce riposo! Il tour One Last Time lo ha portato finalmente anche a Lubiana, e il 19/5/2024 l’Arena Stožice è diventata il bersaglio di un vero assedio da parte dei suoi fan, tantissimi dei quali sono arrivati a frotte anche dalla vicina Croazia e dal Friuli-Venezia Giulia italiano. Stavolta il parterre del palazzetto era a sedere, e l’affluenza è stata ottima. Concerto quasi sold out. Ci è mancato pochissimo.

Alle otto e un quarto la sala si è fatta buia. A scaldare l’atmosfera ci hanno pensato due intro registrate: uno spezzone della hit dei Depeche Mode Just Can’t Get Enough e il tradizionale scozzese Scotland The Brave – il padre di Stewart è scozzese e Rod, evidentemente, si dichiara tale anche lui. Alla fine il sipario con l’ironico ritratto di Stewart cade e sul palco, in primo piano, compaiono le coriste di Rod, vestite identiche alle ragazze del video di Robert Palmer per Addicted To Love. Niente di strano: Rod ha aperto proprio con la sua versione di quel successo di Palmer. Il suono ha confermato due cose. All’inizio non era il massimo, si sentiva l’eco in fondo (la zona dietro al mixer verso le tribune) e un’accordatura più bassa, che va a braccetto con l’estensione vocale della grande icona pop rock. Con Infatuation, una hit minore del repertorio di stasera, l’audio era già del tutto a posto.

Rod Stewart ha dimostrato in un attimo di essere, anche in età matura, in forma più che smagliante, di irradiare vitalità e pure sfrontatezza, e di meritarsi lo status di icona rock che, nonostante si avvicini agli ottant’anni, scaccia ruggine e muffa con una grinta da ragazzino ribelle. Nell’ora e cinquanta di show, il baldo cantante ha snocciolato uno dopo l’altro i momenti più alti della sua carriera. Nella prima parte del concerto a dominare sono stati i suoi successi d’autore, mentre la seconda si è trasformata in una sfilza di celebri cover che, nella sua ricetta musicale, ha furbescamente trasformato in hit di carriera.

Stewart si è fatto valere non solo con una voce più che ben conservata, che col tempo si è naturalmente un po’ abbassata, cosa che a tratti si è sentita nell’interpretazione – soprattutto nei registri alti – ma anche con un’agilità scenica più che piacevole, sfruttando l’estrema destra e l’estrema sinistra del palco, che ha attraversato più volte in tutta la sua larghezza. Le insidie e i tranelli vocali in cui avrebbe potuto cadere, li ha schivati con maestria e abilità. Con la grande routine di una vecchia volpe. La sua voce vellutata, appena roca, resta uno dei marchi di fabbrica del rock’n’roll ed è proprio per quella che stasera i fan sono venuti all’Arena Stožice. Una spensierata allegria dalla portata enorme, capace di creare una festa di prima categoria in cui questo musicista ti trascina, il tutto lastricato di celebri successi, a cui il pubblico si è abbandonato senza freni: è l’obiettivo di ogni show di Rod Stewart anche in questi anni in cui il nostro vive un nuovo rinascimento giovanile!

La squadra che accompagna Rod sui palchi è semplicemente colossale. A un certo punto sul palco si potevano contare ben 14 musicisti (Rod compreso). Cinque coriste, due chitarristi, la classica sezione ritmica (batteria, percussioni, basso), un tastierista, una violinista, un’arpista e un sassofonista! Niente può andare storto. Proprio niente.

Il ricco repertorio di Rod, per quanto riguarda i successi d’autore, abbraccia spesso un’interessante miscela di rock’n’roll, folk rock e blues, e in ogni caso Rod, nella sua carriera musicale iniziata già nel 1962, si è sempre adattato con destrezza alle tendenze musicali del momento, calando di volta in volta un poker d’assi vincente, con il risultato che le cifre degli accrediti sul suo conto in banca crescevano in modo più che evidente!

Durante lo show la leggenda si è cambiato d’abito più volte. In due di questi cambi ha lasciato il palco interamente alla sua band, che ha eseguito senza intoppi due cover di altrettante hit. Poco dopo metà concerto è toccato a I’m So Exited (l’originale è dei The Pointer Sisters) e, subito prima del gran finale, che Rod ha cantato in giacca nera, a Lady Marmalade, che nell’originale appartiene ai The Eleventh Hour.

Con sorpresa di tutto il pubblico, più o meno a metà del brano la band ha interrotto l’esecuzione di Maggie May. Dubito che fosse una scelta di regia voluta. È un pezzo troppo importante della sua carriera per permettersi di ‘abortirlo’ così sul palco. Qualcosa deve aver disturbato seriamente Rod, ma lui non se l’è presa più di tanto e, come un grande capotribù, ha ordinato con la solita routine alla band di attaccare subito con Young Turks. Rod, insieme alla squadra, non ha dimenticato di rendere omaggio al suo defunto compagno di musica, il grande Jeff Beck, quando la band ha attaccato il loro pezzo in comune People Get Ready (Stewart e Beck avevano rifatto l’originale dei The Impressions).

Stewart mantiene lo status di seduttore e incantatore. Per gioco ha fatto alzare il pubblico (fino al soffitto del palazzetto). Naturalmente sulle ali degli evergreen, sostenuto da una squadra affiatatissima di musicisti e musiciste di primo livello. Nel repertorio d’obbligo non ha dimenticato la seconda metà degli anni Settanta, quando anche la sua carriera è stata toccata dal fenomeno della disco, e ha fatto rimettere in piedi il pubblico ancora una volta con la hit Do You Think I’m Sexy. Ma prima, come antipasto, un lancio di palloni da calcio in sala alla maniera di un portiere! Quando è arrivata la attesissima Sailing (orig. The Sutherland Brothers Band), è stato chiaro che con ogni probabilità eravamo alla fine della serata. Pubblico in una specie di ipnosi irrigidita. Dentro il cuore di questo splendido brano, accompagnato da un tema rasserenante di onde spumeggianti sullo schermo di proiezione sullo sfondo. A colmare la misura ci ha pensato una delle coriste della band di Rod, che durante l’esecuzione del brano conclusivo dello show non ha dimenticato di infilare in testa a Rod un cappello da capitano.

Veni, vidi, vici! Anzi, per la precisione: è venuto, ha cantato e ha vinto! La leggenda non si arrende. Resiste alla grande agli anni. Quest’anno ha pubblicato con Jools Holland il nuovo album “Swing Fever”, a conferma che il tipo mantiene la sua carica anche in studio. Anche se di quell’album non ha eseguito nemmeno un pezzo (diciamolo, ai fan più irriducibili di Rod piace di più un repertorio fatto solo di hit), il titolo del tour One Last Time lascia comunque intuire che potrebbe essere l’ultimo tour di Rod. Rod non pensa al ritiro musicale. Beh, almeno non ad alta voce, per ora. Il concerto di Lubiana ha confermato che Stewart resta un fuoriclasse vocale unico della galassia, senza paragoni. È uno e uno solo. In una forma più che invidiabile, che garantisce tutta la credibilità di un musicista in un’epoca in cui molti suoi coetanei sono stati ormai raggiunti dal tramonto da un pezzo! Rod, per ora, resiste in modo splendido. Che resti così.

testo: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen (n. 1, 34 & 35)

Scaletta:
1. Just Can’t Get Enough (taped intro, orig Depeche Mode)
2. Scotland The Brave (taped intro, traditional)
3. Addicted to Love (orig. Robert Palmer)
4. You Wear It Well
5. Infatuation 
6. Love Train (orig. O’Jays)
7. Forever Young
8. Passion
9. First Cut is the Deepest (orig. Cat Stevens)
10. I Don’t Want To Talk About It (orig. Crazy Horse)
11. Having A Party (orig. Sam Cooke)
12. Maggie May (interrotta a metà)
13. Young Turks
14. Downtown Train (orig. Tom Waits)
15. I’m So Exited (orig. Pointer Sisters)
16. People Get Ready (orig. The Impressions)
17. You’re In My Heart (The Final Acclaim)
18. Dirty Old Town (orig. Ewan MacColl)
19. Have I Told You Lately (orig. Van Morrison)
20. Lady Marmalade (orig. The Eleventh Hour)
21. It Takes Two (orig. Kim Weston)
22. Some Guys Have All The Luck (orig. The Persuaders)
—bis—
23. Do You Think I’m Sexy
24. Sailing (orig. The Sutherland Brothers Band)


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