Tesla : Shock

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Etichetta: UMe Music
Data di uscita: 08.03.2019
Produzione: Phil Collen
Durata dell’album: 44.12 min
Genere: Hard Rock


Hjammm… «Shock» è stato uno degli album hard rock più attesi di quest’anno. Senza discussioni. Tesla. Parliamo quindi dei nuovi Tesla. Gli album ormai arrivano con il contagocce e, dopo il loro opus d’oro degli anni Ottanta e dei primi Novanta e una svolta di maturità e di stile ben riuscita verso i tempi nuovi con gli album «Into the Now» (2004) e «Forever More» (2008), le aspettative verso le creature con cui questo quintetto ci ha sempre entusiasmato sono, ovviamente, sempre alte.

Nel 2014 è uscito «Simplicity», nudo e crudo, che ha sì portato una dose concreta di rock spogliato e arrabbiato, ma proprio per un’ambizione forse eccessiva ha messo a nudo anche parecchie riserve compositive, diciamo minuti «vuoti» di durata che sarebbe stato meglio non avere, perché non sfruttati abbastanza bene, e di conseguenza l’album era decisamente troppo lungo. In quel disco c’era semplicemente troppo di tutto e il titolo non gli rendeva proprio giustizia. Ora, cinque anni dopo, ci arriva un album della stessa band in cui, in pratica, c’è «troppo poco di tutto». Che i Tesla chiamino Phil Collen al timone della produzione non è una sorpresa, visto che sono amici con lui dagli anni Ottanta, ma d’altra parte una mossa così fa sempre un bell’effetto sulla carta. Se non altro, stuzzica la curiosità. Certo, qualcuno poteva insinuare che Phil gli avrebbe ammorbidito il sound, eppure covava la speranza che la band non si piegasse. E invece (purtroppo) l’ha fatto. Anzi. La pigra e dondolante California Summer Song, il primo singolo dell’album, dopo aver sentito girare nel lettore CD tutto «Shock» si è rivelata un uovo di cuculo piazzato lì di nascosto. Frank Hannon in una delle ultime interviste ha ammesso che, senza l’effetto positivo di Collen, le sue spinte e i suoi vari metodi per motivare la band in studio, probabilmente i Tesla non avrebbero mai registrato un nuovo album, il che lascia intuire che forse la formazione si sia davvero esaurita a livello creativo. Collen è insomma il fattore a cui dobbiamo essere grati se i Tesla fanno ancora musica e, a quanto pare, in veste di mediatore dev’essere stato molto attivo nel suggerire dove e come infilare questo o quell’arrangiamento nei singoli pezzi.

Anche se l’opener You Won’t Take Me Alive, di impatto, non svela ancora del tutto le conclusioni essenziali sul nuovo album, «Shock» è in effetti uno shock: un ammorbidimento assoluto del suono e dello stile della band. Nei ritornelli sono inseriti cori di accompagnamento tipici di chi suona «alla Def Leppard». Quelli, ovviamente, questo elemento l’hanno imparato dai Queen, ma è in We Can Rule The World, sognante, che si sente più chiaramente per la prima volta. Allo stesso tempo sorprende che le chitarre mordano così poco lungo tutto l’album. Invece di annotare, con gratitudine, durante l’ascolto di «Shock», che si sentono di nuovo le influenze di Allman Brothers e Lynyrd Skynyrd, Aerosmith e dei primi ZZ Top, quando si parla di Frank Hannon, è ironico che in un tipo di pezzo come Taste Like la prima associazione che salta fuori sia Kid Rock. Prego? Di chitarre non ce n’è quasi da nessuna parte nell’album, di Hannon non c’è quasi traccia. Nella produzione i riff non afferrano. Gli elementi che, oltre alla vocalità iconica del cantante Jeff Keith, sono di fatto il marchio di fabbrica del suono e dello stile della band sono gli assoli di Frank Hannon e i suoi trucchi (peraltro geniali) per incastrare ornamenti chitarristici di passaggio. Anche là dove si apre lo spazio perché Hannon o Rude sbranino un passaggio mid-eight con una bella dose di tonnellate di assoli, per i quali Frank Hannon è sempre stato celebre, come uno degli eroi della chitarra più audaci della sua generazione, non se ne vede traccia. Preferiscono risolvere la situazione con qualche accordo, ogni tanto tirano un bending di mezzo tono e finisce lì. Tied to the Tracks infonde un po’ di speranza per il futuro, ma una rondine non fa primavera. Questo pezzo è il picco dell’album e una delle sue luminose eccezioni, che dimostra come dovrebbero suonare in qualche modo i Tesla nel 2019. Lo slide di Hannon vi si sente bene e il brano afferra. Forse è questo il punto di partenza su cui i Tesla dovrebbero costruire, per riuscire quanto prima a far seguire a «Shock» un vero album hard rock e correggere così la pallida impressione.

L’album dà addirittura un senso di ballata. Oltre alla ballata We Can Rule The World, ci sono Love Is A Fire, che suona molto prevedibile e in altri tempi passati sarebbe stata sfruttata meglio, la «beatlesiana» Forever Loving You sostenuta dalle tastiere, e verso la coda un’altra «beatlesiana», Afterlife. Fra queste sono incastrati pezzi in cui i motivi si legano in un tempo da medio a tranquillo (The Mission, California Summer Song…) e l’album di fatto assume il carattere di una storiella sognante su cinque ragazzi che si sono abbandonati del tutto alla guida di Phil Collen in studio.

Di sicuro nell’album di tipicamente Tesla ce n’è abbastanza e quindi, sotto ogni aspetto, resta comunque un album dei Tesla. Già solo per Jeff Keith, da cui Collen ha tirato fuori il massimo vocale, e Jeff non suonava così bene da un pezzo. Ottimo lavoro del cantante.  Però la sua voce funziona molto meglio quando i riff di chitarra sono spinti in avanti, cosa che invece non possiamo dire della «Shock» in versione pop.

Comunque «Shock» spaccherà la base di fan della band, una cosa è chiara. È un album dei Tesla diverso. Da tutto quello che i Tesla hanno inciso finora. Era il desiderio della band e ci è riuscita. A prezzo di cosa, però, lo vedremo? La presenza di Phil Collen si sente forte, nel suono e nello stile sono inseriti gli approcci dei Def Leppard (cori di accompagnamento, contagiosità musicale), mentre sono stati sacrificati quella rabbia grezza dei riff e quella varietà di colori solistici per cui erano famosi i vecchi Tesla. Speriamo che questo album, per gli standard dei Tesla ormai quasi un vero pop-rock, venga rimpiazzato presto dal suo successore hard rock ortodosso e cattivo, altrimenti è meglio che i Tesla, in una situazione senza uscita di mancanza di vera energia creativa e ispirazione, si ritirino piano piano.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 6.5 / 10


Tesla – Shock (video ufficiale)

Tracklist:
01. You Won’t Take Me Alive
02. Taste Like
03. We Can Rule The World
04. Shock
05. Love Is A Fire
06. California Summer Song
07. Forever Loving You
08. The Mission
09. Tied To The Tracks
10. Afterlife
11. I Want Everything
12. Comfort Zone

Formazione:
Jeff Keith – voce
Frank Hannon – chitarra, tastiere, pianoforte, cori
Dave Rude – chitarra, cori
Brian Wheat – basso, tastiere, pianoforte, cori
Troy Luccketta – batteria

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