1001° Centigrades

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Artista: Magma
Etichetta: Seventh Records
Uscita: 1971
Durata: 41:54
Voto: 4.2/5

Dopo un esordio eccezionale, che ha scosso il mondo della musica e ci ha presentato un nuovo genere (anche se non ancora del tutto definito), a distanza di un solo anno i Magma sono tornati con il secondo lavoro in studio, intitolato 1001° Centigrades.

La formazione è rimasta in buona parte la stessa. A far parlare di più è stato l’arrivo del promettente fiatista Jeff Seffer, francese con radici ungheresi. Pesante anche l’addio del chitarrista, perché significava che qui i Magma sono completamente senza chitarra e hanno perso dalla loro musica una bella fetta di rock.

Anche in questo disco i Magma restano incollati al loro mondo di finzione, attraverso il quale la mente del gruppo Christian Vander attacca le fondamenta della società umana: la sua distruttività, la sua vendicatività, l’aggressività, la perfidia e tante altre cose. Vander ci richiama così ancora una volta a “Wurdah Itah”, ovvero la terra morta, e ci mostra lo stato mentale della maggior parte delle persone sul nostro pianeta.

Anche a livello musicale i Magma non si sono ancora allontanati dalla visione dell’esordio. La maggior parte della musica poggia ancora sul jazz rock, ci sono parecchie influenze classiche (anche se decisamente meno che in seguito), opera, folk dell’Europa orientale e marce varie, che in parte sono state la ragione per cui ai Magma è stata appiccicata l’etichetta di gruppo nazista (o a volte fascista). Tutto ovviamente ingiustificato: coi Magma si trattava semplicemente di un miscuglio di tutte le influenze possibili. E poi, come potrebbe mai essere nazista una musica che si basa sul jazz?

Il disco contiene tre composizioni. La prima è opera del capo del gruppo, Christian Vander, e mostra i suoi progressi come compositore. Con Rïah Sahïltaahk ha infatti creato uno dei suoi pezzi più strani e più eccelsi. Le altre due tracce sono meno importanti nella collezione dei Magma, anche se pure in esse si trova qualche punto luminoso.

Rïah parte piano, con un ritmo jazz e la voce di Blasquiz. Ben presto ci si accorge che su questo ritmo tranquillo non si resterà a lungo, perché Vander ha infilato di continuo nella composizione accelerazioni del ritmo, assolutamente imprevedibili. Questi scambi si chiudono quando entra la prima marcia, dove dominano pianoforte e batteria, e naturalmente la voce. Il pezzo si fa ancora più selvaggio quando per la prima volta sentiamo cantare anche Vander. Le melodie si susseguono come su un nastro trasportatore. A volte sembra quasi che Rïah Sahïltaahk sia fatta di cento canzoncine e non sia un unico lungo brano. Forse è anche la critica più grossa: le parti a tratti sembrano slegate e i passaggi tra l’una e l’altra in certi momenti sono bruschi. A me personalmente piace da matti, perché questo modo di comporre è così raro e ancora oggi suona fresco. Poi il tempo cala un po’, ma Vander non ci lascia riposare. In 1001° Centigrades era ancora parecchio innamorato di marce e folk dell’Europa orientale, e si nota molto presto. Le parti continuano a susseguirsi a scatti: dalle ultra dinamiche a quelle lente e jazzistiche, a quelle quasi ambient, a quelle classiche, alle marce… Più avanti assistiamo anche a qualche sfogo vocale di Vander (urla), che però conosciamo già dal primo disco. Dopo tutte le svolte dinamiche del disco, la composizione si chiude in modo un po’ sottotono, con un finale lento e sempre più sommesso.

“Iss” Lanseï Doïa “è la composizione di Teddy Lasry, che era stato compositore già nell’esordio, ma lì aveva lasciato un segno molto più grande, almeno per quanto mi riguarda. Questo pezzo è molto più noioso di quanto mi sarei aspettato da Lasry. L’inizio è puramente jazz, ma alcuni passaggi di mezzo sono piuttosto interessanti, tra cori vari e gli eccessi vocali di Blasquiz.

La creazione di Cahen è un filo peggiore di quella di Lasry, anche se qui Cahen era evidentemente ancora in cerca di sé stesso. Ha mostrato molto di più negli album dei Zao, mentre qui si vede che non sa bene cosa vuole fare. Alla fine il pezzo viene fuori come un jazz tutto sommato carino, ma senza grandi sorprese risulta piuttosto misero. Se volete ascoltare del jazz interessante e buono, guardate altrove, perché questo è parecchio generico e privo di ispirazione.

Rïah Sahïltaahk rientra senza dubbio tra i più grandi capolavori dei Magma, ma il disco nel suo insieme perde parecchio in qualità a causa degli altri due brani. Così “Iss” e “Ki” sono due creazioni jazz solide, ma quella di Vander è incomparabilmente migliore. Lasry e Cahen hanno creato due composizioni jazz più pulite, con meno sorprese. Il tutto è sì avvolto in un involucro zeuhl (soprattutto le voci), ma non ha niente di speciale.

Questo disco è l’ultimo in studio che contiamo nella “prima ondata” dei Magma. Poi ci sono stati grandi cambiamenti di formazione. Il più vistoso è stato l’addio di “Faton” Cahen e Jeff Seffer, che in seguito hanno dato forma alla loro visione dello zeuhl nei Zao. Anche musicalmente i Magma hanno vissuto una rinascita: in Mekanik Destruktiw Kommandoh il suono è completamente diverso, si allontana sempre più dal jazz e si avvicina sempre di più allo stile operistico di Orff e alla musica classica minimalista. Gli elementi del jazz rock nei Magma ci sono sempre stati e probabilmente ci saranno sempre, ma dopo questo album sono stati ridotti parecchio.

1001° Centigrades è un disco a metà. Cioè: la prima metà è eccellente e ci regala una delle migliori creazioni di Vander in assoluto. In questo senso i Magma fanno addirittura un passo avanti rispetto al magnifico esordio. Ma a che serve, se la seconda metà del disco, firmata da Lasry e Cahen, è più lenta e priva di avventura? Non fraintendetemi, le due composizioni sono più che discretamente jazz, ma per me i Magma devono essere qualcosa di diverso. Il disco vale senza dubbio l’acquisto anche solo per Rïah Sahïltaahk, ma la seconda metà, più debole, fa sì che, almeno per quanto mi riguarda, sia l’album in studio peggiore (sì, anche peggio di Merci) nella storia dei Magma.

Formazione

Christian Vander – voce, batteria, percussioni
Klaus Blasquiz – voce, percussioni
François Cahen – pianoforte
Francis Moze – basso
Teddy Lasry – clarinetto, sassofono, flauto, voce
Jeff Seffer – sassofono, clarinetto basso
Louis Toesca – tromba

Produzione

Louis Sarkissian

Tracklist

1. Rïah Sahïltaahk (21:45)
2. “Iss” Lanseï Doïa (11:46)
3. Ki Ãahl Ö Lïahk (8:23)

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