13° Concerto Rock di Natale a Postumia

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Luogo: Postumia / Slovenia
Data del concerto: 29.12.2006
Numero di spettatori: 2512
Prezzo del biglietto: 1.800

Eh già, è arrivato anche il Concerto Rock di Natale di Postumia, quello di ogni anno. Stavolta era la tredicesima edizione, eppure io ci ero finito dentro solo per la prima volta, quindi ho perso la verginità pure io, finalmente. È semplicemente il giorno ideale, un evento impossibile da non vedere o da farsi scappare, soprattutto perché ha una tradizione ricca e soprattutto perché la zona di Postumia è quel pezzo di Slovenia dove puoi vivere una delle feste rock più genuine. A un passo dalla conca nebbiosa di Lubiana la gente si diverte senza andare a caccia dei riflettori, vero, sciupata Lubiana con la sua generazione degenerata e fusa dall’MTV e i suoi adolescenti viziati?

Dopo tutta la mia stanchezza e il mio vuoto, quando sentivo di aver bisogno di pace interiore, di ritirarmi in solitudine, di avere la valigia piena di concerti per quest’anno, non riuscivo proprio a dimenticare il gentile invito a voce, da amico, di Eki, chitarrista dei leggendari hard rocker sloveni Mary Rose, quando ci eravamo incrociati a Lubiana una settimana prima. Quell’incontro è stato decisivo perché mi mettessi in viaggio per Postumia. Avevo la testa come un pallone e comunque quel giorno non avevo proprio niente di più sensato da fare per il mio bene. È festa, niente lavoro, RockLine ha già avuto il suo “up-date” quotidiano, diamine, ma ho davvero una vita così noiosa? Mi tira su la telefonata di Jani, con cui ero in un’alleanza senza impegno per un eventuale sbarco a Postumia. Erano i giorni di festa e le teste staccate dalla spina, anche se io anelavo alla pace che il Natale annuncia sempre, ma quest’anno il mio dicembre era tutto tranne che solenne, è stato un dicembre di lavoro e sangue.

Gentilezza ovunque, ovunque ti giri. Dai buttafuori alla polizia, fino alla ragazza che gestiva le liste degli accreditati e la vendita dei biglietti a uno degli sportelli. A farmi allargare la bocca in un sorriso ci ha pensato subito dopo l’incontro della squadra di RockLine con la sacra trinità della RTV, Prpič – Bulič – Vene. Nella mensa del backstage si faceva già bella baldoria e i volti noti piovevano nella stanza uno dopo l’altro. C’era anche Eki, per il quale quel giorno era decisamente speciale. I suoi Mary Rose avevano infatti pubblicato il nuovo album “Feniks” proprio nel giorno di questo festival e la band lo stava già vendendo allegramente a un vero prezzo natalizio, un ridicolo “jur” più un quinto dello stesso (200,00 SIT). Ecco, è così che gira. A Eki e ai Mary Rose in questo giorno è nato “Feniks”, mentre qualcun altro se n’è andato per sempre (James Brown r.i.p.). Casa, genuinità, energia positiva, parte una bottiglia di Canadian Club e il vero spirito rock è qui. Che dire. Postumia. Benvenuti.

Op là. Le 20.30. Gli Outsider salgono sul palco. Mi sorprendono l’ottimo suono e l’ottima illuminazione. Ed è appena iniziata. I ragazzi migliorano a ogni giro. E in formazione c’è il nuovo batterista, bene, bene. Senza il chitarrista Žika ovviamente non si va avanti, mentre la forza motrice della band, il carismatico Miško, se ne sbatte completamente della platea vuota, e fa impazzire e incendiare la manciata di gente sotto il palco. Li avevo visti l’ultima volta al Biker’s Festival a Hruševje nell’agosto di quest’anno e sia lui che tutta la band a Postumia si sentivano del tutto a casa. L’ottima voce del cantante e il suonare sicuro hanno raggiunto il culmine proprio alla fine, quando gli Outsider hanno sparato la leggendaria Ne spavaj mala moja dei grandi Bijelo Dugme.

Ben oltre le 21.00 hanno scaldato la platea ancora quasi del tutto vuota i Sons, che hanno offerto la loro derivazione e la loro visione degli schemi del rock melodico inseriti in una moderna vibrazione “groove”. Bella continuazione, un mix di pezzi propri e cover. Si sentiva però la mancanza di un po’ più di impegno sul palco, di un po’ più di rabbia e aggressività, che arriveranno di sicuro. Assolutamente, ragazzi! Vi avrei augurato più gente sotto il palco, ma stavolta purtroppo la situazione non era ancora matura. Ovviamente nel repertorio non è mancata nemmeno Shiora! I ragazzi si fanno allegramente chilometri e speriamo che così si facciano anche un nome!

Verso le 22.00 è salito sul palco il duo di due ragazzini applicati, i Da Phenomena, ovviamente con l’aiuto e il sostegno della batteria. L’espressione, trasportata nel presente dall’eredità del disco funk degli anni Settanta, poggia su una linea ritmica solida e compatta, che è la base di tutto. Senza quella, i Da Phenomena possono congelarsi in un istante. Niente di speciale in assoluto, visto con gli standard mondiali, ma una bella variazione sulla scena slovena, non c’è che dire. Bei ragazzi, belle canzoni e ogni tanto qualche occhiata birichina. Dritti per le ragazzine. Anche la platea era ora più piena, grazie all’ora più tarda, che rispetto all’ordine di apparizione dei gruppi era più favorevole. La reazione del pubblico è stata molto più forte che prima con i Sons e gli Outsider. Come detto. Esibizione curata, sicura di sé. Insomma, tre persone e un suono pieno, grazie all’ottima linea ritmica e alla comunicazione tra basso e batteria, ai cori femminili registrati che abbracciavano la “androginia da ragazzino” della voce principale. I Da Phenomena sono di fatto l’annuncio di un potenziale fenomeno commerciale in Slovenia. Costruiscono la loro immagine al gusto delle masse slovene, il che è importantissimo per sfondare, avere successo e ottenere il compenso per il lavoro fatto. D’altra parte, siamo lontani dal poter essere, per energia dell’esecuzione e qualità dello smalto dei denti, dei potenziali Grand Funk Railroad sloveni.

Le 23.00. I Mary Rose stanno già spaccando sul palco. In sala c’era ancora un po’ più di gente. La band attacca subito con il proprio materiale. Come ho già detto all’inizio, per i Mary Rose quel giorno era qualcosa di speciale, di grandioso. La band ha infatti pubblicato ufficialmente allo stesso tempo anche il suo secondo album in studio “Feniks” (dopo l’esordio “Rocks Off” del lontano 1990). Non ho nascosto un’euforia febbrile prima della loro esibizione, perché nella formazione che sono, puntano senza dubbio proprio alla vetta della scena hard rock slovena e rientrano in pratica nella manciata di chi tiene alto l’onore della tradizione dell’hard rock classico. Che, in modo caricaturale, abbraccia il glam/sleaze rock degli anni in cui sono in fondo nati, con l’eterna eredità della classica scuola hard rock Rainbow – Deep Purple.

I pezzi propri Sam, Izgubljen v času, Strah pred užitkom, Krivda, Najdražja e la conclusiva Kralj za eno noč, nella quale sono stati mescolati The Trooper (Iron Maiden, solo il motivo principale e le prime due strofe), The Final Countdown (Europe) e la sorpresa d’oro della loro esibizione, Video Killed The Radio Star (The Buggles), dove nell’esecuzione spiccavano ovviamente Davor (tastiere) e Žak (voce). I Mary Rose respirano con una squadra rinata proprio come l’uccello fenice. Si sente la voglia e la creatività con cui tutti e cinque si completano a vicenda, si sente che i ragazzi hanno una visione e che respirano insieme per lo stesso obiettivo. La band ci ha definitivamente spazzati via con l’esecuzione di The Show Must Go On (Queen). Non è nessuna sparata, eppure dopo quello che ho visto posso dire tranquillamente che Brian May potrebbe chiamare tra le sue file il nostro Žak, al posto di Paul Rodgers (ex-Free, Bad Company), a cantare i classici dei Queen. Non so se il cantante avesse la sua giornata speciale, la voce era scaldata alla “temperatura di lavoro” ottimale e la sua esecuzione toglieva il fiato. Soprattutto nei pezzi con i versi in inglese. La ruvidezza dello sloveno con le sue č, ž, š, r, nell’articolazione ti tolgono forza mentre le porti fuori, mentre la morbidezza dell’inglese ti permette di mantenere la forza e addirittura di accrescerla lungo i pezzi. Davor all’Hammond ed Eki alla chitarra, sempre in ottima comunicazione, mettono in scena persino un divertente intreccio incrociato di assoli, mentre la solida linea ritmica dei due membri più giovani della formazione (il bassista Mitja Kobal e il batterista Jure Doles) è precisa come un orologio svizzero. Žak non ha dimenticato di portare il glam, quando si è presentato vestito da sacerdote. Il cantante, già alto di suo, in quell’abito sul palco sembrava ancora più alto e ancora più autorevole. Ottima idea. Il glamour appartiene ai Mary Rose e i ragazzi devono costruirci sopra anche in futuro, nel modo di presentarsi. Il loro hard rock porta semplicemente le palle “inglesi” che le band slovene – topi grigi – quasi per regola non hanno, ed è l’asso nascosto nella manica che i Mary Rose si sono guadagnati. Noi amanti dell’hard rock melodico, indurito e ossificato, ma carico, attraverso il prisma dei rinati Mary Rose, di freschezza e di slancio travolgente dalla loro azione, abbiamo finalmente avuto qualcosa di cui andare fieri anche su scala slovena, come gli svedesi possono andare fieri degli Europe. La nuova sveglia dopo Martin Krpan è qui! Il culmine qualitativo del festival è stata l’esibizione dei Mary Rose, per l’ardore, per la voglia di dimostrare. Vincitori morali della serata. Che dire, per giunta ha fatto la sua parte anche il pubblico di casa. Certo, i Mary Rose devono ancora tastare le reazioni del pubblico durante le esibizioni inserendo cover di artisti stranieri famosi, ma nel punto culminante dello show dei Mary Rose l’intero festival è cresciuto d’atmosfera di un’evidente linea di demarcazione verso l’alto.

La mezzanotte era l’ora ideale per suonare a questo festival. Sul palco sono saliti così gli Šank Rock. Quasi come i Mary Rose, ospiti fissi, quasi di ogni anno, del festival rock di Natale a Postumia, leggendari hard rocker che in tutti gli anni di attività e di dischi pubblicati si sono costruiti rispetto, fama e valore, sono stati così i primi a riempire la sala praticamente fino all’ultimo angolino. 1.800 teste impazzite, di un’età da obblighi delle superiori, vivevano il loro delirio e impazzivano sui pezzi diventati popolari: Laški pir, Jaz nimam noč za spanje, Pravljica o mavričnih ljudeh, Rokerji, Delam, kar paše mi. Ovviamente non è mancata, tra tutti gli evergreen, probabilmente la più evergreen, Metulj, una ballata d’impatto, dove nell’assolo di Petkovič ho sentito la mancanza di un pizzico in più di morbidezza, sia nel tocco che nel suono. Per il resto, tanto di cappello. Standard. I confronti dopo l’addio di Zuljan tra gli Šank Rock di oggi e quelli di Zuljan sono superflui, non attuali. La band suona decisa, matura, ha una routine rodata e chiunque al festival quel giorno poteva semplicemente seguire le esperienze passate degli incontri con la band secondo la regola: “Quel che cerchi, lo trovi”. Era straordinario il colpo d’occhio sulla sala, soprattutto la platea, dove la temperatura è salita pericolosamente fino al punto di ebollizione e tutta la platea si è alzata e saltava compatta sui suoni degli Šank Rock. Insomma, gli Šank Rock all’ora ideale sulla scena. Non mollano – collaudato. Aspettiamo ancora di vedere cosa porterà il nuovo disco.

Gli ospiti principali del festival quest’anno erano i Big Foot Mama! Quanto sia popolare la band da noi non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Il colpo d’occhio sulla sala incandescente diceva tutto. La situazione faceva un gran bene alla band. Alla compagnia della grande zampa della mamma non sono serviti nemmeno chissà quali sforzi per far impazzire il pubblico presente. In platea si è fatta una tensione maledetta, anche più che tesa, e un’infernale ressa. Alle ragazzine girava la testa e si sentivano parecchie grida collettive euforiche dalle loro gole in crescita, che nelle pause tra un pezzo e l’altro rimbombavano dalle prime file e da lì, dall’altra parte della sala, ai banconi del bar, tenevano in sé anche i già numerosi barcollanti, che spegnevano instancabilmente la loro sete con la birretta. Tradizione, mestiere, routine e determinazione, autorità. Frutto dell’esperienza e di una lunga strada musicale. Hanno ovviamente acceso Sam prjatla, Lajf, Dolg nazaj, Vrn’ se k men’ e qualche altro successo collaudato. Che dire, nel complesso, contando la follia della sala durante l’esibizione, i Big Foot Mama, con apparentemente molta meno fatica, sono ovviamente riusciti a portarsi a casa il primo posto tra i protagonisti. La popolarità della band è straordinaria.

Il suono per tutto il festival è stato ottimo. I fonici si sono impegnati a fondo per le loro band. Il più notevole tra loro era il “rastaman” che curava i Da Phenomena. Quello si è praticamente ballato tutto il repertorio della band mentre giocava con i “bottoni del mixer”. Inoltre non si poteva ignorare nemmeno lo sfruttamento ottimale dei protagonisti nell’illuminazione del palco, più un palco grande, così che le band potessero sfruttare a dovere l’occasione che ti si offre di scatenarti al massimo.

Purtroppo anch’io ho sentito il peso e il fardello di un programma di concerti stracarico, ha fatto la sua parte anche il peso dei beveroni alcolici, che mi ha ulteriormente piegato le ginocchia, e così l’AC/DC cover band è stata condannata alla nostra ignoranza. Il loro concerto era annunciato per le 2.30 di notte. La notte era ancora lunga e festaiola. Ragazzi, senza rancore!

Prezzi amichevoli della birra, bicchieri da 0,5 litri, energia positiva rilassante, risate, entusiasmo, gioia di vivere che si diffondevano da ogni parte. Peccato che succeda una sola volta all’anno, eppure è proprio lì il fascino più grande, che l’impazienza nell’attesa di questo evento da parte della folla porta a un’atmosfera unica, che puoi sentire solo qui, al tradizionale festival rock di Natale a Postumia. Vero, io di solito mi aggiro viziato all’estero per festival di questo tipo, eppure non ho niente da aggiungere. Perfezione pratica nell’approccio e nel lavoro dell’organizzazione. Grazie all’organizzatore per un’accoglienza così! Ci vediamo di nuovo l’anno prossimo al allegro Božični kotrkalikanje!

Scaletta

1. OUTSIDER 2. SONS 3. DA PHENOMENA 4. MARY ROSE 5. ŠANK ROCK 6. BIG FOOT MAMA 7. AC/DC COVER BAND

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