14 anni di puzza! (2016)

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Autori: Rok Klemše, Primož Novak

Luogo: Orto bar
Data del concerto: 15.01.2016
Prezzo del biglietto: 10€/14€

All’Orto bar, con il loro primo concerto, Črt e Matej – i Dirty Skunks, di gran lunga il promoter di concerti più attivo da noi, che in 14 anni ci ha portato una marea di band da un sacco di mondi musicali diversi – hanno iniziato la loro avventura da organizzatori. Quattordici anni di attività sono quindi alle spalle della squadra, oggi allargata, e il traguardo l’hanno festeggiato due settimane fa nella tana di casa. L’Orto bar. Con quattordici band. Su tre palchi!

La sala grande dell’Orto l’hanno sverginata, puntualissimi all’ora annunciata, i death metaller di Velenje Carnifliate, che di gente a guardarli non ne aveva proprio tantissima, ma i ragazzi e la ragazza hanno comunque fatto un riscaldamento più che adeguato, e il frontman Tilen, con i suoi commenti succosi e divertenti (finalmente un cantante che non pretende di far roteare le chiome e di avvicinare il pubblico al palco a ogni singola pausa!), ha messo la sala di buon umore, un clima che ha accompagnato tutta la serata di venerdì. In una buona mezz’ora i ragazzi di Velenje hanno fatto tremare tutto con un death metal tonante, ingravidato di seme grind, con una voce gorgogliante in puro stile cum che sa ringhiare, urlare e squittire in mille modi, una sezione ritmica grassa e chitarre chirurgiche. I Carnifliate sono stati un inizio fantastico, il disco è registrato, ora aspettiamo solo che la parte maschile della band si cali i pantaloni e ci mostri Gods Cock.

In acque musicali ben diverse hanno avvolto il palco della sala i lubianesi Release the Ectoplasm, che hanno presentato la loro visione di sludge/stoner metal, la quale in sé non si discosta granché dalle coordinate del genere, ma i ragazzi sanno suonare unti quanto l’ectoplasma di Slimer in Ghostbusters. I possenti riff di chitarra sono stati completati bene da un basso grasso come si conviene al genere e dalla voce nasale di Jani, e i pezzi, pur ondeggiando per lo più in modo sognante, hanno regalato anche qualche escursione sorprendentemente più aggressiva. Verso la fine il trio, con i suoi brani lunghi, è diventato un filo monotono e ripetitivo, ma a pesare ha probabilmente contribuito anche l’atmosfera positiva che si respirava, che a questo genere non si addice poi così bene.

Mentre sul palco della Kadilnica of Death si preparavano The Hoax Program, sul palco Old School, nella parte vecchia dell’Orto Bar, sono partite le danze: i primi a salire sono stati i Trifail di Trbovlje, che in appena mezz’ora hanno presentato un mix di punk rock, hardcore e metal. Si è visto subito che la mancanza di spazio sa fare brutti scherzi a parecchie band, ma i Trifail, nonostante il margine di manovra minuscolo, sono riusciti a portare a casa il loro show.

Subito dopo i Trifail sono iniziate le danze anche sul palco Drunk in Public, al piano di sopra dell’Orto Bar, dove hanno cominciato a suonare i Burn fuse. All’inizio la band suonava in modo piuttosto assonnato, ma con l’arrivo di più pubblico ha ingranato una marcia in più e ha presentato la sua versione di metalcore tecnico. Purtroppo il suono era piuttosto scadente e gli strumenti erano abbastanza indistinti, la voce melodica del chitarrista non si sentiva e ogni tanto anche l’affiatamento del gruppo faceva un po’ i capricci. Niente di grave, comunque: la band ha portato a termine il suo show lo stesso. Dai Burn fuse possiamo aspettarci ancora molto, tra le altre cose hanno annunciato che stanno registrando un nuovo album.

Genericamente piuttosto affini ai Release the Ectoplasm, ma più rumorosi e più dinamici, The Hoax Program di Ajdovščina hanno portato nella sala grande un po’ di bora carsica e hanno convinto sotto ogni aspetto. Anche se i ragazzi sembrano il cast di The Big Bang Theory, dal palco non arrivava l’energia di fisici secchioni ma quella di lottatori professionisti. Gli Ajdovci hanno scrollato i timpani con una vera bomba energetica, un mix musicale di hardcore americano e doom alla Sabbath. Peccato che la bora non li porti più spesso sui palchi, perché sono stati senza dubbio uno dei momenti più puzzolenti della serata (le variazioni di questa parola, nel contesto del reportage, sono ovviamente da intendersi in senso esclusivamente positivo).

Tra i Burn fuse e subito dopo la fine di The Hoax Program, sul palchetto della parte vecchia dell’Orto Bar hanno cominciato a menare senza pietà gli In The Crossfire, che con il loro hardcore metallizzato tornano agli anni Novanta, quindi qui di abbellimenti proprio non ce ne sono. Purtroppo stavolta la band non ha potuto mostrare tutta la sua energia come in passato: su un palco così piccolo è costretta alla staticità.

Intanto sul palco di sopra suonavano i giovani punk-rocker Start At Zero di Ajdovščina, mentre sul palchetto di sotto, dopo gli In The Crossfire, ha continuato con l’hardcore la band di Krško Final Approach. Purtroppo, in contemporanea con i Paragoria nella Kadilnica of Death, sul palco di sopra hanno suonato i Gužva U Bajt, che non siamo riusciti a vedere per via di un programma troppo fitto. Sempre durante i Paragoria sono partiti, al piano di sotto, anche i Backstage, che servono punk rock da circa 15 anni, cosa che si è vista soprattutto nel fatto che lo spazio davanti al palco di sotto era così pieno che non si riusciva più nemmeno a entrare.

I fuori di testa Jegulja hanno regalato un altro dei loro concerti, ehm, fuori di testa. Anche se i ragazzi non hanno un bassista, suonano grassi lo stesso come, eeeem… Jegulja? Con l’attitudine sul palco, pezzi vari e dalla struttura ricca e una solida preparazione strumentale, i ragazzi ogni volta sanno convincere e trascinarti nel loro strano mondo di pesci.

La parte concertistica della serata nella sala grande l’hanno chiusa i veterani Paragoria, che stavolta hanno debuttato con il batterista (session) Bojan Bober-Vovk (Thraw)… ehm, Bojan Bebro-Vovk (Thraw), e hanno »deliverato« esattamente quello che ci aspettavamo da loro. Una raffica da tornado di riff, sezione ritmica sismica e attacchi vocali devastanti. Purtroppo non hanno presentato materiale nuovo, ma hanno dimostrato di essere in forma smagliante e che Decomposition of Mind è ancora una delle uscite più convincenti della scena metal di casa nostra. Purtroppo però è stato anche il loro ultimo concerto di quest’anno, e aspettiamo che tornino sui palchi l’anno prossimo con un nuovo album!

Sul palco di sopra la serata l’hanno chiusa i metalcorer stiriani Curse of Instinct, che in un’ora hanno servito un ottimo metalcore. Anche se la band è rimasta inattiva per qualche anno, sarebbe un peccato se finisse nel dimenticatoio. Il gruppo garantisce ancora uno show energico, il pubblico nelle prime file si scatenava, e i Curse of Instinct hanno presentato con sicurezza il loro materiale, che esalta l’autenticità del metalcore prima che la faccenda si commercializzasse e si adattasse alla musica pop. Nonostante le mode, i Curse of Instinct hanno mantenuto l’autenticità nello stile dei primi album di Caliban e Heaven Shall Burn, basati su impatto e melodia che non ha alcuna intenzione di essere kitsch. Dopo quello che abbiamo visto, per i Curse of Instinct possiamo solo sperare che tirino fuori qualcosa di nuovo: il primo e per ora unico album è uscito ormai nel lontano 2007.

Sul palco di sotto sono saliti per ultimi i Panikk, che hanno sparato un thrash metal dalle tinte californiane, e così hanno finalmente avuto il loro anche quei metallari che giurano sul metal old school. Senza dubbio la ciliegina sulla torta di un programma davvero vario.

Črt, Matej e tutti gli altri della squadra Dirty Skunks – RockLine vi augura di cuore di continuare a puzzarci addosso per almeno altri 14 anni!

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