50 anni di Jethro Tull a Zagabria (2018)
Jethro Tull predstavili največje hite svoje kariere v Zagrebu
Mezzo secolo di attività non lo festeggia proprio ogni band, ma chi resiste così a lungo nella musica merita un enorme rispetto. A celebrare il giubileo stavolta sono stati i leggendari rocker progressive Jethro Tull, partiti in tour con la formazione con cui la mente del gruppo, Ian Anderson, ha suonato negli ultimi anni nella sua carriera solista. Con questi musicisti ha pure registrato dei dischi, quindi è logico che Anderson abbia portato nei Jethro Tull membri di provata esperienza. La tappa del tour più vicina alla Slovenia è stata Zagabria. La Dvorana Doma Sportova era sold out, quindi c’era da aspettarsi un vero piccolo spettacolo.
Le aspettative erano decisamente alte, e molto ci si aspettava anche dal repertorio. Si è partiti con i pezzi dell’esordio «This Was», che quest’anno ha compiuto 50 anni dall’uscita. Ovvio che da quell’album ne siano stati suonati parecchi. La forma della band era solida. La parte strumentale è filata liscia, senza grossi scivoloni, solo ad Anderson ogni tanto mancava un po’ il fiato. Ma il tipo, a 71 anni, si è comportato alla grande. Il flauto è stato in azione di continuo, ogni tanto ha preso in mano anche la chitarra acustica e l’armonica. Nemmeno l’energia gli manca, anche se non salta più in giro come quando era giovane.
Per tutto il tempo la musica è stata accompagnata da una proiezione video, e durante le pause a rivolgersi al pubblico ci ha pensato pure qualche personaggio famoso. Così, in brevi dichiarazioni video, sono comparsi ex membri dei Jethro Tull, Toni Iommi, Slash, Joe Bonamassa, Steve Harris e altri.
Nella prima parte la band ha suonato i pezzi dell’esordio e anche del secondo album Stand Up, dove ha fatto centro con l’arrangiamento di un brano del compositore classico Johann Sebastian Bach, Bourrée in E minor. Poi il salto al leggendario album Aqualung, con il brano My God. Thick As A Brick è senza dubbio uno degli album più importanti del rock progressive, ma essendo una faccenda parecchio lunga, la band ha suonato soltanto una parte del disco.
Nella prima parte del concerto la band ha mostrato energia a sufficienza per affrontare senza problemi anche la seconda metà del repertorio. Sull’affiatamento non c’è nulla da dire, c’è stato anche un breve assolo di batteria. In ogni caso il tutto era perfettamente amalgamato, con al centro, com’è ovvio, il carismatico Ian Anderson. Il problema più grosso è stato l’audio, che non raggiungeva una qualità sufficiente per far godere il pubblico. Probabilmente la colpa è della sala stessa, acusticamente non adatta ai concerti rock.
Tornando al concerto, con la presentazione dell’album A Passion Play, con cui la band ha aperto la seconda parte della scaletta, è andata un po’ come con Thick As A Brick, e anche di quel disco è stata suonata ovviamente solo una parte. Comunque, da apprezzare che Anderson con la band abbia toccato anche i suoi album più ambiziosi e complessi. Poi sono arrivati i pezzi che anche il pubblico ha accolto meglio. Too Old to Rock’n’Roll, Too Young to Die, Songs from The Wood, Ring Out, Solstice Bells erano senza dubbio tra i più attesi.
Com’è ovvio, il repertorio era incentrato su quanto creato negli anni Settanta, cioè l’età d’oro della band, quindi qualche favorito è rimasto fuori. Allo stesso tempo non sono mancate un paio di sorprese, come l’arrangiamento dell’antico brano popolare inglese Pastime With Good Company. Poi la band ha sfiorato per un attimo gli anni Ottanta, servendo Farm on the Freeway dall’album Crest of a Knave.
Erano passate circa due ore, restavano ancora tantissimi favoriti, ma la band ha riassunto con criterio i punti più importanti della carriera dei Jethro Tull. Il programma era ben collegato, Anderson ha avuto anche qualche battuta spiritosa, e non ha dimenticato di nominare gli ex membri dei Jethro Tull, con l’eccezione del chitarrista Martin Barre, con cui evidentemente ancora oggi non è in buoni rapporti, anche se sarebbe stato opportuno citarlo. Del resto Barre è stato nei Jethro Tull per più di quattro decenni.
A chiudere il concerto sono stati ovviamente i due più grandi classici della band. Il primo è stato Aqualung, in cui Anderson ha deciso di lasciare le melodie vocali a una base registrata, cantando lui soltanto qualche verso, cosa che si può prendere come una delusione, ma evidentemente il pezzo è un boccone troppo grosso per la gola di Anderson, che ha preferito evitare la parte più impegnativa. Poi una breve uscita di scena e la chiusura con Locomotive Breath, che ovviamente è anch’essa uno degli evergreen della ricca carriera dei Jethro Tull.
Il Dom sportova di Zagabria, pieno da scoppiare, si è goduto i classici senza tempo dei Jethro Tull in un concerto ben condotto e con una scaletta ottimamente costruita, ma di vere vette, a ben vedere, non si può parlare. La versione attuale dei Jethro Tull vale comunque senza dubbio una visita, perché in fin dei conti si tratta di un programma speciale, diverso dai concerti precedenti.