90125
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Yes
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1983
Durata: 44:45
Voto: 5/5
Gli Yes si sciolsero a fine 1980, schiacciati dalla pressione dell’opinione pubblica e da un tour europeo fallimentare. White e Squire tirarono avanti a stento, uniti sotto un progetto comune chiamato Cinema. Avevano un bisogno disperato di un chitarrista. Fu così che si unì a loro il sudafricano Trevor Rabin. Rabin era un musicista fuori dal comune: dominava alla perfezione chitarra e tastiere e in più aveva una voce marcata, molto più “pesante” di quella di Anderson, spinta verso sfumature sonore più profonde. Anche se la maggior parte degli arrangiamenti li aveva scritti lui, con la complessità del nuovo materiale si capì che il tipo non sarebbe mai riuscito a suonare sul palco chitarra e tastiere insieme. Così Squire riportò sotto la propria ala un membro fondatore degli Yes, il tastierista Tony Kaye.
Nei Cinema c’erano ormai tre “uomini Yes” e un ragazzo pieno di idee creative fresche. La sorpresa più grossa arrivò quando decisero di cercare anche un cantante (all’inizio si era stabilito che la voce principale l’avrebbe messa Rabin), perché nella band tornò Jon Anderson. All’inizio a Rabin la cosa non andava giù nemmeno un po’: temeva di doversi ritrovare in testa il processore cerebrale di Howe. Sospettava esattamente quello che in parte è poi successo. Su proposta di Jon, i Cinema tornarono a chiamarsi Yes. Però la cosa non andò così lontano come Rabin aveva immaginato all’inizio. Tutti nei nuovi Yes morivano dalla voglia di cambiare e Rabin si ritrovò con carta bianca. Anzi, Rabin fu il protagonista assoluto della metamorfosi della band e della composizione stessa del materiale dei nuovi Yes. Il delicato soprano di Anderson insieme ai riff metal distorti che Rabin portò nel linguaggio dei nuovi Yes è quasi impossibile da immaginare, eppure è successo proprio questo. Il contrasto tra la chitarra di Rabin e la voce di Anderson è il marchio di fabbrica più forte degli Yes trasformati, in una nuova fase che si chiuse con il disco “Talk” (1994). In quegli anni i suoni elettrici più rumorosi andavano fortissimo e i riff di chitarra espressivi, dalle punte più taglienti, avevano attecchito nelle band pop commerciali new wave, dai Duran Duran ai Frankie Goes To Hollywood fino, naturalmente, a Michael Jackson (vi ricordate il riff metal di Beat It?). Andavano forte anche le band AOR, che mescolavano con raffinatezza le nuove tendenze con elementi rock nobili, tirando fuori pezzi dalla struttura semplice ma levigati al massimo e arricchiti da quella magia straordinaria che solo le vecchie volpi sapevano evocare. Qualcosa di simile toccò anche agli Yes.
Se l’ingresso di Steve Howe nella band con ‘The Yes Album’ (1971) segna la prima trasformazione importante del gruppo e in generale definisce la cornice su cui si è retta la musica degli Yes negli anni Settanta, ‘90125’ con il primato di Rabin rappresenta qualcosa di analogo per l’espressione del gruppo nel decennio successivo. Come se nella storia degli Yes, con la loro continua mutazione, tutto salisse e crollasse proprio sui chitarristi. Gli arrangiamenti di Rabin erano brevi, essenziali, semplici ma al tempo stesso molto espressivi. Rabin era un autore di hit nato. Hit per l’epoca del business commerciale degli anni Ottanta, quando le composizioni complesse avevano perso del tutto popolarità tra le generazioni più giovani di ascoltatori. La metamorfosi degli Yes portò un suono di chitarra fresco, a tratti “metallizzato”. Stilisticamente i nuovi Yes virarono verso acque AOR (Our Song o Hold On, con il ritmo “valzer – blues” più elementare che ci sia), verso pura dance come l’hit ultra pop Leave It, ma seppero mettere in scena anche un vero assalto di stravaganza metal, catturato nell’evergreen riff di Owner Of A Lonely Heart.
In tutto ‘90125’ c’è spazio anche per arrangiamenti acustici di gran gusto, dal suono naturale. Uno dei momenti più belli che questa formazione abbia saputo creare è senza dubbio la canzone Changes, dove l’atmosfera, attraverso motivi vari posati con fluidità, ondeggia sempre in alto. Quanto a produzione, ‘90125’ è ancora oggi un disco “di prova” negli studi di registrazione professionali. Il produttore di ‘90125’ non era altri che Trevor Horn, che su ‘Drama’ (1980) aveva sostituito alla voce, con scarsa fortuna, Anderson e già allora aveva portato qualche stampo di tendenza fresco e di buon gusto, che gli Yes integrarono con successo. Un esempio di come il classico “approccio yesiano alla Anderson” si sposi con le novità di Rabin è catturato in modo espressivo in Hearts, il cui ritornello conferma in sostanza che la storia degli Yes era cominciata con i The Beatles. ‘90125’ porta con sé tutta la genialità e la grandezza musicale che le vecchie volpi hanno saputo evocare in costumi nuovi che calzano a pennello.
Eppure questo periodo spaccò i fan degli Yes in due. I fan degli Yes classici smisero del tutto di ascoltarli, perché ai loro occhi la band si era letteralmente resa ridicola. Bastava richiamare alla memoria tutte le epiche composizioni cosmiche dei vecchi Yes e provare a confrontarle con i nuovi: semplicemente non trovavi un solo punto di contatto sensato.
Nonostante la trasformazione musicale totale, il nome lo tennero, perché i soldi sono soldi. E il nome Yes li portava. L’album “90125” vendette infatti 8 milioni di copie. Questi Yes avevano in pratica realizzato la vera negazione di tutto ciò che erano stati prima. La magia era tutta un’altra, ma la vibrazione che risplende dalla musica di ‘90125’ a ogni passo resta, nonostante tutto, “di casa” (molto probabilmente grazie alla voce così particolare di Anderson). Però non sarebbe stato strano se in quel periodo gli Yes si fossero ribattezzati No.
Formazione
Jon Anderson – voce
Chris Squire – basso e voce
Tony Kaye – tastiere
Alan White – batteria
Trevor Rabin – chitarre e voce
Produzione
Trevor Horn
Tracklist
1. Owner Of A Lonely Heart (4:27)
2. Hold On (5:15)
3. It Can Happen (5:39)
4. Changes (6:16)
5. Cinema (2:09)
6. Leave It (4:10)
7. Our Song (4:16)
8. City Of Love (4:48)
9. Hearts (7:34)