Yngwie Malmsteen e l’eruzione di metal neoclassico a Zagabria (2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Yngwie Malmsteen
giovedì 4/6/2026, dalle 21.00 alle 22.45
Zagabria // Tvornica kulture // Croazia


Yngwie Malmsteen è ormai uno dei grandi nomi del miracolo a sei corde per eccellenza: la chitarra elettrica. Negli anni Ottanta si è trovato al posto giusto nel momento giusto, fondendo con audacia le opere dei neoclassici con i riff metal e ritagliandosi così un posto unico sulla scena globale, sia metal che hard rock! Sotto la sua ala convivono le simpatie dei rocker e dei metallari. Oltre ad aver unito barocco e rock ‘n’ roll in un linguaggio musicale tutto suo, la sua figura e la sua presenza sulla scena restano ancora oggi attualissime tra gli appassionati di chitarra, sempre affamati di virtuosismo. Yngwie resta un nome caldo, perché intere generazioni di musicisti sognano di correre sul manico della chitarra come fa lui.

Il suo personaggio e la sua presenza sono fuori dal comune. Soprattutto sul palco! È una specie di glam metaller barocco e cupo che, per velocità e padronanza tecnica, ha portato l’eredità di Richie Blackmore, il suo principale modello, a un livello superiore. Il “cavallino” rampante della Ferrari adorna ancora fedelmente il retro dei corpi delle sue Fender Stratocaster color crema anche nei concerti del 2026. Impeccabile, altissimo, e possiamo dire (di nuovo) snello, il maestro svedese della chitarra mantiene quella riuscitissima combinazione di pelle scura (aderente), stivali e camicie rosso scuro (con rouches barocche). Mani piene di anelli e una sfilza di braccialetti tintinnanti, il Rolex immancabile (al polso destro), e a farne sfoggio nei suoi 63 anni c’è una chioma lunga e senza vergogna rigogliosa!

Partiamo dall’inizio. Sono le otto passate da poco, davanti alla Tvornica kulture è tutto nero. Fan di tutte le generazioni. È curioso come, quando vai a un concerto di Yngwie, la scelta della maglietta diventi un vero rompicapo. Dice tutto sulle particolarità artistiche di questo maestro della chitarra. A questi appuntamenti trovi magliette di ogni genere di rock e metal addosso alla gente. Incredibile. Divertente. E alle nove di sera la Tvornica è già pienissima. Gente stipata come fiammiferi. In attesa, in agguato, pronta per un’eruzione vulcanica di barocco e rock ‘n’ roll. Le informazioni “da insider” valgono sempre oro. Yngwie, infatti, durante il soundcheck ha già fritto uno degli amplificatori Marshall

Pochi minuti dopo le nove salgono sul palco il tastierista Nick Marino (all’origine Željko Marinović), il bassista Emilio Martinez e il batterista Kevin Klingenschmid. Pigiati sul lato sinistro del palco (guardando il palco). Non stupirebbe se Malmsteen tracciasse col gesso delle righe sul palco per segnare fin dove può spostarsi il bassista Martinez (ai suoi tempi lo faceva volentieri il modello di Malmsteen, Richie Blackmore). Dall’altra parte, da dietro un muro di Marshall, scivola sul palco la figura che tutti conoscono. Yngwie. Nel backstage aveva già provocato il pubblico a colpi di arpeggi ancora prima dell’inizio ufficiale del concerto. Ed eccolo qui. La folla impazzisce. Per lui è la prima volta a Zagabria e in Croazia (in Slovenia aveva suonato nel 2005 al Metal Camp festival).

Sul palco Yngwie si trasforma subito in un folletto della chitarra inafferrabile, un diavoletto dispettoso che non nasconde il enorme piacere per tutto quello che fa! Mantiene una passione straordinaria per tutto ciò che affronta. Oltre a un carisma incredibile, ha una borsa piena di scherzetti, soprattutto nel suonare la chitarra nelle sue pose tipiche e nello sfoggiare smorfie, ma anche nella comunicazione contagiosa col pubblico, dove il lancio dei plettri ha un ruolo importante. Yngwie spara un arpeggio – puf, vola un plettro, segue un altro arpeggio e ne vola subito un altro. I plettri volano ovunque. Durante il duello tra tastiere e chitarra ne ha tirato uno direttamente a Nick Marino (il suo tastierista). Insomma, il tipo svuota una borsa di plettri, molti finiscono sul palco, e tanti li “spazza” in platea con un tiro da portiere. Forse in questa doccia di preziosi souvenir lo supera soltanto Rick Nielsen (Cheap Trick), che lancia al pubblico, tra le altre cose, anche “origami di carta volanti” a cui sono infilati dei plettri (l’abbiamo provato a luglio 2004 a Izola – recensione di RockLine).

Fino a due anni fa Yngwie mancava da parecchio dai concerti della nostra regione. Verso la fine di giugno 2024 ha finalmente suonato nel parco del castello di Udine, dove ha lasciato tutti a bocca aperta con il suo show (la band era la stessa) – recensione di RockLine. E quando ti confermano un concerto a Zagabria, lì devi semplicemente andarci. A Udine c’erano i posti a sedere. Era un grande spazio, all’aperto – ma allora difficilmente qualcuno stava seduto. Anzi, nessuno era seduto. La Tvornica kulture è tutta un’altra musica. È un locale, e questo porta un’esperienza completamente diversa. Il pubblico si avvicina ancora di più all’artista. Yngwie irradiava un umore splendido. La chitarra se la faceva girare intorno alla vita, intorno al collo, a un certo punto l’ha lanciata dietro la schiena al tecnico (che l’ha presa, altrimenti avrebbe perso il lavoro), ha suonato le corde con la lingua, dietro la schiena,.. Con le sue belle chitarre si comporta come un elefante in una cristalleria. Le struscia contro gli amplificatori (chi è stato il primo a farlo? Blackmore – ancora lui!), ne strappa via le corde (a Vienna nel 2003 le ha rotte tutte su una delle sue Fender). E ha lasciato senza parole. Non solo per la teatralità, ma per la perfezione. Il suono era ottimo. Caldo, organico, pieno. E la finezza meccanica di Yngwie resta il concetto stesso di unicità universale. Una velocità e una precisione infernali, impossibili da descrivere. L’inesauribile rondò di un oceano di note che si rovesciano ha preso vita in tutto il suo splendore! Il tipo ha tenuto in scaletta tre pezzi dell’ultimo album “Parabellum”, ma il massimo della gioia sono arrivati con i classici di carriera – già in apertura con il classico del quarto album “Odyssey”, Rising Force! Stavolta ha tenuto per la fine soltanto il classico di “Marching Out”, I’ll See The Light Tonight. Esaltante l’integrazione dei pezzi di “Trilogy” (Trilogy Suite Op. 5, e poi, poco prima della fine, You Don’t Remember, I’ll Never Forget). Ovviamente non è mancato il debutto “Rising Force” (Now Your Ships Are Burned, Evil Eye). Nella title track dell’album “Fire & Ice” la voce l’ha presa Marino. Yngwie ovviamente ha cantato anche lui (Smoke On The Water, Red House), ma per fortuna ha lasciato le parti vocali importanti a Marino, che dal punto di vista vocale se l’è cavata davvero bene. Un piacere speciale è ascoltare le sue versioni di opere classiche di Bach e Paganini. Non mi sarei tirato indietro davanti a due ore o più di Yngwie che mi “sgrana” adattamenti delle opere dei giganti della musica classica. Mozzafiato! Verso la fine ha preso in mano anche la sua Ovation YM68 e si è lanciato in un momento acustico a pistolettate.

Un’ora e tre quarti, come se non ci fosse mai stata. Così in fretta gira tutto ai concerti di Yngwie. Se vi è capitato di perdervi questo concerto, o peggio, di ignorarlo, avete l’occasione di rimediare all’errore e pentirvi del peccato. Yngwie infatti suonerà il 26/7/2026 anche a Pordenone, in Italia, che da Lubiana dista quanto Zagabria. Il concerto di Zagabria rientra tra quelle esperienze speciali. Mi aveva steso al mio primo incontro con il leggendario chitarrista al Planet Music di Vienna, che nel 2008 hanno demolito per costruirci dei palazzoni. L’energia era pazzesca. Quella vera, da club “di prima categoria”, meglio di così non si può. Il pubblico fa la sua parte. Yngwie, di ottimo umore, ha consegnato tutta la sua grandezza e, come detto, ha lasciato a bocca aperta. Un concerto che ti lascia senza parole. E ci metti un po’ a riprenderti dopo che è finito. È stata la vera, autentica eruzione di barocco e rock ‘n’ roll che contraddistingue questo musicista unico e che nasce solo quando sul palco compare il magnifico maestro Yngwie. Una nuova esperienza indimenticabile, insomma!

p.s.: L’unica cosa che forse tradisce un possibile distacco di Yngwie dalla realtà sono i prezzi dei suoi articoli commemorativi. Per un disco autografato bisognava sganciare, per dire, 220€. Impagabile. Letteralmente.

Testo: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen (ultime quattro foto della galleria)

Yngwie Malmsteen – scaletta:
1. Rising Force
2. Top Down, Foot Down
3. Soldier
4. Into Valhalla / Baroque & Roll
5. Relentless Fury
6. Like an Angel (For April)
7. Now Your Ships Are Burned
8. Wolves At The Door
9. (Si Vis Pacem) Parabellum
10. Paganini’s 4th / Adagio (orig. Niccolò Paganini)
11. Far Beyond The Sun / Bohemian Rhapsody (orig. Queen)
12. Seventh Sign
13. Toccata
14. Fire & Ice
15. Evil Eye
16. Smoke On The Water (orig. Deep Purple)
17. Trilogy Suite Op: 5 / Vengeance
18. Guitar solo / From a Thousand Cuts
19. Overture
20. Blue
21. Red House (orig. Jimi Hendrix Experience)
22. Badinerie (orig. Johann Sebastian Bach) / Guitar solo
23. Drum solo
24. You Don’t Remember, I’ll Never Forget
25. Acoustic guitar solo / Black Star
26. I’ll See The Light Tonight


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