Rock In Izola 2004

BOJAN HORVAT
0 814

Luogo: Isola / Mestni stadion / Slovenia
Data: martedì, 06.07.2004


“I woke up this morning”,… ah no, non erano mica i Ten Years After! Eh sì, stamattina mi sono alzato e prima di tutto mi sono tastato da capo a piedi per controllare che i pezzi del corpo fossero ancora al posto giusto. Ieri a Isola si è bruciato tutto, mamma mia! E ora, davanti a un foglio bianco, mi reggo la testa e cerco di rivivere il tutto!

Alle 18:00 sul palco sono saliti i Requiem, nella formazione con entrambi i Kavaš (Marči e Vanek), leggendari musicisti che hanno “partorito” i metallari Lene kosti, il capo dei Requiem, il chitarrista Marko Slokar, e l’eccezionale Sergej Škofljanec. Una band hard rock che si rifà all’eredità dei veterani del rock come i Black Sabbath (soprattutto l’era Tony Martin e Dio) e ai Rainbow successivi, cosa che certi loro giri di frasi principali non nascondono affatto. Sergej ha cantato in modo fantastico. Ottimo, superiore. Fa strano che con tutto il suo talento vocale Sergej non riesca a finire in qualche giovane e promettente band metal. I Requiem hanno portato a casa un’esibizione corretta, hanno offerto una bella festa e qualche testa metallara in prima fila ha girato di brutto su se stessa, mentre lo stadio in generale sbadigliava ancora un gran vuoto. Ah, durante il concerto dei Requiem, che poi si è saputo essere in pratica diventato il soundcheck del gruppo (il tempo li inseguiva senza pietà), sul prato dello stadio si è fatto una passeggiata anche il leggendario chitarrista degli Status Quo Rick Parfitt, che ha elargito generosamente qualche autografo a tutti quelli che l’hanno riconosciuto nei 3 minuti che Rick ha dedicato alla sua passeggiata sul prato.

Verso le 19:00 sul palco hanno iniziato a sudare i Cheap Trick. La mia conoscenza è zoppicante ed è buffo che prima del concerto sapessi citare un solo pezzo di questa leggendaria formazione. Cioè Mighty Wings, che i Cheap Trick nel 1985 consegnarono per la colonna sonora del film Top Gun (ovviamente a Isola non l’hanno suonata). Sarà dura essere attendibile. Il suono, però, li ha letteralmente distrutti. Il primo a trascinarsi sul palco è stato il bassista Tom Petersson, che a colpo d’occhio mi ha richiamato alla mente un Keith Richards “bello fumato”. Il basso era decisamente troppo alto e tutto quello che avevo nei pantaloni tremava e traballava in modo infernale. Le chitarre erano indistinguibili, il cantante Robin Zander si sentiva malissimo. Insomma, proprio sotto il palco i Cheap Trick suonavano in modo disastroso, solo verso la fine il suono si è in qualche modo sistemato e si riusciva a cogliere un po’ di melodia. Da brividi, la stessa sfiga con l’impianto l’avevano avuta i Requiem. In compenso i Cheap Trick sono dei funamboli teatrali. Un sacco di gesti sfottenti, battute umoristiche, perfino azioni eccessive, che riguardano ovviamente soprattutto l’enigmatico chitarrista Rick Nielsen. Con il suo berretto e impegnato con modelli di chitarra di cui non ti è chiaro come faccia anche solo a sollevarli, a metterseli addosso, figurarsi a suonarli (quella con il corpo a scacchiera e il manico a cinque corpi resta indimenticabile). Pura magia scenica di una performance musicale. Nielsen cambiava chitarra a ogni pezzo. Durante il concerto ha “inquinato” lo stadio con tonnellate di plettri, che lanciava a manciate tra la gente, divertendosi a guardare il popolo rotolarsi dietro quei preziosi pezzetti di plastica. Tra il pubblico sono volati anche parecchi frisbee di cartone, con infilate dentro serie di plettri di Rick. Con questo “trucco da quattro soldi” (lo deduco dal nome del gruppo) ha spostato con successo l’attenzione del pubblico, in modo che non si preoccupasse delle pessime condizioni sonore. Intanto si rivolgeva ai presenti col suo stile da burlone: “Il prossimo pezzo è stato un hit in ogni paese tranne,…la Slovenia, ovviamente!” E: “Ah, dove siamo? In Slovenia? Beh, entro domani me ne sarò di sicuro già dimenticato!” Si trovava un gran divertente da solo. In una certa occasione ha alzato in aria una Fender Telecaster rossa e si è vantato: “Grazie mille a Rick Parfitt degli Status Quo, che mi ha prestato per questa canzone questa Telecaster!” E, sollevando la chitarra, ha proclamato: “Sapete, questa chitarra si chiama Fender Telecaster!” Il suo teatrino ricordava più un pavoneggiarsi che un fare musica, ma Nielsen è fatto così. I Cheap Trick sono stati “puniti” dal caldo, che dopo la tarda canicola pomeridiana li ha ridotti proprio male. Nielsen risolveva questa spiacevole tentazione con gli occhiali da sole. I Cheap Trick non hanno consegnato quello che ci si poteva aspettare. Semplicemente a causa delle disastrose caratteristiche sonore che hanno accompagnato la loro esibizione. Peccato.

E poi, verso le 20:30, hanno picchiato duro gli Status Quo. I re del boogie con uno dei duo di chitarre più indispensabili di sempre, quello Parfitt/Rossi! Molti sono venuti a Isola soprattutto per loro. Il palco era abbellito da una fantastica amplificazione “in bianco” (una fortezza di casse Marshall bianche sullo sfondo), compreso un organo Hammond bianco. Hanno aperto lo show con Caroline e la gente è subito esplosa. Suono ottimo. “I will take this off, cuz it’s bloody hot in here!”, si è lamentato quello che è comunque un vero gentleman inglese, il capo del gruppo, cantante, chitarrista ritmico e solista Francis Rossi, liberandosi dei capi di abbigliamento di troppo, e la band è andata avanti con Something About You Babe I Like. Lo stadio si è riempito per bene e lo sguardo indietro e avanti era bellissimo, braccia ovunque in aria, la gente si divertiva e ondeggiava con energia, sullo stadio si era riversata un’energia positiva fuori dal comune. I 75 minuti sono volati. In mezzo alla folla c’erano parecchi turisti che hanno avuto la rara fortuna di includere nella loro vacanza, sulla strada verso il sud del Mediterraneo, anche questo evento (per la Slovenia) eccezionale. Il gruppo ha sfruttato al massimo il suo slot e i pezzi si rincorrevano uno dopo l’altro. Che solidi e compatti che sono gli Status Quo!!! Pura perfezione, un’esibizione eccezionale, un suonare eccezionale, nessuna sdolcinatura da nessuna parte. Solo energia primordiale di boogie rock ‘n’ roll. Incredibile quanto siano autentici gli Status in quello che fanno. Un divertimento ottimo e indimenticabile, condito con una dose piena di boogie rock’n roll di prima qualità. Speriamo che qualcuno abbia le palle di portare gli Status Quo in Slovenia anche come headliner. Gli altri pezzi infiammabili sono stati 4500 Times, Hold You Back, Break The Rules, Rain, Mystery Medley (versione allungata di Mystery song), Big Fat Mama, Roll Over Lay Down e ovviamente l’indimenticabile Down Down, Whatever You Want e Rockin’ All Over The World, durante questi ultimi due la gente è letteralmente impazzita. Nel bis hanno sparato “a tribute to medley” (un mix) Rock n Roll Music/Carol/Bye Bye Johnny. Spero che qualcuno riesca a contribuire con una scaletta completa e più precisa (uno, due, tre pezzi mancano). Nella scaletta non c’erano pezzi dell’ultimo ottimo disco in studio “Heavy Traffic” (2002), come consolazione dopo il concerto hanno fatto passare dalle casse il pezzo The Oriental. È finito tutto troppo in fretta. Decisamente troppo. Gli Status Quo ci hanno scosso le ossa come si deve. Ovviamente il tutto probabilmente spacca ancora più energico e magico nei loro tour da headliner.

E per chiudere, i grandi Deep Purple. Alle 22:30! Rinati con l’arrivo dell’eccezionale Don Airey alle tastiere e con il fantastico album “Bananas” (2003), che ha catturato un bel po’ della magia degli anni Settanta e brilla in questo periodo “post-Blackmore” nel modo più convincente finora. Gillan era addirittura scalzo sul palco. Silver Tongue, “oh yeah” ed eccoli qua. Segue un salto su Woman From Tokyo, il suono si è sistemato fino al terzo brano, I’ve Got Your Number dal disco “Bananas”, che la gente conosceva a memoria in modo incredibile. E poi un salto al periodo 1971 e a Strange Kind Of Woman, il primo apice. Dopo, l’ottima Bananas con un fenomenale duello tra Airey e Morse. È seguita una vera leccornia, Knocking At Your Backdoor (“Perfect Strangers”, 1984), e la sorpresa Demon’s Eye (“Fireball”, 1971), che mi hanno fatto rizzare i peli, e dopo di lei l’ottimo strumentale Contact Lost, il pezzo solista di Steve Morse, che in pochi minuti ha racchiuso quasi tutti gli elementi musicali, mi sono venuti dei brividi pazzeschi. Prima si è divertito con un mucchio di effetti multi delay, ha srotolato qualche bel riff rock robusto e si è avviato verso melodie classiche pulite, in generale tutto sembrava particolarmente grandioso quando sul palco si è unita a lui in una jam tutta la band (Gillan con il tamburello), poi l’assolo di Airey, che tra l’altro ha incluso anche una parte di Pictures On An Exhibition di Musorgskij (almeno al mio modesto orecchio suonava così) e poi il passaggio a una polka prealpina,…..festa, festa,…ha chiuso il pezzo solista con una parte estremamente atmosferica sulla sua fortezza Hammond, incredibile cosa creino quest’organo e boom (!), il gruppo si è all’improvviso lanciato all’attacco con Perfect Strangers. La maggior parte del pubblico, che in questa fase calava visibilmente, soprattutto per le conseguenze dell’incontro precedente con gli Status Quo, ha spremuto gli ultimi atomi di forza e ha collaborato rumorosamente con il gruppo. La porzione principale i Purple l’hanno offerta alla fine. Un tris dal loro disco più celebre “Machine Head” (1972). A partire da Space Truckin’, che non è stata stirata in una jam di una venticinquina di minuti come ai loro concerti di 30 anni fa, ma comprendeva solo un modesto assolo di Morse. Poi la pressione è salita con Highway Star, ed è scoppiato tutto con Smoke On The Water (qui il gran lavoratore alla batteria, il “piccolo Ian”, è emerso in modo particolare, con la profondità e la pienezza di suono che ha evocato dai suoi tom) e la gente ha nitrito con particolare allegria su questo brano totemico. Però si sentiva che avevamo iniziato a restare a corto di fiato e di forze, perché sopravvivere prima agli Status Quo non è uno scherzo. Non sarebbe stato strano se Status Quo e Deep Purple avessero scambiato i ruoli di headliner.

Il bis è cominciato in modo rilassato, come un balsamo per le orecchie, con l’antidiluviana Hush, e quando Glover ha iniziato a suonare il motivo di Hit The Road Jack, la gente l’ha semplicemente coperto con gli oh-oh del motivo principale di Black Night. I Deep Purple hanno capito subito il gesto della folla e sono passati con un’intesa incredibile a Black Night, con cui hanno chiuso il loro show alle 00:15 del 07.07.2004. Suono ottimo, gruppo di ottimo umore, l’alchimia funziona in modo fenomenale. La band picchia in modo incredibilmente convincente dopo tutti questi anni. Pura perfezione scenica. Giganti del rock, grazie per l’indimenticabile magia. Solo una piccola nota. I Purple hanno saltato almeno due pezzi dalla scaletta del tour attuale (credo la ballata When A Blind Man Cries e la celebre Lazy), il repertorio mi è sembrato un po’ troppo corto (solo 15 pezzi). Per il resto, comunque, grazie e onore all’organizzatore, lo show è riuscito alla grande e speriamo che non sia stato l’ultimo del genere.

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Bojan Horvat

p.s.: Ripreso e sistemato a partire dal “resoconto bucherellato” dell’autore, pubblicato sul forum di RockOnNet nella prima decade del lontano luglio 2004.


Scaletta dei Cheap Trick:
1. Drone (intro)
2. Hello There
3. Big Eyes
4. If You Want My Love…
5. Ain’t That A Shame
6. I Want You To Want Me
7. She’s Tight
8. Voices
9. Dream Police
10. The Flame
11. That 70’s song
12. Surrender
13. Scent Of A Woman

Scaletta degli Status Quo :
1. Caroline
2. Something ‘bout you baby I like
3. Break The Rules
4. 4500 Times/Rain
5. Hold You Back
6. Medley:
– Mystery Song – Rolling Home – Again And Again
7. Gerdundula
8. Roll Over Lay Down
9. Down Down
10. Whatever You Want
11. Rockin All Over The World
—bis—
12.Medley:
– Rock n Roll Music – Carol – Bye Bye Johnny

Scaletta dei Deep Purple:
1. Silver Tongue
2. Woman From Tokyo
3. I’ve Got Your Number
4. Strange Kind Of Woman
5. Bananas
6. Knocking At Your Backdoor
7. Demon’s Eye
8. Steve Morse solo (incl.Contact Lost)
9. Don Airey solo (incl. Pictures On An Exhibition)
10. Perfect Strangers
11. Space Truckin’
12. Highway Star
13. Smoke On The Water
—bis— 14. Hush
15. Black Night (incl. Hit The Road Jack)

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